COMBONIANUM – Formazione e Missione

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La Madonna nell’arte (15)

Catacombe di Roma:
una Madonna bizantina


catacombe-commodilla.jpg


Le catacombe di Roma sono aree cimiteriali sotterranee scavate nel tufo, al di fuori dell’antica cinta muraria della città. I nuclei più antichi risalgono alla fine del II secolo. Precedentemente i cristiani erano sepolti insieme con i pagani; quando la comunità divenne più numerosa, fu necessario creare cimiteri collettivi.

Per risolvere il problema dello spazio e grazie alla facilità dello scavo nel tenero tufo sottostante la città, i sepolcreti furono realizzati con gallerie sotterranee a più piani. Lungo le pareti sono ricavate le tombe, dette loculi, disposte su file verticali e destinate a contenere uno o più cadaveri; esternamente erano chiuse da lastre di marmo o di terracotta, su cui spesso erano incisi il nome del defunto ed il mestiere, accompagnati da simboli cristiani.

Nel III secolo, nella sola Roma si contavano 25 cimiteri sotterranei, alcuni dei quali erano in possesso della Chiesa. Già dal V secolo, si cominciò ad abbandonare la sepoltura nelle catacombe, che continuarono comunque ad essere meta di pellegrini.

Tra il sec. VIII ed il IX, in seguito ai saccheggi dei barbari, le reliquie dei martiri furono traslate nelle chiese entro le mura cittadine, le catacombe furono gradualmente abbandonate e delle sepolture si perse persino la memoria. Furono riscoperte dal XVI secolo e cominciarono ad essere esplorate prima con Antonio Bosio (1575-1629) e soprattutto con le ricerche di Giovanni Battista de Rossi (1822-1894).

Le catacombe di Commodilla si trovano non lontano dalla via Ostiense. Il nome trae origine dalla donatrice del terreno. Vi furono sepolti, tra gli altri, i martiri Felice e Adautto: un carme redatto da Papa Damaso (305-387) ci informa che questi due martiri erano fratelli ed entrambi sacerdoti. La zona dove era posto il sepolcro dei martiri, in una piccola basilica sotterranea, fu ricavata in un’antica cava di pozzolana.

Dall’analisi dei reperti e dalle caratteristiche si è indotti a datare l’uso di questa catacomba agli inizi del IV secolo, ma forse la cava di pozzolana fu utilizzata in parte come luogo di sepoltura già prima della chiusura. Le catacombe furono usate fino al VI secolo.

La catacomba è famosa per le numerose opere che la decorano e, in particolare, per un affresco che segna la tomba di una certa Turtura: vi è raffigurata una Madonna con Bambino, seduta su uno scranno prezioso, affiancata dalle figure dei due santi Felice e Adautto e della defunta Turtura.

L’opera risale al VI secolo ed è significativa dell’arte romana del primo Medioevo dove si possono cogliere gli ultimi bagliori dell’antica pittura. Una ieratica Madonna, in visione frontale, siede placida su un trono rivestito di lastre d’oro e tempestato di pietre preziose; tiene stretto a sé il piccolo Gesù, seduto in grembo, quasi a sottolineare la sua divina maternità.

I santi Felice ed Adautto affiancano Maria, rigidi come due accoliti; il capo è circondato da un ampio nimbo e sono rivestiti di una tunica clavata (con due strisce color porpora) e di una toga bianca leggermente chiaroscurata, indumenti che conferiscono loro importanza e dignità. Turtura è presentata alla Vergine dal martire Felice e regge tra le mani un oggetto indefinibile, forse un cero, avvolto da un candido mantile.

La figura della Vergine non ha volume; sul vestito deteriorato è annullato ogni effetto chiaroscurale; la predella su cui poggia i piedi, presenta un primitivo tentativo di prospettiva, in modo da dare consistenza spaziale al trono. Le immagini sono di evidente derivazione bizantina e specialmente i due santi, si possono accostare alle analoghe raffigurazioni nella basilica ravennate di Sant’Apollinare nuovo.

Natale Maffioli SDB

http://www.donbosco-torino.it/

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Questa voce è stata pubblicata il 15/05/2018 da in Arte, ITALIANO, La Madonna nell’arte, Vergine Maria.

San Daniele Comboni (1831-1881)

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