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Nuovo orrore in Iraq

Molte donne e bambini tra le vittime rinvenute nella regione irachena di Halila. A Mosul una fossa comune con i resti di quaranta cristiani


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Nuovo orrore in Iraq. Una fossa comune contenente i cadaveri di quaranta cristiani, in maggioranza donne e bambini, è stata scoperta ieri dalle Forze di mobilitazione popolare, alleate del governo di Baghdad, vicino a Mosul, ex roccaforte del sedicente stato islamico (Is) nel nord dell’Iraq.
«Al Hashd Al Shaabi [Forze di mobilitazione popolare] insieme alle forze di sicurezza irachene hanno trovato una fossa comune dove sono stati sepolti i cristiani rapiti nella regione di Halila, vicino a Badush a ovest di Mosul» ha spiegato una fonte della chiesa siriaca ortodossa al sito di Alghad Press. «La maggior parte dei resti umani era stata sepolta insieme. Alcuni appartenevano a donne e bambini. Avevano con loro piccole croci» ha aggiunto la fonte. Tuttavia, il vicegovernatore per gli affari cristiani di Ninive, Duraid Hikmat, ha dichiarato che la fossa comune non è di vittime del sedicente Stato islamico, ma di cristiani uccisi più di trenta anni or sono.
Le forze della sicurezza hanno trovato decine di fosse comuni nella regione, dopo la liberazione dall’Is, avvenuta nel luglio 2017 dopo mesi di durissimi combattimenti tra l’esercito iracheno e i miliziani jihadisti. Spesso proprio le comunità cristiane erano i principali obiettivi degli attacchi. Si sono registrati numerosi massacri e distruzioni di chiese.
Intanto, sempre ieri, l’esercito di Baghdad ha annunciato la scoperta nella provincia di Nivive, di cui Mosul è capoluogo, di una fossa comune contenente i corpi di 120 jihadisti dell’Is che si ritiene siano stati giustiziati dai loro comandanti nell’ambito di una faida interna all’organizzazione.
Il portavoce delle operazioni militari nella provincia, colonnello Mohammad Al Juburi, ha detto che la scoperta è stata fatta vicino al villaggio di Zerga, non lontano dalla frontiera con la Siria. Tra i cadaveri vi sarebbero quelli di miliziani, sia iracheni sia di altri paesi arabi, uccisi con colpi d’arma da fuoco alla testa o al petto.
Quella per la riconquista di Mosul è stata una delle battaglie più atroci che hanno segnato il conflitto contro l’Is in questi ultimi anni. Nonostante la vittoria riportata, la situazione nella città continua a essere drammatica ed estremamente complessa. Migliaia di sfollati stanno facendo ritorno alle loro case, ma ormai di quella che un tempo era una delle principali città irachene resta ben poco. Non ci sono più servizi idrici, ospedali, scuole. La maggior parte degli edifici è inagibile, distrutta o danneggiata dalla furia dei combattimenti. Il compito della ricostruzione appare arduo. Prima ancora della riedificazione materiale della città sarà necessario fare chiarezza su quanto accaduto e sulle terribili conseguenze subite dalla popolazione.
Oltre 40.000 civili sono morti nei combattimenti. Il dato è contenuto in una recente inchiesta del quotidiano britannico «The Independent», secondo il quale i residenti delle zone assediate della città sarebbero stati uccisi soprattutto durante le offensive di terra delle truppe irachene, volte a stanare i miliziani, così come durante alcuni bombardamenti aerei, oltre che dagli stessi seguaci di Al Baghdadi. Secondo fonti ufficiali irachene, moltissimi corpi di civili uccisi potrebbero essere ancora sepolti sotto i cumuli di macerie della città devastata. «Il livello di sofferenza umana è immenso» dicono i testimoni.

Sinora le stime diffuse sul numero di morti a Mosul sono sempre state al ribasso poiché concentrate essenzialmente sui danni fatti dai bombardamenti aerei, e non molto sulle conseguenze dell’azione dell’artiglieria. Secondo il gruppo di monitoraggio bellico Airwars, il fuoco dell’artiglieria sarebbe invece responsabile della morte di 5800 persone, in maggioranza civili, tra febbraio 2016 e giugno 2017.
L’Osservatore Romano, 3-4 marzo 2018
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Questa voce è stata pubblicata il 06/03/2018 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag .

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