COMBONIANUM – Formazione Permanente

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Santo del giorno: Patrizio

Santo del giorno

Una rassegna quotidiana dei Santi, maestri e testimoni del Vangelo di tutti i tempi che come fari luminosi orientano il nostro cammino di cristiani e missionari.

17 Marzo
Patrizio.
Evangelizzatore dei popoli irlandesi  


San Patrizio.png


L’intera Europa è in debito con san Patrizio: se da un lato egli fu l’evangelizzatore delle popolazioni irlandesi, infatti, dall’altro fu un vero e proprio modello di inculturazione. Con la sua opera egli seppe far incontrare la tradizione pagana celtica d’Irlanda con il prezioso patrimonio del Vangelo. Un seme che poi, con le dovute correzioni, crebbe fino a innervare l’intera identità religiosa, storica e culturale degli irlandesi in patria e nel mondo. Era nato in Britannia nel 385 e a 16 anni venne rapito e fatto schiavo in Irlanda: dopo sei anni fuggì ma si portò dentro l’amore per quella terra, nella quale tornò nel 432 come missionario. Un impegno non semplice che conobbe numerosi ostacoli anche all’interno delle stesse comunità cristiane; le sue “Confessioni” vennero scritte proprio come difesa dalle accuse. Fu il primo vescovo dell’isola di cui oggi è patrono e morì nel 461.
Altri santi. Sant’Agricola, vescovo (VI sec.); santa Gertrude di Nivelles, religiosa (626-659).

Matteo Liut
Avvenire


Dalla «Confessione» di san Patrizio, vescovo

Renderò grazie al mio Dio senza mai stancarmi, perché mi ha conservato fedele nel giorno della prova, sicché oggi posso offrire in sacrificio come ostia vivente la mia vita a Cristo, mio Dio, che mi ha salvato da tutti i miei affanni. Gli dirò: Chi sono io, o Signore, o quale vocazione mi hai tu chiamato per ricoprirmi di tanti favori?
Oggi, dovunque mi trovo, mi posso rallegrare sempre e magnificare il tuo nome tra le genti non solo nella prosperità, ma anche nelle afflizioni. Qualunque cosa, buona o cattiva che sia, devo sempre accoglierla con animo sereno e rendere incessanti grazie a Dio, il quale mi ha fatto dono di una fede incrollabile in lui e mi darà ascolto.
Ancora in questi ultimi giorni della mia vita, sto pensando se intraprendere un’opera veramente santa e meravigliosa; se imitare cioè quei santi di cui il Signore aveva già predetto che avrebbero annunziato il suo vangelo «in testimonianza a tutte le genti», prima della fine del mondo.
Da dove è venuta in me questa sapienza, che prima non avevo? Io non sapevo neppure contare i giorni, nè ero capace di gustare Dio. Come mai dunque mi è stato dato un dono così grande, così salutare, come è quello di conoscere Dio e di amarlo? Chi mi ha dato la forza di abbandonare la patria e i genitori, di rifiutare gli onori che mi venivano offerti e di venire tra le genti di Irlanda a predicare il Vangelo, sopportando gli oltraggi degli increduli e l’infamia dell’esilio, senza contare le numerose persecuzioni fino alla catene e al carcere? Così ho sacrificato la mia libertà per la salvezza degli altri!
Se ne sarò degno sono pronto anche a dare, senza esitazione e molto volentieri, la mia vita per il suo nome. Se il Signore me ne farà la grazia, desidero consacrare tutte le mie forze a questa causa. Ho tanti debiti verso il Signore perché egli mi ha fatto il dono inestimabile di rigenerare in lui con la mia opera molti popoli e di portarli alla pienezza della vita cristiana. Per la sua grazia ho potuto ordinare in tutti i loro villaggi alcuni chierici, a cui affidare queste genti, venute da poco alla fede. Questo è veramente un popolo che il Signore ha chiamato a sé dagli estremi confini della terra, come aveva promesso anticamente, per mezzo dei profeti: «A te verranno i popoli dall’estremità della terra e diranno: i nostri padri ereditarono molte menzogne, vanità che non giovano a nulla» (Ger 16, 19). E ancora: Ti ho posto come luce per le genti, percjè tu sia loro salvezza sino all’estremità della terra (cfr. Is 49, 6). Attendo il compimento della sua promessa. Egli, infatti che non inganna mai alcuno, dice nel vangelo: «Verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe» (Mt 8, 11). Siamo certi perciò che i credenti verranno da ogni parte del mondo. (Cap. 14-16; PL 53, 808-809)


SAN PATRIZIO, DA SCHIAVO AD APOSTOLO DELL’IRLANDA

A 16 anni fu rapito e condotto schiavo in Irlanda, dove rimase prigioniero per sei anni. Dopo la liberazione volle farsi prete e a 40 anni sente nostalgia dell’Isola Verde dove torna come vescovo missionario ed evangelizzatore. Protetto da una scorta, inizia a predicare e battezzare tra le varie tribù e istituisce le diocesi. È festeggiato in patria e in tutte le comunità irlandesi all’estero.
San Patrizio è il patrono e l’apostolo dell’Isola Verde, l’Irlanda. Ecco perché il verde è il colore della sua festa e la sua figura è legata all’emblema nazionale irlandese, il trifoglio (shamrock). Grazie ad un trifoglio, si racconta infatti, San Patrizio avrebbe spiegato agli irlandesi il concetto cristiano della Trinità, prendendo come esempio le tre foglie collegate ad un unico stelo. Celebre anche la leggenda del pozzo di San Patrizio, il pozzo senza fondo, da cui si aprivano le porte del Purgatorio.
(…) La sua opera diede tanto frutto; infatti in Irlanda la predicazione del Vangelo non ha avuto nessun martire, sebbene i nativi fossero forti guerrieri e i suoi abitanti sono da sempre fierissimi cristiani. «Arrivato in Irlanda, ogni giorno portavo al pascolo il bestiame», racconta il Santo in un memoriale, «e pregavo spesso nella giornata; fu allora che l’amore e il timore di Dio invasero sempre più il mio cuore, la mia fede crebbe e il mio spirito era portato a far circa cento preghiere al giorno e quasi altrettanto durante la notte, perché allora il mio spirito era pieno di ardore».

IL METODO DI EVANGELIZZAZIONE

(…) Il metodo di evangelizzazione fu adatto ed efficace, gli irlandesi (celti e scoti) erano raggruppati in un gran numero di tribù che formavano piccoli stati sovrani (tuatha), quindi occorreva il favore del re di ogni singolo territorio, per avere il permesso di predicare e la protezione nei viaggi missionari. Per questo scopo Patrizio faceva molti doni ai personaggi della stirpe reale ed anche ai dignitari che l’accompagnavano. Il denaro era in buona parte suo, che attingeva dalla vendita dei poderi paterni che aveva ereditato, non chiedendo niente ai suoi fedeli convertiti per evitare rimproveri d’avarizia. La conversione dei re e dei nobili a cui mirava per primo Patrizio, portava di conseguenza alla conversione dei sudditi. Introdusse in Irlanda il monachesimo che di recente era sorto in Occidente e un gran numero di giovani aderirono con entusiasmo facendo fiorire conventi di monaci e vergini. Certo non tutto fu facile, le persone più anziane erano restie a lasciare il paganesimo e inoltre Patrizio e i suoi discepoli dovettero subire l’avversione dei druidi (casta sacerdotale pagana degli antichi popoli celtici, che praticavano i riti nelle foreste, anche con sacrifici umani), i quali lo perseguitarono tendendogli imboscate e una volta lo fecero prigioniero per 15 giorni. Patrizio nella sua opera apostolica ed organizzativa della Chiesa, stabilì delle diocesi territoriali con vescovi dotati di piena giurisdizione, i territori diocesani in genere corrispondevano a quelli delle singole tribù. Non essendoci città come nell’impero romano, Patrizio seguendo l’esempio di altri santi missionari dell’epoca, istituì nelle sue cattedrali Capitoli organizzati in modo monastico come centri pastorali della zona (Sinodo). Predicò in modo itinerante per alcuni anni, sforzandosi di formare un clero locale, infatti le ordinazioni sacerdotali furono numerose e fra questi non pochi discepoli divennero vescovi.

(…) Benché il santo vescovo vivesse per carità di Cristo fra ‘stranieri e barbari’ da anni, in cuor suo si sentì sempre romano con il desiderio di rivedere la sua patria Britannia e quella spirituale la Gallia; ma la sua vocazione missionaria non gli permise mai di lasciare la Chiesa d’Irlanda che Dio gli aveva affidato, in quella che fu la terra della sua schiavitù. Patrizio ebbe vita difficile con gli eretici pelagiani, che per ostacolare la sua opera ricorsero anche alla calunnia, egli per discolparsi scrisse una “Confessione” chiarendo che il suo lavoro missionario era volere di Dio e che la sua avversione al pelagianesimo scaturiva dall’assoluto valore teologico che egli attribuiva alla Grazia; dichiarandosi inoltre ‘peccatore rusticissimo’ ma convertito per grazia divina. L’infaticabile apostolo concluse la sua vita nel 461 nell’Ulster a Down, che prenderà poi il nome di Downpatrick.

http://www.famigliacristiana.it


 

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Questa voce è stata pubblicata il 17/03/2018 da in ITALIANO, Santo del giorno.

San Daniele Comboni (1831-1881)

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