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L’annunciazione – Il “Sì” che cambia la storia

Spiritualità comboniana (7)

Il venerdì – che ci ricorda il Cuore di Cristo – pubblichiamo un testo di spiritualità comboniana. Abbiamo iniziato con una serie di riflessioni offerte da P. Carmelo Casile durante un corso di esercizi spirituali alla comunità di Castel d’Azzano (Verona),  prendendo come punto di riferimento alcune Icone di Marko Rupnik.
Testo word 7. LA ANNUNCIAZIONE IV.
Testo   PDF 7. LA ANNUNCIAZIONE IV.


07

L’ANNUNCIAZIONE
Il “Sì” che cambia la storia
P. Carmelo Casile

Testo base: Lc 1, 26-38: l’annunciazione e l’incarnazione del Verbo

Testi complementari:

  • Lc 2, 34-35: “Egli è qui per la resurrezione e la rovina di molti in Israele, segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà il cuore”.

  • Gv 19, 25.30: “Stava presso la croce di Gesù sua madre… Gesù, dopo aver ricevuto l’aceto, disse: “Tutto è compiuto!”. E, chinato il capo, spirò”.

Nell’Icona dell’Annunciazione il tema è ancora quello della visita/manifestazione di Dio e della risposta dell’umanità.

È raffigurato il mistero dell’incarnazione: il Verbo prende la nostra carne nel grembo di una donna. Dio, per recuperare la sua creatura – l’uomo –, sceglie di diventare quella creatura, sceglie cioè di incarnarsi e farsi uomo attraverso il grembo di una donna. Questo non si capisce con una logica del tutto umana, e perciò al dogma dell’incarnazione bisogna avvicinarsi con l’apporto di un’intelligenza diversa, che ci costringe a fare un salto nella nostra mente e a considerare il mondo divino come più vero. Secondo la sua logica, una concezione può avvenire anche in un modo oltre le leggi fisiche, per le quali la fecondazione è possibile solo secondo un unione coniugale degli sposi.

Accettare la possibilità di un concepimento al di là delle leggi fisiche significa dare più peso al divino e alla sua logica più perfetta della nostra, nonostante noi siamo abituati a vedere il mondo in un’ottica solo umana, all’interno della quale non si può ragionare per capire l’incarnazione di Dio e la verginità di Maria. Quando Maria, non capendo ciò che l’angelo le dice, risponde “fiat”, “fai tu”, significa che fa’ un salto di mentalità, che si orienta secondo la logica di Dio, non la sua; significa che crede di più a Dio e a quello che le dice attraverso l’angelo, piuttosto che alle sue idee, alle sue incomprensioni, ai suoi dubbi e alle sue paure; significa che lascia che la Parola di Dio si sostituisca alle sue conoscenze, convinzioni e aspirazioni.

L’Icona interpreta questo mistero in alcuni aspetti fondamentali, che annunciano e quindi percorrono tutto il cammino di Maria fin sotto la croce.

Maria è rappresentata esattamente nel momento in cui l’angelo arriva, momento di cui si dice nel vangelo: “Ella rimase turbata” (Lc 1,29). Lei non guarda l’angelo che arriva e apre il rotolo del Verbo, ed esprime il suo turbamento nell’atto di volgersi dall’altra parte.

Nel dialogo che segue, Maria continua nel suo turbamento espresso nel gesto di lasciar cadere la mano: non capisce e discute con l’angelo: – Come avverrà questo?. Non capisce – come potrebbe capire?! – ma ha capito che è il Signore e questo le basta. E il gesto di lasciar cadere la mano è anche un gesto di disponibilità: – “Non capisco bene, ma… sia”; sono la tua serva, fa’ di me quello che a te piace”. È il suo Ecce ancilla, che incontra l’Ecce venio di Gesù (Eb 10,9), il Verbo che bussa alla sua porta.

Nell’icona, il Verbo che bussa alla porta di Maria, è rappresentato dal rotolo d’oro che l’angelo tiene in mano e dispiega su di lei. Questo rotolo indica appunto la Parola, il Verbo che arriva, si rivolge a Maria e diventa carne nel suo grembo, perché lei dice di «sì».

L’angelo è raffigurato bianco su bianco, per far vedere la tenerezza di Dio, la leggerezza del messaggio di Dio, che non è irruento, ma, pur arrivando “a sorpresa”, è delicato, in modo che l’uomo possa accettarlo. Per questo Maria si fida e può incominciare a tessere con il filo rosso la carne alla Parola di Dio. Allora, se fino a quel momento la Parola si ascoltava, da quel momento in poi si può contemplare. Perciò si dice che, per ascoltare la Parola di Dio, bisogna avere gli occhi buoni, non gli orecchi, perché la Parola si è resa immagine: bisogna vederla (cfr. Gv 14,9; 1Gv 1,1-4).

Il filo rosso, infatti, che dal grembo di Maria va fino alla mano indica che nel suo «sì» sta già tessendo la carne al Verbo. È il mistero dell’incarnazione: la risposta di Dio a tutte le attese dell’uomo e la risposta dell’umanità, rappresentata da Maria, al venire di Dio. Essere credente vuol dire riconoscere l’annuncio di un Dio che entra con discrezione e rispetto nel cuore di ciascuno e aspetta in silenzio il gesto della nostra libertà, un “sì” che ci apre alla Vita vera e ci fa portatori di questa stesa Vita al mondo intero.

La reazione di Maria è molto umana e molto vicina a noi. In effetti, è per un atto di fede, di riconoscimento dell’Altro, di fiducia in Lui, che Maria dice: “Eccomi, sono la serva del Signore”. E, come la serva, è totalmente orientata al suo Signore. Noi a volte semplifichiamo il vissuto di fede di Maria, pensando che lei, essendo immacolata, madre di Dio, ecc., avesse tutto chiaro fin dal primo momento, capisse tutto, vivesse una fede senza quella esperienza umana molto concreta del non capire, dell’essere sovrastati da Misteri troppo grandi per noi e per lei. Invece lei ha conosciuto l’oscurità della fede, il “non capire” (cf Lc 2, 23.50), non per niente è donna della fede, una donna che ha vissuto l’esperienza della fede molto dentro la nostra esperienza, il nostro cammino, molto vicino a noi.

Ella si fida di Dio e risponderà di «sì», non perché ha capito, ma per un motivo più profondo, che indica proprio il vero atteggiamento credente: prima ha dato fiducia al Signore e si è consegnata a Lui, poi ha capito. Anche sotto la croce, avvolta nel suo manto e nel silenzio, non può fare altro che “custodire nel cuore” (Lc 2,19) un mistero troppo più grande di lei, e ripetere e rimanere nel suo «sì».

Di fronte a questo atteggiamento di Maria, è fondamentale per noi cogliere la reazione dell’angelo nei suoi confronti, cioè capire come l’angelo, che è la presenza di Dio accanto a lei, reagisce al suo turbamento, al suo non capire, al suo sentirsi smarrita e così piccola, e come reagisce quindi quando noi viviamo la stessa esperienza.

L’Icona ci fa vedere che l’angelo reagisce con infinita tenerezza; rappresenta l’atteggiamento di Dio che è amore; è portatore della parola che ricorre così frequentemente nella Bibbia:- Non avere paura, non temere!

Glielo dice con le parole, e glielo dice anche con un gesto: l’avvolge con la sua ala, mentre con la mano trattiene l’ala. La trattiene per non far rumore, per paura di turbarla di più – dice l’autore del mosaico – , ma anche per assicurala che la terrà dispiegata su di lei sempre finché c’è bisogno. E così Maria dialogando con l’angelo, arriva a dire il suo «sì».

Ma che cosa accade dopo l’annuncio dell’Angelo e il «sì» di Maria?

Accade che il suo Ecce ancilla, il suo «sì», la rende madre del Verbo, cioè il suo Ecce ancilla incontra l’Ecce venio del Verbo (Eb 10, 5-7), che è l’unica parola che Gesù disse entrando nel mondo. Con questa parola Gesù si offre per la nostra salvezza.

Maria pronuncia la stessa parola, che esprime la consegna di sé per il compito che il Padre le ha assegnato. Dall’incontro dell’Ecce ancilla con l’Ecce venio avviene l’evento dell’Incarnazione: Maria diventa madre, comincia a tessere nel suo grembo di madre la carne al Verbo di Dio.

Quel gomitolo che ha in mano, esprime proprio il fatto che con il suo «sì» comincia a tessere la carne al Verbo, come narra una tradizione molto antica delle icone, che sembra risalire a un Vangelo Apocrifo.

In questo evangelo si dice che a dodici anni Maria andò al tempio perché voleva ritessere il velo del Tempio, il velo che copriva il Santo dei Santi, l’Arca dell’Alleanza, perché era vecchio e sdrucito e quindi non andava bene. E qui nell’icona ciò che è concesso a Maria è proprio questo, con il suo «sì» le è dato di cominciare a tessere il velo del Tempio, cioè la carne al Verbo.

In sintesi: Maria si fida della parola dell’Angelo e la Parola viene ad abitare nel suo grembo. Da Maria Cristo si riveste del corpo, cioè dell’umanità. Dal Verbo Maria riceverà la veste di gloria.

L’Icona dell’Annunciazione e la dinamica della fede

Come abbiano già accennato, dice il suo «sì», non perché ha capito; era infatti troppo grande il mistero, e quindi come poteva capire? Ma lo dice perché è donna di fede. Certamente era una giovane che conosceva il Signore, che aveva un’esperienza di Dio e allora arriva a capire che in questo momento è il Signore che le fa questa proposta umanamente impensabile ed impossibile. Quando ha capito questo, non ha che una risposta: – Io sono la tua serva, fai di me quello vuoi.

Questo è l’atteggiamento credente: è sapersi fidare, non perché abbiamo capito, non nella misura in cui abbiamo capito, ma perché sappiamo che quella parola che ci raggiunge è del Signore.

Cerchiamo di capire perché avviene così. Dio ha un progetto su ogni uomo. Ma l’uomo spesso sogna di dare a quel progetto una risposta con percorsi autonomi, e di avere tutte le garanzie prima di dare la sua risposta e impegnarsi in una scelta fondamentale, che imprime un cammino decisivo nella sua vita. Sotto questo atteggiamento c’è la pretesa di poter farsi da sé e di tenere tutto sotto controllo; è l’atteggiamento tipico della mentalità della gente di oggi, che tramite un contratto di assicurazione pretende garantirsi contro il verificarsi di un evento futuro e incerto.

Questo atteggiamento molto comune oggi, ci aiuta a capire perché le scelte per sempre sono un problema insolubile, che trattiene tanti giovani dal prendere impegni definitivi sia nella vita sacerdotale e religiosa sia familiare col matrimonio. E quando poi si accetta di impegnarsi con un vincolo stabile, in realtà la consegna non è totale ma indebolita da qualche reticenza, appunto perché non si è sicuri e si pretenderebbe una sicurezza che umanamente non ci è data.

Si pretende infatti una sicurezza che umanamente non ci è data per il semplice fatto che nella persona umana la capacità di ascoltare la chiamata di Dio, di scoprire e accettare nella sua storia l’attività salvifica di Dio, è precisamente attività della fede.

La fede è un’attività profondamente interpersonale strutturata sull’iniziativa gratuita di Dio mediante il suo Spirito e sull’accettazione della creatura umana, che è finita ma con capacità di crescita verso l’Infinito. La voce del Signore che chiama, anche se porta un messaggio sorprendente, è ricevuta sempre come “in germe”, destinata quindi ad essere riconosciuta e a fruttificare in pienezza attraverso il costante ascolto della Parola del Signore nella realtà concreta della persona e delle circostanze storiche ed ambientali….

Chi cammina nella fede cerca momento per momento ciò che Dio vuole da lui “adesso”, in questa situazione concreta di vita. La fedeltà al “sì” pronunciato nel passato e ratificato nel presente, lo lancia nel futuro di Dio che solo Lui conosce. Ciò che gli chiederà da qui a dieci anni non la sa. L’unica certezza è l’amore fedele di Dio, che porterà a compimento la sua Parola.

In questa prospettiva la chiamata del Signore, che in sé è totale e totalizzante, non è un qualcosa di cui si possa prendere possesso una volte per tutte ed esaurirla nelle sue possibilità di realizzazione, ma una realtà divina dinamica, cioè progressiva e graduale.

La comprensione progressiva della chiamata divina avviene soprattutto attraverso la stessa risposta positiva che la persona libera dà alla volontà divina che gli manifesta le sue esigenze in ogni momento, finche arriverà il momento della pienezza.

Se non si accetta di giocarsi la vita sull’unica certezza della fedeltà di Dio che chiama, si ramane allora come sospesi, incapaci di consegnare la propria vita al Signore fino in fondo fidandosi della sua Parola, e incapaci quindi di fare scelte coerenti nel concreto della vita.

La via indicataci da Maria, ci mostra quanto in questo giocarsi la propria vita in un progetto che proviene da Dio, è indispensabile la fede. È molto diverso dire un «sì» senza riserve perché ti fidi del Signore, perché sai che c’è di mezzo lui e di lui ti puoi fidare, o dirlo alla cieca, solo perché in questo momento sei attratto da un’idea che ti appassiona. Quando uno dice il suo «sì» per emotività, è un «sì» che non ha consistenza, perché ha il suo fondamento nella sabbia. Ecco perché tante scelte non sono autentiche e non hanno durata. Questo discorso vale per i giovani che scelgono la vita familiare mediante il Sacramento del matrimonio o che fanno la professione religiosa perpetua; ma vale anche per le persone sposate adulte e per i Sacerdoti e Religiosi, che hanno assunto i loro vincoli definitivi molti anni fa, perché il saper giocare la propria vita come risposta alla chiamata del Signore, è la sfida di ogni giorno. E le opportunità entusiasmanti non sono di ogni giorno.

Se un giovane prima di sposarsi o di fare la professione perpetua o di essere ordinato Sacerdote, pretende di avere tutte le garanzie, è uno che vive di calcoli egoistici, e che non è capace di giocarsi la vita nell’amore, nella disponibilità ai bisogni degli altri, perché amare è dare la vita senza riserve.

Allora succede che nel cammino vocazionale, indipendentemente dagli anni che si hanno, spesso si rimane bloccati dalla pretesa di avere tutte le sicurezze e garanzie per andare avanti, mentre solo l’amore, cioè la capacità di giocare la propria vita dando fiducia al Signore, può produrre il frutto della sicurezza, della generosità, e della vera conoscenza di ciò che il Signore ci sta chiedendo.

La via indicata da Maria ci parla della disponibilità a prendere in considerazione le indicazioni che ci vengono da Dio e di mettere tutta la nostra sicurezza in Lui, al quale niente è impossibile (Lc 1, 37).

Questa via indicataci da Maria è molto importante anche per coloro che sono avanti negli anni. Ed è anche molto importante riuscire a comunicarla ai giovani per dare loro coraggio nelle scelte fondamentali della loro giovane età.

Per tanto, l’Icona dell’Annunciazione ci interpella in modo molto stimolante sulla dinamica della fede.

Ci aiuta a capire come il nostro dire di «sì» perché ci fidiamo e come questo consegnarci, questo saper rischiare, fidandoci del Signore, ci porta anche alla conoscenza del dono che ci viene fatto. La conoscenza del dono del Signore non viene prima del nostro impegno. Se venisse prima, noi terremmo tutto sotto il nostro controllo e chiuderemmo ogni grande mistero di Dio nei nostri schemi asfittici, cioè senza vitalità. La vita cristiana, dicevano gli antichi, non procede in questo modo. Noi pensiamo che procede in questo modo: ascolto, capisco, dico di «sì» e metto in pratica. Ci è molto spontaneo, ci sembra anche suggerito dal senso di responsabilità: – Piano, cosa dici?, adesso vediamo! Anche nel dialogo di obbedienza, quello serio, siamo portati a procedere così!

Ancora di più quando si tratta di quell’obbedienza che segna il cammino della vita, o una svolta nel cammino della vita, perché la vera obbedienza è sempre obbedienza alla vita. Di fronte a questi momenti decisivi, anche quando ci troviamo davanti alla Parola di Dio nella preghiera, il nostro atteggiamento è: – Ascolto, capisco e metto in pratica. Facendo così, io non arrivo neanche a capire la Parola che mi vene rivolta, perché se tu appena l’ascolti, vai alla pretesa di capirla, cioè vai ai contenuti, chiudi il mistero della Parola sui filtri che hai già in testa, la imprigioni negli schemi che hai già elaborato, e non accade niente; o meglio, accade che facciamo dire alla parola di Dio quello che a noi piace sentirci dire. Ci serviamo così della Parola di Dio invece di lasciarci portare da essa.

Al contrario, il cammino cristiano va avanti così: – Ascolto, dico di «sì», capisco; o anche: – Ascolto, metto in pratica, mi consegno, arrivo a capire.

L’ascolto è il primo dono del Signore; è il dono di arrivare a capire che è il Signore, è la sua Parola, sono le sue indicazioni, la sua proposta, il suo invito, che ti raggiunge in questo momento della tua vita; tu non sai che cosa ne verrà, che ne sarà della tua vita, come andrà avanti se tu dici di «sì». Ma poiché hai capito che è il Signore che ti parla, ti basta questo e ti consegni.

Quest’atteggiamento produce il frutto della vita secondo lo Spirito, secondo Dio, e anche il frutto della conoscenza. La Madonna nell’incontro con l’Angelo vive la reazione che abbiamo appena descritto; san Luca dice altre due volte che non capivano, ed erano stupiti (cf Lc 2, 23.50). Ma che faceva Maria? Custodiva nel suo cuore ciò che le era stato detto, meditandolo (cf Lc 2,19): aveva detto di «sì» e rimane nel suo «sì», si era consegnata, rimane consegnata e custodisce nel cuore la Parola ricevuta. Custodendo nel cuore, aderendo con generosità a ciò che le è stato detto, rimanendo nell’obbedienza, lei arriva a capire, cresce nella fede, cresce nella conoscenza. La sua vita è stata proprio così: – Ecce ancilla, fa che si compia in me la tua Parola! Certamente è stata questa l’invocazione che aveva nel cuore e che ha guidato tutta la sua vita: Fa che si compia!

Anche Gesù prima di tornare al Padre disse: – Padre, ho portato a compimento l’opera che mi hai dato da fare. E Maria certamente ha vissuto lo stesso atteggiamento: Fa che si compia! E cammin facendo si rendeva conto della verità del Signore, del Mistero.

Maria in nessun momento della sua vita si trova in condizione di anticipare con la sua conoscenza il Mistero in cui è coinvolta. Quando nel Magnificat esulta di gioia, è perché le è data la conoscenza, la consapevolezza della grandezza del Mistero che porta in sé (cf Lc 1,39-46).

Sotto la Croce, non è forse ancor più smarrita che nel momento dell’Annunciazione? Non è ancora di più nel silenzio, avvolta nel suo mantello? Come poteva rispondere a quel Mistero che stava avvenendo lì sotto la Croce, se non semplicemente stando lì in silenzio, senza poter capire?

I Padri antichi dicevano che sotto la croce Maria era triste, perché si diceva: – Ma non è possibile che siamo arrivati a questo punto con questo figlio! Però lei c’è, sta in piedi sotto la croce e ripete il «sì»» del giorno dell’Annunciazione.

La contemplazione del Mistero dell’Annunciazione ci rende consapevoli che possiamo andare avanti nell’obbedienza alla Parola-chiamata fidandoci del Signore come Maria, fino a dare una risposta unica e personale, il cui contrassegno è di non poter “capire” fino in fondo… senza aver vissuto ogni tratto della vita fino in fondo, senza averlo assaporato più che capito. Possiamo dire certo «sì» alla Parola del Signore, ma è solo un inizio che deve passare attraverso il crogiuolo dell’esperienza della Pasqua con e come il Signore Gesù, così come avvenne in Maria. E allora sarà luce piena.

Quando noi viviamo portando nel cuore la Parola del Signore e nella misura in cui ci manteniamo disponibili al suo compimento, in un’obbedienza gratuita nelle situazioni concrete della vita, allora la nostra vita è guidata dallo Spirito Santo. Tante volte lo Spirito Santo non riesce a guidare la nostra vita, perché noi sovrapponiamo a tutto le nostre convinzioni, i nostri progetti, le nostre attese e pretese. Che cosa succede allora? Succede che noi viviamo da “poverini”, cioè chiusi nel guscio del nostro piccolo mondo, nella nostra piccola testa, nelle nostre meschine convinzioni o cose simili.

Invece ciò che libera gli sbarramenti del cuore è il dar fiducia al Signore, il riaprire ogni giorno gli orizzonti del cuore, l’assumere l’atteggiamento di chi nell’uso dei mezzi di crescita spirituale che la comunità offre, ascolta delle cose magari un po’ inusuali a cui non è sintonizzato abitualmente, però ascolta, perché ha voglia di capire sempre più, perché vuol andare più in profondità. Se uno non sa dare fiducia a quello che ascolta, a quello che accade, agli altri, alle vicende della vita, a ciò che gli viene dato attraverso la prova, attraverso le cose che non ci dovrebbero essere ma ci sono, se uno non sa dare fiducia, come può vivere la grandezza del dono che sta sempre dentro a tutte le situazioni del nostro cammino?

Il messaggio del Mistero dell’Annunciazione è un messaggio fondamentale per noi, chiamati a credere anche senza aver visto e spesso sconcertati/turbati nella nostra fede. Sapere che anche Maria ha saputo credere senza aver visto, aiuta pure noi a “fidarci”, a saper ripetere sempre di nuovo il nostro «sì», quando si tratta del Signore.

Nella nostra preghiera chiediamo allo Spirito Santo, per intercessione della Vergine Maria, che ci renda partecipi di questo suo stile, di questa sua mentalità, di questi suoi atteggiamenti, perché anche noi ci possiamo mettere su un cammino che sia veramente quello del seguire Gesù, dandogli fiducia in tutto.

SIGNORA DEL SILENZIO

Madre del Silenzio e dell’Umiltà,

Tu, smarrita ed incontrata, vivi

nel mare senza fondo del Mistero del Signore.

Sei disponibilità e ricettività.

Sei fecondità e pienezza.

Sei attenzione e sollecitudine per i fratelli.

Sei vestita di fortezza.

In Te risplendono la maturità umana

e l’eleganza spirituale.

Sei signora di Te stessa

prima di essere signora nostra.

In Te non esiste dispersione.

In un atto semplice e totale,

la tua anima, tutta immobile,

è paralizzata ed identificata col Signore.

Sei in Dio e Dio è in Te.

Il Mistero Totale ti avvolge e ti penetra,

ti possiede,

occupa ed integra tutto il tuo essere.

Sembra che tutto sia rimasto paralizzato in Te,

tutto si sia identificato con Te:

il tempo, lo spazio, la parola,

la musica, il silenzio, la donna, Dio.

Tutto è stato assunto in Te, e divinizzato.

Mai si vide immagine umana

di tanta dolcezza,

né si tornerà a vedere sulla terra

donna tanto ineffabilmente evocatrice.

Tuttavia, il tuo silenzio non è assenza,

ma presenza.

Sei inabissata nel Signore,

ma al tempo stesso,

attenta ai fratelli, come a Cana.

Mai la comunione è così profonda

come quando non si dice niente, mai il silenzio è tanto eloquente

come quando nulla si comunica.

Facci comprendere che il silenzio

non è disinteresse per i fratelli

ma fonte di energia e di irradiazione,

non è ripiegamento ma spiegamento,

e per prodigarsi

è necessario caricarsi.

Il mondo annega

nel mare della dispersione,

e non è possibile amare i fratelli

con un cuore disperso.

Facci comprendere che l’apostolato,

senza silenzio

è alienazione;

e che il silenzio,

senza l’apostolato,

è comodità.

Avvolgici nel manto del tuo silenzio,

e comunicaci la fortezza della tua Fede,

l’altezza della tua Speranza,

e la profondità del tuo Amore.

Resta con quelli che restano,

e vieni con noi che andiamo.

O Madre Ammirabile del Silenzio!

[Ignacio Larrañaga].

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Questa voce è stata pubblicata il 02/03/2018 da in Carisma comboniano, ITALIANO con tag .

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