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Il Papa per 3 ore in dialogo con la Cei, i vescovi non concordano sull’accorpamento delle diocesi

Circa una ventina le domande poste al Pontefice durante il colloquio “a porte chiuse”. Ribadite le «preoccupazioni» per calo vocazioni e trasparenza finanziaria. «Gli scandali deturpano il volto della Chiesa». Un invito ad una evangelizzazione «meno clericale»

CEI

Il Papa con i vescovi della Cei riuniti in Aula nuova del Sinodo per la 71.a Assemblea generale


SALVATORE CERNUZIO
CITTÀ DEL VATICANO 21.5.2018


«Parlate apertamente, non è peccato criticare il Papa qui, si può fare… Dite l’ispirazione che portate nel cuore». Critiche ne sono giunte poche, ma l’invito del Papa nel suo intervento pubblico è stato raccolto ampiamente dai vescovi della Cei che hanno dialogato per circa tre ore con il Pontefice “a porte chiuse” in Aula nuova del Sinodo dove, nel pomeriggio, si è svolta la 71esima assemblea generale.

Circa una ventina, raccontano a Vatican Insider, le domande rivolte a Bergoglio dai presuli italiani per approfondire i temi già enunciati, o meglio le tre «preoccupazioni» espresse dal Papa per la Chiesa italiana.

Anzitutto quella per il calo vocazioni verso cui il Papa ha ribadito la sua «forte» apprensione, invitando tuttavia ad occuparsi più della qualità che della quantità dei futuri sacerdoti; poi il tema dell’accorpamento e della riduzione delle diocesi. Gran parte dei vescovi non si è mostrata d’accordo sulla questione.«Valutiamo se è il momento» hanno detto al Papa alcuni membri Cei, mentre altri hanno direttamente affermato che «non è necessario» compiere adesso questo passo che rischierebbe, tra le altre cose, di minare «la prossimità dei pastori». «Se una diocesi diventa più grande c’è il rischio che alcuni vescovi siano troppo lontani dalle persone e della situazioni», ha osservato più di un presule. Inoltre, «bisogna pensare alla identità culturale di ogni territorio».

Tra quesiti “tecnici” e richieste più specifiche (alle quali il Papa ha risposto ad alcune con ironia dicendo di non capirci niente), è giunta anche la domanda fatidica che forse più di qualcuno voleva porre: «Chi fa il cattivo della riforma?». Un modo per dire: chi si oppone oggi a questo accorpamento verso il quale già cinque anni fa Francesco aveva esortato ad una riflessione approfondita e a soluzioni pratiche? A porre l’interrogativo al Papa un giovane vescovo ausiliare. Da parte di Francesco, tuttavia, nessuna risposta.

Altri prelati hanno evidenziato che, piuttosto dell’accorpamento delle diocesi, sarebbe importante studiare l’unificazione dei diversi servizi pastorali a livello regionale: giovani, lavoro, scuola, comunicazione e via dicendo.

Su questa scia il Papa ha chiesto uno sforzo comune per l’evangelizzazione, considerando la «grande domanda» che c’è oggi nel mondo. In particolare Francesco ha chiesto una «evangelizzazione più missionaria» e meno «clericale» come quella che si registra spesso nelle varie diocesi, in cui magari vengano maggiormente coinvolti i laici e le famiglie («che siano loro i protagonisti!»), prendendo spunto anche da alcuni movimenti ecclesiali che «sono bravi» anche se a volte «esagerano un po’».

Con il Papa affrontati anche alcuni temi “caldi” come gli scandali nelle diocesi, specie quelli finanziari. «Questioni riservate» dicono i vescovi, raccontando che il Pontefice ha chiesto loro di «stare attenti» perché «non è giusto deturpare il volto della Chiesa» e «compromettere» per certe debolezze «il lavoro che ogni giorno viene compiuto nelle diocesi» con dedizione e onestà.

Di qui un altro invito alla trasparenza delle finanze. «Non sono i mezzi che aiutano la conversione», ha affermato Bergoglio, ripetendo l’invito ad «andare sempre più verso la povertà» che, come diceva nel suo discorso, «è madre e muro» della vita apostolica.

Un cenno anche al tema della mafia: «È un’altra Chiesa» quella, ha rimarcato il Pontefice, è in questo senso che i mafiosi sono scomunicati: «Sono fuori la comunione ecclesiale».

Come nei giorni scorsi durante un’omelia a Santa Marta, Papa Francesco ha poi chiesto ai vescovi di «vegliare» sui fedeli. «Mi piace la figura del pastore che “veglia” sul gregge», ha detto; quindi il vescovo che non solo organizza, guida e conduce ma si lascia «coinvolgere» nella vita e nelle situazioni concrete della gente, specie quella ferita. Per essere dei così bravi pastori, ha detto il Papa, il primo passo è «dedicare tempo alla preghiera». «Domandiamoci, quanto tempo dò alla preghiera?»

.«Il Papa insiste sulla spiritualità non dà risposte tecniche», commentano i vescovi, un po’ sfuggenti a causa della pioggia e del timore di essere braccati dai giornalisti. «Mi raccomando, pregate!», è stato l’ultimo invito che ha rivolto loro il Pontefice. E ha scherzato: «Parlerei con voi per altre ore ma vedo che ci sono alcuni vescovi che annuiscono… non per consenso ma perché gli cade la testa dal sonno».

Circa mezz’ora il Papa l’ha impiegata per salutare uno ad uno i membri della Conferenza episcopale italiana. Con qualcuno ha scambiato una parola o una battuta, ha benedetto qualche oggetto; poi, presi ombrello e cartellina degli appunti, intorno alle 19.20 ha salutato il cardinale presidente Gualtiero Bassetti e gli ultimi prelati rimasti fuori nell’atrio dell’Aula Paolo VI, ha sorriso ai giornalisti, e si è incamminato, da solo, in direzione Santa Marta.

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Questa voce è stata pubblicata il 22/05/2018 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag .

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