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Le mani di Mosca su Bangui

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Armi, soft power e affari nella Repubblica Centrafricana. Con questa ricetta la Russia rientra militarmente in Africa e pianta una bandiera nel cuore del continente dopo trent’anni dalla fine della Guerra Fredda. Nel Centrafrica, un paese straziato dal sanguinoso conflitto civile scoppiato nel 2013 e lasciato solo dall’occidente, Mosca è andata a riempiere un vuoto. Ma non si tratta di semplice filantropia…

La scorsa settimana il presidente del Centrafrica, Faustin-Archange Touadéra, si è recato in Russia per partecipare al Forum economico internazionale di San Pietroburgo, su invito del presidente russo Vladimir Putin. I due capi di stato si sono incontrati con l’obiettivo di intensificare gli accordi di cooperazione fra i rispettivi paesi.

La sintonia tra i due leader è emersa alla fine del colloquio. Putin s’è detto “felice di prevedere nuovi progetti per rafforzare le relazioni in ambito economico e umanitario”, mentre Touadéra ha sottolineato “l’enorme potenziale” del suo paese e ha ringraziato la Russia per il suo aiuto “in un momento delicato di riconciliazione”. Ormai la presenza di militari e uomini d’affari russi a Bangui non è più un segreto e il Cremlino sta lavorando alla creazione di un forte legame di collaborazione con il Centrafrica in campo militare, politico ed economico.

Primi passi

Tutto iniziò nell’ottobre del 2017, quando Touadéra incontrò il ministro degli Esteri russo Serguej Lavrov a Sochi, in riva al Mar Nero. Al termine dell’incontro era stato diffuso un comunicato nel quale si evidenziava “la potenzialità del partenariato per lo sfruttamento delle risorse minerarie e la fornitura di materiale militare russo, di macchinari agricoli e di energia”.

Poco dopo Mosca chiese al Consiglio di sicurezza dell’Onu una deroga sull’embargo delle armi, in vigore dal 2013 in Centrafrica, in modo da poter donare armamenti a Bangui e iniziare un programma di addestramento delle Forces armées centrafricaines (FACA). Dopo un complesso negoziato, l’autorizzazione per bypassare l’embargo è stata concessa, lo scorso dicembre, e il 26 gennaio è avvenuta la prima consegna di armi. L’accordo prevede la fornitura di fucili d’assalto, mitragliatrici e lanciarazzi Rpg da destinare a due battaglioni delle FACA che saranno addestrati dalle forze speciali russe.

Da allora si sa che la base di Bérengo, 60 chilometri a ovest di Bangui, è stata messa a disposizione di Mosca e che il 31 marzo è finita la formazione dei primi 200 uomini. Inoltre, i russi avrebbero distribuito viveri nel PK5 – il quartiere della capitale a maggioranza musulmana, teatro di frequenti scontri – e fatto arrivare un convoglio dal Sudan con viveri, medicine e attrezzatura sanitaria destinati al nord del paese. Mosca ha anche tentato di intavolare trattative dirette con gli ex-Seleka del Fronte Popolare per la Rinascita del Centrafrica (FPRC) di Kaga-Bandoro, che da tempo minaccia di marciare su Bangui. Tutto questo non fa che confermare la veemente entrata in scena di Mosca negli affari militari del paese.

Il Centrafrica vive una profonda crisi, scoppiata nel 2013. Da allora il conflitto si è incancrenito e frammentato. Sempre più numerose, le milizie nate dalla scissione dei Seleka, mantengono il controllo delle aree ricche di risorse naturali e si alimentano con i traffici illeciti. Diamanti, legno pregiato e petrolio in primis. Ad oggi sono migliaia le vittime innocenti del conflitto e centinaia di migliaia i rifugiati. Secondo l’Onu, alla fine di dicembre gli sfollati erano 688.700, circa il 60% in più rispetto a un anno prima.

I retroscena

L’astuta mossa diplomatica con cui la Russia ha ottenuto questo risultato è stata descritta da un personaggio chiave dell’avvicinamento tra Mosca a Bangui: il capo di gabinetto di Touadéra, Firmin Ngrebaba, che aveva assistito il presidente centrafricano nelle trattative a partire dall’incontro di Sochi del 2017. Intervistato da Jeuneafrique, ha rivelato che nell’incontro a Parigi, nel 2017, la Francia aveva intenzione di fornire armi al Centrafrica.

Ma “la Russia pose il veto al Consiglio dell’Onu, perché le armi che Parigi voleva utilizzare provenivano da un sequestro avvenuto in Somalia”. Con l’intento di convincere i russi, “fu il presidente francese Emmanuel Macron a indirizzarci verso Mosca per convincerli a togliere l’embargo e far entrare le armi francesi”. “Il nostro paese praticamente non aveva più una forza militare garante della sicurezza. Avevamo estremo bisogno di aiuto e la Russia (sostituendosi alla Francia ndr) ce l’ha gentilmente offerto un mese dopo a Sochi”, ha concluso Ngrebaba.

In pratica Mosca ha bloccato l’offerta francese, per poi proporre le sue armi ed entrare in Centrafrica dall’entrata principale. Ma il vero obbiettivo di Mosca è l’accesso alle risorse minerarie e petrolifere del paese. Non a caso all’incontro della scorsa settimana erano presenti anche rappresentanti delle compagnie minerarie russe Nordgold e GPB Ressources, come riporta RFI. Per non parlare del sospetto incontro di marzo tra emissari russi e l’ex presidente centrafricano Djotodia, avvenuto nell’esilio di Cotonou. In quell’occasione i russi avrebbero chiesto accesso alle miniere controllate dagli ex-Seleka.

La Francia, che ha trascurato il Centrafrica, ora è preoccupata per il ritorno del Cremlino nel continente. Il 13 maggio dei caccia Mirage francesi hanno sorvolato Kaga-Bandoro per intimidire i gruppi ribelli e forse per far capire al nuovo attore geopolitico che Parigi non ha lasciato del tutto la sua ex-colonia. Può darsi non sia avvenuto nei cieli, ma sul terreno ormai pare sia Mosca a comandare.

di Marco Simoncelli
Nigrizia 30 Maggio 2018

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Questa voce è stata pubblicata il 14/06/2018 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , , .

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