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Guida alla lettura della Bibbia (9)

Per la nona tappa del nostro percorso biblico vi proponiamo un bel articolo del prof. sac.  Antonio Bonora, che è stato un grande biblista mantovano, sulla esegesi biblica:  “Esegesi integrale per la comprensione dei testi sacri”.
Il tema può apparire un po’ difficile ma, oltre a farci vedere la complessità dell’interpretazione del testo biblico, ci mostra pure la complementarietà e la ricchezza dei differenti approcci esegetici.
Testo:
PDF   Bibbia (9) Bonora – Esegesi integrale per la comprensione dei testi sacri   

Word Bibbia (9) Bonora – Esegesi integrale per la comprensione dei testi sacri


L'interno di una delle grotte del Qumran

L’interno della prima grotta di Qumran dove sono stati trovati due rotoli del profeta  Isaia (1947), l’unico manoscritto completo rinvenuto in tutte le grotte.

«ESEGESI INTEGRALE» PER LA COMPRENSIONE DEI TESTI SACRI
di Antonio Bonora 

I due termini, esegesi e interpretazione, potrebbero essere intesi come equivalenti, poiché l’esegesi è il commento o la spiegazione, quindi l’interpretazione, di un testo biblico. Secondo questa accezione comune, esegesi o interpretazione o ermeneutica sono sinonimi. Nell’uso recente però si è soliti distinguere i significati dei due vocaboli. L’interpretazione o ermeneutica è la teoria specifica che riguarda la comprensione dei testi, oppure lo studio del senso dei testi a partire da problematiche attuali (ad esempio, si parla di «ermeneutica femminista»); l’esegesi invece è l’attuazione o la pratica concreta dell’interpretazione mediante strumenti e metodi adeguati. In queste pagine noi useremo sia esegesi sia interpretazione o ermeneutica nel loro senso più generale e ampio, comprendendo sia la teoria sul testo sia i metodi di approccio.

Compito dell’interprete è di comprendere e mettere in luce il senso del testo che legge e non solo ripetere e registrare ciò che il testo «dice». Infatti è necessario distinguere accuratamente due livelli: quel che viene «detto» e ciò che «si intende dire» o affermare. Si può, per esempio, dire qualcosa per scherzo o ironicamente o con qualche particolare modo di esprimersi o con una certa ambiguità voluta. Interpretare significa dunque afferrare il significato inteso dall’autore ed espresso effettivamente nel testo scritto. A volte il testo scritto può caricarsi di significati anche non compresi in tutta la loro profondità dall’autore, che potrebbe averne avuta solo una percezione intuitiva. In altre parole, l’interprete cerca la «verità» di fatto trasmessa e verbalizzata mediante la scrittura. Nel caso della Bibbia, il credente riconosce in quella verità la rivelazione divina cui aderisce con la fede.

La magna charta dell’esegesi cattolica contemporanea è la costituzione dogmatica Dei Verbum del concilio Vaticano Il del 1965. Essa enuncia i principi fondamentali di una corretta esegesi biblica dal punto di vista della Chiesa cattolica, chiudendo definitivamente un’epoca in cui l’approccio critico alla Bibbia non è stato sempre pacificamente ammesso. La lettura critica, cioè razionalmente rigorosa e documentata, è ritenuta necessaria dal Vaticano Il per l’integrale comprensione della Bibbia come parola di Dio.

Comprendere un testo significa «farlo parlare», ossia renderlo capace di rispondere; ma a tale scopo occorre saper porre al testo le domande giuste, cioè farlo reagire attraverso i modelli culturali propri al testo e all’interprete. L’attenzione ai modelli culturali propri al testo orienta l’esegesi verso il metodo storico; l’orizzonte attuale dell’interprete quale destinatario del testo è ciò che fa diventare la lettura un compito che, come si è detto sopra, alcuni chiamano «ermeneutica». Noi preferiamo l’espressione «esegesi integrale», designando così la lettura che coniuga insieme «ciò che il testo significava» e «ciò che il testo significa oggi».

Affermando che l’interpretazione di un testo è un’arte, non intendiamo affatto suggerire che l’esegesi sia un atto arbitrario, soggettivo e privo di regole. Infatti il testo scritto, anche nel caso della Bibbia, impone l’osservanza rigorosa di criteri obiettivi senza i quali esso non svela il suo segreto significato. Ma, come si vedrà più avanti, i metodi di lettura sono molteplici e differenti, e l’applicazione cumulativa, sebbene rigorosa e puntigliosa, su un testo di tutti i metodi di cui dispone quel «multiforme mostro» – come è stata scherzosa-mente definita – che è l’esegesi scientifica non risolve automaticamente il problema dell’interpretazione. Essa rimane un’arte irriducibile a una mera applicazione di regole; quest’ultima è necessaria, ma non sufficiente.

Leggere e capire un testo è più che la meccanica attivazione di uno o più metodi. Infatti non è difficile leggere la Bibbia, ma saper leggere; non è difficile leggere semplicemente, ma l’arte del leggere. L’arte dipende dalla genialità, ma il metodo dall’uso della ragione. Un metodo è una via d’accesso al testo, perciò sintetizziamo i percorsi seguiti dall’esegesi biblica contemporanea in due direzioni, che chiamiamo «via diacronica» e «via sincronica».

La «via diacronica» dell’esegesi biblica

Chiamiamo «via diacronica» il metodo di interpretazione che considera il testo nella sua dimensione storica, ossia ne spiega l’origine e il processo di formazione. È il metodo che si è imposto in epoca moderna, soprattutto da circa due secoli, propiziato dall’affermarsi dell’interesse per la storia quale via obbligata per la comprensione della realtà, compresa quella di un testo scritto. Nasce infatti dalla tesi secondo cui si conosce una realtà ripercorrendo le tappe della sua genesi ed evoluzione, ma anche dal desiderio di evitare ogni soggettivismo interpretativo raggiungendo l’obiettività storica. Tale metodo, sviluppatosi in varie fasi e rifinito da numerosi studi, va sotto il nome di metodo storico-critico. Si articola sostanzialmente in quattro momenti fondamentali:

Critica testuale – È il primo compito dell’interprete. Consiste nello stabilire un testo affidabile in base a un confronto critico tra le varie testimonianze dei manoscritti antichi, non essendo per noi disponibile il testo originale dei libri biblici. Prima della scoperta dei famosi rotoli di Qumran (1947), i manoscritti ebraici dell’Antico Testamento ritenuti più antichi risalivano al IX secolo d.C. Nelle grotte di Qumran furono ritrovati dei rotoli del I-Il secolo a.C., contenenti parte della Bibbia ebraica secondo un testo sostanzialmente identico a quello già noto. Fu la conferma dell’attendibilità della trasmissione fedele della Bibbia. Oggi il lettore della Bibbia può disporre di ottime edizioni, con apparato critico, dei testi originali, ebraico per l’Antico Testamento e greco per il Nuovo Testamento. Talora anche le edizioni in lingue moderne contengono preziose informazioni sulle scelte testuali fatte dai traduttori e sui problemi posti dai diversi tipi dite-sto (ad esempio, di Siracide si ha il testo greco in più forme e circa i due terzi del testo ebraico). Spesso la critica testuale riesce a far conoscere la storia complessa della trasmissione del testo biblico e quindi a documentarsi sull’attendibilità dei libri biblici.

Critica filologica – Questa fase richiede una precisa conoscenza sia delle lingue antiche presenti nella Bibbia (ebraico, aramaico, greco), alla luce delle altre lingue del vicino Oriente, sia della cultura e della storia del popolo ebraico, ma anche una corretta comprensione del testo. È il lavoro che termina nella «traduzione». Ma la versione di un testo è sia il punto di partenza dell’esegesi sia il punto di arrivo: all’inizio è un’ipotesi, alla fine è un risultato verificato. Basterebbe confrontare tra loro alcune traduzioni moderne per accorgersi di quanto a volte differiscano, anche su punti non secondari. Diamo un piccolo esempio basato su traduzioni italiane del Salmo 110,3:

  • «A te il principato nel giorno della tua potenza / tra santi splendori; / dal seno dell’aurora, / come rugiada, io ti ho generato» (Bibbia-Cei).
  • «Il tuo popolo si offre a te volenteroso, I nel giorno della tua potenza in sacri paramenti. / Dal grembo dell’aurora è per te / la rugiada della tua gioventù» (Nardoni).
  • «Il tuo popolo s’impegna volontariamente / nel giorno della tua parata militare I negli splendori della santità divina. / Dal grembo dell’aurora a te viene la rugiada della gioventù» (Ravasi).
  • «Il tuo popolo si offre a combattere / nel giorno in cui appare la tua forza. / Come rugiada sui monti santi / i giovani vengono a te fin dall’aurora» (Parola del Signore).
  • «Il tuo popolo sta pronto nel giorno del tuo valore, / in sacri splendori, dal grembo dell’aurora / per te è il fiore della tua gioventù» (La Bibbia – Nuovissima versione dai testi originali).

Critica letteraria – Questa fase comprende metodi diversi con i quali il testo viene analizzato nella dimensione storico-letteraria. Si articola in tre momenti.

  • «Storia delle forme letterarie» (in tedesco: Formgeschichte). Cerca di individuare le forme o generi letterari e di collocarli nel loro «ambiente vitale» (in tedesco: Sitz im Leben). Un contributo da pioniere geniale è stato quello di H. Gunkel agli inizi del nostro secolo, soprattutto per la classificazione dei generi dei salmi.
  • «Storia della tradizione» (in tedesco: Traditionsgeschichte). Indaga il cammino di «ricordi» o di una determinata unità letteraria dallo stadio orale o dalla sua origine fino all’inserimento nell’opera scritta. Un gran lavoro è stato fatto per individuare le varie tradizioni del Pentateuco (jahvista, elohista, deuteronomica e sacerdotale).
  • «Storia della redazione» (in tedesco: Redaktionsgeschichte). Intende mostrare come il redattore finale del testo ha organizzato l’esposizione, la scelta e la strutturazione del materiale raccolto e se si debba ammettere l’esistenza di eventuali strati redazionali successivi. Ad esempio, c’è consenso tra gli studiosi nel riconoscere che la scuola cosiddetta sacerdotale è responsabile dell’edizione finale del Pentateuco.

Critica storica – Oltre a collocare ogni libro biblico nel suo contesto storico di origine, almeno ipoteticamente in certi casi, si propone di valutare l’attendibilità storica di quanto viene narrato. Ormai gli studi biblici hanno dimostrato che pur radicandosi nella storia reale d’Israele e pur offrendo molte informazioni storicamente attendibili, la Bibbia è interessata soprattutto a testimoniare un’esperienza di fede. La critica storica è impegnata a scoprire ciò che è storicamente verificabile e documentato in modo attendibile. Ci si interroga dunque a quale realtà storica facciano riferimento i testi biblici, tenendo conto della particolare storiografia praticata dagli autori sacri. L’inchiesta storica dovrà avvalersi della critica letteraria dei testi, delle testimonianze esterne alla Bibbia, dell’archeologia e di tutte le scienze da questa suscitate (epigrafia, numismatica ecc.).

La «via sincronica» dell’esegesi biblica

Con «via sincronica» intendiamo tutti i metodi che tentano di spiegare il testo non tanto a partire dalla sua origine e formazione, ma nella sua forma attuale. Il testo scritto considerato è quello finale, quale noi lo leggiamo; esso è visto come un «tessuto» (in latino: textus), cioè una totalità unitaria e significativa, dove il tutto si chiarisce nella sua relazione con le parti e viceversa.

Analisi strutturale o semiotica – Semiologia o semiotica sono vocaboli usati da F. de Saussure nel «Corso di linguistica generale» tenuto a Ginevra negli anni 1906-11. Si indica così la teoria dei «segni» linguistici e no, compresi i segni e i simboli religioso-cultuali. Secondo questa teoria, la lingua non è studiata tanto dal punto di vista filologico ed etimologico, cioè ricercando la sua origine e le sue relazioni con altre lingue, ma in quanto costituisce un sistema strutturato di segni.

Il procedimento con cui si cerca di scoprire le articolazioni interne della lingua, e quindi la «struttura» di un testo, si chiama «analisi strutturale». Non si tratta di studiare la genesi di un testo né di precisare i suoi rapporti con i fatti esterni al testo di cui si parla. L’analisi strutturale intende evidenziare le strutture interne al testo, considerato come un tessuto in cui tutti i fili sono tra loro connessi e interdipendenti in un certo ordine. Il «senso» del testo risulta dalla particolare correlazione e differenza esistenti tra gli elementi che compongono il testo.

L’applicazione di questo metodo alla Bibbia è recente; viene usato non come l’unico strumento di lettura, ma insieme con gli altri metodi critici. Aiuta a superare il pericolo di soggettivismo e ad attenersi rigorosamente al testo, ma rischia a sua volta di essere attento esclusivamente ai segni linguistici e non al contenuto.

L’analisi strutturale ha raggiunto livelli di sofisticazione e tecnicismo esasperati, usando spesso un vocabolario sibillino. Perciò è impossibile darne qui una più dettagliata presentazione in poche righe. Per aiutare il nostro lettore ad averne un’idea un po’ più precisa, lo invitiamo a leggere un brano biblico, ad esempio Gn 11,1-9 (racconto della torre di Babele), come un insieme di elementi che si riferiscono a differenti codici linguistici. L’inventario dei codici usati e la loro organizzazione rivelano la struttura del brano. Decodificare è l’atto con cui si identificano, si spiegano e si decifrano i segni linguistici o codici di una struttura.

Ad esempio, nel racconto della torre di Babele si trovano il codice topografico (terra, pianura di Sennaar, cielo, Babele), il codice temporale (inizio, ora, fine della costruzione), il codice onomastico dei personaggi (uomini, Signore, un popolo), il codice delle azioni (emigrare, disperdere, costruire, confondere, discendere) ecc.

Nell’analisi strutturale sono importanti le opposizioni tra i termini: ad esempio, terra-cielo, costruire-cessare di costruire, stabilirsi-essere dispersi, un solo popolo-dispersi, una sola lingua-confusione delle lingue.

Una volta inventariati tutti gli elementi, si deve scoprire quali relazioni li collegano gli uni agli altri: gli uomini vogliono costruire una sola città e un solo tempio a torre che tocchi il cielo, mentre Dio scende dal cielo e produce la varietà e molteplicità dei popoli e delle lingue. Da una parte c’è una volontà di unità che coincide con l’uniformità, dall’altra un’azione che fa nascere la varietà e la diversità.

Analisi narrativa – Nel panorama variopinto dei metodi esegetici nuovi, affacciatisi da circa due decenni, l’approccio narrativo alla Bibbia si propone di comprendere la specificità del testo biblico come racconto, al fine di coglierne meglio il significato.

In realtà, l’espressione «approccio narrativo» comprende differenti tipi di lettura. L’approccio narrativo biblico applica al testo sacro le categorie della narratologia o studio della narrazione. Si tratta di compiere un’analisi sincronica del testo, considerato nella sua unità e coerenza interna e, più precisamente, secondo gli elementi e le tecniche del racconto.

Conoscere le forme e le tecniche di un racconto implica almeno, tra l’altro, l’enucleazione di due livelli caratteristici ed essenziali di ogni narrazione: le istanze della storia narrata; il tempo, lo spazio, gli attori, l’intreccio del racconto; le istanze del narratore-personaggio che fa parte del racconto stesso (ad esempio, Luca che negli Atti degli Apostoli narra usando il «noi») o del narratore-autore che interviene per fare considerazioni o valutazioni sulla situazione o sui personaggi del racconto. I rapporti tra questi due livelli costituiscono il tessuto del racconto che occorre saper riconoscere con chiarezza per comprendere il senso teologico del testo non dall’esterno, ma rintracciando la logica interna della narrazione

Esegesi canonica – Si chiama «canone» l’insieme dei libri biblici considerati dalla Chiesa come ispirati da Dio e quindi normativi per la fede. Gli storici sanno che il canone biblico si è formato attraverso un lungo e complesso processo; non è per caso che questi libri e non altri formano la Bibbia che noi leggiamo. Parlare di canone equivale a riconoscere che la Bibbia è un libro unitario messo insieme dal popolo credente di Israele e dalla Chiesa cristiana (secondo due forme diverse): la Bibbia infatti non è un’antologia di testi antichi accostati da noi per ragioni linguistiche, per affinità di contenuto. Essa è nata come un libro unitario, conservato e tramandato dalle comunità religiose ebraica e cristiana. È vero (come si è detto) che ebrei e cattolici hanno un canone biblico diverso, ma tutti riconoscono l’unità canonica della Bibbia. Sia gli ebrei sia i cattolici ammettono che il processo di formazione del canone o del libro chiamato Bibbia non dipende soltanto da fattori storici, ideologici, sociali ecc., ma è guidato e voluto da Dio in vista della costituzione di uno scritto normativo della fede. Di conseguenza, l’unità della Bibbia è voluta da Dio. Ne deriva che il credente non legge soltanto «dei libri» ma «la Bibbia», sicché si può affermare che il senso biblico dei testi è il senso canonico, cioè il senso che ciascun testo rivela nel contesto canonico globale.

Senza trascurare o sottovalutare la necessità di un esame storico-critico delle varie fasi di composizione del testo, l’esegesi canonica pone particolare attenzione alla forma finale del testo sacro nel contesto globale del canone. Due autori di lingua inglese hanno aperto questa nuova via di interpretazione ancora agli inizi: J. A. Sanders e B. S. Childs. Il metodo è promettente, ma necessita di più precisa elaborazione. Una teologia biblica che si rifà a questo metodo si può leggere anche in italiano: è l’opera di B. S. Childs, che cerca di mostrare come la formazione del canone biblico non solo implicò l’ordinamento di libri distinti, ma stabilì correlazioni reciproche profonde fra le varie parti, per esempio, fra il Pentateuco e i libri sapienziali, fra i salmi e le profezie.

Esegesi biblica e cultura moderna

L’avvento e lo sviluppo delle cosiddette scienze umane, specialmente la sociologia e la psicologia, come anche nuove condizioni di vita e rivoluzioni culturali (per esempio, il femminismo) hanno imposto un riesame della precomprensione con cui si legge la Bibbia. È inevitabile infatti che la lettura della Bibbia rifletta, almeno in parte, la cultura, i problemi, le preoccupazioni dei lettori. Il tipo di «lettura» che consideriamo intende far «reagire» la Bibbia di fronte ai problemi e alla cultura dell’uomo di oggi.

Esegesi psicanalitica – Tra le scienze umane che hanno avuto maggiore sviluppo e successo nel nostro secolo c’è la psicologia, e più particolarmente la psicanalisi o psicologia del profondo. La psicanalisi è un metodo sperimentale che cerca di esplorare la dimensione profonda, il subcosciente, della psiche umana attraverso varie tecniche, tra cui il dialogo «interpretativo», per così dire, di ciò che il paziente racconta all’analista. I due maestri più famosi sono Freud e C. G. Jung. L’applicazione alla Bibbia è molto recente e non ha trovato ancora una metodologia sicura.

Ci sono tante opinioni quanti sono gli psicanalisti e le loro scuole. Già Freud, nel libro L’interpretazione dei sogni, rinvia alla Bibbia, anzi afferma di analizzare i sogni dei suoi pazienti «come un testo sacro»; Freud scrisse pure Mosè e il monoteismo come saggio di esegesi psicanalitica. Anche Jung scrisse una Risposta a Giobbe, pubblicata a Zurigo nel 1952. Molto noto in Italia è il tentativo di lettura psicanalitica dei vangeli di F. Dolto – S. Séverin.

Vasta eco hanno attualmente, soprattutto in Germania, le opere di E. Drewermann che propone un’interpretazione basata sulla psicologia del profondo di C. G. Jung. In questa prospettiva, la Bibbia è letta come il libro in cui si specchiano le varie tappe della maturazione umana, e quindi serve al lettore come specchio di se stesso. Qui ci limitiamo a citare un’affermazione interessante di Drewermann, tratta da un volume di conversazioni e interviste radiofoniche tradotto in italiano: «La prima cosa che si dovrebbe fare è che uno legga la Bibbia come se i testi che essa contiene fossero stati sognati da lui la notte scorsa. Non intendo dire che nella Bibbia tutto è sogno, al contrario. Ma perché si possa cominciare a capirla, dico: considerate un testo della Bibbia come se esso vi parlasse in maniera del tutto personale e condensasse e raccontasse gli eventi della vostra vita indirizzandoli simbolicamente a voi».

Questo tipo di lettura biblica intende rimarcare la rilevanza dei sentimenti e la forza illuminante, e perciò sanante, della parola biblica. Non si può rinunciare a priori a questo metodo di lettura, sebbene così com’è praticato manifesti spesso il pericolo che ci si limiti a proiettare nel testo biblico schemi e idee psicanalitiche già elaborate e che la salvezza venga intesa come un processo di autoliberazione e non come opera di Dio.

In un’opera in tre grossi tomi su Genesi 3, Drewermann afferma che, considerato di fronte a Dio, il peccato è l’essere disperati e il rovinare la propria esistenza nell’infinitezza della paura. Questo minuscolo esempio fa intravedere l’utilità di questo tipo di lettura, che mette in risalto un aspetto spesso trascurato del peccato, cioè la sua dimensione di angoscia disperata e di paura. Per l’esegesi psicanalitica, secondo Drewermann, la Bibbia è il dispositivo che propizia la nostra autoscoperta e aiuta a superare l’angoscia. Il pericolo incombente è che si dimentichi di leggere nella Bibbia l’autorivelazione di Dio, la sua gratuita offerta di liberazione dal peccato, che è la causa dell’angoscia. Insomma, se non viene sopravvalutata e non esorbita dai suoi confini, l’esegesi psicanalitica può essere un approccio indubbiamente’ complementare all’esegesi tradizionale e molto arricchente.

Esegesi materialista – Viene chiamata così l’applicazione della teoria marxista della società e dello sviluppo all’interpretazione della Bibbia. È un approccio alla Bibbia basato su un particolare modo di intendere i rapporti tra le «sovrastrutture» (nel caso: i contenuti teologici) e le «infrastrutture» di ordine economico-politico, con l’intento di mettere in luce soprattutto l’ideologia rivoluzionaria capace di mutare la società.

Sono evidenti i limiti di un’interpretazione basata esclusivamente sulla precomprensione del materialismo storico; oggi infatti è un metodo che ha esaurito le sue possibilità ed è stato quasi completamente abbandonato, una volta constatata la fine dell’ideologia marxista.

Nell’ambito dell’Antico Testamento, famoso è rimasto il poderoso studio di N. K. Gottwald sulle origini di Israele, che cercava di spiegare la nascita del popolo di Israele attraverso il modello dell’opposizione città-campagna, agricoltori-classi urbane cananee, cioè mediante lo schema della lotta di classe.

Esegesi femminista – È un approccio alla Bibbia che si inserisce nel quadro del movimento e della teologia femminista contemporanei. Non si intende solo lo studio della presenza e del ruolo o immagine della donna nella Bibbia, ma la lettura della Sacra Scrittura a partire dalla particolare precomprensione specifica dell’essere-donna in una società patriarcale, oppressiva e razzista.

Così si spiega Elisabeth Schùssler Fiorenza: «Ciò che ci porta a vedere i testi biblici come una risorsa nella lotta per la liberazione dall’oppressione patriarcale, oltre che come modelli per la trasformazione della Chiesa patriarcale, non è un qualche canone speciale di testi che possano pretendere un’autorità divina; è piuttosto l’esperienza delle donne stesse, nelle loro lotte di liberazione». La stessa Fiorenza indica cinque tappe di un’interpretazione biblica femminista:

  • un atteggiamento di sospetto, piuttosto che di accettazione dell’autorità biblica (l’ermeneutica del sospetto fa scoprire quegli elementi e quelle funzioni antipatriarcali dei testi biblici che sono oscurati e resi invisibili da un linguaggio e da concetti androcentrici);
  • vagliare particolari testi biblici e accertare fino a che punto il loro contenuto e la loro funzione perpetuino e legittimino la struttura patriarcale; la teologia e l’esegesi femminista devono denunciare quei testi e quelle tradizioni che legittimano e perpetuano le strutture e le ideologie patriarcali oppressive;
  • recupero di tutte le tradizioni e di tutti i testi biblici, anche di quelli androcentrici, per denunciare e far memoria di tutte le sofferenze, lotte e vittorie, delle sorelle che hanno vissuto nel passato biblico, con la forza sovversiva di un passato ricordato;
  • ridire le storie bibliche da una prospettiva femminista;
  • riformulare le visioni e le ingiunzioni bibliche dalla prospettiva di un discepolato di uguali.

Questo tipo di esegesi mette in risalto soprattutto l’elemento femminile nell’immagine di Dio caratteristica di Israele e di Gesù, nelle comunità missionarie della Chiesa primitiva e nell’antico Israele. Tuttavia rischia a sua volta di essere un approccio unilaterale, fortemente apologetico, non sempre ben integrato con gli altri metodi. Essendo ancora agli inizi, è un approccio aperto, in via di costruzione, non privo di possibilità di aprire orizzonti nuovi e di modificare non pochi punti di vista.

Esegesi fondamentalista o letteralista – Questo tipo di lettura assolutizza e sacralizza la «lettera» della Bibbia, rifiutando ogni forma di approccio critico, presupponendo che il testo ispirato abbia un’autorità e un’evidenza indiscutibile e ovvia per se stesso. È, in fondo, il rifiuto di ogni tentativo di interpretazione, nell’illusione che il testo scritto sia chiaro e comprensibile a chiunque.

Esso si fonda su tre assiomi fondamentali: la Bibbia è propriamente e direttamente parola di Dio: egli ha per così dire dettato ogni parola della Bibbia, mentre l’autore umano è stato soltanto lo scriba materiale; la rivelazione divina si identifica con il testo scritto, in quanto è comunicazione di parole/concetti; la fede è separata e contrapposta alla ragione.

Il concilio Vaticano Il, nella costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione, ha negato decisamente questi principi, e quindi ha respinto totalmente questa lettura della Bibbia. Infatti, secondo la fede cattolica, «Dio nella Sacra Scrittura ha parlato per mezzo di uomini e alla maniera umana» (Dei Verbum, n. 12), e perciò la Bibbia non è la rivelazione o autocomunicazione di Dio, ma la testimonianza ispirata della rivelazione. D’altra parte, la fede è un’adesione ragionevole a Dio che si rivela, e conseguentemente fede e ragione non sono separabili: la «critica» non è contro la fede.

Più probabilmente forse dovremmo parlare di interpretazione ingenua e acritica della Bibbia, che attecchisce soprattutto in gruppi settari e integristi (ad esempio, tra gli altri, i Testimoni di Geova), non raramente minacciati dal rischio del fanatismo. Rifiutare di ammettere la storicità della Bibbia significa assolutizzare un modo storicamente datato e contingente di esprimersi, facendone una parola eterna, perfettamente pura, ma sottratta alla critica; tendenzialmente vuol dire identificare il libro sacro con Dio stesso.

Un testo scritto antico presenta aspetti e problemi vari e molteplici; se poi è un testo religioso considerato come normativo da una comunità credente, esso assume dimensioni nuove per chi lo legge oggi. Di qui deriva la molteplicità dei metodi, che riceve continuamente stimoli anche dalle moderne scienze linguistiche, storiche e umane.

Alla fine della nostra carrellata panoramica sui principali metodi oggi praticati e discussi, ci piace concludere con alcune osservazioni di un ottimo esegeta, Wilhelm Emil Egger, vescovo di Bolzano-Bressanone: «Per descrivere la funzione dei diversi metodi può risultare molto utile un paragone. La scoperta di un paesaggio, con la sua caratteristica e le sue bellezze, può avvenire percorrendolo in lungo e in largo. Ciascun percorso rivela qualche aspetto particolare della zona e chi si limitasse a percorrere una sola via perderebbe molti di questi aspetti. Esistono tuttavia alcuni tracciati privilegiati, che le altre vie non potrebbero mai sostituire e ai quali aggiungono solo particolari di secondaria importanza. Per ogni testo va individuato il percorso più opportuno e il metodo più adeguato. I metodi non sono strumenti da applicare meccanicamente per cogliere il senso del testo, sono solo “indicazioni su come orientarsi e come scoprire le caratteristiche del testo e coglierne il significato nel modo più adeguato».

Tutti i metodi vanno provati e sperimentati, discussi e vagliati, senza preconcetti. Ognuno potrebbe far progredire nella conoscenza delle insondabili ricchezze della parola di Dio.

http://www.gesuitibari.it

Tratto da
Guida alla lettura della Bibbia.
Approccio interdisciplinare all’Antico e al Nuovo Testamento

San Paolo Edizioni (1995)

 

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Questa voce è stata pubblicata il 11/04/2018 da in Bibbia, Fede e Spiritualità, Guida alla lettura della Bibbia, ITALIANO con tag , , .

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