COMBONIANUM – Formazione e Missione

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Fare uscire il nostro SOGNO… dal cassetto!

Spiritualità comboniana
Regola di Vita (1)

Regola di vita.jpg

ANNO 2018
IL CAMMINO DI RIVISITAZIONE E REVISIONE DELLA REGOLA DI VITA

Per l’implementazione degli Atti Capitolari del 2015 il nostro Consiglio Generale dei Missionari Comboniani ha deciso di dedicare l’anno 2018 alla rivisitazione della Regola di Vita (RV).

In una lettera del 15.12.2017 (http://www.comboni.org/contenuti/109271-2018-anno-della-regola-di-vita-ii), il Vicario Generale, P. Jeremias dos Santos Martins, ha presentato alcune informazioni e orientamenti per questo processo di “rivisitazione e revisione” della RV:

“Per portare avanti l’ispirazione del Capitolo Generale 2015, l’anno 2018 sarà dedicato alla “rivisitazione e revisione della Regola di Vita” (AC 15, 49). A questo fine, il CG ha nominato nella consulta di marzo 2017 una commissione centrale per la RV e una commissione di consulenti. I membri di queste due commissioni si sono radunati all’inizio di Luglio a Roma, per vedere insieme i passi da fare e come intraprendere questo esigente e lungo processo. Infatti, anche se solo l’anno 2018 sarà dedicato ufficialmente alla RV, il processo di revisione si prolungherà fino al Capitolo Generale 2021. Sarà durante questo Capitolo che le due commissioni presenteranno il risultato del lavoro fatto, proponendo anche suggerimenti e mozioni concrete per la revisione del testo della RV”.

La Lettera precisa cosa si intende per rivisitazione e revisione:

  1. Rivisitazione: una rilettura della Regola di Vita dall’interno dei contesti storici, culturali, ecclesiali e comboniani di oggi, per una sua nuova comprensione e appropriazione, in modo che essa possa continuare ad operare come fonte di vita, di identificazione, di comunione fraterna e di servizio missionario
  2. Revisione: pur facendo “parte del nostro patrimonio più genuino” (AC 2015, n. 49.1), alcuni aspetti della nostra Regola di Vita “hanno bisogno di essere rivisti, alla luce dell’attuale situazione dell’Istituto, dell’interculturalità, della nuova visione di missione, dei documenti della Chiesa e di una migliore conoscenza del nostro Fondatore” (AC 2015, n. 50.1).

Presentando il percorso della stesura della  RV, ricorda tall’altro che nel 2013, in occasione della celebrazione dei 25° della RV, era stata nominata una commissione per riflettere sulla rilevanza della RV nella vita dei comboniani. “Sfortunatamente, per diversi motivi, questo lavoro non è stato portato a termine. Tuttavia, molti confratelli hanno scritto su vari aspetti della RV, con riflessioni profonde che sono ancora oggi disponibili”. Infatti questi contributi sono stati raccolti e messi a disposizione ma dubito che siano veramente “disponibili”. Come ero il segretario della sopra detta commissione (P. Milani ne era il responsabile), ho pensato di pubblicare alcuni di questi contributi. Non solo per “fare memoria” ma nella speranza che possano essere di qualche aiuto per la riflessione.

Premetto che il Capitolo del 2009 aveva parlato di “recuperare la Regola di Vita”,  e di “coltivare una maggiore familiarità con la RV, come strumento di crescita” (n. 31, 142.1). Quindi nell’approccio alla RV ci è sembrato prioritario evidenziare la dimensione di “strumento di crescita” carismatica, in collegamento con la “Vita”, più che la dimensione “normativa” propria della “Regola”.  In conseguenza, per  “ricuperare la RV” bisognerebbe riscoprire il suo “filone mistico-contemplativo”. Per questo ci è sembrato importante mettere in evidenza la Parte Prima della RV (nn. 1-19), sul Fondatore e l’Istituto, come elemento ispiratore di tutta la RV.
Partendo da queste premesse, la commissione ha sottoposto al CG delle proposte. Tra queste abbiamo suggerito una rilettura trasversale della RV secondo tre filoni: 1) Identità (carismatica), 2) Spiritualità e 3) Missione (erano anche i tre primi capitoli degli Atti Capitolari del 2009). Questa “rilettura trasversale” dovrebbe fare risaltare l’attualità della RV (“oggi per noi”) e il “vissuto” di S. Daniele Comboni.
Per tener conto del contesto continentale, abbiamo chiesto questo studio ad alcuni confratelli nei continenti dove operiamo. Questi contributi ci avrebbero servito da strumenti in vista dell’organizzazione di ‘seminari’ sulla RV (richiesta dal Capitolo) per preparare degli animatori che, a loro volta, potessero organizzare delle iniziative simili (a livello continentale o provinciale, possibilmente in forma di workshop, come era stato fatto in precedenza per la Ratio Missionis).
Un primo Seminario è stato organizzato a Limone (16-22 settembre 2013) per le province di Europa. Poi l’iniziativa non ebbe continuità dovuto ad una diversa programmazione del CG.

Inizio presentando un mio contributo per il  Seminario di Limone, che di certo modo intendeva essere una introduzione all’insieme del lavoro.

P. Manuel João Pereira Correia


Ecco il testo:
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“RICUPERARE LA REGOLA DI VITA” (AC’09, n° 31)
Fare uscire il nostro SOGNO… dal cassetto!

Una proposta di atelier di riflessione sulla RV
P. Manuel João Pereira

1. Obiettivo e punto di partenza

1.1 Obiettivo della nostra riflessione

Il Capitolo ha invitato l’Istituto a promuovere “una riflessione qualificata sulla Regola di Vita, tale da aiutare a familiarizzarci con essa come strumento di crescita, in fedeltà al carisma comboniano” (AC 31.4; cf. Guida all’attuazione del XVII Capitolo, 12.2).

Siamo invitati a riprendere in mano questo documento per noi fondante…

a) Per riscoprire l’attualità, l’importanza, la ricchezza della Regola di Vita (RV) per la nostra identità e fecondità apostolica;
b) Per crescere nella consapevolezza che la RV rappresenta il fondamento del senso di appartenenza all’Istituto e il referenziale insostituibile per il discernimento personale e comunitario.

N° 31 È necessario coltivare una maggiore familiarità con la RV, come strumento di crescita nelle nostre opzioni, secondo il carisma comboniano ai diversi livelli:
31.1 Personale: ogni comboniano si impegni in una lettura feconda della RV.
31.2 Comunitario: la comunità faccia una lettura continuata per una riflessione condivisa, secondo i tempi e le modalità specificate nella carta della comunità.
31.3 Provinciale: ogni Circoscrizione organizzi durante il sessennio un corso di esercizi spirituali o seminari di FP che abbiano come oggetto la RV e la sua contestualizzazione nell’oggi.
31.4 Nel primo triennio il CG scelga alcuni confratelli a cui affidare il compito di una riflessione qualificata sulla RV, tale da aiutare a familiarizzarci con essa come strumento di crescita, in fedeltà al carisma comboniano.

È da notare che il Capitolo ha insistito assai nel “ricupero” della RV. Infatti, oltre questo n° 31, troviamo in altri 17 numeri (13.1, 20, 30.2, 33, 114, 115, 121.3, 127.1, 127.2, 128.3, 131.1, 131.2, 131.3, 138, 142.1, 147, 161) un riferimento diretto alla RV, oltre i numerosi rimandi di appoggio al testo.
Inoltre, se prestiamo attenzione agli AC’09 (ai singoli documenti e alla loro concatenazione) noteremo che riproducono, in qualche modo, la struttura della RV: Identità (I parte della RV) , Spiritualità (II parte), Missione (III parte), Formazione e FP (III parte, sezione III), Governo (IV parte), Economia e missione (V parte)…

1.2 Il nostro punto di partenza:  interesse o indifferenza?… 

Il Capitolo ci invita al “ricupero della RV” (31, 142.1) e per questo ci propone di “coltivare una maggiore familiarità con la RV” (31).

Questo viene da una constatazione: la RV è caduta in un certo… oblio!

La commissione incaricata di riflettere sulla RV ha fatto questa osservazione: “C’è una evidente e assai diffusa ‘disaffezione’ riguardo alla RV tra i confratelli (particolarmente nelle giovani genera­zioni, ma non solo). La RV è diventata un documento ‘qualunque’ tra tanti altri. Poco conosciuta, viene facilmente svalutata nel confronto con altre ‘novità’. Affrontare e superare questo ‘ostacolo maggiore’ è essenziale per ‘coltivare una maggiore familiarità con la RV’ (AC 31)”.

Questa disaffezione è un fenomeno assai generalizzato nella maggior parte degli istituti. Infatti, si parla di un passaggio dal “culto della Regola” (prima del Concilio) all’indifferenza attuale (dopo l’entusiasmo iniziale suscitato dal rinnovamento post-conciliare). E questo è in qualche modo comprensibile, se teniamo conto che viviamo in un mondo, in una cultura che privilegia la soggettività e fa talvolta della libertà senza responsabilità la sua norma o aspirazione. Ma il problema più grave è lo scollamento tra la nuova visione della vita consacrata e missionaria maturata negli anni post-conciliari convogliata nella RV e il vissuto concreto delle persone e delle comunità.

a) Dal “culto della Regola”…

A partire dal secolo XVII si assistette ad un processo di “occultamento del privato”, esaltando l’universale e generale. Un detto di Pascal illustra bene questo atteggiamento di diffidenza verso le pretese del “singolo”: “L’Io è odioso ed è stolto il suo proposito di volere rappresentare se stesso”. Lungo il secolo XIX regnerà l’uniformismo e la regolamentazione. La santificazione è posta soprattutto nell’osservanza della Regola. Pio XI affermava: “datemi un religioso che abbia osservato costantemente la sua Regola e io ve lo farò santo”. Da qui “il culto della Regola”, della “regolarità”.

In alcuni noviziati era proposto alla lettura e alla meditazione un testo classico di spiritualità: Il culto della Regola del P. L. Colin, redentorista, in cui l’autore sottolineava il ruolo centrale della Regola nel cammino di santificazione del religioso, tale da corrispondere allo stesso Vangelo, del quale ne è la tra­du­zione carismatica. Con un riferimento eucaristico, diceva: “Il Vangelo si nasconde nella Regola, come Gesù sotto le sacre specie; e come l’ostia è fatta col fior di farina, così la Regola è impastata con le pure massime evangeliche” (da un articolo del claretiano P. Santiago Mª González Silva).

Il nostro Istituto è nato e cresciuto in questo contesto di spiritualità della vita religiosa. Possiamo trovare diversi esempi di questo “culto della Regola”. Eccone qualche campione ripreso dalle lettere circolari dei nostri primi tre superiori generali:

P. Angelo Colombaroli (1899-1909), esortando all’osservanza delle Regole, parla della “stima e amore che noi tutti abbiamo per le nostre sante Regole” (Circolare del 7.6.1903).

P. Federico Vianello (1909-1919), al presentare il testo delle Costituzioni e Regole approvato definitivamente nel 1910, ne parla come del “più bel regalo” (Circolare del 19.3.1910);

P. Paolo Meroni (1919-1931), nella Circolare del 27.6.1924, quando presenta le nuove Costituzioni e Regole approvate nel 1924 (per un adeguamento al CIC del 1917), insistendo sull’amore alle Regole e sulla loro osservanza, parla di “questo santo codice delle nostre Regole e Costituzioni”, per concludere dicendo: “felici noi se, a guisa dei santi, (nel punto di morte) insieme col Crocifisso e la corona del Rosario potremmo stringere affettuosamente al cuore il codice santo delle nostre regole… sarà il pegno più sicuro di nostra eterna salvezza”.

Su questa scia, le Costituzioni FSCJ del 1958 dicono: “Ogni religioso deve amare le Costituzioni e praticarle con la più grande esattezza e fedeltà, considerandole come espressione del divino volere a suo riguardo, come mezzo di santificazione propria e come manifestazione pratica di sincero attaccamento alla vita religiosa e alla Congregazione” (n° 505).

b) … all’indifferenza attuale

Questa mentalità del “culto della Regola” cominciò a traballare già negli anni ‘50. La “primavera conciliare”, con l’invito al rinnovamento della vita religiosa, trovò subito un’ampia accoglienza. Due orientamenti del Concilio in particolare hanno suscitato l’entusiasmo dei religiosi: l’invito a ritornare al carisma del Fondatore (primigenia inspiratio) e l’affermazione della libertà come valore cristiano.

Così i nostri Documenti Capitolari del 1969 (DC’69) diranno: E’ nostro dovere “in vista di procurare il bene stesso della Chiesa… conoscere esattamente il nostro spirito di origine” (cf PC 16). Questo, infatti, ci permetterà di prendere una nuova e più chiara visione dei motivi per cui la Provvidenza ci ha suscitati nella Chiesa, e riconoscere così i tratti originali e distintivi della nostra spiritualità” (p. 40). E riguardo al “rispetto della persona umana”: “E’ necessario che nell’Istituto vengano rispettati i diritti fondamentali dei singoli e la loro libertà, come inalienabili doni di Dio; tanto più che questi valori sono potenziati dalla comune vocazione” (p. 467).

Ma gli anni ‘60 e ‘70 sono stati caratterizzati pure da un forte e veloce mutamento culturale, con lo sviluppo delle scienze umane e della riflessione teologica che ha sottolineato il valore primario della persona. Dappertutto soffiava un’aria che esaltava l’individuo, la sua singolarità e creatività, mettendo in discussione la “regola” massificante. L’essere “adulto” implica la “auto-nomia”, per cui l’individuo rivendica il diritto a darsi la sua propria “regola”. Inoltre, nel contesto della vita religiosa, la passione per la Bibbia e la pratica della Lectio Divina hanno permesso di avere accesso diretto alle sorgenti bibliche e di impostare la propria vita partendo direttamente dalla Parola.

Quindi, non è da meravigliarsi che, sebbene la “Regola” sia ritenuta importante, almeno teoricamente, in pratica è tenuta in poco conto, e non mancano neppure quelli che la contestano. Alcuni si chiedono perfino se oggi abbia ancora senso una “Regola”. Ecco come si esprimeva qualche tempo fa un provinciale Rogazionista (maggio 2011):

Da uno sguardo storico sulla procedura di studio e di aggiornamento per riformulare il nuovo testo delle nostre Costituzioni e Norme… abbiamo notato piuttosto disinteresse e indifferenza in molti casi, quasi che la riproposta della Regola di vita in questo momento storico sia un falso problema o comunque non prioritario… Il disinteresse probabilmente nasce dal fatto che ormai, nei nostri ambienti e comunità, nel nostro quotidiano, non è più la Regola scritta che regola la vita vissuta, ma altri fattori e richieste, non meno importanti e attuali, che influiscono sicuramente e in modo determinante sul modo di intendere gli impegni di vita comunitaria e la programmazione e conduzione di attività apostoliche… In questa luce la Regola di vita ha perso la sua capacità di essere punto di riferimento stabile concreto nella costruzione dell’identità dei singoli religiosi, e assistiamo a un suo progressivo indebolimento come depositaria di significati e di valori sui quali avevamo orientato il nostro modo di pensare e il nostro agire negli anni passati”
(http://www.rogazionisticn.it/provitaliacn/modules.php?name=News&file=article&sid=1030)

1.3 Una valutazione del nostro rapporto con la RV

(Una proposta di lavoro personale)
Scegli per ogni domanda una delle tre risposte, quella che ti sembra più pertinente in quanto rispecchia, in qualche modo, la tua realtà personale.

a) Cosa ne pensi della nostra RV (almeno a livello teorico e in generale)?

1) La ritengo uno strumento valido ed indispensabile per la nostra identità carismatica, come punto comune di riferimento nel discernimento sulla vita e missione dell’Istituto!
2) Forse s’enfatizza un po’ troppo il suo valore!… In ogni caso sarebbe da rivedere!
3) A dire il vero, non mi pare poi tanto necessaria e a volte mi sembra addirittura un “sovrappiù” al Vangelo!

b) In altre parole, come definiresti il tuo atteggiamento riguardo alla RV?

1) Stima ed apprezzo? 2) Disattenzione o negligenza? 3) Disinteresse o apatia?

c) Guardando indietro nel tempo, che tipo di rapporto hai avuto con la RV?

1) Mi hanno parlato di “Lei” durante il noviziato ma non l’ho veramente “conosciuta” e non mi sono tanto meno “appassionato”: l’ho dimenticata quasi subito!…
2) L’ho “incontrata” in noviziato, ho “simpatizzato” con “Lei” ma poi, col tempo, l’ho dimenticata: è rimasta in fondo al cassetto o smarrita tra i libri degli scafali!…
3) La “conoscenza” e “simpatia” del tempo di noviziato, anche se con alti e bassi, non si sono mai spente e “Lei” mi ha sempre in qualche modo accompagnato!…

d) Come valuteresti il ruolo giocato dalla RV nella tua comunità?

1) Praticamente mai citata!…
2) Si fa qualche riferimento sporadico e piuttosto formale!…
3) Strumento frequente di riferimento nel discernimento!…

e) Come venne accolto l’invito capitolare a “recuperare la RV” nella tua provincia?

1) Praticamente ignorato!
2) Qualche iniziativa è stata programmata!
3) Mi sembra che sia stato preso sul serio!

f) Descrivi in un modo più libero il ruolo che la RV ha avuto nella tua vita e quali sentimenti nutri oggi nei suoi confronti.

2. Alcune tracce del percorso storico

2.1 Le precedenti ‘Regole di Vita’ (FSCJ)

A) REGOLE DI COMBONI

1) Le prime cosiddette Regole dell’Istituto risalgono a Comboni, cioè le Regole del 1871 (S 2640-2740) che però non sono mai state inviate alla Propaganda Fide. A Verona, infatti, hanno scon­sigliato Comboni a presentarle perché non rientravano nei parametri tradizionale delle “Regole”.
Malgrado questo e il fatto che Comboni al redigerle si sia ispirato ad altri progetti di “Regole” (Missioni Straniere di Parigi e PIME: vedi Scritti 2829 e lo studio di P. A. Baritussio, Frammenti combon

iani delle Regole del 1871. Missione-Consacrazione-Martyria, Bologna 1994), esse rimangono “l’ideale” nel quale Comboni si rispecchiava e quindi sono tuttora una sorgente d’ispirazione per noi. Per questo sono state incluse nel libretto dell’attuale Regola di Vita.

2) Comboni ha scritto allora le Regole del 1872 (“Regole ed Organizzazione dell’Istituto per le Missioni della Nigrizia in Verona”: vedi Scritti 2798-2828), più brevi e scarne (37 numeri), anche se cerca di ricuperare qualche elemento delle ‘Regole” del 1871, e particolarmente del Cap. X (vedi n° 11 e 22), che gli stavano particolarmente a cuore.

Estratti dalle Regole del 1872 (nº 11 e 22)

(Il Rettore) deve inoltre ammonire l’aspirante che si guardi bene dal lasciarsi guidare nelle sue aspirazioni da alcun fine secondario, come di gloria mondana, di curiosità di veder nuove terre etc. facendogli sentire che niente farà egli mai nella missione, se non è pronto e contento dell’ultimo luogo, che gli toccherà tante volte di operare, di faticare e sudare, senza che alcuno conosca ciò che egli opera, da Dio in fuori, e senza che ne rimanga pure memoria, e che di più talora per cagione del terreno ingrato in cui lavora, non troverà nei Negri sempre sospettosi e giustamente diffidenti dei forestieri la minima corrispondenza, per cui si troverà talmente abbattuto ed in tale isolamento, da essere tentato di abbandonare l’impresa. Dove per lo contrario se si sarà dedicato alla Missione unicamente per Iddio, egli sarà da lui confortato da interne consolazioni da rendergli leggera ogni fatica, dolce ogni pena, agevole l’affrontare ogni pericolo (n° 11).

Oltre ad una somma Vigilanza perché le Opere Spirituali prescritte siano da tutti puntualmente eseguite, e con vero spirito, il Rettore avrà cura che in tutte le Domeniche il Maestro dei Novizi tenga un sermone ai Novizi e membri dell’Istituto, nel quale li istruisca nei doveri del nuovo stato da essi prescelto, e della perfezione a cui devono tendere con ogni sforzo, li animi specialmente a morire totalmente a se stessi, e ad acquistare una profonda umiltà, fondamento di tutte le virtù, una ardente carità pronta ad ogni sacrificio per la salute delle anime, ed una obbedienza pronta e cieca, lasciandosi essi governare dai segni della campana e dai cenni di qualunque Superiore, come dalla voce di Dio, per cui faranno lietamente quanto sarà loro ingiunto, e saranno sempre contenti anche dell’ultimo posto, sicuri sempre di fare la volontà di Dio. Esponga ancora tratto tratto la natura speciale e la condizione delle ardue missioni della Nigrizia, e come è d’uopo che siano disposti a vivere e morire senza vedere i frutti delle loro fatiche apostoliche, contenti di lavorare alle fondamenta di un edificio, che solo i posteri vedranno spuntare da terra. Procuri soprattutto di avvez­zarli a morire affatto a se stessi, e a non lavorare che solo per Iddio, e col solo conforto di Dio. (n° 22)

  • Alcune caratteristiche delle Regole del 1872

Comboni insiste sul discernimento dei candidati e delle qualità richieste: “una profonda umiltà, fondamento di tutte le virtù, una ardente carità pronta ad ogni sacrificio per la salute delle anime, ed una obbedienza pronta e cieca” (n° 22).

Per l’educazione dei candidati, stabilisce 2 anni di noviziato, guidato da un “Maestro di Novizi” che “si atterrà in generale alle Regole osservate nel Noviziato della Compagnia di Gesù” (n°17).

– Alla fine dei due anni di noviziato fanno “la professione di fede ed il voto d’obbedienza” in mano del vescovo, da rinnovare ogni due anni (n° 18). Dopo tre anni dal “voto di obbedienza” sono dichiarati membri effettivi dell’Istituto (n° 32).

3) Le “Regole del Comboni” del 1872, approvate dal vescovo di Verona (cf. Scritti 3027), furono presentate alla Propaganda Fide ed esaminate da P. Isidoro di Boscomare (della stessa Propaganda) e rinviate con le sue osservazioni. Nel 1874 furono ripresentate alla Propaganda con aggiunte e modificazioni fatte dal P. Stanislao Carcereri, allora vicario generale di Mons. Comboni (per incarico di Comboni stesso, del vescovo di Verona e di P. Antonio Squaranti, rettore degli istituti a Verona). Trovate assai modificate rispetto a quelle del 1872, non furono accolte dalla Propaganda. Riprese e corrette secondo le osservazioni di Propaganda, le “Regole dell’Istituto delle Missioni per la Nigrizia stabilito in Verona” furono approvate, a livello diocesano, dal vescovo di Verona, Mons. di Canossa nel 1878 (10.11.1878). Ma Comboni sembra non esserne rimasto pienamente soddisfatto e chiederà a P. Sembiante di rivedere il testo per ripresentarlo a Roma in vista dell’approvazione canonica. Comboni avrebbe dato l’ultimo sguardo “attenta experientia africana” (Scritti 6472). Egli si lamenterà della lentezza della stesura (Scritti 6999), ma malgrado l’insistenza, P. Sembianti (occupato con quelle del suo istituto) non arriverà mai a farle.

  • Alcune caratteristiche delle Regole del 1878

– Queste Regole sono d’interesse per noi in quanto hanno accompagnato la formazione delle prime generazioni di missionari per la Nigrizia e sono quelle che i due gesuiti PP. Asperti e Frigerio hanno ricevuto all’iniziare il loro compito di formare i primi “religiosi” comboniani.

– Risalta l’importanza data al discernimento vocazionale sottolineando le caratteristiche e difficoltà dell’apostolato africano, in linea con il cap. X delle “Regole” del 1871.

– Ecco la descrizione dei 5 principali valori (virtù) da inculcare negli aspiranti alla missione africana: “lo spirito di sacrificio fino all’eroismo, lo spirito della dipendenza fino alla rinnegazione del proprio giudizio, lo spirito dell’umiltà fino all’amore dell’ingratitudine e della dimenticanza, lo spirito della castità nella disinvolta custodia di se stesso, e finalmente lo spirito della preghiera a Colui che solus incrementum dat” (n° 26).

– Alla fine della formazione è previsto il giuramento: “…mi obbligo con giuramento a Dio onni­potente, dinanzi a M. V. Immacolata ed a tutti i Santi Protettori nostri di servire per dieci anni, non computato il termine che dimorerò in Verona, la Missione dell’Africa Centrale…” (n° 33). Il decennio di servizio comincia a decorrer dal giorno della partenza da Verona per la Missione (n° 34). Questo giuramento può essere sciolto solo dalla Propaganda Fide (n° 35). Compiuto il decennio ciascuno può tornare o restare (n° 42). Quelli che restano hanno diritto a… doppio suffragio quando muoiono! (n° 43).

– Si insiste sulla dimensione comunitaria: (le relazioni) “tra Missionari e Missionari sono quelle di fratelli che si amano, si compatiscono, si correggono, si aiutano a vicenda, senz’altra emulazione che quella di cui parla S. Paolo ‘aemulamini charismata meliora’. Perciò si vive, quanto è possi­bile, in vita comune e sotto la dipendenza dei vari superiori preposti alle diverse Missioni” (n° 39).

Estratti dalle Regole del 1878 (approvate dal vescovo di Verona)

N°1 L’Istituto per le Missioni della Nigrizia è una libera associazione secolare di Ecclesiastici e Laici che consacrano le loro opere e, se occorre, anche la vita per la conversione dei poveri Neri paga­ni nell’Africa Centrale, sotto la dipendenza dei legittimi Superiori e le norme di queste Regole.

N°12 Chiunque brama entrare nell’Istituto per consacrarsi alla conversione del popolo più infelice e abbandonato dei Neri dell’Africa Centrale, deve avere una volontà ferma e decisa di tutto soffrire per arrivare a questo scopo. La Missione dell’Africa Centrale è una delle più difficili e meritorie insieme; ma appunto per questo conviene che i Missionari vi postino uno spirito generoso di sacrificio, pronto a faticare sempre, a dormire male, a mangiare peggio, a viaggiare sotto il sole e sotto le piogge, a curare ed assistere i malati, a catechizzare i pargoli, ad amministrare le Parrocchie; e ciò non a proprio talento, ma in quei luoghi e in quelle mansioni, che giudicherà meglio il Capo della Missione: ed il più delle volte senza avere in terra la minima corrispondenza. La più parte dei suoi sacrifizi e dei suoi meriti non saranno noti che a Dio solo. La Missione dell’Africa Centrale demanda di quelle anime generose che siano disposte a tutto questo ed a soffrire di peggio con ilarità per amore di Dio e del prossimo.

B) IN ATTESA DI UNA ‘REGOLA’ (1885-1894)

Dopo la trasformazione dell’Istituto in congregazione religiosa il 28.10.1885, sarà il gesuita P. Pietro Frigerio (nuovo Rettore) a riprendere in mano il lavoro per preparare una bozza delle “Regole” che invia a Roma nel 1887. La Propaganda le rinviò indietro ritenendo la congregazione ancora troppo giovane: “… la Commissione per la revisione delle Regole degl’Istituti religiosi, ha dichiarato non expedire, che per ora questa Sacra Congregazione emetta alcun atto autentico sulle Costituzioni dei Figli del Sacro Cuore Missionari della Nigrizia, perché l’Istituto è appena in via di formazione, e quindi nulla si conosce dell’interna sua organizzazione, non si è fatta una prova sufficiente dei mezzi adoperati pel conseguimento del suo scopo; mancano le speciali notizie sullo stato personale, economico disciplinare, educativo per la formazione dei novizi ecc. Quindi è che io esorto Vostra Signoria a proseguire l’opera iniziata, la quale potrà addivenire molto benefica alla missione dell’Africa Centrale, e a compiere intanto il lavoro delle Costituzioni. Perché poi Vostra Signoria abbia una norma nella redazione delle medesime, sappia che le Costituzioni dovranno trattare specialmente del fine proprio dell’Istituto, delle pratiche per l’interna vita regolare, delle qualità richieste in coloro che si dovranno ammettere, della distinzione tra sacerdoti e laici, dei novizi, loro maestro e loro educazione; dei voti prima temporanei e poi perpetui; del governo dell’Istituto, e quindi del Superiore Generale, sue qualità, età per essere eletto, modo di elezione, e così dei suoi assistenti o consultori, del Procuratore e Segretario Generale, del superiore locale, del Capitolo generale ecc.” (Roma, 4.5.1888). P. Frigerio preparerà una seconda bozza (1888), integrando le osservazioni di P. Antonio Stlinhuber (della Propaganda). Ma sembra che non siano mai state inviate a Roma.

– Tre anni dopo (1891), P. Samuele Asperti (padre spirituale e maestro di novizi) invia a Roma un nuovo progetto di Regole ma, dovuto ai conflitti interni tra Mons. Sogaro e i gesuiti sulla gestione dell’Istituto, il processo viene sospeso.

  • Alcune caratteristiche di questi progetti di Regole

Queste “Regole” non ufficiali, opera dei due formatori gesuiti (PP. Asperti e Frigerio), accompagneranno il nascente istituto in questo periodo iniziale. Pur cercando di rispettare il carattere missionario della Congregazione, queste Regole rispecchiavano piuttosto la dimensione della “vita religiosa” e susciteranno quindi qualche malessere sul campo di missione. A titolo di esempio, si vedano (nel riquadro) alcune norme minuziose di comportamento (d’impronta gesuita) per i novizi, e che ci accompagneranno fino all’alba del Vaticano II.

– Dall’altra parte, l’influsso di Comboni nella formazione era praticamente nullo. Nella seconda bozza delle Regole il nome di Mgr. Francesco Sogaro figura praticamente come fondatore.

– Viene ribadita ulteriormente il valore della vita comunitaria: “Giammai i Missionari, Padri e Fratelli, quando sono mandati in qualche stazione della missione per ivi risiedere, siano abitualmente meno di tre insieme. Piuttosto che mancare a questa Regola si rinunci ad offerta quantunque vantaggiosa ed urgentissima” (n° 36 delle “Regole Comuni”, cioè del Direttorio).

Alcuni Avvisi per Novizi Missionari dell’Africa Centrale” °

1. Levarsi da letto

Al suono della campanella ti metterai a sedere in letto, farai il segno della croce coll’acqua santa; non uscirai dal letto che ben coperto colla veste talare e mentre la indossi reciterai un Pater, Ave e Gloria alla SS Trinità per la perseveranza nella tua vocazione. Indi ti vestirai, ricomporrai bene il letto, ricoprendolo tutto colla coperta, ti laverai e pettinerai, vuoterai il vaso da notte e il catino, etc. recitando il Te Deum ed altre orazioni, e richiamando la meditazione. Procura di portarti alla chiesa qualche minuto prima del suono per adorare Gesù nel SS Sacramento che ti aspetta.

2. Andare a letto

Entrato in camera fa coll’acqua santa il segno di croce, poi recitando qualche orazione levati le calze e i calzoni, indi ben coperto colla veste entra nel letto, e qui seduto levati la veste e il resto degli abiti, indi coricati ben composto colle braccia in croce sul petto, richiama la meditazione e recita le tre giaculatorie: Gesù, Giuseppe e Maria, etc. procurando subito di addormentarti.

C) FINALMENTE UNA REGOLA – LE REGOLE DEL 1895

– Nel 1894, seguendo le istruzioni date da Propaganda, viene elaborato un nuovo testo. Finalmente la trasformazione in congregazione religiosa col nome di FSCJ sarà approvata ufficialmente da Leone XIII il 18.3.1894 e le prime Regole ufficiali (Costituzioni e Regole della Congregazione dei Figli del SS. Cuore di Gesù. Missionari per l’Africa Centrale) approvate il 7.6.1895, per un periodo di 7 anni, “ad experimentum”.

Inclusi nello stesso libretto delle “Costituzioni e Regole” troviamo gli “AVVISI” (non sottoposti all’esame per l’approvazione). Sono norme di carattere pratico e minuzioso che traducono lo stile di vita religiosa tradizionale, fortemente regolato.

Ecco, a titolo di esempio, alcuni “Avvisi” del 1895:

N°1 Dopo l’esame della sera, ciascuno si ritiri subito in camera e sollecitamente si corichi, né la mattina si levi se non al segno della levata.
N°2 Non è permesso senza licenza di entrare nel refettorio, cucina, portineria, officine e scuole se non per necessità di ufficio.
N°3 Non si entri nelle camere altrui senza particolare o generale licenza e senza battere alla porta e sia risposto: Entrate.
N°4 Non si parli senza licenza con esterni e forestieri, salvo però sempre le regole della convenienza.
N°12 Senza licenza non si possono visitare gli ammalati neppure in casa.
N°15 Per modestia e gravità religiosa, nessuno tocchi altri neanche per gioco.
N°21 Nessun tenga libri in camera senza licenza.

  • Alcune caratteristiche delle Regole del 1895

– Schema:

  • 1. Fine e statuti fondamentali della Congregazione
  • 2 Del governo della Congregazione
  • 3 Del Capitolo Generale e delle elezioni
  • 4. Della ammissione e dimissione dalla Congregazione
  • 5. Dei beni temporali
  • 6. Regole comuni
  • 7. Regole particolari per i vari offici della Congregazione
  • Appendice: Feste proprie – Santa Messa – Suffragi dei defunti

– Le Regole del 1895 solo piuttosto di carattere normativo, secondo lo stile dell’epoca, regolando la vita nei minimi dettagli, senza particolari spunti “spirituali”. Queste Regole rispecchiano quelle precedenti stesse dai due formatori gesuiti e vissute a Verona.

Il testo che sembra più “ispirato” è il n° 1 delle “Regole comuni” (Direttorio): “Tutti cerchino e sopra ogni altra cosa il regno di Dio e la sua giustizia, abbandonandosi totalmente nelle mani della Divina Provvidenza, solo intenti a promuovere la maggior gloria di Dio e la salvezza delle anime”.

– Il fine della Congregazione è definito come “dedicarsi interamente alla conversione dei popoli dell’Africa Centrale”.

Nell’insieme, la priorità sembra essere data al governo e all’organizzazione dell’istituto (comprensibile dato il particolare momento storico degli inizi).

Una curiosa sottolineatura: “I novizi, non esclusi i padri, si esercitino in uffici bassi ed umili come scopare la Casa, aiutare il cuoco, lavare le stoviglie, ecc. e in tutte queste cose per esercizio di umiltà e di obbedienza stiano soggetti ai fratelli laici. Si mandino anche qualche volta fuori per la città a domandare la elemosina ma questo si rimetta al giudizio e prudenza del Padre Maestro dei Novizi” (Capo IV, n° 12). NB: Nelle Regole del 1910 non si fa più allusione alla “soggezione ai fratelli laici” (cf. nº 50); in quelle del 1924 non si allude più all’invio dei novizi a chiedere l’elemosina (cf. nº 196); e in quelle del 1958 questo numero non appare più.

D) REGOLE DEL 1910

Dopo il 1° Capitolo Generale nel 1899 e l’elezione del 1° superiore generale, e con il progres­sivo consolidamento del nuovo istituto, P. Vianello presentò a Roma di nuovo le Regole e Pio X diede l’approvazione definitiva il 19.2.1910 (Costituzioni e Regole della Congregazione dei Figli del S. Cuore di Gesù).

Il “DIRETTORIO”, pubblicato separatamente, segue pure da vicino gli “Avvisi” del 1895 ma riorganizzando il materiale. La Prima Parte è la ripresa di alcuni numeri delle “Costituzioni e Regole”. La Seconda Parte presenta le “Norme pratiche e Consuetudini della Congregazione”, in 5 articoli: 1) Avvisi comuni a tutti i membri dell’Istituto; 2) Avvisi per i sacerdoti; 3) Avvisi per gli studenti; 4) Avvisi per i Fratelli Laici; 5) Pratiche spirituali ordinarie.

L’introduzione e la conclusione sono più “spirituali” ma per il resto riprendono quasi alla lettera gli “Avvisi” del 1895.

  • Alcune caratteristiche delle Regole del 1910

Schema:

  • 1. Fine e statuti fondamentali della Congregazione
  • 2. Del governo della Congregazione
  • 3. Del Capitolo Generale e delle elezioni
  • 4. Della ammissione nella Congregazione
  • 5. Della dimissiono dalla Congregazione
  • 6. Dei beni temporali
  • 7. Dei Santi Voti
  • 8. Regole comuni a tutti i membri della Congregazione
  • 9. Regole particolari pei vari offici della Congregazione
  • Appendice: Feste proprie – Santa Messa – Suffragi dei defunti

– Queste Regole seguono da vicino quelle del 1895, nell’organizzazione e materiale del testo, come d’altronde sarebbe da aspettarsi dato che ne sono l’approvazione definitiva. Il testo è un po’ più lungo di quello delle Regole del 1895, in totale 201 numeri (includendo l’appendice).

– Dal titolo sparisce il nome di “Missionari dell’Africa Centrale”. Infatti, il “fine” dell’istituto è quello di “dedicarsi interamente alla conversione dei popoli dell’Africa Centrale e di altri popoli che le venissero affidati dalla Sacra Congregazione di Propaganda Fide” (n°1).

– Viene data più importanza e rilevanza ai Voti con l’introduzione del “capo n° 7” dal titolo “Dei Santi Voti”, riprendendo generalmente il materiale contenuto nel capitoletto “Regole comuni” delle Regole del 1895.

– Il capo VI “Dei beni temporali” viene pure profondamente rivisto.

E) REGOLE DEL 1921 e 1924

La revisione delle Costituzioni e Regole si rese necessaria dopo la pubblicazione del Codice di Diritto Canonico nel 1917. Il nuovo testo ebbe una prima approvazione nella Congregazione Plenaria di Propaganda nel 20.12.1920 (Decreto del 6.1.1921) ed fu riconfermato (speciale decreto del 18.3.1924) dopo la divisione dell’istituto ufficializzata il 27.7.1923: “Nonostante l’avvenuta divisione del suo istituto, il testo delle costituzioni rimane unico quale è stato approvato; soltanto, per i religiosi della congregazione austro-ungarica, dovranno modificarsi materialmente alcuni punti della dicitura (come per es. il “titolo” della congregazione medesima) per adattarli alla stessa, rimanendo invariati, nella sostanza e nella forma, tutti e singoli gli articoli delle regole e costituzioni medesime.”

Nel 1928 fu rivisto ed approvato il Direttorio (“REGOLE E AVVISI”), tenendo conto delle nuove Costituzioni e Regole del 1924. Questo “Direttorio” è articolato in due parti. La Prima è una ripresa di alcuni numeri delle Costituzioni e Regole (nn. 1-95). La Seconda Parte invece offre le “Norme pratiche e consuetudini della Congregazione” (nn. 96-215). In pratica si tratta di una ripresa degli “Avvisi” del 1910, con alcuni cambiamenti nel testo e nell’ordine degli argomenti.

Regole del 1924 – Estratti dal Cap. I, art. 1: “Idea generale dell’Istituto”

N° 1 Il fine di questa congregazione è, non solo di attendere con la divina grazia alla santificazione e perfezione propria, ma con la stessa dedicarsi interamente alla conversione dei popoli dell’Africa Centrale e di altri popoli che le venissero affidati dalla Sacra Congregazione di Propaganda…

N° 2 Questa congregazione è consacrata al Cuore Santissimo di Gesù, al cui spirito di carità, zelo e sacrificio intende uniformarsi, e si chiama col nome di Congregazione dei Figli del Sacro Cuore di Gesù; è posta sotto la speciale protezione della Santissima Vergine Maria Immacolata e di San Giuseppe ed ha per speciale patrono S. Pietro Claver, apostolo dei Neri.

N° 3 La congregazione consta di Sacerdoti ed aspiranti al Sacerdozio e di Fratelli Laici detti anche Coadiutori, e tutti venerino la Congregazione come madre.

  • Alcune caratteristiche delle Regole del 1921/1924

Schema

PARTE PRIMA – COSTITUZIONI

  • CAPO I Statuti fondamentali della Congregazione (1-13)
  • CAPO II Costituzione organica della Congregazione (14-42)
  • CAPO III Del governo della Congregazione (43-147)
    SEZIONE A Del regime capitolare (43-89)
    SEZIONE B Del regime ordinario (90-147)
  • CAPO IV Dell’amministrazione dei beni temporali (148-182)
  • CAPO V Dell’ammissione e della formazione dei membri della Congregazione (183-242)
  • CAPO VI Della vita comune e della carità fraterna (243-256)
  • CAPO VII Dell’uscita e della dimissione dall’Istituto (257-263)

PARTE II – DIRETTORIO PER I MEMBRI DELLA CONGREGAZIONE

  • CAPO I Dei santi Voti (264-280)
  • CAPO II Regole comuni a tutti i membri della congregazione (281-317)

APPENDICE: Feste proprie della Congregazione – Santa Messa – Suffragi dei defunti (318-324)

Nel suo insieme il testo rimane ancora legato a quello del 1910 ma viene spesso rielaborato o rimaneggiato, con cambiamenti di forma e contenuto. Vengono introdotti anche altri materiali che fanno si che il testo si allunga notevolmente (263 n° costituzionali e 57 direttoriali, sia 324 in totale).

– Uno dei testi nuovi è il Cap. VI che tratta “Della vita comune e della carità fraterna” (243-256), un testo particolarmente bello, direi di sapore “patristico” (malgrado la visione “clericale” del rapporto tra Padri e Fratelli). Esso si distacca notevolmente dal tono normativo del resto delle Regole per privilegiare quello più stimolante dell’esortazione. Forse per questo nelle Regole del 1958 il testo viene rilegato al Direttorio.

Una curiosa sottolineatura: tra le “Regole comuni” viene di nuovo ripreso l’invito a frenare il desiderio di partire in missione: “Per lasciare liberi i Superiori nel procurare il maggior bene della Congregazione, i Padri devono frenare il loro desiderio di andare in Missione, disposti, quando fosse volontà dei Superiori, a rimanere in Europa” (n° 310).

Questo numero è stato ripreso dalle Regole del 1910 (vedi n° 130) e quelle del 1958 lo riprenderanno ancora, estendendolo anche ai Fratelli (vedi n° 98). Questo spiega la situazione non rara, fino agli anni sessanta, di avere dei confratelli che non erano mai stati in missione e dei formatori praticamente “a vita”. Per questo i Documenti Capitolari del 1969 diranno (in un testo d’impronta costituzionale): “In forza della vocazione missionaria, ogni membro dell’Istituto si ritenga in dovere di partire effettivamente per la missione, e i superiori, come norma generale, si propongano di invitare tutti in missione, perché non venga a estinguersi in essi il carisma dello Spirito” (p. 26).

Estratti del Cap. VI: Della vita comune e della carità fraterna

… Lo spirito proprio della Congregazione è lo spirito di carità, che tutti li deve unire, come figli attorno al loro padre, il Divin Cuore di Gesù. (243)

Perciò tutti si gloriano del nome di Figli del S. Cuore, si ameranno di vera carità, come fratelli, compa­tendosi a vicenda i loro difetti e mancanze; aiutandosi nei loro bisogni e professando stima e rispetto verso tutti i Confratelli secondo il loro grado: speciali riguardi avranno pure verso i più anziani. (244)

Ciascuno rifugga, come da peste, dallo spirito di critica e di mormorazione, dal riportare parole e giudizi a chi ne andrebbe offeso, dal motteggiare i confratelli, dall’investigare curiosamente i fatti e la condotta altrui… (245)

I Padri tratteranno con amore e benevolenza i loro Confratelli non Sacerdoti, evitando a loro riguardo tratti o modi imperiosi o offensivi, e i non Sacerdoti e Fratelli coadiutori si guarderanno dalla vanità di voler mettersi alla pare con i Sacerdoti o dall’ostentare verso di loro disistima o poco rispetto, anche se avessero qualche difetto. (247)

È dovere del Superiore di avvertire e di correggere tutti i suoi sudditi, Padri e Fratelli, dei loro difetti, sempre con prudenza e mansuetudine, e, in via ordinaria, privatamente. Per il buon ordine e tranquillità delle Case, il Superiore abbia cura che tutti siano convenientemente e sufficientemente occupati, e che ciascuno attenda con impegno al proprio ufficio senza voler ingerirsi in quello degli altri. Nessuno però sia così geloso da ritenere come un’indebita intrusione nel suo ufficio, anche una semplice osservazione che altri con buona intenzione gli facesse in proposito. (251)

I Superiori si guardino dall’assumere un tono di padronanza verso i loro Confratelli; siano verso di loro piuttosto dei padri, tutti trattando con bontà e mansuetudine senza dimenticare all’uopo la dovuta fermezza. Se un Superiore si accorgesse che un Confratello ha qualche cosa verso di lui stesso od altri, procuri che si venga presto al opportune spiegazioni, perché il malumore non perduri o si aggravi, con detrimento del buon andamento della Casa e con scandalo degli altri. Si cerchi da tutti di evitare discussioni od alterchi, specialmente in presenza degli esterni. (252)

Sia adunque in tutti uno studio particolare di concorrer, anche con propri sacrifici, a fare regnare nelle nostre Case e nella Congregazione tutta lo spirito di vera carità. Ciò attirerà le benedizioni e le grazie del S. Cuore su ciascuno di noi e sul nostro Istituto, ci renderà più facile il cammino della perfezione e più concorde e efficace l’opera di evangelizzazione e ci farà pregustare, pur tra le fatiche e le pene di questo esilio, un saggio delle delizie celesti. (254)

F) REGOLE DEL 1958

Nel 1958, per richiesta del VIII Capitolo generale del 1953, fu fatta una nuova revisione delle Costituzioni, che sarebbe approvata dalla Santa Sede il 21.6.1958, per un decennio. Fu fatta pure la revisione del Direttorio, approvato nel 1963.

  • Alcune caratteristiche delle Regole del 1958

Schema – PARTE I

  • CAPO I Natura e fine della Congregazione (1-3)
  • CAPO II I membri della Congregazione (4-12)
  • CAPO III Ammissione dei membri nella Congregazione (13-56)
  • CAPO IV Professione temporanea (57-67)
  • CAPO V Professione perpetua (68-73)
  • CAPO VI Vincoli della vita religiosa (74-101)
  • CAPO VII Pratiche di pietà e feste della Congregazione (102-109)
  • CAPO VIII Santa Messa e suffragi per i defunti (110-115)
  • CAPO IX Uscita e dimissione dalla Congregazione (116-128)

PARTE II – Regime della Congregazione

  • CAPO I Costituzione organica della Congregazione (129-134)
  • CAPO II Regime ordinario della Congregazione (135-155)
  • CAPO III Capitolo Generale (156-219)
  • CAPO IV Superiore Generale (220-222)
  • CAPO V Consiglio Generale (223-230)
  • CAPO VI Vicario Generale (231-232)
  • CAPO VII Procuratore Generale (233-236)
  • CAPO VIII Segretario Generale (237-242)
  • CAPO IX Economo Generale (243-248)
  • CAPO X Prefetto Generale per la formazione (249-254)
  • CAPO XI Superiori Regionali (255-268)
  • CAPO XII Consiglieri ed Economi Regionali (269-278)
  • CAPO XIII Superiori locali (279-294)
  • CAPO XIV Maestro dei novizi (295-309)
  • CAPO XV Padre spirituale (310-314)
  • CAPO XVI Consiglieri ed economi locali (315-319)

PARTE III – Formazione

  • CAPO I Formazione dei membri della Congregazione (320-387)
  • CAPO II Scuole Apostoliche (388-408)
  • CAPO III Fratelli Coadiutori (409-416)

PARTE IV – Vita missionaria

  • CAPO I Autorità religiosa (417-422)
  • CAPO II Autorità ecclesiastica (423-433)
  • CAPO III Relazioni tra autorità ecclesiastica e autorità religiosa (434-448)
  • CAPO IV I missionari (449-460)

PARTE V – Beni temporali

  • CAPO I Beni temporali della Congregazione e regole generali di amministrazione (461-478)
  • CAPO II Beni temporali nelle missioni (479-501)

Obbligo delle Costituzioni (502-506)

Il testo delle precedenti Costituzioni e Regole del 1924 è stato ampiamente rivisto nella forma (più articolato, in ordine diverso e con numeri più corti) e nel contenuto, anche se lo stile è sempre quello accentuatamente normativo. Il materiale è stato rimodellato, anche se c’è una continuità nella sostanza. Si tratta di un testo assai più lungo (506 numeri).

Generalmente prevale la focalizzazione sulla “consacrazione religiosa” ma la priorità della missione non sembra dimenticata: “Se in qualche caso particolare ci fosse collisione tra un obbligo imposto dalla vita missionaria e un obbligo imposto dalla vita religiosa, si anteponga il primo” (nº 448).

Alcune curiosità: Il soggetto più nominato è il “SUPERIORE GENERALE” (appare in 121 numeri), seguito dal “SUPERIORE REGIONALE” (80). In total il “SUPERIORE”, nelle diverse accezioni, appare 377 volte.

– Il RELIGIOSO appare 71 volte e il MISSIONARIO 37. La CONGREGAZIONE appare 115 volte, l’ISTITUTO 25 volte e le MISSIONI 65 volte.

Il verbo più frequente è FARE (in 76 numeri), seguito da DOVERE (49) e POTERE (42).

L’aggettivo più usato è GRAVE (37), seguito da PARTICOLARE (31) e NECESSARIO (30).

– Altre parole significative: diritto (39), osservare/osservanza (32), norma (31), disciplina (27), autorità (24), permesso/permettere (20), obbligo/obbligare (20), licenza (19), ordine (19)…
Ed ancora: Sacro Cuore (10), Dio (7), Maria (Immacolata) (7), Gesù Cristo (6), S. Giuseppe (4), Spirito Santo (2), Africa (1); carità (12), Amore (10), grazia (5), misericordia (1); obbedienza (14), povertà (11), Castità (8).

Un esempio del ruolo giocato dalla dimensione giuridico-disciplinare è l’importanza accordata al cosiddetto “ordine di precedenza tra i membri” della Congregazione che appare al nº 6.
Un altro esempio di “scrupolosità religiosa”: “Per gravi ragioni, riconosciute dai Superiori Maggiori e solo per il tempo necessario, l’abito religioso potrà sostituirsi con un altro che dovrà però essere sempre serio e modesto e, possibilmente, conforme a quello del clero secolare della regione” (nº 11).

Sull’obbligo delle Costituzioni si dice: “Ogni religioso deve amare le costituzioni e praticarle con la più grande esattezza e fedeltà, considerandole come espressione del divino volere a suo riguardo…” (nº 505).

Insieme con le Costituzioni troviamo in appendice le “NORME E CONSUETUDINI” di ordine liturgico, riviste e adattate. In queste Norme troviamo diversi riferimenti a Mons. Comboni:

– Il 10 ottobre è la “Festa del Comboni. Alla fine delle vacanze, è buona occasione questa per una commemorazione comboniana”. “Viene scelta questa data per fare la solenne commemorazione annuale di Mons. Comboni… Ove si credesse o la si trovasse cosa pratica, si potrebbe unire la festa del Superiore alla commemorazione comboniana. La liturgia del giorno permette di celebrare una messa votiva, ad es. “Pro fidei propagatione” oppure “De Spiritu Sancto” o “SS.mi Cordis Jesu”.

Si commemora il giorno della Festa di Comboni (10 ottobre) e della sua nascita (15 marzo) durante la Messa e in refettorio (Deo Gratias);

– Il giorno della Festa (10 ottobre), c’è vacanza dalla scuola;

– Ogni domenica sera (durante la benedizione del Santissimo) si fa la preghiera per la beatificazione di Mons. Comboni.

G) DIRETTORIO 1963

– Il nuovo Direttorio fu esaminato dalla S. Congregazione De Propaganda Fide e dichiarato conforme alle nuove Costituzioni del 1958, con lettera in data 8 aprile 1963. Nella lettera di presentazione del Direttorio, P. Gaetano Briani cita Giovanni XXIII (discorso del 8.2.1963): “A qualcuno, talora, potrà sembrare severo questo codice di prescrizioni; si rompa la dura corteccia; sotto vi si troverà un frutto dolcissimo”.

– In questo Direttorio si respira uno “spirito” diverso: troviamo delle motivazioni spirituali e evangeliche, citazioni scritturistiche e… comboniane! Anche le regole vengono riprese in uno stile più propositivo.

Nel Cap. IV, sulla Carità Fraterna, viene ripreso e rielaborato il Cap. VI delle Regole del 1924 (sula vita comune e carità fraterna), togliendo il riferimento al rapporto (conflittuale?) Padri – Fratelli: “I Figli del Sacro cuore riconoscono che lo spirito della Congregazione è lo spirito di carità fraterna che tutti li deve unire attorno al loro Padre, il divin Cuore di Gesù” (nº 141).

– Alcuni numeri del Cap. I, sulla “Natura e fine della Congregazione”, sono particolarmente interessanti per il primo riferimento a Comboni come Fondatore nelle Regole.

Direttorio del 1963 – Estratti del Cap. I – Natura e fine della Congregazione

Nº 6 La Congregazione dei Figli del Sacro Cuore di Gesù è l’“Istituto Missioni Africane di Verona”, fondato da Mons. Daniel Comboni nel 1867 e trasformato in congregazione religiosa nel 1885.

Nº 7 (Oltre il titolo ufficiale) si possono usare denominazioni popolari come “Missioni Africane di Verona” e “Missionari Comboniani”.

Nº 13 Siano tutti animati da zelo ardente e spirito di sacrificio per la salvezza delle anime, memori dell’esempio e delle parole di Mons. Daniele Comboni: “Il patire per Gesù e guadagnarli anime è la più grande risorsa del cuore del missionario”; “Io sono disposto a tutto soffrire per la Sua gloria”; “Io sono felice nella croce che portata volentieri per amore di Dio genera il trionfo e la vita eterna”.

2.2 Il travaglio del ritorno alle origini 

L’attuale RV è il risultato di una lunga e faticosa rielaborazione, fatta dopo il Concilio Vaticano II, che aveva chiesto agli istituti religiosi di rivisitare il proprio carisma per adeguarlo maggiormente alle “sorgenti evangeliche e carismatiche” e agli orientamenti conciliari. Ciò ha portato forti novità, a livello d’articolazione dei testi e dei contenuti.

Naturalmente c’è da chiedersi se il rinnovamento dei testi è stato accompagnato da una vera riappropriazione dell’esperienza carismatica. In effetti, alcuni studiosi della vita religiosa parlano di un “rinnovamento incompiuto”.

Nel nostro Istituto c’è stato un vero ed entusiasta sforzo di riscoperta del Comboni. Difatti, fino agli anni ‘50/’60, l’influsso di Comboni nel processo formativo era stato poco rilevante, e nei primi tre decenni della nostra storia non era nemmeno ritenuto di fatto il “Fondatore” dell’Istituto (religioso), anche se a livello di Propaganda Fide Comboni ha sempre figurato tale. In questo contesto, il ruolo di Fondatore è stato svolto dal “Cuore di Gesù”, ritenuto “nostro Padre e Fondatore”. Il Sacro Cuore era il punto di riferimento per il carisma comboniano e per i valori proposti nella formazione. Eravamo “Figli” del Sacro Cuore di Gesù.

La controversia tra i Gesuiti a Verona e Mgr. Sogaro successore di Comboni, le difficoltà nei rapporti tra il gruppo dei primi “religiosi” formati dai Gesuiti a Verona e i missionari del Comboni sul campo di missione, da una parte; e l’ombra del dubbio gettato sul carattere di Comboni dalla controversia con i camilliani, dall’altra, avevano indebolito il ruolo di Comboni nella vita del nuovo istituto. Sarà grazie agli sforzi dei padri Meroni e Vignato e dopo la pubblicazione della biografia di Comboni scritta da Mons. Grancelli che questi dubbi furono dissipati, permettendo l’introduzione della causa di beatificazione del “primo nostro fondatore”, nel 1927, da P. Meroni (vedi Lettera circolare n° 11 del 19.3.1928).

Nelle 53 lettere circolari dei nostri superiori generali fino al 1956, troviamo in 41 lettere un riferimento esplicito al Cuore di Gesù (+ 3 impliciti nel nome FSCJ), di cui due sono sulla devozione al Cuore di Cristo. Comboni viene citato solo in 9 lettere, di cui tre sono specifiche su Comboni: due sulla Causa (P. Meroni nel 1927 e P. Vignato nel 1937) ed una in occasione del 75° anniversario della sua morte (P. Todesco nel 1956).

Così si esprime P. Angelo Colombaroli, primo superiore generale, riguardo alle nostre origini: La nostra condizione come religiosi era quella degli orfani, mentre non avevamo chi ci fosse Padre nel vero senso nel quale un Fondatore è Padre della religiosa famiglia da lui costituita ed informata. E fu veramente per divina disposizione che il Rev. P. Asperti di venerata memoria, in vista appunto della nostra condizione di orfani, ci volle affidati in modo speciale al Cuore santissimo di Gesù, coll’imporci il nobile nome di suoi Figli. Egli volle che noi pure avessimo un Padre…” (circolare n° 3, del 7.6.1903).

P. Antonio Todesco riprende questa visione di P. Colombaroli nella sua circolare del 28.10.1955 e chiama il Cuore di Gesù nostro “Padre e Maestro”. In conseguenza, in questa lettera indirizzata ai responsabili della formazione sui nostri valori caratteristici (carità fraterna, zelo apostolico e spirito di sacrificio), partendo dalla Regola n° 2 delle Costituzioni, dice: “Leggiamo nelle nostre Costituzioni: ‘Questa Congregazione è consacrata al Cuore SS. di Gesù, al cui spirito di carità, zelo e sacrificio intende uniformarsi’ (Reg. 2). Ecco il punto di partenza e il fondamento della formazione di tutti noi…”

2.3 Come è nata l’attuale Regola di Vita

Ecco alcuni cenni storici sulla stesura della nostra attuale Regola di Vita.

a) I documenti Capitolari del 1969 sostituirono totalmente e pienamente le Costituzioni del 1958 e il Direttorio del 1963, per un decennio, cioè fino all’entrata in vigore della Regola di Vita nel 1979. Inizialmente era prevista la stesura delle nuove Costituzioni nel Capitolo del 1975 ma questa è stata rimandata al 1979, in attesa che fosse ratificata la riunificazione dell’Istituto (decisa dai due istituti riuniti in Capitolo in sessione congiunta nel 1975, ratificata da un referendum e sancita dalla Santa Sede il 22.6.1979, festa del Cuore di Gesù, con il nome MCCJ).

b) Un primo abbozzo dell’attuale Regola di Vita fu preparato da una commissione mista e inviato ai membri dei due istituti (FSCJ e MFSC). Le numerose osservazioni pervenute, dovutamente vagliate, costituirono uno “strumento di lavoro” che i capitolari dei due istituti esaminarono e discussero nel Capitolo Speciale del 1979. Secondo il desiderio della maggioranza, le Costituzioni e Direttorio sono stati messi insieme, dato che le norme direttoriali erano una spiegazione o applicazione pratica delle Costituzioni.

c) Le nuove Costituzioni elaborate dal Capito del 1979 furono approvate dalla S. Congrega­zione per l’Evangelizzazione dei Popoli (SCEP) il 5.2.1980 ed entrarono in vigore il 13.6.1980, festa del Cuore di Gesù, ad experimentum, secondo le disposizioni della Chiesa, fino al Capitolo seguente (1985).

d) L’edizione definitiva ed attuale della RV (1988) fu approvata dalla Santa Sede il 3.12.1987. Il testo fu rivisto e aggiornato secondo le indicazioni del Capitolo del 1985, del nuovo CIC (1983) e della SCEP (vedi lettera del CG del 10.6.1988).

3. Una Regola di Vita che profuma di Vangelo!

Per molti versi, la nostra RV ha anticipato i tempi ed è stata innovatrice. Ma conserva tuttora la sua “freschezza”, dovuto allo stretto legame con le nostre sorgenti evangeliche e carismatiche. Potremmo dire che essa è un “tesoro nascosto” che non abbiamo saputo sfruttare, per cui qualcuno diceva che “non ci meritiamo la RV che abbiamo”. Questo “sogno” o “ideale” del Comboniano finì, per certi versi, nell’oblio del fondo di qualche cassetto del nostro tavolo di lavoro e della nostra mente. Ecco perché il Capitolo, prendendo coscienza di questa realtà, ha invitato l’istituto a “recuperare la RV” (AC 31).

3.1 Il perché di una “Regola”

In ogni nuova esperienza carismatica, dopo una iniziale fase “a-nomica”, arriva “l’ora della Regola” dove si fissa la “novità” della nuova “forma vitae”. È una condizione per la sua sopravvivenza. Altrimenti rischia di sparire con la morte del Fondatore o dei primi testimoni in cui il nuovo carisma si era incarnato. La “lettera” (la regola) offre allo “spirito” (il carisma) un “corpo” e quindi consistenza e continuità. Lo “spirito” (carisma) offre alla “lettera” (la regola) un’ “anima” e quindi la vivifica e rinnova costantemente.

La “Regola” è frutto e dono particolare dello Spirito, tale come l’esperienza carismatica. Il Carisma “rivela” un aspetto del mistero di Cristo per l’edificazione della Chiesa “Corpo di Cristo” e il potenziamento della sua missione nel mondo. La Regola cerca di cogliere il nocciolo ed interpretare nella vita questa “rivelazione” per renderla accessibile ad altri, dargli una visibilità nella Chiesa e garantire la sua continuità nel tempo. Attorno la Regola cresce il Carisma, arricchito dall’esperienza di altri “chiamati”. Essa è il garante della comunione e fedeltà, in quanto catalizzatore dell’identità carismatica, e un salva­guarda contro eventuali “smarrimenti”, in quanto punto di riferimento continuo per il discernimento nelle scelte da fare.

Ecco come il claretiano P. Santiago Mª González conclude il suo studio recente sulla nostra RV:

“Dall’esercizio appena compiuto, si prova l’utilità e valore di questa Regola. Un grande studioso, contemplando la Regola benedettina, formulava dei pensieri applicabili all’esempio in esame. Come il virgulto si avvolge dolcemente intorno all’asse vicino, di cui fa il proprio centro, e si appoggia su di esso per salire, così l’essere umano che tende verso Dio va e viene con lucida libertà intorno alla regola di vita che si è dato. Ogni persona, ogni comunità, come ogni pianta, usa questo supporto nel suo modo, unico ed inventivo. Tuttavia, allo stesso modo della pianta che cresce, la vita umana, individuale e comunitaria, per elevarsi ha bisogno di una regula tale da dirigere e sostenere la sua ascesa, dalla quale non si allontana, se non per ritornarvi, e che con la sua direzione la preserva dall’incostanza e dal rilassamento” (A. DE VOGÜÉ, La comunità. Ordinamento e spiritualità, Praglia 1991, 89).

3.2 Alcune caratteristiche della nostra RV

a) Riguardo al contenuto

1) La nostra RV si presenta particolarmente ricca, dal punto di vista biblico ed ecclesiale, teologico e spirituale, carismatico e missionario… è stata molto apprezzata dalla Propaganda Fide (vedi lettera di approvazione della Santa Sede del 5.2.1980, ‘eccezionalmente’ prodiga in elogi!), così come da altri istituti.

– Troviamo 273 note a piede pagina. Oltre le ‘fonti comboniane’ (68 volte), vengono citati 22 documenti ecclesiali (circa 250 volte, di cui un centinaio dal CIC) e 20 libri della Scrittura, quasi tutti del NT (116 volte, di cui 45 dai vangeli, 45 dalle lettere di Paolo e 14 dagli Atti). Potremmo dire che la nostra RV, profondamente radicata nella tradizione ecclesiale ed intessuta di riferimenti biblici… profuma di Vangelo!

2) Una delle novità della nuova RV è il fatto di aver dato un ampio spazio alla descrizione del carisma del Fondatore come punto di partenza. La Parte Prima della RV (nn. 1-19, sul Fondatore e l’Istituto) diventa così l’elemento “ispiratore” di tutta la RV ed offre gli elementi essenziali della spiritualità missionaria comboniana, delineata e concretizzata lungo il documento.

– Il nome di Comboni è menzionato 19 volte nella RV e quello del Fondatore 28 volte, in netto contrasto con le Costituzioni precedenti. Infatti il nome di Comboni appare soltanto nelle “Norme e Consuetudini” allegate alle Regole del 1958.

3) Un’altra novità è lo spirito di “fraternità” che pervade tutto il documento. Si sottolinea quanto accomuna sacerdoti e fratelli e per questo la terminologia di “fratello/i” viene usata 22 volte come sinonimo di “confratello/i” (19 volte).

– La vocazione specifica del fratello è vista sotto la nuova prospettiva della “ministerialità” e presentata in termini molto luminosi: “… il fratello (è) un ministro che rivela Gesù Cristo” (RV 61). Siamo molto lontani dalla mentalità clericale delle Costituzioni del 1958 che dicevano: “I fratelli, come coadiutori e cooperatori del sacerdote, riconoscano di dover dipendere in ogni cosa dai Padri, come a loro superiori” (n° 411).

4) La RV appare tuttora attuale. P. Manuel Augusto, in una recente riflessione sulla RV (Epifania 2012), parla di “una esperienza che ci sorprende”: ogni volta che apriamo questo libretto, il testo ci appare sempre attuale, non ha perso il suo vigore con il passare del tempo (in contrasto con certi documenti capitolari, commenta P. Manuel Augusto!). Esso illumina le questioni di ieri ed oggi e ci sfida conducendoci all’essenzialità. Questo non toglie che la RV possa “crescere” ulteriormente con i nuovi apporti, specie della riflessione ecclesiale.

5) Un altro aspetto che risalta dalla RV è la luminosità ed impatto nella sua sobrietà. Dice ancora P. Manuel Augusto: “la parola della RV è una parola chiara, forte, indicativa e rispettosa senza compromettere la verità”, che ha il sapore della “parola viva, efficace e penetrante” di cui parla l’autore della lettera agli Ebrei (4,12), in contrasto con certe nostri discorsi, molto “liquidi”, sulla sequela e la missione.

b) Riguardo alla forma

1) Il documento privilegia l’uso della terza persona del singolare, mettendo come soggetto il “missionario” (197 volte), il “comboniano” (49 volte), il “missionario comboniano” (15 volte). Troviamo anche la terza persona del plurale, seppure con meno frequenza: i “missionari” (52 volte), “missionari comboniani” (13). Ma il plurale “comboniani” appare solo 2 volte e “l’istituto comboniano” 3 volte. Invece il soggetto collettivo “istituto” e i suoi “membri” appare circa 250 volte, e “fratello/i” e “confratello/i 41 volte. Non appare mai il soggetto in prima persona plurale (noi) e troviamo una sola volta l’aggettivo possessivo “nostro” (RV 105.3).

2) è interessante notare che il sostantivo “religioso/i” appare una sola volta (RV 39.3) e l’aggettivo (riferito a comunità o casa, vita, stato, consacrazione, professione, istituto) appena 12 volte. Si sottolinea chiaramente la dimensione missionaria dell’istituto piuttosto che quella religiosa.

– In cambio, nelle nostre Costituzioni del 1958 si usa più spesso il sostantivo e l’aggettivo “religioso/i” (più di un centinaio di volte), piuttosto che quello di “missionario/i” (una cinquantina di volte).

RICORRENZA DI PAROLE
nella Regola di Vita

Missionario (i) 354

Superiore (i) 311

Provincia/le Delegazione 306

Istituto 281

Comunità (tario) 271

Chiesa (ecclesiale) 138

Gesù-Cristo Signore 132

Dio-Padre-Trinità 105

Comboniano (a)(i) 103

Servizio (servire) 86

Missionaria (rie) 82

Formazione 65

Preghiera-contemplazione 60

Vocazione (nale) 52

Obbedienza-Obbedire 51

Popolo (i)) 48

Evangelizzazione 46

Responsabilità 46

Autorità 44

Animazione missionaria 42

Voti (religiosi) 37

Testimonianza 35

Africa (ani) 35

Cristiano (a) (s) 35

Povertà 34

Mondo 34

Costituzioni 33

Economia – economico 33

Fondatore 30

Missione 29

Consacrazione 29

Comboni 28

Vangelo-Buona Notizia 25

Formatori – formare 24

Studio -studiare 24

Uomo 23

Parola (di Dio) 22

Sacerdote (tale) 22

Collaborazione 22

Carisma 21

Amore 20

Sacro Cuore 17

Povero 17

Castità 17

Evangelizzatore (trice) 16

Discernimento 16

Gente 16

Salvezza – salvare 14

Carità 12

Annunzio 11

Proclamare (zione) 11

Croce 10

Vita Consacrata 10

Solidarietà 10

Popolo di Dio 9

Amicizia 9

Eucaristia 8

Regno di Dio 8

Consigli evangelici 8

Libertà 8

Religioso (a) 7

Governo 7

Spirito Santo 6

Apostolato 6

Sacrificio 6

Gioia 6

Giustizia 6

Consacrato (a) 5

Sofferenza – dolore 5

Vergine Maria 4

Apostolico 4

Spiritualità 4

Buon Pastore 3

Paziente (ente) 3

Speranza 2

San Giuseppe 2

Annunciare 2

Apostolo (li) 2

Ripreso da un articolo di
P. Rafael González

3) La RV usa sempre l’indicativo, evitando accuratamente l’imperativo. Ciò fa risaltare la dimensione descrittiva e propositiva di “ideale” piuttosto che l’aspetto legalista o moralista.

– Il contrasto con le Costituzioni del 1958 è anche qui eclatante. Infatti, il documento privilegia l’imperativo, o il congiuntivo e il futuro, e la terminologia è di carattere quasi esclusivamente normativo. Naturalmente la RV, oltre ad essere la nostra “Vita” come ideale e quindi ad esercitare un certo fascino, è anche una “Regola” che richiede un impegno da parte nostra.

4) La scelta del nome “Regola di Vita” vuole in qualche modo smorzare la dimensione “normativa” richiamata dalla “Regola”, per sottolineare la dimensione di “strumento di crescita” carismatica (AC 31), evocata nel suo collegamento con la “Vita” e il Vangelo (la “Regola di Vita” del cristiano). Questo le dà una veste di certa “freschezza” e perennità.

– Ancora una volta il contrasto con il testo delle Costituzioni del 1958 è patente. Mentre la RV si muove nell’ambito dell’ideale evangelico, obiettivo di vita di ogni comboniano (cioè il suo “specchio” ideale), le Costituzioni del 1958 hanno come paletti categorie come: si può/non si può, diritto/dovere, proibito/permesso, obbligo/lecito, delitto/pena, grave/gravissimo… Assai più lungo (con 506 numeri, mentre la RV ne ha 175), il testo è molto dettagliato e circostanziale, e quindi potenzialmente effimero e obsoleto.

3.3 Un tesoro da riscoprire!

Credo che siamo tutti più o meno coscienti dell’utilità ed importanza di una “Regola” per la sopravvivenza e fecondità del carisma. Voglio sperare che siamo convinti pure della ricchezza ed attualità della nostra RV come depositaria privilegiata del nostro patrimonio carismatico. Dall’altra parte, constatiamo pure che la nostra RV è spesso trascurata, caduta nell’oblio del fondo di un cassetto o impoverita su uno scafale. Si tratta di un tesoro da riscoprire! In che modo “recuperare” la RV?

1) Prima di tutto, sottolineando la sua dimensione carismatica. L’impatto della RV viene dalla sua capacità di “riallacciarci all’esperienza fondante”, di essere una sintesi del nostro patrimonio spirituale.

2) Un autentico “recupero” della RV sarà possibile solo se arriveremo a riappropriarci del suo “filone mistico-contemplativo”. In effetti, ogni Regola è un ruscello che proviene dalla sorgente del Vangelo ed è segno delle vestigia Christi. Per questo gli AC’09 (al n° 20), per vivere la nostra spiritualità, invitano a “porre al centro della nostra vita la Parola di Dio, la vita e gli scritti di S. Daniele Comboni, la RV, la tradizione dell’Istituto…”.

3) Per questo conviene che la parte costituzionale conservi il suo carattere di sobrietà, che rievoca e riassume l’essenziale, in forma espressiva e selettiva, in modo da facilitare pure la memorizzazione. Un ricordo senza forma facilmente si perde! Ha bisogno di essere ancorato a delle parole forti, concise ed incisive. Per questo alcuni sono piuttosto contrari a mettere insieme la parte costituzionale con quella direttoriale. Sono testi designali. Nel “Direttorio” predomina l’estensione e il secondario, spesso formato da materiale cestinato per accontentare tutti quanti, come dice ancora il padre claretiano Santiago González.

4) Infine, bisogna dire che non ci sarà un “recupero” o “riappropriazione” della RV senza una più grande familiarità con essa. E le proposte concrete offerte dal n° 31 degli AC’09 sarebbero più che sufficienti per un ritorno fecondo alla RV, se prese sul serio!…

4. Uno sguardo d’insieme alla nostra RV

Ci limiteremo a qualche accenno alle differenti parti della RV, come introduzione ad uno lavoro personale di approfondimento sulla parte costituzionale.

4.1 PARTE PRIMA – Il carisma del Fondatore e l’Istituto Comboniano

Cioè il nostro identikit

Oggi più che mai, nella confusione in cui ci troviamo a vivere, se non sappiamo “chi siamo” siamo destinati a “disperderci” e “perderci”, inseguendo mode o correndo dietro le urgenze!… Ci vogliono dei punti fermi! Li troviamo nella RV (Costituzioni), nostra carta d’identità, nostro identikit.

Se ci specchiamo nella prima parte della RV, in particolare, ritroviamo il nostro vero volto, un volto giovane, bello, il “sogno” di Dio e di Comboni su di noi. Magari ci troviamo pieni di rughe, storti e malandati, per l’usura degli anni e delle nostre debolezze, ma guardandoci lì ritroviamo la nostra bellezza originaria. E possiamo rifare il look!…

A) CARISMA DEL FONDATORE

La Sezione Prima sul CARISMA del Fondatore ci presenta la nostra IDENTITÀ carismatica (come grazia e come impegno!), la nostra essenza, il nostro talento particolare, la nostra eredità, il nostro modo di configurarci a Cristo, le radici di cui riceviamo la linfa vitale. Essa ispira il nostro particolare stile di vita, dà una impronta particolare alla nostra vita comunitaria e nutrisce e caratterizza il nostro zelo apostolico. Si tratta delle nostre RADICI, della nostra dimensione mistica, INTERNA, profonda, cioè dell’ESSERE!…

B) ISTITUTO COMBONIANO

La Sezione Seconda sull’ISTITUTO Comboniano invece riguarda la nostra configurazione esterna, la nostra APPARTENENZA, quello che ci caratterizza come “Organismo”, come “Famiglia”, in rapporto con il Corpo della Chiesa in cui siamo inseriti, con la Missione che ci è propria e con il Mondo in cui operiamo. Ci offre la nostra identità ecclesiale e sociale. Si tratta di precisare il tipo di ALBERO che siamo, di entrare in rapporto con il TERRENO in cui siamo piantati, e il tipo di FRUTTO che si aspetta da noi. Riguarda quindi l’interazione con l’ESTERNO, la sua visibilità, cioè il suo OPERARE!…

Piste di approfondimento
Parte Prima della Regola di Vita – n° 1-19

Il Fondatore e l’Istituto

1. Leggere attentamente la Parte Prima (sezioni I e II) della nostra Regola di Vita (numeri costituzionali).

2. Scegliere per ogni sezione (Carisma del Fondatore e Istituto Comboniano) un numero che ti sembra più interessante, significativo o evocativo, giustificando la scelta. Trova una corrispondenza negli Scritti di Comboni.

3. Segnala un numero costituzionale per ogni sezione che ti sembra più problematico, dicendo la ragione (ignorato? difficile? idealizzato? problematico? da cambiare?…).

4. Partendo da questi 19 primi numeri (costituzionali) della RV e dalla tua esperienza, presenta una breve “definizione” del comboniano.

4.2 PARTE SECONDA
– L’Istituto, Comunione di Fratelli Consacrati al Servizio Missionario

Cioè, la nostra vita di CASA e di FAMIGLIA:
Come viviamo, dove abitiamo, come ci nutriamo!…

Questa Parte Seconda la vedo intimamente collegata con la Prima Sezione della Parte Prima (Carisma del Fondatore). Si tratta di precisare il nostro ESSERE (stile e forma di vita e spiritualità).

E’ importante curare la vita “interna”, cioè la nostra INTIMITà, la vita di CASA, lo spirito di FAMIGLIA, se vogliamo che la nostra azione (servizio missionario) sia testimonianza che trabocca da una pienezza di Vita sperimentata “dentro”. Altrimenti l’apostolato diventa FUGA e, alla lunga, ci svuota e diventa… vuoto! Ecco perché questa Parte Seconda ci presenta la Vita Consacrata (Sezione I), la vita comunitaria (Sezione II) e la Vita di Preghiera (Sezione III).

É importante, in particolare, SENTIRSI A CASA nella nostra comunità! Per questo mi sa che abbiamo bisogno di investire di più nel coltivare lo SPIRITO DI FAMIGLIA per avere un ambiente di fiducia e di GIOIA!

Riguardo alla vita comunitaria, bisogna evitare due estremi: l’idealizzazione (pretendere “il cielo sulla terra”) e la colpevolizzazione (lamentarsi continuamente della “comunità che non c’è”). L’ideale non è reale e diventa facilmente una gabbia. La lamentela può essere una bella scusa per “lavarsi le mani” (per non dovere “lavare i piedi dei fratelli”!). Lo spirito di famiglia ci sarà nella misura in cui i membri di una comunità, superando l’egocentrismo con la tentazione di idealizzare, di colpevolizzare e di lasciarsi andare a inutili lamentele, daranno il proprio contributo per il bene della comunità. Accettando l’imperfetto, cioè l’ideale possibile!…

Piste di approfondimento
Parte Seconda della Regola di Vita – Sezioni II e III – n° 36-55

VITA COMUNITARIA e VITA DI PREGHIERA

1. Leggi attentamente le due sezioni (Vita comunitaria e Vita di Preghiera, solo i numeri costituzionali).

2. Scegli due o tre numeri (della Vita Comunitaria o della Vita di Preghiera) che ti sembrano più rilevanti o significativi in questo momento particolare della tua vita.

3. Confronta questi numeri che hai scelto con qualche numero dei Documenti Capitolari (vedi il doc. sulla Spiritualità) che riguardano direttamente o indirettamente i nn° della RV scelti.

4. Fa l’esercizio di elaborare un riassunto di quello che secondo te dovrebbe caratterizzare la Vita Comunitaria Comboniana o la Vita di Preghiera del Comboniano.

4.3 PARTE TERZA – Il Servizio Missionario dell’Istituto 

Sezione Prima: EVANGELIZZAZIONE

Cioè la nostra PASSIONE e fecondità apostolica!

La Parte Terza, sul servizio missionario dell’Istituto, a mio parere, si collega particolarmente con la Seconda Sezione della Parte Prima (Istituto Comboniano). Dopo aver considerato il nostro ESSERE interno (Parte Seconda), adesso si presenta la fecondità dell’essere nell’OPERARE all’esterno.

Si tratta del FRUTTO particolare (Missione specifica) che decolla dal nostro speciale carisma (Sezione I: Evangelizzazione), così come del SEME che moltiplica il tipo di albero e lo fa perdurare nel tempo (Sezione II: Animazione Missionaria) e il processo di SVILUPPO (Sezione III – Cap. I: Formazione di Base) e di MATURAZIONE (III Sezione – Cap. II: Formazione Permanente).

Ecco come il padre claretiano Santiago González commenta la Parte Terza della nostra RV sull’Evangelizzazione.

La prima sezione (RV 56-71) presenta una ricchezza straordinaria, già percettibile nel numero di apertura. Si ripete la parola evangelizzazione, che però non corrisponde a girare sullo stesso argomento. Dalla frase iniziale abbiamo una sintesi fulminante. “Lo Spirito del Signore fermenta e trasforma i popoli.” (LG 17) In simultanea, si affacciano soggetti e contesto. Accanto al primato dello Spirito, si contrasta l’efficacia della sua opera e l’universalità del coinvolgimento.

Dalla storia di salvezza si riceve l’indicazione per l’approccio fondamentale. “Il comboniano scopre i valori culturali e religiosi dei popoli, rispetta la loro coscienza e le loro convinzioni continuando il dialogo instaurato dal Verbo di Dio nell’Incarnazione e nel Vangelo. Il dialogo viene così assunto come norma dell’attività evangelizzatrice.” (cfr. ES 41) Incontro segnato dal rispetto e libertà che Dio stesso ha manifestato quando si è comunicato all’uomo. Andando fino alla profondità di assumerne la natura in suo Figlio. L’avvicinamento graduale non si corrisponde a rimandi senza fine. “Il comboniano, non appena percepisce che l’ora della grazia è venuta, annuncia chiaramente e inequivocabilmente il mistero di Gesù di Nazaret, Figlio di Dio.” (cfr. EN 22)

Compaiono inequivoci due tratti dell’identità comboniana. Globale sia nell’ampiezza quanto nel destino, riemerge la solidarietà. Era chiave di lettura per motivare la vita povera del consacrato. Adesso modella e avvolge il servizio apostolico. “Nella sequela di Cristo il missionario è solidale con la vita, il lavoro e il cammino del popolo.”

Altra peculiarità si duplica. “In particolare, per il legame che esiste tra evangelizzazione e promozione umana, il fratello è chiamato a dare un contributo specifico alle attività che favoriscono lo sviluppo dell’uomo. La comunanza di competenza, impegno e fatica, generano una solidarietà con il popolo facendo del fratello un ministro che rivela Gesù Cristo.” Il rapporto che intercorre tra impianto del Vangelo e sviluppo umano rimane costante dall’esortazione “Evangelii nuntiandi” (cfr. nn. 29-32), sembra invece assai difficile che altro testo in costituzioni religiose illumini con altrettanta schiettezza e intensità la vocazione del fratello.

L’accento poggia di preferenza sul collettivo. Specialmente quando minaccia una deriva gerarchica. “Nel lavoro missionario è di primaria importanza scoprire e promuovere i doni e i ministeri, anche nuovi, suscitati dallo Spirito nelle comunità cristiane per la loro crescita fino allo «stato dell’uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo».” (Ef. 4,13; cfr. EN 73) Le grazie ministeriali sono per edificare le comunità e, all’interno di esse, portare ogni persona fino alla verità piena dello Spirito.

Questo avanzamento esige l’inculturazione del messaggio. Di nuovo incontriamo un soggetto composito:la Chiesa locale, guidata dallo Spirito, assimila il mistero di Cristo e lo riesprime secondo il proprio linguaggio, la cultura e le forme religiose proprie.” Subito all’inizio, ci vuole anche dal missionario una sua decisa implicazione a favorire questo svolgimento.

Alla fine, si ascolta, dimesso, l’accento più eroico. “Il missionario sa che la provvisorietà è una nota caratteristica del servizio missionario. Essa deriva dalla crescita delle Chiese, dall’urgenza di lavoro in altri campi, dal suo bene personale e dell’Istituto, o può essere causata da fattori esterni e dalle condizioni socio-politiche.” Sempre bisognerà ricominciare da capo. E questo non tanto per complicazioni esteriori, come dalla grandiosità che tale compito si porta dentro.

Piste di approfondimento
Parte Terza della Regola di Vita – Sezione Prima – n° 56-71

EVANGELIZZAZIONE

1. Leggi attentamente la Prima Sezione di questa III Parte riguardante l’Evangelizzazione
(i numeri costituzionali – RV 56-71).

2. Cerca di fare una rilettura di questa parte della Regola di Vita alla luce del 3° documento degli Atti Capitolari sulla Missione (AC’09, n° 42-70) per vedere eventuali sottolineature, novità e aggiornamenti offerti dal Capitolo.

3. Partendo da questi documenti e dalla tua esperienza, fa l’esercizio di elaborare l’identikit della missione del comboniano, quello che la caratterizza (come destinatari, metodologia, atteggiamenti…).

A mo’ di conclusione:
R
ipartire con la Regola di Vita

Riprendere in mano la RV in questa fase della vita può offrirci una buona opportunità per ripartire abbracciando il nostro SOGNO comboniano nella sua integrità, purezza e bellezza. Non perché questo sia facile o lo vediamo alla portata delle nostre forze. Anzi. La coscienza dell’altezza del nostro Ideale e l’esperienza della nostra fragilità ci hanno mente volte quasi scoraggiati davanti ad un tale compito. Nel nostro entusiasmo giovanile forse l’abbiamo ritenuto “possibile” alle nostre forze. Oggi sappiamo di no. Ma il Signore ci chiama ad accogliere la nostra RV di nuovo, mettendo la nostra fiducia nella Sua Grazia capace di portare a buon fine l’opera in noi iniziata. È il momento della “seconda chiamata” (René Voillaume) quella dell’abbandono fiducioso nelle mani di Dio.

Che il Signore, attraverso l’intercessione di S. Daniele Comboni, ci conceda a tutti di far parte di questo terzo gruppo di “ardenti”, appassionati delle vette. La RV ci servirà da guida in questo “nuovo” ed entusiasmante viaggio ed offrirà alla nostra vita e ministero un nuovo sapore e profumo!

Roma, 18 Gennaio 2012

P. Manuel João P. Correia

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Questa voce è stata pubblicata il 18/03/2018 da in Carisma comboniano, ITALIANO con tag .

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