COMBONIANUM – Formazione e Missione

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Dal rigattiere di parole (15)

Berlina

rigattiere-di-parole1

Berlina, coupé, cabriolet, limousine sono altrettanti tipi di automobile che tutti conosciamo: chiusa la prima, a due posti la seconda, col tetto apribile la terza, spaziosa, lussuosa e con i sedili posteriori isolati dal posto di guida, la quarta.

Non è comunemente noto, invece, che tali nomi derivino da altrettanti modelli di carrozze diffusesi in Europa dopo il XVII secolo.

La berlina era una quattro ruote elegante con cassa sospesa sull’intelaiatura grazie a cinghioni di cuoio; la coupé (dal francese couper, tagliare) era caratterizzata dal fatto che il guidatore occupava un posto “tagliato fuori” dal resto della carrozzeria; la cabriolet era un calesse leggero con copertura a soffietto (dal francese cabrioler, far capriole, nel senso di veicolo saltellante, Devoto Oli); limousine era una carrozza (secondo il Dei) usata a Limoges, in Francia, nel Settecento; secondo altri il nome deriva dai mantelli tradizionali della popolazione della regione del Limousin, sproporzionatamente ampi. Berlina deriva da Berlino, perché nella città tedesca nel 1663 fu costruito il primo esemplare su progetto di Filippo Chiese, architetto di origine piemontese al servizio di Federico Guglielmo di Brandeburgo.

Non ha avuto la stessa fortuna nel mondo automobilistico il nome di altri due modelli di successo nella prima metà dell’Ottocento, il “tilbury”, carrozza leggera a due ruote e a due posti di origine inglese, che prendeva il nome dal suo primo costruttore; e il “landò”, carrozza signorile a due mantici, battezzata col nome della città tedesca di Landau, parola entrata in italiano attraverso la pronuncia francese. È invece nome di fantasia, senza radici nel mondo dei trasporti, “spider” (ragno, in inglese), un tipo di auto sportiva, voce accolta nella lingua italiana all’inizio del Novecento.

Ormai perduta la parola “fiacre”: era la carrozza pubblica a cavalli, la vettura di piazza (il taxi di un tempo). Voce francese di gusto anche letterario, spesso usata intatta in italiano, o tradotta con “fiacchere”, da cui “fiaccheraio” per vetturino; fu dismessa nel dopoguerra insieme al mezzo che denominava. “Il fiacre numero13” è stato anche il titolo di un film italo-francese del 1948 tratto dall’omonimo romanzo d’appendice di Xavier de Montépin. Curiosa l’origine del nome: deriva da quello di Saint Fiacre, eremita irlandese del VII secolo, perché una rimessa di Parigi, prima del 1650, effettuava un servizio di trasporto in carrozza per il santuario di Saint Fiacre a Meaux (40 chilometri da Parigi) e aveva perciò come insegna l’immagine del santo (che in italiano è San Fiacrio, in calendario il 30 agosto, patrono, tra gli altri, proprio dei tassisti). Era quel mezzo che, specie a Milano, si chiamava “brum”, nome derivato dalla carrozza chiusa a quattro porte apparsa in Inghilterra intorno al 1830 e chiamata brougham, dal nome di lord H.P. Brougham. Restando al mondo dei trasporti, berlina era anche il nome di un vagonetto con la cassa fissa utilizzato nelle miniere.

Berlina ha un secondo significato piuttosto popolare, indipendente dal precedente, derivante dal longobardo bredel, che significa asse, tavola: indica la pena infamante di origine barbarica consistente nel tenere esposto al ludibrio della gente il condannato incatenato in luogo pubblico su un palco (detto anch’esso berlina), oppure immobilizzato su una carretta portata in giro per la strada, e con una scritta indicante il delitto commesso. Le assi servivano a tenerlo fermo nella posizione. Da qui, l’espressione “mettere alla berlina” , nel senso di dare in pasto alla folla, mettere in ridicolo, beffare in modo umiliante

Paolo Stefanato
http://www.ilgiornale.it/sezioni/cultura.html

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Questa voce è stata pubblicata il 28/04/2018 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag .

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