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La Madonna nell’arte (22)

La Madonna di Senigallia:
Il dipinto di Piero della Francesca.

La Madonna di Senigallia

Piero della Francesca nacque a Borgo Sansepolcro, paese al confine tra Toscana e Umbria, attorno al 1416-1417. Suo padre si chiamava Benedetto de’ Franceschi; poi, non si sa come, il figlio fu denominato della Francesca, anche se in antico si preferiva chiamarlo Piero de Borgo. Svolse gran parte della sua attività tra Arezzo e Urbino, ma ebbe la formazione a Firenze.

Contrariamente ad altri pittori, Piero rimase profondamente legato all’ambiente dove era nato. Era innamorato della sua terra e molti dei suoi dipinti presentano il dolce paesaggio della Valle Tiberina. Nonostante lo stretto àmbito della sua attività, esercitò una profonda e duratura influenza sui pittori a lui contemporanei, anche se questi non lo avevano mai incontrato.

Grande maestro della prospettiva

Il lavoro più significativo di Piero è il grande ciclo ad affresco per la chiesa aretina di San Francesco: la leggenda della vera croce. Il testo letterario a cui si faceva riferimento era la Leggenda Aurea, composta verso la metà del Duecento dal frate francescano Jacopo da Varagine, l’odierna Varazze.

Piero della Francesca fu uno dei primi a mettere in pratica le regole della prospettiva nei suoi dipinti. In vecchiaia, scrisse anche un trattato sull’argomento intitolato appunto De prospectiva pingendi. In genere, le figure da lui dipinte hanno una solidità che ricorda quella delle statue. Morì a Borgo Sansepolcro il 12 ottobre 1492.

Da Senigallia ad Urbino

Attorno al 1474, Piero dipinse la “Madonna di Senigallia”, così chiamata dal luogo di provenienza. Infatti, dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie extra Moenia di Senigallia, l’opera (che misura 61 x 53,5 cm) giunse nel secolo scorso ad Urbino, dov’è conservata nella Galleria Nazionale delle Marche.

Il dipinto colpisce immediatamente per il senso di equilibrio, solido, espresso al punto da dare un senso di staticità. L’atmosfera che regna nel dipinto è di estasi commossa. Il gruppo della Madonna con il Bambino in primo piano può essere contenuto in una piramide. Anche se le figure degli angeli e l’architettura del fondo accentuano una scansione in senso verticale della composizione.

L’attribuzione alla fine dell’800

La soluzione spaziale non è più attuata da rapporti dimensionali, ma dalla luce, che varia a seconda delle superfici che investe. Lo studioso inglese Clark afferma che all’origine di un simile trattamento ci sarebbe un’opera perduta del pittore fiammingo van Eyck, allora presente nelle collezioni del duca di Urbino.

Soltanto alla fine dell’800 la critica si è trovata concorde nell’assegnare l’autografia della tavola a Piero. Dopo essere stata attribuita alla sua scuola, un confronto con l’Annunciazione del polittico di Perugia ha sciolto il nodo; anche se l’impianto grandioso della Madonna di Senigallia è conseguito senza insistere sulla semplificazione geometrica, tipica dell’opera di Perugia.

Natale MAFFIOLI SDB

http://www.donbosco-torino.it/

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Questa voce è stata pubblicata il 22/05/2018 da in Arte, ITALIANO, La Madonna nell’arte, Vergine Maria.

San Daniele Comboni (1831-1881)

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