COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

Domenica delle Palme (B) Lectio

Domenica delle Palme e della Passione del Signore (B)
Giornata Mondiale della Gioventù

Domenica delle Palme 1

Marco 11, 1-10
Silvano Fausti 

1. Messaggio nel contesto

“Il Signore ne ha bisogno”, dice Gesù ai discepoli dell’asinello. È l’unica volta che chiama se stesso “il Signore”, ed è l’unica cosa di cui ha bisogno.

Inizia con questo racconto il primo dei sei giorni a Gerusalemme. Ha appena guarito l’occhio. Ora fa la luce, principio della creazione. È il suo amore umile e servizievole – raffigurato nell’asinello – origine del mondo nuovo. Questo episodio sintetizza quanto ha fatto finora e farà in seguito, illuminando il suo modo di realizzare il Regno.

Ci si aspettava che il Signore venisse con gloria e potenza, prendendo il dominio su tutto. Ed effettivamente viene; ma la sua gloria è l’umiltà, la sua potenza è l’amore, il suo dominio è il servizio. Non viene con il cavallo, come il re che tiene il potere. Non viene con il carro da guerra, come chi desidera conquistarlo. “Umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina” (Zc 9,9).

Le caratteristiche dell’asinello, vero protagonista del racconto, sono le stesse del suo messianismo: egli è il primo in quanto ultimo e servo (9,35), che dà la vita in riscatto per tutti (10,45). Il suo titolo regale apparirà chiaramente sulla croce (15,26), e proprio nella sua morte si capirà chi è il Signore (15,39).

Il somaro, che porta la soma degli altri, è immagine di Gesù, che per primo ha fatto ciò che ci ha lasciato come legge. “Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo”, dice Paolo (Gal 6,2). Questo essere schiavi per amore è la vera libertà (Gal 5,13s), compimento della legge, realizzazione in terra del regno dei cieli.

Su quest’asinello “nessuno è mai salito”; e nessuno desidera salire. Inoltre è “legato”. Gesù. che per primo vi è salito, è venuto a liberarlo, a “slegarlo”. Infatti la capacità di servire è la nostra somiglianza con Dio. Legata in tutti, il Signore è venuto a slegarla. Il cristianesimo non è una nuova “religione”, che lega o ri-lega l’uomo con leggi vecchie o nuove. È la libertà di amare, ossia di servire e appartenere all’altro.

Questo racconto ci apre l’intelligenza per discernere il Regno. Viene e verrà come è venuto. La fine dei tempo sarà quando questa sua venuta umile sarà accolta da tutti. Lui non ha altro modo di venire, presente e futuro, di quello con il quale è presentato in questa salita a Gerusalemme. Noi siamo ciechi davanti al “figlio di David”. Come Giacomo, Giovanni e gli altri, desideriamo la gloria mondana, non quella di Dio.

Questo brano narra il fatto due volte, prima preannunciandolo e poi riferendolo (cf anche 14,12ss). Ciò che Gesù ha detto e fatto è per noi profezia di ciò che accade e accadrà sempre. Oltre la “presa di potere” della sua città, il racconto ci presenta l’ingresso della Gloria nel suo tempio. Questa “visita del Signore” fu già proclamata fin dall’inizio dal Battista, il messaggero mandato davanti al suo volto a preparare la via (1,2 = Ml 3,1). Ma ora che entra nel suo tempio, chi sopporterà la sua venuta, chi resisterà al suo apparire (MI 3,l)?

Gesù è il re che libera, il Signore che dà la vita. È re in quanto servo per ciò che fa per noi; è Signore in quanto schiavo per ciò che si fa per noi. Il suo regno in terra viene nell’essere servi e schiavi gli uni degli altri per amore.

Il discepolo ha gli occhi guariti per vedere il mistero del suo re e Signore, che si rivelerà pienamente sulla croce. Per questo getta ogni falsa sicurezza, investendo tutto nel servizio. Liberatosi del mantello come il cieco, ne riveste l’asinello.

2. Lettura del testo

1 si avvicinano a Gerusalemme. Appare all’orizzonte la città santa, termine del pellegrinaggio di Gesù, che ha appena detto: “Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato, ecc.” (10,33).

Betfage. Significa “casa dei fichi”. Ma il Signore non troverà che foglie e resterà con la sua fame. Qui i pellegrini si purificavano per entrare nella città santa. Qui anche Gesù ci purifica da ogni nostra falsa attesa su di lui.

Betania. Significa “casa del povero”. Sarà l’ultima abitazione di Gesù, il povero su cui sarà effuso il profumo (14,3 ss). Cederà il posto alla “stanza superiore, dove effonderà se stesso (14,12 ss).

verso il monte degli Ulivi. Posto a oriente della città, da lì si attendeva il messia. Da questo monte Ezechiele vide tornare la gloria che da lì era fuggita (Ez 43,1 s; 11,23). Su questo monte si compirà la Scrittura: il Figlio dell’uomo sarà preso dagli uomini (14,49); e da lì tornerà presso il Padre (At 1,22).

invia due dei suoi discepoli (cf 6,7). I due sono inviati come il Battista a preparare la via del Signore che viene (1,2).

2 troverete. È una profezia. I discepoli, ovunque andranno, troveranno sempre con sorpresa l’asinello. Gesù lo prevede, come conosce il proprio destino a Gerusalemme. E predispone tutto.

un asinello. Per sé in greco c’è “puledro”. Sappiamo che è un asinello dalla citazione implicita di Zc 9,9, che contrappone l’asinello al cavallo e al carro. Il primo è l’umile animale che serve, il secondo e il terzo sono rispettivamente la cavalcatura di chi si serve o di chi vuol farsi servire dagli altri. Il messia sarebbe arrivato con l’asinello, che raffigura la capacità di servire, ossia di amare.

legato. Ma è legato ovunque a causa del peccato, che è appunto l’incapacità di amare. Questo asinello richiama le parole di Giacobbe su Giuda, da cui sarebbe uscito il re: “Egli lega alla vite il suo asinello, e a scelta vite il figlio della sua asina”. Ora lo scioglie, perché “lava nel vino la veste e nel sangue dell’uva il manto” (Gn 49,11).

sul quale nessun uomo mai si è seduto. Nessuno mai ha cavalcato questo messianismo umile e debole prima di lui. E, “dietro lui”, nessuno lo desidera, neanche Pietro (cf 8,32 s). Tutti sogniamo un messia forte e potente.

slegatelo. È il comando di Gesù ai suoi discepoli. La loro missione è la sua stessa: slegare la capacità di servire. Questo infatti è il suo “mandato”, quello “nuovo”: “che vi amiate gli uni gli altri, come lo vi ho amato” (Gv 13,34).

e portatelo. Su di esso Gesù va a Gerusalemme: il re viene nel suo regno, Dio nell’uomo. “Colui che deve venire” può venire solo con l’asinello, perché è Dio, e non uomo.

3 Perché fate questo? Il perché di questa scelta sfugge a tutti, discepoli compresi.

Il Signore ne ha bisogno. L’unica spiegazione è la fede nella parola di Gesù, che così ha fatto e detto. È l’unica volta che designa se stesso come il Signore. Infatti sarà riconosciuto come Dio, e Dio stesso sarà riconosciuto come tale, solo dall’alto della croce, dove consumerà il suo servizio (15,39). Il graffito che rappresenta Alexamenos che adora un uomo crocifisso dalla testa d’asino è proprio blasfemo? Oppure bestemmia chi vuole far scendere il Salvatore dalla croce (15,29 s)?

Quest’asinello è l’unica cosa di cui il Signore abbia bisogno per mostrarsi tale. Tra poco avrà anche fame. Dio infatti è amore, e ha bisogno di essere amato. Il regno è il suo amore corrisposto dal nostro. Ma l’amore non può essere proposto con il cavallo o con il carro, con l’orgoglio o con la violenza. Combinare amore e orgoglio, è incrociare asino e cavallo; si ottiene un mulo, che è sterile e senza intelletto (Sal 32,9) come il nostro ministero non fatto in debolezza. Combinare poi amore e violenza è incrociare asino e carro armato; si ottiene un mostro apocalittico, che ha solo il linguaggio e l’apparenza dell’agnello – come le nostre crociate a fin di bene.

lo invia qui subito. Egli usa per primo questo asinello, e poi lo mette per sempre a nostra disposizione “inviandolo”, come i due discepoli (v. 1).

4 andarono e trovarono l’asinello legato. Legato da sempre, i discepoli, inviati a due a due, avranno la gioia di trovarlo ovunque nel loro cammino.

e lo slegano. Sono inviati a fare questo. Notare quante volte esce la parola “legare” e “slegare”!

5 Che fate, slegando l’asinello? La domanda esprime incomprensione e perplessità. Cosa pretendi di fare, liberando la capacità di servire? Credi forse di cambiare il mondo? Non vedi che ci perdi, anzi ti perdi, e tutto resta come prima?

6 dissero loro come disse Gesù. La risposta non viene dal nostro buon senso. Se stesse in noi, faremmo ben altro! Facciamo così solo per obbedienza a quanto ha detto Gesù, il Signore (v. 3).

li lasciarono. Nessuno ci contende questo tipo di messianismo. Se litighiamo, non è certo per servire (cf 9,33 ss; 10,41 ss). Se uno vuol servire, tutti lo lasciano. Peggio per lui! È stupido, pensano i furbi e i potenti. Al massimo lo derideranno e perseguiteranno. Ogni cattiveria infatti ricade sempre su chi sta sotto. Ma la stupidità e la debolezza di Dio è più sapiente e più forte degli uomini (1Cor 1,25).

7 E portano l’asinello da Gesù. I due fin dal principio del mondo si cercano. Ora finalmente si incontrano! Come si saranno guardati?

gettano su i loro mantelli. Come il cieco, anche i discepoli ora si liberano del mantello. Investono ciò che hanno gettandolo sull’asinello.

e sedette sopra di esso. Dall’alto dell’asinello viene il Regno promesso e appare il Signore nella sua gloria.

8 molti stesero i loro mantelli sul cammino. Tutto il cammino del Re che viene è un tappeto di sicurezze buttate via e gettate nel servizio umile.

fronde tagliate. Gli alberi della foresta si rallegrano davanti al Signore che viene (Sal 96,12, s; cf Sal 118,27b). Invece di restare sterili, come i rami del fico (v. 13), queste fronde portano Gesù, frutto pieno della terra e della benedizione di Dio (Sal 67,7).

9 quelli che precedevano e quelli che seguivano. Quelli che seguono, al momento decisivo fuggiranno tutti (14,50); quelli che precedono saranno gli stessi che grideranno “crocifiggilo” (15,13 s). È proprio impossibile a tutti seguirlo in questo cammino (10,27)!

Hosannà. È un’acclamazione di gioia per la certezza dell’aiuto di Dio. Originariamente significa: “Deh, salvaci!”. La salvezza che chiedono arriva. Ma la rifiuteranno, perché non viene con il cavallo e il carro, come sperano. Per questo, anche se la invocano, non la riconosceranno, e l’hosannà si tramuterà in “crocifiggilo!”.

10 Benedetto Colui che viene nel nome del Signore (Sal 118,26 s). “Colui che deve venire” viene in povertà e umiltà, perché viene nel nome del Signore. Sia benedetto lui, che porta ogni benedizione! Chi viene diversamente, viene nel proprio nome. E sia maledetto, perché porta con sé ogni male – anche a fin di bene. “Chi si vergogna di incedere sull’umile cavalcatura di Cristo, vilipende il Signore, che volle incedere su un asino” (Gioacchino da Fiore).

il regno che viene. Così, e non diversamente, viene il Regno: comincia sull’asinello e si compie tra sei giorni sul trono della croce. Là sarà scritto a piene lettere il suo titolo regale (15,26) e sarà proclamata la sua divinità (15,39). Ma già qui sull’asino è re e Signore.

del padre nostro David. Questo è il messia di Israele, il re promesso come successore a David (2Sam 7,11 ss).

11 entrò in Gerusalemme, nel tempio. Il termine del suo cammino nella città santa è ciò per cui è santa: il tempio. Già fin dall’inizio dei vangelo si prepara questo ingresso del Signore nel suo tempio (1,2 = Ml 3,1 ss).

guardata intorno ogni cosa. Nulla sfugge al suo sguardo circolare (cf 3,5). Cosa vede nel luogo dove dovrebbe stare la Gloria?

essendo già l’ora tarda. La notte scende sul tempio. La Gloria esce. Nelle altre due “ore tarde” si consegnerà a noi (14,17) ed entrerà nel sepolcro ( 1 5,42).

3. Esercizio

  1. Entro in preghiera, come al solito.
  2. Mi raccolgo, immaginando la via da Betania alla città santa e Gesù che, cavalcando l’asinello, attraverso il monte degli Ulivi, giunge in Gerusalemme.
  3. Chiedo a Gesù ciò che voglio: comprendere la lezione dell’asinello, mistero del suo servizio in povertà e umiltà.
  4. Traendone frutto, vedo, ascolto e osservo le persone: chi sono, che dicono, che fanno.
  5. Passi utili: Gdc 9,7-15; 1Sam 8; 2Sam 7,11; Zc 9,9 s; Sal 96; 98; 118; 2Cor 8,9.

Silvano Fausti

 

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