COMBONIANUM – Formazione e Missione

— Sito di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA — Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa — Blog of MISSIONARY ONGOING FORMATION — A missionary look on the life of the world and the church

Commento al Vangelo della IX Settimana del Tempo Ordinario

IX Settimana del Tempo Ordinario (anno pari)
Commento al Vangelo di Paolo Curtaz

IX settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Lunedì 4 Giugno > 
(Feria – Verde)
Lunedì della IX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
2Pt 1,2-7   Sal 90   Mc 12,1-12: Presero il figlio amato, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
Martedì 5 Giugno > 
(Memoria – Rosso)
San Bonifacio
2Pt 3,11-15.17-18   Sal 89   Mc 12,13-17: Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio.
Mercoledì 6 Giugno > 
(Feria – Verde)
Mercoledì della IX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
2Tm 1,1-3.6-12   Sal 122   Mc 12,18-27: Non è Dio dei morti, ma dei viventi!
Giovedì 7 Giugno > 
(Feria – Verde)
Giovedì della IX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
2Tm 2,8-15   Sal 24   Mc 12,28-34: Non c’è altro comandamento più grande di questi.
Venerdì 8 Giugno > 
(SOLENNITA’ – Bianco)
SACRATISSIMO CUORE DI GESU’ (ANNO B)
Os 11,1.3-4.8-9   Is 12,2-6   Ef 3,8-12.14-19   Gv 19,31-37: Uno dei soldati gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.
Sabato 9 Giugno > 
(Memoria – Bianco)
Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria
Is 61,10-11   1Sam 2,1.4-8   Lc 2,41-51: Tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo.
Domenica 10 Giugno > 
(DOMENICA – Verde)
X DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Gen 3,9-15   Sal 129   2Cor 4,13-5,1   Mc 3,20-35: Satana è finito.

Commento al Vangelo del giorno
di Paolo Curtaz

Lunedì della IX settimana del Tempo Ordinario 
Mc 12,1-12: Presero il figlio amato, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.

La misura è colma, la tensione si taglia col coltello, non ci sono più spazi di manovra. Gesù ha parlato di Dio apertamente, col cuore in mano, pieno di fiducia sperando di cambiare il cuore indurito di chi pensava di conoscere perfettamente la Legge. Gerusalemme, invece, è ben diversa dalla sua provinciale Galilea: qui le persone sono smaliziate, abituate a tutte le novità e il tempio troneggia con la sua imponenza. Gesù è stato prima guardato con curiosità, poi con compatimento, infine con malcelato fastidio: chi si crede di essere questo falegname che si è improvvisato profeta? Ora la misura è colma: Gesù va zittito. Definitivamente. La tragica parabola dei vignaioli omicidi rivela lo stato di tensione che sta sperimentando Gesù. E la follia dell’essere umano che si convince di potere impadronirsi dell’eredità uccidendo il figlio! Quando pensiamo di essere i proprietari della vita, del Creato, della storia, quando togliamo di mezzo il legittimo proprietario, finiamo col distruggere tutto. Viviamo, oggi, con la consapevolezza che tutto è un dono per potere riconoscere nelle cose che sperimentiamo la splendida e discreta presenza salvifica di Dio.

Martedì 5 Giugno > (Memoria – Rosso) San Bonifacio
Mc 12,13-17: Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio.

Ora si tratta di cogliere in fallo Gesù. Si è deciso di farlo fuori: nessun dubbio, nessun interrogativo, solo la necessità di trovare il modo di eliminare questo insopportabile scocciatore. Giustificati dal bene del popolo e dalla investitura divina, gli uomini religiosi sanno bene qual è il bene per loro e per chi hanno davanti: il Nazareno va ucciso. Per farlo, però, occorre prima che egli perda la faccia davanti al popolo, occorre sminuirlo come ancora oggi si fa con un avversario politico. Il nervo scoperto è la presenza di Roma e delle sue imposte: se Gesù testimoniasse di assecondare l’occupazione romana pagando le odiatissime tasse, certamente perderebbe la stima dei patrioti. Ma se si rifiutasse di farlo si metterebbe nella schiera dei tanti che, nella storia, hanno brandito le armi del populismo e dello scontento. Bella trappola, complimenti. E Gesù lo sa e ne esce splendidamente: chiede ai puri una moneta. Moneta che non dovrebbero avere (ha l’effige dell’imperatore) e che invece hanno. A parole sono coerenti, nei fatti fanno compromessi come tutti. E Gesù aggiunge la frase diventata proverbiale: non mischiamo le cose di Dio con quelle di Cesare.

Mercoledì della IX settimana del Tempo Ordinario
Mc 12,18-27: Non è Dio dei morti, ma dei viventi!

L’allegra disputa sulla vedova ammazza-mariti è una farsa per mettere in difficoltà il Signore Gesù: i sadducei, conservatori, non ammettevano le novità della Legge orale e la devozione dei farisei. Farisei che, fra i molti difetti, avevano il pregio di approfondire il tema della sopravvivenza delle anime, riprendendo e sviluppando una visione molto simile alla nostra attuale. I sadducei perciò, non credevano alla resurrezione e l’assurdo caso proposto a Gesù è costruito su misura per metterlo in difficoltà. L’importanza della conservazione del nome famigliare obbligava una vedova ad avere un figlio dal fratello del marito defunto per tutelarne la memoria. Norma che a noi fa rabbrividire e che va contestualizzata nella logica tribale che l’ha voluta. Di chi è moglie questa povera donna che ha passato un fratello dopo l’altro? Gesù ne esce (bene) ridicolizzando la questione posta: nel Regno non ci sono né mariti né mogli. Ma la cosa che mi piace è lo stile con cui argomenta la sua riflessione: il Maestro conosce e interpreta la Scrittura: il Dio dei patriarchi, presentandosi a Mosè, li nomina come se fossero vivi. Semplicemente grandioso ed efficace!

Giovedì della IX settimana del Tempo Ordinario
Mc 12,28-34: Non c’è altro comandamento più grande di questi.

Erano seicentotredici i precetti da osservare, come ricordarseli? La domanda posta dallo scriba era una di quelle che ponevano ai rabbini durante lo studio della Scrittura. E Gesù interroga chi lo interroga, uno scriba, quindi detentore della corretta interpretazione della Legge. E questi risponde così come andava di moda in una delle due maggiori scuole di pensiero di Gerusalemme, quella di Rabbì Hillel: l’amore a Dio e l’amore al prossimo. Fiumi di parole commentavano questa scelta, riflessioni, ragionamenti, distinzioni, sfumature. Come amare Dio, fino a che punto? Come amare il prossimo? Chi è il prossimo? Gesù ascolta la dotta risposta dello scriba e conclude: non sei lontano dal Regno. Il povero scriba è spiazzato. Nessuna discussione teologica, nessun duello in punta di fioretto, nessun dibattito citando maestri di dottrina. Si era preparato bene, era pronto a fare sfoggio della propria competenza, della propria cultura. E invece… Gesù non ci sta, non accetta una discussione solo teorica. La fede dello scriba è solo intellettuale, tutta chiusa nella sua testa, non contagia il suo cuore, non lo spinge a cambiare le sue scelte. Stiamo attenti a non fare come lui…

Venerdì 8 Giugno > (SOLENNITA’ – Bianco) SACRATISSIMO CUORE DI GESU’ (B)
Gv 19,31-37: Uno dei soldati gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.

Una festa solo all’apparenza dal sapore devozionale, quella del Sacro Cuore ma che nasconde, in realtà, una grande verità: la misura dell’amore di Dio.
Cosa può ancora dirci l’immagine di un improbabile Gesù con gli occhi chiari e i boccoli che apre il mantello e lascia intravvedere un cuore da cui si dipartono dardi luminosi? Non è solo l’immagine di una devozione ottocentesca che ci fa venire il diabete all’anima? Spogliata dalla sua collocazione storica, la festa del Sacro Cuore di Gesù rivela una grande verità: al centro della nostra vita, della fede, del nostro percorso interiore c’è l’amore di Dio. L’amore è al centro, questo dice la festa di oggi. Non la legittima tradizione storica, non i nostri ragionamenti, non le convenienze, non fondamenti etici. Se crediamo in Dio, se abbiamo visto e creduto nell’amore del Padre, lui solo ci spinge a credere e a lottare. Lottare, sì, perché lasciare che sia l’amore a dominare la nostra vita (e la fede) non è affatto scontato. È una continua conversione, una scelta, talvolta dolorosa. Come quella del Maestro e Signore che mostra la misura del suo bene morendo in croce. Oggi, allora, lasciamoci raggiungere dal suo amore che non pone condizioni, che non pesa, che non ricatta, un amore libero, come Dio solo, in Gesù, sa proporre.

Sabato 9 Giugno (Memoria – Bianco) Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria
Lc 2,41-51: Tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo.

Dopo la memoria dell’amore di Cristo, del suo cuore inteso come sorgente dei sentimenti e delle emozioni, la liturgia ci propone un’altra festa di origine devozionale, la festa del cuore di Maria. Come a dire: l’amore che Cristo ha imparato lo deve anche a sua madre. Come i genitori segnano in positivo e in negativo lo sviluppo della personalità dei propri figli, così possiamo affermare che parte del carattere umano di Gesù sia stato educato alla compassione e alla tenerezza dai suoi genitori. Ama, il Cristo, con forza e determinazione e questo amore ricade su di noi. Maria, madre dei discepoli, ci viene proposta non solo come modello per la fede, è la prima fra i credenti, ma anche come modello di amore. Un amore che educa, che si piega alla benevola volontà di Dio, che sa farsi da parte ed essere presente nel momento giusto, che attinge dalla riflessione personale la propria energia interiore. Un amore poco sdolcinato, il suo, ma concreto e fattivo, incarnato e sanguinante, come spesso diventa l’amore dei genitori per i propri figli che si cacciano nei guai. Chiediamo a Maria di insegnarci ad amare come ha insegnato a Gesù.

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Questa voce è stata pubblicata il 03/06/2018 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana - commento.

San Daniele Comboni (1831-1881)

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