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Francesco (secondo Wenders), uomo di parola e di gesti: “La Chiesa povera dei poveri”


Wim Wenders con il PapaWim Wenders con Papa Francesco 


Una Chiesa povera per i poveri, la Madre Terra sfruttata, il lavoro che è dignità per l’uomo, la battaglia contro la cultura del rifiuto, dello scarto, il dialogo fra le religioni, i ponti “da costruire con intelligenza” per opporsi ai muri, il messaggio rivoluzionario di Gesù (“parola di cui la Chiesa non deve avere paura”), l’amore come unico strumento per superare le divergenze, la libertà che Dio ha dato all’uomo persino di non amarlo.

Non c’è niente di nuovo o particolarmente rivelatore in Papa Francesco – Un uomo di parola, il documentario che Wim Wenders ha dedicato a Bergoglio presentato fuori concorso a Cannes, ma il tono colloquiale e intenso con cui il Papa esprime con chiarezza e semplicità la sua missione, seduto di fronte alla macchina da presa come lo potresti avere seduto accanto a te sulla poltrona di casa, è di una tale forza e commozione che nessuno spettatore può uscire dalla sala senza esserne toccato.

Il regista tedesco lo ha definito “un viaggio personale con al centro le sue idee e il suo messaggio, il suo lavoro di riforma e le risposte alle domande globali di oggi”. Da un lato quindi i tanti viaggi apostolici che Francesco ha intrapreso in questi suoi anni di pontificato, tutti raccontati con il preciso intento di chiarire il messaggio, la parola. “Francesco non ha che le parole come strumento” dice verso la fine del film la voce fuori campo, ma quali parole. Il Papa è capace di parlare a ogni interlocutore con il suo proprio linguaggio: che sia una bambina della scuola elementare che gli chiede perché ha rinunciato a un appartamento lussuoso e a grosse macchine che i Capi di Stato riuniti all’Onu (“siamo tutti responsabili della cura del nostro pianeta”), che sia la curia romana che il Pontefice mette in guardia “dall’Alzheimer spirituale e dalla malattia dell’accumulo” o siano i carcerati di Napoli o di Philadelphia cui ricorda “che il primo santo canonizzato è un carcerato condannato a morte”, quando Gesù sulla croce al ladrone dice “Tu sarai con me in paradiso”.

Il film inizia ad Assisi, nella Basilica dedicata a San Francesco (che rivive in un filmino muto in bianco e nero con il volto dell’italiano Ignazio Oliva) da cui Bergoglio ha mutato il nome, la visione del mondo e il suo credo, e finisce ad Assisi con la giornata mondiale della preghiera per la Pace. Nel mezzo ci sono le tappe mondiali di questo pontificato: nelle favelas boliviane (“non si dice che si può sempre aggiungere acqua ai fagioli?” scherza il Papa rivolgendosi ai contadini senza terra), nelle Filippine devastate dal tifone (“Vi chiedo scusa se non ho parole per voi, vi sono vicino” a chi ha perso la casa, i familiari, ogni cosa), ai sopravvissuti allo sterminio presso il memoriale dello Shoa, attraversando il cancello di Auschwitz, di fronte al Congresso degli Stati Uniti cui ricorda “la regola d’oro: fai agli altri quello che vorresti essere fatto a te”, e ancora a Ground Zero, a pregare sulle rive del Giordano, al muro del Pianto a Gerusalemme.

“In un’epoca di profonda sfiducia nei confronti dei politici e delle persone al potere, quando le bugie, la corruzione e le notizie false sono all’ordine del giorno, il nostro film ci mostra un uomo che mette in pratica ciò che predica, conquistandosi così la fiducia di persone di tutto il mondo, di tutti i background religiosi, culturali e sociali – dice Wenders nelle sue note di regia –  Ecco perché penso che questo non sia solo un film per i cattolici o i cristiani. Pope Francis – A Man of His Word (Papa Francesco – Un uomo di parola) contribuisce a liberarsi di certi pregiudizi e ad andare oltre le incomprensioni. Il Papa ha, letteralmente, spalancato le sue braccia verso tutti”.

Il film infatti si sofferma tanto sulle sue parole quando sui gesti di Francesco. Quella tenerezza che lui predica diventa un gesto concreto: la lavanda dei piedi ai carcerati di Scampia, i baci ai bambini malati negli ospedali africani, le carezze ai migranti di Lampedusa e Lesbo, l’abbraccio fraterno con la suora argentina che dice “il suo carisma parla a tutti, non solo ai cattolici”.

Francesco, che Wenders ha incontrato quattro volte in due anni, mette in chiaro il messaggio da comunicare; parla della famiglia “l’accelleratore che mettiamo alla nostra vita può distruggere la famiglia e la società, non troviamo il tempo per la tenerezza, per giocare con i nostri figli, per fare pace ogni sera prima di andare a dormire”, parla del ruolo della donna “la complementarietà e reciprocità di uomini e donne perché non può esserci un mondo senza la visione delle donne”, della tolleranza zero contro la pedofilia “che c’è ovunque ma a me interessa quella nella Chiesa”, della sofferenza dell’uomo e dei bambini che si può spiegare “solo con il figlio di Dio che soffre sulla croce e sulla libertà che il Signore ha lasciato all’uomo”, “della globalizzazione dell’indifferenza” nei confronti dell’altro che sia un uomo che attraversa il mare su un barcone o cerca di varcare una frontiera nel deserto.

Mentre scorrono le immagini dei tanti Capi di Stato che ha incontrato nel suo pontificato – Barack Obama, Vladimir Putin e Donald Trump – le sue parole risuonano chiare: “Più sei potente, più sei chiamato a essere umile perché il potere ti rovina e ti fa rovinare gli altri”. La chiave di Francesco è la vicinanza, l’empatia, l’umorismo. Il suo segreto è una preghiera che recita “ogni mattina dopo le laudi, è la preghiera del buonumore di San Tommaso Moro che inizia così: Dammi o Signore una buona digestione e anche qualcosa da digerire”.

http://www.repubblica.it

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Questa voce è stata pubblicata il 15/05/2018 da in Arte, Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag , .

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