COMBONIANUM – Formazione e Missione

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La Madonna nell’arte (21)

L’Annunciazione di Fra Giovanni.

L’Annunciazione di Fra Giovanni.

Fra Giovanni, al secolo Guido di Pietro, era nato a Vicchio di Mugello agli inizi del XV secolo. Già prima di essere ammesso tra i domenicani di Fiesole aveva praticato la pittura. Il 21 gennaio 1436 Papa Eugenio IV concesse ai domenicani di Fiesole il convento fiorentino di San Marco; l’Angelico si dedicherà alla decorazione del convento fino al 1445. Sono di questo periodo alcuni capolavori del maestro, affrescati nelle celle dei religiosi e negli ambienti di comunità. Significativa, tra tutte le opere di questo complesso, è la splendida Annunciazione dipinta su una parete del corridoio settentrionale, di fronte alla scala di accesso al primo piano.

Dopo aver lavorato a Firenze si trasferisce a Roma. Di nuovo a Firenze, nel 1451 lavora per la cappella della chiesa della Santissima Annunziata. Gli ultimi anni del frate sono consumati in frequenti viaggi tra Firenze, Perugia e Roma, dove muore il 18 febbraio 1455 ed è sepolto nella chiesa domenicana di Santa Maria Sopra Minerva.

L’affresco dell’Annunciazione fu dipinto dall’Angelico tra il 1440 e il 1450 su una parete del corridoio nord del primo piano del complesso di San Marco; si tratta di una delle opere più famose del maestro ed uno dei migliori esiti in assoluto su questo soggetto.

Eleganza rinascimentale

La scena, desunta dal vangelo di Luca, si svolge sotto un portico di semplice eleganza rinascimentale, aperto su un giardino cinto da una staccionata; la simbologia è evidente: lo spazio aperto, privo di barriere, può essere paragonato al cuore di Maria, che non frappone ostacoli all’intervento di Dio e il giardino, cinto dalla siepe, l’“hortus conclusus” (“l’orto recintato”), è una metafora della Vergine Immacolata.

Ad entrambe le figure è assegnato uno spazio delimitato dalle colonne corinzie e dall’arco quasi a sottolineare la diversità dei ruoli nel mistero dell’incarnazione. La gerarchizzazione è anche suggerita dal diverso atteggiamento dei personaggi: l’Arcangelo Gabriele accenna ad una genuflessione ed è proteso verso Maria con le mani incrociate sul petto nell’atto di pronunciare il saluto: «Ave piena di grazia». Maria è seduta su un rozzo sgabello, lei pure si protende verso l’arcangelo rafforzando, con il gesto delle sue mani, le parole di chiusura del dialogo: «Ecco sono la serva del Signore avvenga di me quello che hai detto».

Le parole del dialogo tra Gabriele e Maria sono dipinte in basso, vicino alla base della colonna centrale, più o meno all’altezza degli occhi dello spettatore. Poco sotto, sullo spessore del gradino, si trova un’incitazione alla preghiera: «Virginis intactae cum veneris ante figuram pretereundo cave ne sileatur Ave» (Quando passerai davanti alla figura della Vergine intatta, sta’ attento di non dimenticare di dire l’Ave Maria). L’affresco si trova all’inizio del corridoio che un tempo portava nelle celle dei frati; ogni domenicano, al momento di ritirarsi nella sua cella, posava il suo sguardo sulla scena e, oltre l’invito alla preghiera, vi leggeva un richiamo all’obbedienza, una virtù fondamentale del buon religioso.

Il pittore vi usò la costosa azzurrite e mise anche inserti in oro. Notevole è la monumentalità delle figure, isolate nello schema prospettico del porticato, con un forte senso di silenziosa spiritualità.

Natale Maffioli

http://www.donbosco-torino.it/

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Questa voce è stata pubblicata il 21/05/2018 da in Arte, ITALIANO, La Madonna nell’arte, Vergine Maria.

San Daniele Comboni (1831-1881)

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