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Sud Sudan, suicidio di genere

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La nazione più giovane del mondo è ora al suo quinto anno di conflitto e la violenza ha portato alla morte di decine di migliaia di persone. Uomini e donne, ma soprattutto ragazze e bambini.

di Sonia Berti
Venerdì, 01 Giugno 2018
http://www.combonifem.it 

È una triste realtà che nelle situazioni in cui scoppia un conflitto armato, sono i membri più vulnerabili delle società: le ragazze, i bambini, che vengono più colpiti dalle conseguenze della guerra. Le sei violazioni più comuni sono il reclutamento e l’uso di bambini in guerra, uccisioni, violenze sessuali, rapimenti, attacchi a scuole e ospedali e la negazione dell’accesso umanitario.

Il 19 agosto 1982, stimolata dalle emergenze in Palestina, l’Assemblea Generale decise di commemorare il 4 giugno di ogni anno come Giornata internazionale dei bambini innocenti vittime dell’aggressione.

Spesso le violenze e i soprusi causati dalla guerra non pesano solo sui bambini e sulle bambine, ma anche sulle giovani ragazze, influenzando umori, distruggendo famiglie, eliminando ogni prospettiva futura. A documentarlo è un report di Plan International “Adolescenti in crisi: voci dal Sud Sudan”.

Questo rapporto si basa su ricerche condotte con ragazze e membri delle loro famiglie in più siti nel Sud Sudan e in Uganda. Esplora come le ragazze adolescenti in due fasce di età (10-14 anni e 15-19 anni) comprendono e rispondono all’impatto unico che la crisi del loro paese ha su di loro. Cerca di amplificare le loro voci e le loro percezioni della crisi e presenta le loro opinioni su come il settore umanitario potrebbe rispondere.

Negli ultimi 5 anni, il conflitto civile nel Sud Sudan ha lasciato una ragazza suicida su quattro, traumatizzate fisicamente e a causa delle violenze sessuali con le quali venivano usate per pagare i soldati. Lo studio, basato su sondaggi con 249 ragazze, riporta che il 25% ha riferito di avere sentimenti suicidi negli ultimi 12 mesi, in gran parte a causa della paura di essere stuprate, picchiate, rapite o uccise.

«Queste ragazze hanno sopportato alcune delle più orrende difficoltà immaginabili – afferma George Otim, direttore di Plan International in Sud Sudan – se vogliamo contribuire a dare loro una speranza per il futuro, dobbiamo dare una fine al conflitto in Sud Sudan. Abbiamo bisogno di rendere più efficace e immediato il supporto contro lo sfruttamento sessuale, in modo che le ragazze adolescenti si sentano al sicuro dalla violenza e possano continuare la loro educazione».

Il Sud Sudan, che si è separato dal suo vicino settentrionale, il Sudan, nel 2011, è stato attanagliato da una guerra civile scatenata dalla rivalità tra il presidente Salva Kiir e il suo ex vice Riek Machar. La nazione più giovane del mondo è ora al suo quinto anno di conflitto e la violenza ha portato alla morte di decine di migliaia di persone.

Molte di queste erano ragazze che si sono tolte la vita autonomamente, abbandonando la loro voglia di creare pace e sviluppare la nazione.

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Questa voce è stata pubblicata il 04/06/2018 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag .
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