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Religioni. Conoscenza vs intolleranza. Il global warming della fede

Il global warming della fede

Scienza e potere hanno sperimentato una sinergia: tutti (anche Trump) sanno cos’è il riscaldamento globale, e si creata una coscienza comune

DI ALBERTO MELLONI

La Repubblica
Il modo in cui è stato diagnosticato e affrontato il cambiamento climatico è un caso unico, nella storia dell’ umanità, in cui sapere, opinione, potere e comportamento individuale hanno trovato un punto di convergenza capace di produrre sviluppo, giustizia e pace. Scienza e potere hanno sperimentato una sinergia: tutti (anche Trump) sanno cos’ è il riscaldamento globale e s’ è creata una coscienza comune; che non è una bacchetta magica, ma è comunque un bene per la famiglia umana.

A questa esperienza si deve guardare davanti all’ altro grande cambiamento climatico, che è quello del global warming religioso. Siamo in presenza di un grande cambiamento del clima religioso: distano un niente i decenni dei secoli XVIII-XX in cui la convinzione comune era che l’ esperienza religiosa fosse destinata a esaurirsi: una razionalità illuminata e illuminante avrebbe liberato le coscienze dall’ oscura “tirannide de’ preti”. Gilles Kepel sostenne alcuni decenni fa che questa lettura del tempo era stata messa in crisi nel 1978 dalla “rivincita di Dio”: che mandando un polacco a fare il papa, un primo ministro religioso come Begin a Gerusalemme, soffiando nelle vele della rivoluzione di Khomeini e portando un battista piissimo come Carter alla Casa Bianca aveva ripreso la scena.

Una immagine di grande suggestione, che però non sa e non può spiegare quel che è accaduto dentro le grandi comunità di fede. Perché non si è trattato soltanto del ritorno di una dimensione stupidamente compressa o della momentanea vitalità di mentalità destinate a rimaner minoranza in un mondo omogeneizzato dall’ agnosticismo del consumatore consumista. Non una rêvanche, dunque, ma un religious climate change in cui hanno giocato un ruolo decisivo le emissioni, come nella relazione fra CO2 e global warming. Il CO2 delle fedi è l’ ignoranza: e di ignoranza ne è stata pompata nell’ atmosfera del religioso una quantità gigantesca. Ne ha prodotta una enormità il secolarismo facilone: quello che ritiene che la fede sia bigotta e la fede non bigotta (che so? Francesco) sia eretica; quello che considera la devozione irrazionale e l’ agnosticismo (quello che tratta il Pil come un dio, ad esempio) una razionalità; quello che non sa nemmeno mettere l’ accento giusto sulla parola islam ma è convinto di saperne la “natura” e di doverne temere; quello che non sente l’ odore di antisemitismo che torna a spirare laddove, da Milano a Varsavia, si agitano rosari con toni ringhiosi ed empi.

Le autorità religiose non sono state da meno: lo hanno fatto i vescovi che nelle loro lettere pastorali lamentano ogni vent’ anni un “cambiamento”, al di là del quale stava un mondo ancora accettabile, e che dopo ha visto un degrado morale, illuminato però dall’ entusiasmo di minoranze creative in cerca di potere; lo hanno fatto i rabbini che hanno accettato che il discorso sull’ ebraismo si riduca ad un compianto sull’ ebraismo morto, con corteo di facili pentimenti e retorica elencazione dei mai più, e non sono stati attenti (in questo l’ Italia è un’ eccezione) a far giocare nello spazio del sapere il patrimonio filosofico, giuridico, teologico e letterario dell’ ebraismo vivo, prima e dopo la Shoah; lo hanno fatto le autorità islamiche che non hanno capito che l’ elevazione del conflitto israelo-palestinese a crinale della giustizia del mondo aveva un potenziale tossico, che è passato dalla legittimazione del terrorismo e poi dalla costruzione di quel terrorismo suicida testato dall’ Olp in una versione “laica” alla quale un islam dimentico della ricchezza poliforme delle proprie tradizioni ha consegnato quel pochissimo di militanti sufficienti ad oscurare mondi e culture secolari di altro segno. Questo è diventato un global warming: la violenza cristiana dell’ Ulster, dei Balcani o dell’ Ucraina, la violenza antislamica incubata dal buddismo militare del Myanmar, l’ intolleranza hindu dotata di arma atomica che si misura con l’ unico paese islamico che l’ atomica ce l’ ha (non l’ Iran, ma il Pakistan), documentano che la desertificazione intellettuale prodotta dall’ analfabetismo religioso come non conoscenza di sé e dell’ altro apre le porte a devastanti semplificazioni intellettuali che disegnano una sequenza fra integrismi, fondamentalismi, terrorismi.

Finora la risposta a tutto questo s’ è ridotta a poca cosa: il dialogo interreligioso inteso come uno scambio di parole di pace spesso sincere. Come è stato per il climate change serve una grande fabbricazione di sapere e una grande immissione di sapere, a nord a e sud del Mediterraneo, a est e a ovest del Reno, sopra e sotto Gerusalemme. Nessuno dei problemi che saranno generati dal religious global warming nei prossimi cinque mesi può essere risolto da altri che non dai servizi di intelligence; nessuno dei problemi dei prossimi cinquant’ anni può essere risolto senza una produzione di conoscenza che rimetta le comunità di fede in contatto con i loro patrimoni e dia modo a tutti di guardare ad ogni uomo e donna di fede che adotta liberamente una doverosità superiore un uso della libertà che nutre tutti.

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Un commento su “Religioni. Conoscenza vs intolleranza. Il global warming della fede

  1. larryzb
    07/03/2018

    Global warming is not settled science. There are problems with the data that the IPCC folks have been using to promote this idea of manmade global warming.

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 06/03/2018 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , .

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