COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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Settimana Santa (B) Commento

Settimana Santa

settimana_santa1

Domenica 25 Marzo > 
(DOMENICA – Rosso)
DOMENICA DELLE PALME (ANNO B)
Is 50,4-7   Sal 21   Fil 2,6-11   Mc 14,1-15,47: La passione del Signore
Lunedì 26 Marzo > 
(Feria – Viola)
Lunedì della Settimana Santa
Is 42,1-7   Sal 26   Gv 12,1-11: Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura.
Martedì 27 Marzo > 
(Feria – Viola)
Martedì della Settimana Santa
Is 49,1-6   Sal 70   Gv 13,21-33.36-38: Uno di voi mi tradirà… Non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.
Mercoledì 28 Marzo > 
(Feria – Viola)
Mercoledì della Settimana Santa
Is 50,4-9   Sal 68   Mt 26,14-25: Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito!
Giovedì 29 Marzo > 
( – Bianco)
GIOVEDI SANTO (MESSA DEL CRISMA)
Is 61,1-3.6.8-9   Sal 88   Ap 1,5-8   Lc 4,16-21: Lo Spirito del Signore è sopra di me.
Giovedì 29 Marzo > 
( – Bianco)
GIOVEDI SANTO (MESSA NELLA CENA DEL SIGNORE)
Es 12,1-8.11-14   Sal 115   1Cor 11,23-26   Gv 13,1-15: Li amò sino alla fine.
Venerdì 30 Marzo > 
( – Rosso)
VENERDI SANTO (PASSIONE DEL SIGNORE)
Is 52,13- 53,12   Sal 30   Eb 4,14-16; 5,7-9   Gv 18,1- 19,42: Passione del Signore.
Sabato 31 Marzo > 
( – Bianco)
VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA (ANNO B)
Es 14,15- 15,1   Es 15,1-7a.17-18   Rm 6,3-11   Mc 16,1-8: Gesù Nazareno, il crocifisso, è risorto.
Domenica 1 Aprile > 
(SOLENNITA’ – Bianco)
DOMENICA DI PASQUA – RISURREZIONE DEL SIGNORE (ANNO B)
At 10,34a.37-43   Sal 117   Col 3,1-4   Gv 20,1-9: Egli doveva risuscitare dai morti.

Commento al Vangelo di Paolo Curtaz

Lunedì della Settimana Santa

Is 42,1-7   Sal 26   Gv 12,1-11: Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura.

Commento su Giovanni 12,1-11 Il tempo della liturgia è cambiato: se normalmente comprimiamo la storia della salvezza in dodici mesi, in questa settimana la Chiesa rallenta il suo passo e lo sincronizza col suo Signore. Ora dopo ora seguiremo l’ultima settimana di vita di Gesù, immaginando, a partire dai vangeli, quale tumulto di emozioni e di pensieri devono avere attraversato le sue ultime giornate. E sei giorni prima di Pasqua, cioè oggi, Giovanni ci racconta l’incontro straordinario fra Gesù e i suoi amici di Betania ed è Maria sorella di Lazzaro a compiere il gesto dell’unzione ricordato da tutti. È già la comunità dei credenti quella prefigurata dal racconto, di chi vive la vita nuova, come Lazzaro, di chi spande il profumo della gratuità come Maria, di chi deve cambiare mentalità, come Giuda, una comunità che non immagina una carità fatta di elemosina, ma che prende con sé i poveri. Anche noi, in questi giorni, viviamo da persone nuove, dedichiamo a Cristo qualche gesto di generosità gratuita, riconosciamo il suo volto nel povero che incontreremo andando a lavorare. Che questa settimana “santa” sia vissuta santamente per rendere onore al sacrificio del Maestro…

Martedì della Settimana Santa

Is 49,1-6   Sal 70   Gv 13,21-33.36-38: Uno di voi mi tradirà… Non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.

Commento su Giovanni 13,21-33.36-38 In Giovanni il racconto della cena è denso di stupore che si fa largo nella drammaticità del momento. Gesù salva Giuda dal suo tradimento e Pietro dalla sua supponenza. Il boccone (l’eucarestia!) dato a Giuda è l’ultimo tentativo del Maestro per manifestargli la misura del suo amore e il suo perdono. Giuda vede in quel gesto, che è un sacramento d’amore, un gesto di sfida. È notte profonda, nel suo cuore, buio fitto. È perso, Giuda, certo, ma non è venuto esattamente per chi è perduto, il Salvatore del mondo? Pietro, invece, accentua la distanza dagli altri, si tira fuori, pensa di essere il primo della classe. Ingenuo ed illuso: dovrà confrontarsi con la fragilità della propria fede per poter diventare, infine, il garante della fede dei fratelli. E fra questi due tradimenti Gesù afferma l’incredibile: il gesto che segna il momento più catastrofico della sua vicenda terrena diventa, per lui, l’occasione per manifestare lo straordinario progetto che Dio ha sul mondo, il suo volto autentico. In questa settimana sediamoci a meditare quanto è grande l’amore di Dio su ciascuno di noi. Nessuno è perso, agli occhi di Dio: siamo tutti oggetto della sua opera di salvezza.

Mercoledì della Settimana Santa

Is 50,4-9   Sal 68   Mt 26,14-25: Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito!

Commento su Matteo 26,14-25 In Matteo la figura di Giuda assume il contorno drammatico del discepolo amato e chiamato dal Signore che rifiuta di accogliere l’invito alla conversione. È come noi, Giuda, esattamente come noi: un discepolo che pensa di forzare la mano a Dio. La disperazione di Giuda dopo l’arresto di Gesù si spiega solamente se il suo progetto non prevedeva un tale catastrofico epilogo! Cosa voleva ottenere, allora, Giuda? Forse voleva far incontrare Gesù col Sinedrio, forse voleva spingere Gesù a manifestare la sua potenza, chissà… Povero Giuda, che tanto ci assomiglia! Eppure, durante la cena, Gesù ancora gli offre un’opportunità di redenzione. L’apostolo chiede al Maestro: è lui il traditore? Gesù gli offre una possibilità: tu lo dici. Tu, Giuda, decidi se diventare traditore, se allontanarti dal sogno, dal progetto, se lasciarti travolgere dalla parte oscura, se lasciarti prendere dallo scoramento. Ciascuno di noi ha di fronte a sé l’immenso dono della libertà: il discepolo può diventare il traditore. Ma questo non cambia il giudizio che Gesù esprime su ciascuno di noi. Non lasciamo che i nostri sbagli, i nostri piccoli o grandi tradimenti ci allontanino dal Dio che mai si allontana.

GIOVEDI SANTO (MESSA DEL CRISMA)

Is 61,1-3.6.8-9   Sal 88   Ap 1,5-8   Lc 4,16-21: Lo Spirito del Signore è sopra di me.

Commento su Lc 4,16-21 Gesù sa che tutto è perduto. La lontananza con i suoi è abissale, Luca dice che il litigio su chi sia il più grande tra i discepoli avvenne durante l’ultima Cena (che squallore!), Gesù avverte che nessuno (forse solo Giuda) ha colto la gravità della situazione. In quel contesto solenne, liturgico (si celebra la Pesah, la Pasqua degli ebrei), Gesù pone un gesto intenso: dona del pane, dona del vino, quella è la sua presenza – dice – chiede ai suoi di ripetere quel memoriale perché lui sia presente. Mangiano, i discepoli. Bevono, senza capire troppo il misterioso linguaggio del Maestro che oggi sembra più stanco del solito. Dio inizia qui la sua Passione. Il sangue che tra poco copioso scenderà dalle ferite sulla cute del capo, già si mischia a quel vino segno di eterna alleanza, di imperitura amicizia. “Fate questo in memoria di me”, chiede Gesù. E noi obbediamo, amato Rabbì. Stasera e domenica e ogni domenica, ripetiamo quel gesto. Lo rifacciamo per averti presente, per sentirti accanto, per cantare la tua gloria, per misurare il tuo immenso amore. Anche se le nostre messe sono fiacche, le nostre parole stanche, i nostri canti ripetitivi, le nostre celebrazioni distratte e abitudinarie, ripetiamo quel gesto. In obbedienza.

GIOVEDI SANTO (MESSA IN CENA DOMINI)

Es 12,1-8.11-14   Sal 115   1Cor 11,23-26   Gv 13,1-15: Li amò sino alla fine.

Commento su Giovanni 13,1-15 È finita. Lo sa bene, il Maestro. Ha fatto di tutto per convertire il cuore degli uomini, il cuore del suo popolo. cosa gli resta da fare? È finita. Gesù, come accade anche a noi, sperimenta il limite, misura la fragilità, pesa il rifiuto dell’uomo. Che ce ne facciamo di un Dio che dialoga? Che ci lascia liberi di scegliere? Che ce ne facciamo di un Dio che rifiuta le regole per chiedere di amare, e amare non può restringersi nell’alveo ristretto di un codice? Che ce ne facciamo di un Dio che ci chiama “amici”, costringendoci a schierarci? È finita. Lo sa bene Giuda, l’unico fra i dodici che ha davvero capito cosa stia succedendo, l’unico che cerca un’ultima, disperata soluzione. È finita. Gesù si ritrova, solo, a decidere sul da farsi. Andarsene? Mollare tutto? Arrendersi all’evidenza? No. In quella cena che diventa pasquale Gesù va oltre, si dona, si consegna alla nostra assordante indifferenza. Quella cena che rifacciamo, in obbedienza. Quella cena che è la prima, quella da cui tutto nasce. Quella cena che oggi rifaremo, con fede, silenzio, adoranti. Siamo qui a misurare l’amore di Dio e ne siamo travolti. Ecco, Dio si dona in un pezzo di pane.

VENERDI SANTO (PASSIONE DEL SIGNORE)

Is 52,13- 53,12   Sal 30   Eb 4,14-16; 5,7-9   Gv 18,1- 19,42: Passione del Signore.

Commento su Giovanni 18,1 – 19,42 Sono spoglie le nostre chiese. Disadorne, buie, abbandonate. Nessuno celebra l’eucarestia, nella Chiesa, in segno di rispetto per l’unico, grande sacrificio che si consuma sulla croce. Tacciono le campane, mentre, intorno, le città si affrettano per il grande fine-settimana di Pasqua, fuori-porta, se il tempo tiene. Gli uffici chiudono, le metropolitane si affollano, tutti corrono. Da qualche parte, altrove, un gruppo di amici cala dalla croce il corpo sfigurato e straziato di Dio per deporlo in una tomba. Ultimo segno di affetto, ultimo afflato di fede, ultimo abbraccio dei pochi discepoli rimasti a vegliare il Nazareno che muore. Ecco, tutto è compiuto, Dio si è donato. Senza riserve, senza misura, senza condizioni. Si è arreso alla devastante follia degli uomini, alla loro indifferenza. Forse, vedendolo appeso, capiranno che le sue non erano solo parole, vuote predicazioni di un esaltato, deliri di un mistico incompreso. Forse. Quel Dio appeso, nudo, sanguinolento, raccapricciante, è l’ultimo definitivo “sì” ad un uomo che sa solo dire dei “no”. E oggi, ancora, ci scuote, ci smuove, ci commuove, ci converte, infine.

VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA (ANNO B)

Es 14,15- 15,1   Es 15,1-7a.17-18   Rm 6,3-11   Mc 16,1-8: Gesù Nazareno, il crocifisso, è risorto.

Commento su Marco 16,1-7 Quattro sono le notti della salvezza, secondo i rabbini. La notte della creazione che ha dato origine al Cosmo. La notte in cui un Dio misterioso chiamò un uomo, Abramo, a diventare il primo grande cercatore di Dio. La notte in cui un popolo di schiavi si liberò dall’oppressione degli egiziani e divenne un popolo di liberi. E l’ultima notte, quella della venuta del Messia, che nessuno sa quando arriverà. Ed è questa, quella notte. La notte in cui Dio ha resuscitato il suo figlio Gesù, lo ha restituito alla sua vera e definitiva natura, lo ha sciolto dall’abbraccio della morte. Sembrava tutto finito, ed invece è tutto cominciato in questa notte, la notte in cui Gesù è risorto dai morti. Ditelo a tutti, cercatori di Dio, gridatelo sui tetti! La morte non ha sconfitto Dio, non ha avuto l’ultima parola su di lui! Celebratelo con canti di gioia, con inni di grazie, meditate i suoi prodigi in questa notte, perché la morte non avrà mai l’ultima parola, nemmeno su di noi! Noi, figli del risorto, siamo qui a cantare la gioia che ci ha raggiunto, la notizia che da duemila anni stupisce e smuove: non cerchiamo fra i morti il crocefisso, non è qui, è risorto!

DOMENICA DI PASQUA – RISURREZIONE DEL SIGNORE (ANNO B)

At 10,34a.37-43   Sal 117   Col 3,1-4   Gv 20,1-9: Egli doveva risuscitare dai morti.

È vivo!

Pietro e Giovanni corrono nel silenzio della città ancora immersa nel sonno. I mercanti tirano fuori le mercanzie per la giornata dopo il sabato di riposo. Il sole si sta alzando e inonda di luce la pietra beige che riveste le abitazioni di Gerusalemme. Tra gli stretti vicoli della città, calpestando il selciato appena rifatto dal grande re Erode, il fiato corto, i due escono dalla città. Corrono lasciando al loro fianco la cava di pietra in disuso riutilizzata dai romani. I pali verticali, come alberi rinsecchiti, svettano in alto, aspettando nuovi condannati. Il sangue rappreso tinge di rosso il legno scuro. Corrono, ancora, il fiato manca, la tunica impaccia la corsa. Pietro, meno giovane, si attarda; scendono rapidamente oltre la cava. I soldati romani di guardia sono spariti, la tomba di Giuseppe di Arimatea è aperta, la pesante pietra che ne bloccava l’ingresso ribaltata. Giovanni aspetta, le tempie pulsano, ansima. Ripensa al volto sconvolto di Maria che, dieci minuti prima, lo aveva tirato giù dal letto parlando del furto del corpo Gesù. Arriva Pietro. Giovanni lo guarda lungamente, poi abbassano la testa ed entrano. Nulla. Gesù è scomparso. Nulla, solo il lenzuolo, come sgonfiato, afflosciato e la mentoniera al proprio posto, come se Gesù si fosse dissolto.

Centometristi

Il racconto era iniziato con un tono tragico, inquietante; tutto odorava di morte, di definitività tragica. Poi, come se qualcuno avesse premuto un pulsante, tutto si era animato: Maria era corsa dai discepoli, poi erano corsi Pietro e Giovanni. Meglio: Pietro e il discepolo che Gesù ama, quello che ha partecipato a tutti gli eventi principali della vicenda di Gesù. Noi. Io. Siamo chiamati a correre, ad andare a vedere colui che ha ucciso la morte. Cosa vedono di due? Nulla. Un padre della Chiesa, Giovanni Crisostomo, osserva argutamente che vedendo la tomba in ordine capiscono che Gesù non è stato trafugato, nessun ladro si ferma a passare l’aspirapolvere della casa che ha svaligiato. Tutto è iniziato da quella corsa.

Tombe

Quella tomba vuota, ultimo drammatico regalo fatto a Gesù da parte del discepolo Giuseppe di Arimatea, ricco e potente, che non aveva potuto salvare dalla morte il suo Maestro, è rimasta lì, vuota, a Gerusalemme, muta testimone della resurrezione. Adriano, l’imperatore, l’aveva fatta riempire di terra, ed era diventata, insieme alla cava in disuso, il terrapieno che sosteneva, ironia della sorte, il tempio pagano di Giove. Aelia Capitolina, era stata ribattezzata la ribelle Gerusalemme, e, col nuovo assetto urbano da città romana, l’imperatore voleva spazzare via ogni memoria dei giudei e delle loro incomprensibili dispute. Tre secoli dopo la tomba fu riportata alla luce dalla devota regina Elena, madre del primo imperatore cristiano Costantino. La tomba è ancora lì: vi hanno costruito sopra un’immensa basilica, è stata oggetto di pellegrinaggio per un millennio e mezzo, tentarono di distruggerla, pezzo per pezzo, a causa della furia di un sultano, Alì il pezzo, che, evidentemente, non conosceva il Corano. Ora è ricoperta di marmi, la tomba, divisa e contesa (fragilità degli uomini) tra mille confessioni cristiane che ne rivendicano la proprietà. Poco importa. È lì, quella tomba, esattamente lì dove la trovarono Pietro e Giovanni. Ed è rimasta vuota.

Egli è risorto

Tutta la nostra fede è basata sull’assenza di un cadavere. La morte è stata sconfitta. Il Dio nudo, appeso, osteso, evidente, il Dio sconfitto e straziato, il Dio deposto sulla fredda pietra non è più qui, è risorto. Risorto. Non rianimato, non ripresosi, non vivo nel nostro ricordo e amenità consolatorie di questo genere. Gesù è davvero vivo, risorto, presente per sempre. Non è facile credere a questa notizia, lo so bene. Incontreremo, in questi cinquanta giorni, la fatica che hanno fatto gli apostoli, che è la nostra, a convertire il cuore a questa sconcertante novità. Ci vuole fede per superare il proprio dolore. Tutti abbiamo una qualche ragione per sentire vicino Gesù crocifisso. Tutti ci commuoviamo davanti a tale strazio, tutti sappiamo condividere il dolore che è esperienza comune di ogni uomo. Ma gioire no, è un altro paio di maniche, gioire significa uscire dal proprio dolore, non amarlo, superarlo, abbandonandolo.

Discepoli

Corriamo anche noi, oggi. Pasqua è la vittoria dell’amore, la pienezza della vita. La scommessa, terribile, di un Dio abbandonato alla nostra volontà è vinta. A noi, ora, di credere, di vivere da risorti, di vedere i teli di lino e di credere, come Giovanni e Pietro. A noi, discepoli affannati nella corsa, sempre in ritardo rispetto alla forza dirompente di Dio, resta solo la sfida della fede. Gesù è risorto: smettiamola di cercare il crocefisso, smettiamola di piangerci addosso e di lamentare un Dio assente. Gesù è risorto. Buona Pasqua a tutti, amati fratelli. Buona Pasqua a chi mi sta leggendo in Argentina, o nel cuore dell’Africa. Buona Pasqua a chi sa che è l’ultima prima che il cancro lo sconfigga, buona Pasqua a chi sta tirando su un figlio o due e conserva il buonumore, a chi ostinatamente ama senza risultati. Buona Pasqua agli amici che conservano la fede nelle città che divorano e omologano, buona Pasqua ai tanti cercatori di Dio, così diversi eppure tutti toccati dalla Parola che ci cambia. Buona Pasqua a chi è in lutto, a chi sente di avere sbagliato tutto, come Gesù. Buona Pasqua ai tenaci fratelli che quella Terra che vide il volto di Dio custodiscono a caro prezzo, per accogliere i pellegrini che ancora vanno a vedere il sepolcro intatto del Maestro. Buona Pasqua, fragili discepoli del Maestro: Gesù è veramente risorto.


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Questa voce è stata pubblicata il 25/03/2018 da in anno B, ITALIANO, Settimana Santa.

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
Pereira Manuel João (MJ)
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