COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

Commento al Vangelo della XII Settimana del Tempo Ordinario

XII Settimana del Tempo Ordinario (anno pari)
Commento al Vangelo di Paolo Curtaz

Cosimo Rosselli, «Il Discorso della montagna», 1482,.jpg

Lunedì 25 Giugno > 
(Feria – Verde)
Lunedì della XII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
2Re 17,5-8.13-15.18   Sal 59   Mt 7,1-5: Togli prima la trave dal tuo occhio.
Martedì 26 Giugno > 
(Feria – Verde)
Martedì della XII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
2Re 19,9-11.14-21.31-35.36   Sal 47   Mt 7,6.12-14: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.
Mercoledì 27 Giugno > 
(Feria – Verde)
Mercoledì della XII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
2Re 22,8-13;23,1-3   Sal 118   Mt 7,15-20: Dai loro frutti li riconoscerete.
Giovedì 28 Giugno > 
(Memoria – Rosso)
Sant’Ireneo
2Re 24,8-17   Sal 78   Mt 7,21-29: La casa costruita sulla roccia e la casa costruita sulla sabbia.
Giovedì 28 Giugno > 
(SOLENNITA’ – Rosso)
SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI (Messa della Vigilia)
At 3,1-10   Sal 18   Gal 1,11-20   Gv 21,15-19: Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore.
Venerdì 29 Giugno > 
(SOLENNITA’ – Rosso)
SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI (Messa del Giorno)
At 12,1-11   Sal 33   2Tm 4,6-8.17-18   Mt 16,13-19: Tu sei Pietro, a te darò le chiavi del regno dei cieli.
Sabato 30 Giugno > 
(Feria – Verde)
Sabato della XII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Lam 2,2.10-14.18-19   Sal 73   Mt 8,5-17: Molti verranno dall’oriente e dall’occidente e sederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe.
Domenica 1 Luglio > 
(DOMENICA – Verde)
XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Sap 1,13-15; 2,23-24   Sal 29   2Cor 8,7.9.13-15   Mc 5,21-43: Fanciulla, io ti dico: Àlzati!

Lunedì della XII settimana del Tempo Ordinario
Mt 7,1-5: Togli prima la trave dal tuo occhio.

Il rischio di passare da un eccesso all’altro è sempre presente nella Chiesa. Veniamo da un passato in cui si giudicava con severità ogni atteggiamento, e il confine fra etica e pettegolezzo era molto labile. Una severità che, pur partendo da buone intenzioni, finiva col far diventare il cristianesimo una religione intollerante e giudicante. Oggi, in tempi di buonismo, si è passati ad un atteggiamento uguale e contrario: Dio è talmente buono da non occuparsi affatto del nostro comportamento. Come se la fede e la vita concreta non avessero punti di contatto. Come spesso accade, la verità sta nel mezzo: Dio non è un severo sanzionatorie e nemmeno babbo Natale… Il cristiano è chiamato a giudicare, non a spettegolare!, secondo la logica di Dio che vede sempre la parte positiva e propositiva, che va in cerca della pecora perduta, ma che richiama alle proprie responsabilità il peccatore. Far finta di niente non è affatto un atteggiamento amorevole… Dio riesce ad essere nel contempo accogliente ed esigente per farci uscire dalle secche in cui areniamo la nostra santità. Da lui impariamo a giudicarci e a giudicare

Martedì della XII settimana del Tempo Ordinario
Mt 7,6.12-14: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.

Siamo chiamati a giudicare noi stessi e gli altri come Dio fa: con amorevolezza e autenticità. Il discepolo, prima di giudicare gli altri, guarda ai propri limiti, riconosce la trave che gli impedisce di vedere bene… Ma, nel contempo, sa distinguere bene chi gli sta intorno. Siamo chiamati ad essere un libro aperto, autentici e schietti, accoglienti e disponibili, certo, ma anche a riconoscere chi, travestendosi da pecora, è invece un lupo rapace. Anche nelle nostre comunità ci sono persone poco centrate che abusano della nostra disponibilità e pretendono un’amicizia e un’intimità di relazione poco trasparente. Penso che Gesù intenda proprio questo quando chiede ai suoi di non dare le perle ai porci. Ci sono persone con cui è impossibile parlare efficacemente di Dio. Altre che lo fanno solo in spirito polemico e provocatorio. Altre che si nascondono dietro alla fede per non vedere i propri limiti e il percorso di crescita che dovrebbero affrontare. Non è certo facile destreggiarsi fra prudenza e disponibilità, ma è possibile e necessario. Una porta stretta che ci fa crescere nello spirito evangelico, senza diventare insignificanti o inutilmente ingenui

Mercoledì della XII settimana del Tempo Ordinario
Mt 7,15-20: Dai loro frutti li riconoscerete.

Giovanni è riconosciuto come il più grande fra i profeti. Certo: il suo stile è ancora tutto legato ai profeti del primo testamento che minacciavano punizione e giudizio implacabile e ha dovuto faticare non poco per riconoscere nel Nazareno il vero volto del Messia così diverso da come egli stesso si era immaginato. E la Parola di oggi ci incoraggia a riconoscere i tanti profeti che ancora camminano in mezzo a noi. Non indossano pelli di cammello e nemmeno mangiano locuste, spesso non sanno nemmeno di essere strumento di Dio e, cosa più paradossale, non si considerano affatto dei profeti! Come discernere i veri profeti? In questi nostri tempi assetati, chiunque prometta un po’ di pace, una guarigione, interiore od esteriore, chiunque millanti una conoscenza particolare della fede attira attorno a sé persone sofferenti che danno loro fiducia e credito. Ma, quasi sempre, sono dei millantatori, persone poco equilibrate o interiormente poco affidabili. Come riconoscerli? È Gesù stesso a stabilire un criterio: osservando i frutti. Se la loro è una vita in sintonia col vangelo, allora possiamo fidarci.

Giovedì 28 Giugno > (Memoria – Rosso) Sant’Ireneo
Mt 7,21-29: La casa costruita sulla roccia e la casa costruita sulla sabbia.

No, non ci bastano le parole. Abbiamo bisogno di parole credibili, pronunciate da persone che vivono ciò che dicono. La folla è ammirata da Gesù perché, diversamente dagli uomini religiosi del suo tempo, fa ciò che dice. Perciò la sua parola è autorevole, ascoltata e accolta. Così per noi: non basta professarsi cristiani per esserlo davvero, non basta dirsi credenti per vivere da discepoli. Anche le nostre parole, anche le mie, possono diventare sterili e teoriche manifestazioni di cultura teologica. La Parola che Dio pronuncia diventa il fondamento di ogni nostra scelta, di ogni nostra decisione. Poiché abbiamo scoperto che la volontà di Dio è tutto ciò che ci può costruire perché ci conduce all’essenziale di noi stessi, su tale volontà, espressa anzitutto attraverso la Scrittura, fondiamo la casa della nostra vita. Allora né tempeste, né affanni, né preoccupazioni, e nemmeno il nostro peccato possono far crollare ciò che è costruito a partire dalla Parola di Dio. Interroghiamoci, oggi, su quanto il Vangelo che meditiamo quotidianamente abbia scavato in noi stessi, colmando i nostri abissi di solitudine e aprendoci alla speranza.

Venerdì 29 Giugno > (SOLENNITA’ – Rosso) SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI 
Mt 16,13-19: Tu sei Pietro, a te darò le chiavi del regno dei cieli.

Oggi la Chiesa celebra in un’unica festa Pietro e Paolo, le due colonne che hanno reso grande la comunità di Roma. Due discepoli che, ognuno nella sua sensibilità, hanno reso un grande servizio al Signore.
Che fantasia ha lo Spirito Santo! E che senso dell’umorismo e coraggio ha la Chiesa nel mettere insieme due santi così diversi che, in vita, hanno avuto più di un’accesa discussione e più di uno scambio di vedute… Pietro è stato chiamato da Cristo a diventare custode della fede, garante della integrità dell’annuncio che il Signore aveva fatto agli apostoli e al mondo. Ruolo non proprio adatto ad un umile ed illetterato pescatore di Galilea! Ma il Signore non guarda all’apparenza o alle capacità ma alla persona e al suo percorso. E Pietro, con la sua autenticità e la sua capacità di pentirsi per i propri peccati, ammettendo i propri sbagli, diventa capace di accogliere tutti senza giudicare nessuno. Pietro che diventa punto di riferimento per gli altri discepoli, presenza rassicurante e modesta della fedeltà al Signore. Paolo, invece, è il degno rappresentante di un mondo culturalmente aperto e dinamico, capace di riassumere in sé il meglio delle culture da cui proveniva. Il Signore lo ha chiamato per diventare strumento di evangelizzazione presso i pagani e a fondare la Chiesa fuori dai confini di Israele. Che grande dono di Dio sono stati!

Sabato della XII settimana del Tempo Ordinario
Mt 8,5-17: Molti verranno dall’oriente e dall’occidente e sederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe.

Matteo raccontando gli episodi di guarigione ripresi dall’evangelista Marco, aggiunge un dettaglio, cita il profeta Isaia per sottolineare l’atteggiamento di Gesù che, come Messia, si fa carico della sofferenza del mondo. È una riflessione opportuna che ci aiuta a capire il senso delle guarigioni operate da Gesù: il Signore non è un santone che cerca notorietà ma, attraverso la guarigione, manifesta il vero volto di un Dio che compatisce la sofferenza degli uomini. Perché, allora, non evita la sofferenza agli innocenti? La Bibbia non offre risposte a questa domanda, ma indica l’atteggiamento di Gesù, figlio di Dio, che accoglie le persone ammalate, offre loro un orizzonte di speranza, a volte le guarisce nel corpo, sempre le guarisce nell’anima. Nella doppia guarigione del vangelo di oggi Matteo sottolinea anzitutto la fede del pagano: sono il suo desiderio e la sua bontà d’animo, non chiede la guarigione per sé ma per un suo servo, che attuano la guarigione. È vero: la bontà degli altri e la loro attenzione gratuita sono un sollievo da qualunque sofferenza. La suocera di Pietro è guarita per servire Gesù e i suoi discepoli. Siamo guariti per metterci a servizio del Regno.

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Questa voce è stata pubblicata il 25/06/2018 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana - commento.

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