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Laas Geel, un tuffo nel Neolitico

 

LAAS GEEL, UN TUFFO NEL NEOLITICO – 350 DIPINTI

Laas Geel era un’oasi. Oggi è un rilevante sito archeologico dove si trovano pitture rupestri che risalgono anche a 10mila anni fa. Siamo in Somaliland, regione della Somalia che da un quarto di secolo si amministra da sé, in pace.

di Cesare Sangalli

Le pitture rupestri di Laas Geel sono opera di anonimi artisti del periodo Neolitico. Opere che si sono susseguite dal 10.000 a.C. al 5000 a.C. e oltre. L’unica analisi che si è potuta effettuare su schegge di colore della grotta numero 7 (sono 20 le grotte che compongono il sito archeologico visitabile) colloca con relativa certezza la pittura nel 2500-3000 a.C. Per tutte le altre, sicuramente più antiche, ci si può basare solo su stime di massima. Anche perché non sono stati ritrovati oggetti o suppellettili che potessero contribuire a una datazione più certa.

Si conosce poco anche delle caratteristiche dei popoli che hanno abitato questi luoghi. Secondo le ricostruzioni dei ricercatori, si può comunque ipotizzare che quest’area fosse ricca di pascoli e di acqua e che, in un periodo interglaciale, primitivi già dediti all’allevamento vi transitassero. A partire dal quinto millennio a.C. è quasi certa la migrazione di allevatori dalla Nubia (sud dell’Egitto, nord Sudan) con mandrie di bovini africani dalle grandi corna, probabili discendenti del gigantesco uro, antenato dei bovini moderni, che poteva misurare anche due metri al garrese. Le guide locali fanno però notare che le mucche rappresentate hanno la schiena dritta e non la classica gobba delle tipiche mucche africane.

Le figure umane rappresentate sono di difficile definizione. Alcuni ricercatori hanno avanzato l’idea che possa trattarsi di divinità o di figure oniriche. Oltre agli umani e ai bovini, protagonisti assoluti dei 350 dipinti, nelle pitture sono presenti altri animali, a partire dai cani, che erano sicuramente utilizzati dagli allevatori di quelle epoche remote, e poi scimmie, antilopi, giraffe e forse sciacalli o iene.

In ogni caso, tutte le rappresentazioni parlano di un’epoca largamente antecedente alla desertificazione. Il dromedario, che oggi può essere considerato il vero animale simbolo del Somaliland, è stato introdotto molto più tardi, addirittura in epoca romana. L’acqua ormai doveva essere in gran parte sparita, tranne forse per un’oasi, da cui il nome “moderno” della località.

Oltre al progressivo inaridimento, molti studiosi ipotizzano che Laas Geel sia stato a lungo considerato un luogo maledetto, infestato da spiriti maligni, presenze diaboliche. Forse ad alimentare queste credenze era la presenza dei babbuini, che ancora oggi rendono sconsigliabili le visite dopo il tramonto.

Le grotte, o rifugi, sono in media larghe 10 metri per 5 di profondità. La grotta numero 1, la più grande, misura 170 metri quadrati. I colori più usati sono il rosso, il giallo, l’arancione, il viola.

Le pitture rupestri di Las Geel furono scoperte nel novembre-dicembre 2002 dall’archeologo francese Xavier Gutherz, dell’Università Paul Valéry di Montpellier, e dalla sua squadra di collaboratori, francesi e somali. Gutherz proviene da studi dell’arte preistorica in Languedoc –Roussillon e in generale nel sud della Francia. Dal 2001 si è dedicato completamente all’archeologia nel Corno d’Africa, con decine di pubblicazioni sui resti del periodo neolitico in Etiopia, Gibuti e Somaliland.

Nel 2016, l’Unesco ha inviato degli esperti per revisionare lo stato di conservazione del sito di Laas Geel, considerato a rischio per la scarsa protezione, anche se fin qui non si registrano variazioni rilevanti. La ricognizione è stata realizzata con l’aiuto finanziario dell’ambasciata francese in Kenya, in stretta collaborazione con il ministero della gioventù, sport e turismo del Somaliland.

L’Unesco si era già occupata di Laas Geel nel 2010, con una missione guidata dall’archeologo kenyano George Abungu. Alcune delle immagini di quella missione sono state elaborate dal Fondo per l’arte rupestre africana (Tara) e esposte al British Museum.

DOSSIER NIGRIZIA DICEMBRE 2017

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Questa voce è stata pubblicata il 20/06/2018 da in Arte, ITALIANO con tag , .

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