COMBONIANUM – Formazione e Missione

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La Madonna nell’arte (13)

Litanie e dei Misteri del Rosario:
Giuseppe Rivadossi e Floriano Bodini.

Giuseppe Rivadossi, Mater Creatoris

Due artisti italiani recentemente si sono impegnati a celebrare Maria attraverso l’illustrazione delle Litanie e dei Misteri del Rosario.

Giuseppe Rivadossi, di cui a Verona una grande mostra ha presentato i primi cinquanta anni di attività artistica, ricorda nella sua autobiografia di conservare nella biblioteca i libri di Maritain, ai quali si ispira nella ricerca della proporzione, della luce, dei rapporti spaziali delle opere. Rivadossi, artista-artigiano, padre falegname, nonno contadino, nelle sue sculture realizza una intenzione filosofica che così esprime: «Un blocco di materia-luce contiene in sé la figura della madre, della natura e delle cose come immagine globale archetipa del mistero dell’amore che dà vera unità all’esistente».

L’artista lavora in gesso, in terracotta e in bronzo, ma preferisce il legno, perché il legno è vivo, non è materia inerte, è come l’uomo che porta in se stesso il tempo che passa, una materia che risponde ai misteri dell’esistenza. L’artista cerca la verità; la verità non si lascia possedere, perché deve essere sempre approfondita, ma la verità può essere abitata, se l’uomo vive la sua storia con generosità, con disponibilità verso gli altri e verso Dio. In questa prospettiva la Madre diventa l’archetipo, perché essere madre significa “essere per” il figlio.

Giuseppe Rivadossi, L'ANNUNCIO 1996

Rivadossi incomincia a costruire mobili, dalle forme e dalle volumetrie più disparate, ma trasformandoli in custodie, che debbono conservare e proteggere le cose care per la vita quotidiana dell’uomo. Contrappone al mondo virtuale, continuamente cangiante, la stabilità reale delle sue costruzioni. Oggetti d’arte molto apprezzati da Mario Botta, che scrive: «Nell’impianto architettonico di questi lavori vi è una storia millenaria, che riaffiora attraverso un sapere ancestrale, che si realizza in una forma espressiva semplice che tutti noi comprendiamo». L’artista si richiama con modernità alla tradizione, e nel celebrare Maria, come Mater luminosa, Mater fidelis, Mater amabilis, e soprattutto come Mater Creatoris, intende dare un segnale forte, far comprendere che solo una vita come dono merita di essere vissuta: «Solo compiendo il bene ci accorgiamo del mondo come meraviglia».

L’illustrazione dei Misteri del Rosario con l’integrazione, fatta da Giovanni Paolo II, dei cinque misteri luminosi, è stato uno degli ultimi lavori di Floriano Bodini, con una cartella di venti litografie a colori. L’artista in questi venti disegni, definiti e strutturati all’interno di un tondo, recupera la sua arte di scultore, che più volte si è impegnato a realizzare medaglie; ma questa volta non si tratta di ricordare un avvenimento o di celebrare un personaggio, bensì di presentare il Vangelo in una sequenza di immagini coerenti. L’arte è un simbolo, non riproduce la realtà, allude alla realtà, la creazione artistica si prende delle libertà.

Floriano Bodini, Presentazione al tempio, della serie 'Il Rosario'

Bodini in questo commento per immagini introduce delle varianti significative, che portano ad approfondire la contemplazione dei misteri del Rosario. Nel primo mistero, quello dell’Annunciazione, non c’è tra l’angelo e la Vergine la tradizionale colomba; ma la luce di una modesta candela su di un cassettone richiama la presenza dello Spirito Santo. La colomba è invece al centro della Presentazione al tempio, a ricordare che il vecchio Simeone e la profetessa Anna sono stati mossi dallo Spirito nel loro riconoscere la divinità del Bambino. Tre misteri della luce, a eccezione delle Nozze di Cana e della Istituzione dell’Eucaristia si svolgono all’aperto, con la partecipazione di molti protagonisti.

Nel Battesimo di Gesù san Giovanni ha in testa il copricapo che portano i vescovi, quasi a significare che il sacramento dipende dal potere ecclesiastico a cui il Cristo l’ha affidato. Nell’Agonia un Gesù monumentale, vestito con gli abiti pontificali, la mano benedicente, si richiama ai diversi monumenti che Bodini ha dedicato a Paolo VI, quasi a significare che il suo Vicario non deve dimenticare che è nella sofferenza che si esercita il potere, nella indifferenza degli uomini addormentati come i tre apostoli, perché travolti dai bisogni quotidiani. Nella Pentecoste Pietro è al centro della rappresentazione, ma Maria è al suo fianco e la colomba dello Spirito Santo si posa su di Lei.

Ancora più provocatoria è l’Assunzione, nella quale l’artista pone Maria in Croce con il Bimbo in grembo tratti in cielo dalla colomba. Nell’ultimo tondo, l’Incoronazione di Maria, nella quale le mani del Figlio si intrecciano con quelle della Madre, Bodini pone la sua firma su questo testamento spirituale. Un’opera d’arte non è un trattato di teologia, ma l’artista quando è sincero, e rappresenta il mistero, vive in preghiera la sua creazione e può, quasi a un livello di esperienza mistica, indicare allo spettatore motivazioni sempre nuove per comprendere il messaggio evangelico.

Madonne dei nostri tempi

di Piero Viotto

 

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Questa voce è stata pubblicata il 13/05/2018 da in Arte, ITALIANO, La Madonna nell’arte, Vergine Maria.

San Daniele Comboni (1831-1881)

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