COMBONIANUM – Formazione Permanente

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Lectio sulla Prima Lettera di Pietro – Martini (1)

Il segreto della Prima Lettera di Pietro
di Carlo Maria Martini
Corso di esercizi spirituali (2005)


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LECTIO E MEDITATIO DI 1 Pt 1,1-2

Notiamo che la 1 Pt è un capolavoro letterario ed è scritta con uno stile scorrevole, in un greco elaborato, di eccellente qualità, con un vocabolario ricco e vario. È inoltre densissima, suppone un’ esperienza spirituale molto profonda e condensata. Noi però la avviciniamo in maniera semplice, secondo le scansioni della lectio divina: la lectio, che consiste nel leggere e rileggere il testo, per metterne in rilievo le scansioni, la struttura, gli elementi portanti, le parole chiave; la meditatio,che consiste nel chieder ci quali sono i valori del testo, in relazione al momento degli esercizi spirituali che stiamo vivendo; infine la contemplatio, che ci mette davanti al Signore Gesù per entrare in colloquio con lui che ci ha parlato attraverso il brano biblico. È il tempo prezioso del vostro dialogo personale col Signore e mi limiterò ad offrirvi qualche spunto di preghiera, a modo di avvio.

Mittente, indirizzo, augurio

I primi due versetti – il cosiddetto praescriptum epistolare – tengono il luogo di quella che per noi è la busta, sulla quale scriviamo l’indirizzo e il mittente:

«Pietro, apostolo di Gesù Cristo, ai fedeli dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia, eletti secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, per obbedire a Gesù Cristo e per essere aspersi del suo sangue: grazia e pace a voi in abbondanza» (1 Pt 1) 1-2).

* Anzitutto il mittente, Pietro.

È un pescatore di Galilea diventato poi apostolo; come sappiamo dai vangeli, ha avuto la grazia di proclamare Gesù Cristo Figlio di Dio, Messia; è colui che l’ha rinnegato ed è stato perdonato; che ha seguito il cammino delle primitive comunità da Gerusalemme, a Giaffa, a Cesarea.

Come apparirà alla fine della lettera, Pietro è stato aiutato nella stesura da Silvano. Del resto gli esegeti sono scettici sulla paternità petrina e si domandano: come poteva un pescatore scrivere in modo tanto elaborato, con un linguaggio preciso, profondo, denso e incisivo? La lettera non è forse da addebitare alla primitiva comunità romana, dove c’erano persone di grande cultura?

Sta di fatto che l’epistola è messa sotto l’autorità di Pietro, «apostolo di Gesù Cristo». La sua missione è quella di inviato da Gesù e tutta la sua dignità è relativa appunto a lui.

A chi scrive Pietro?

«Agli eletti dispersi». La traduzione CEI del testo parla prima di «fedeli dispersi nel Ponto, nella Galazia…», e aggiunge poi «eletti secondo la prescienza di Dio Padre…». Il testo greco, invece, più concisamente recita: «Pietro… agli eletti dispersi (eklektois parepidémois); ed è molto forte il collegamento.

«Eletti» richiama la grande dignità del popolo di Israele, il popolo eletto; propone la grande dignità di essere scelti da Dio, con amore, dall’eternità, per una missione. Mentre «dispersi» evoca povertà e fragilità, indica la sofferenza di gente che non ha una patria ed è messa ai margini della società. «Dispersi» vuol probabilmente dire che non abitano in modo stabile in un luogo e mancano dei diritti civili fondamentali. Costituiscono perciò la parte un po’ disprezzata della popolazione, come lo sono oggi molti profughi e lavoratori stranieri che non hanno diritto di cittadinanza.

C’è forse (ma è difficile stabilirlo con certezza) anche una memoria del popolo ebraico in diaspora: come il popolo ebraico, anch’essi partecipano della dispersione tra le genti, che costituisce una particolare presenza salvifica di Dio pure in situazioni umili e povere.

Interessanti le indicazioni geografiche. «Dispersi»: nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia. Probabilmente si tratta di quattro e non di cinque regioni romane, perché il Ponto era unito alla Bitinia. Tutte e quattro erano regioni dell’odierna Turchia, allora lontane dai grandi centri di comunicazione.

Non è facile spiegare l’ordine in cui sono menzionate. Si parte dal Ponto, al nord della Turchia, si scende verso il centro con la Galazia e la Cappadocia, ci si sposta verso l’ovest con l’Asia, provincia visitata pure da san Paolo, e si ritorna al nord con la Bitinia. Gli esegeti si chiedono il perché di tale ordine e ritengono che ci si debba riferire all’itinerario che seguirà Silvano, per portare la missiva. Possiamo dunque seguire il percorso di questa lettera che, notiamo, è circolare, rivolta cioè non a una comunità, ma a molte, a cristiani sparsi in mezzo ai pagani, abbandonati a se stessi e quindi privi di una forte esperienza comunitaria.

È bello notare l’amore con cui un apostolo da lontano, cioè da Roma, vuole essere vicino a questi cristiani nella loro situazione storica, geografica e culturale.

Osserviamo ancora che l’elezione, l’essere amati da Dio, viene subito specificata trinitariamente, ed è molto importante perché sta a dire che il pensiero, della Trinità riempiva il cuore dei primi cristiani: «eletti» «secondo la prescienza di Dio Padre» (cioè Dio Padre da sempre vi ha amato e vi ha scelto); «mediante la santificazione dello Spirito» (lo Spirito opera in voi, siete lavorati, santificati, mossi dallo Spirito); «grazie all’obbedienza e al sangue di Gesù». Distaccandomi dalla traduzione CEI, «per obbedire a Gesù Cristo», preferisco allinearmi con l’esegeta Elliot: «grazie all’obbedienza che Gesù ha fatto al Padre». È l’obbedienza che Gesù ha vissuto rispetto al Padre che ci rende eletti. «Grazie all’aspersione del suo sangue»: come l’aspersione del sangue consacrava l’arca dell’ alleanza e indicava l’elezione di Israele.

Non abbiamo tempo di scrutare tutte le radici veterotestamentarie delle parole di Pietro; possiamo però capire come sono dense di richiami, in particola re all’aspersione del sangue che Mosè fa nel c. 24 dell’Esodo,aspersione del popolo e dell’altare:

«Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l’altra metà sull’altare. C..) Allora Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell’alleanza, che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!» (vv. 6.8).

Mi piace infine ricordare che il termine «prescienza» (prognosis) occorre solo due volte nel Nuovo Testamento, qui e in At 2, 23: «Dopo che, secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, fu consegnato a voi, voi l’avete inchiodato sulla croce per mano di empi e lo avete ucciso»

dove indica la preveggenza di Dio per le sofferenze di Gesù. Tuttavia si trova anche altrove il verbo progignoskein, per esempio in Rm 8,29(proégno), dove Paolo descrive la conoscenza e l’amore di Dio, che dall’ eternità ha conosciuto e poi scelto.

Vedete come questa lettera è densa fin dalle sue prime righe.

* A conclusione dei primi due versetti, l’augurio: «grazia e pace a voi in abbondanza».

Un augurio abbastanza raro nel Nuovo Testamento, perché di solito troviamo «grazia e pace a voi». Qui si aggiunge il verbo plethyntheie:abbondi, si riempia in pienezza in voi la grazia e la pace di Gesù.

Questo augurio di grazia e pace in abbondanza si trova pure nell’indirizzo (1,2) della 2 Pt. È una caratteristica delle due epistole petrine.

Coscienza battesimale

Ora, nel momento della meditatio, ci domandiamo: a quale esperienza spirituale rispondono queste parole? Certamente sono frutto di una profondissima e ricchissima esperienza.

A me sembra che rispondano, sia in Pietro che scrive, sia nei cristiani dispersi che leggono, a una forte coscienza di un Dio che ci ha amato per primo, opera in noi per mezzo dello Spirito e ci salva grazie all’obbedienza di Gesù. Potremmo dire, una straordinaria coscienza battesimale: Dio ci ha amati per primo, lo Spirito santo ci santifica nel battesimo, Gesù ci redime donando la sua vita per no!

Ci chiediamo: che cosa corrisponde in me, in noi cristiani di oggi, a tale esperienza spirituale? Abbiamo davvero una profonda coscienza battesimale del nostro legame con la Trinità, Padre, Figlio e Spirito santo?

Oggi purtroppo abbiamo spesso di noi una visione ristretta, un po’ grigia e rassegnata. Il nostro cristianesimo consiste nel fare certe cose, nel compiere certi obblighi, nel portare certi pesi, nell’eseguire certe osservanze; e ci consideriamo una piccola e povera realtà rispetto alla potenza mondana. Tutto questo lo viviamo con smarrimento e non con la coscienza della grazia di Dio.

Se la nostra coscienza battesimale è scarsa, è dunque urgente chiedere la grazia che venga ravvivata. Di fatto tocchiamo qui l’esperienza del Principio e fondamento, quella di essere creature di Dio, da lui amate e chiamate a una grande missione.

Avvio alla «contemplatio»

Vi invito a pregare contemplando la Trinità che è in noi e la chiamata di Dio per ciascuno, con gratitudine e con gioia, con fierezza e con orgoglio. Possiamo essere i più disperati o disgraziati uomini della terra, non contare niente politicamente o economicamente, e però siamo amati da Dio dall’eternità e lo Spirito opera in noi per una grande missione.

Pietro vuole indicarci appunto le conseguenze della straordinaria elezione trinitaria del semplice cristiano, che vive in condizioni di solitudine o di debolezza: l’altissima dignità del cristiano che gli permette di essere fiero, gioioso, contento, ottimista, anche in situazioni di marginalità sociale e culturale, e addirittura nell’umiliazione e nella sofferenza.

È la nostra coscienza battesimale e vocazionale, che dobbiamo coltivare quale principio e fondamento di tutto il nostro esistere e operare cristiano. La 1 Pt ci invita ad avere una grande idea di noi.

Dio Padre nostro, Tu ci hai tanto amato fin dall’eternità e hai previsto tutte le situazioni nelle quali ci saremmo trovati nei diversi tempi della nostra vita. Tu ci hai riempito dello Spirito santo, perché ci desse la forza, il discernimento per vivere in verità ogni nostro giorno. Tu ci hai santificato e ci santifichi con l’obbedienza di Gesù fino alla morte e con l’aspersione del suo sangue, che vengono continuamente rinnovate in noi nell’Eucaristia. Ti chiediamo, per intercessione di Maria, di riconoscere con gioia i tuoi grandi doni, per poterli mettere a frutto nella vita quotidiana, a servizio della tua Chiesa.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 28/05/2018 da in Bibbia, ITALIANO, Lectio Divina con tag .

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