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La Madonna nell’arte (26)

Il Santuario ‘Madonna dei Laghi’ di Avigliana (Torino)

Madonna dei Laghi' di Avigliana

La tradizione racconta che Bona di Borbone, sposa di Amedeo VI, il Conte Verde, verso la metà del Trecento, fece un voto davanti all’immagine della Madonna che allatta il Bambino, affrescata su un pilone sulla sponda scoscesa del Lago Grande di Avigliana, per avere un figlio e che sia stata esaudita lo prova la continua attenzione dei Savoia per quello che diverrà il santuario della Madonna dei Laghi.

Da principio si costruì attorno al pilone una piccola cappella che fu officiata da religiosi agostiniani. Nel 1581 il duca sabaudo Carlo Emanuele I, fedele alla tradizione familiare, donò al santuario un prezioso dipinto composto da più tavole: al centro è raffigurata l’Annunciazione, affiancata dalle figure dei Santi Rocco e Sebastiano e, sulla predella, piccole scene tratte dai Vangeli: la Visitazione, la Natività e l’Adorazione dei magi.

E fu grazie alla forza suggestiva di questo dipinto che, un poco alla volta, l’attenzione si spostò dal pilone primitivo alla pala dell’altare maggiore e il piccolo santuario, luogo di venerazione della Madonna del latte, fu indicato come quello dell’Annunziata.

L’attuale complesso fu realizzato agli inizi del secondo decennio del Seicento, su disegni dell’architetto Nicola Ramelli di Lugano. Agli Agostiniani subentrarono i frati Cappuccini che la tennero, con alterne vicende, fino al 1890; due anni dopo divenne proprietà dei Salesiani di Don Bosco.

La scena dell’Annunciazione, così come è descritta nel Vangelo di Luca, è certamente una delle più rappresentate dagli artisti di tutti i secoli, i quali non si sono limitati ad una descrizione complessiva dell’evento, ma lo hanno esplorato in tutte le sue componenti.

La scena del nostro dipinto si svolge in un interno nobile: una panca a muro, un letto protetto da pesanti cortine rosse e un inginocchiatoio sono gli elementi del sobrio arredo; la luce, intensa, entra da una finestra con vetri legati a piombo. Un angelo, rivestito con tunicella rossa bordata di pietre preziose, ad ali spiegate che ricordano quelle del pavone, si avvicina recando un messaggio e un giglio, segno quest’ultimo della concezione verginale di Maria.

Il pittore ha colto tutto il turbamento dell’animo di Maria provocato dalle parole dell’angelo: “Maria rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto”. La Vergine ha appena udito: “Ti saluto piena di grazia il Signore è con te, tu sei benedetta fra tutte le donne” reso palese dal cartiglio; sbigottita si volge all’esterno della scena, quasi desiderosa di schivare la visione e quanto il personaggio va dicendo. Le mani levate con le palme rivolte verso l’esterno indicano stupore e un grande turbamento.

La tavola centrale è certo opera di un importante maestro piemontese che lavora tra la fine del Quattrocento e la prima parte del secolo successivo. Nonostante la tradizionale attribuzione, non è opera di Defendente Ferrari, ma di un artista molto vicino a lui, forse un comprimario che dipingeva nella sua bottega, collaborando a tante sue imprese pittoriche, ma realizzando anche opere in piena autonomia; la tavola si può dunque datare agli ultimi anni del Quattrocento.

Le due figure laterali di santi non pare che in origine fossero strutturalmente dipendenti dallo scomparto centrale; forse il donatore ha raccolto elementi disparati, ma vicini per stile, li ha assemblati e li ha donati al primitivo santuario.

San Sebastiano è legato alla colonna, quasi un richiamo alla flagellazione di Gesù. Il pittore padroneggia con maestria la struttura anatomica e nell’abbandono del santo è espresso tutto il dolore patito, coronato dalla vittoria come indica la palma trattenuta con la sinistra nonostante il legame del braccio. San Rocco, invece, è rivestito con l’abito tipico del pellegrino romeo, non è accompagnato dal cane, ma la piaga pestilenziale, messa in mostra dalla calza abbassata, è lì a testimoniare la sua eroica carità.

Le scenette della predella sono di una vivacità formidabile: l’incontro delle due cugine in un ambiente spoglio. La Natività ambientata in una struttura segnata da elementi classici e di nobile architettura contrasta con l’Adorazione dei Magi tutta vivacità e colore.

Forse questi ultimi elementi sono una prova del valore dello stesso Defendente Ferrari.

Natale Maffioli SDB

http://www.donbosco-torino.it/

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Questa voce è stata pubblicata il 26/05/2018 da in Arte e fede, ITALIANO, La Madonna nell’arte, Vergine Maria.

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Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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