COMBONIANUM – Formazione e Missione

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XIII Domenica del Tempo Ordinario (B) Lectio

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Marco 5, 21-43

1. Messaggio nel contesto

“La tua fede ti ha salvata”, dice Gesù alla donna; e al padre della fanciulla morta: “Continua ad aver fede”. I due episodi, incastrati a sandwich e legati dalle parole “salvare”, “credere” e “toccare” (“prendere la mano”) si completano a vicenda e illustrano cos’è la fede e qual è la sua potenza. La fede è “toccare” Gesù, la sua potenza salva nella morte.

I cc. 4-5 delineano l’itinerario battesimale: messo in moto dalla Parola, è ostacolato dalle nostre paure (c. 4); passa attraverso l’esorcismo che ce ne libera, e giunge qui a “toccare” Gesù. La comunione con lui vince la nostra malattia mortale e la stessa morte.

La donna e la ragazza sono figura di tutti noi. Come la prima da dodici anni, cioè da sempre, perdiamo la vita, lontani dal Signore. Solo se lo tocchiamo siamo salvi, perché è lui la nostra vita. Come la seconda, in età da marito, moriamo malati d’amore (Ct 5,8) se non giunge lo Sposo che ci prende la mano. La nostra vita infatti è amarlo come siamo da lui amati.

Il tema centrale è quindi la fede, quel “toccare” che salva. Per quattro volte esce questa parola nei vv. 27-31, e in più si parla di imporre e prendere la mano (vv. 23.41).

Toccare suppone vicinanza. Forma prima e fondamentale di conoscenza, è contatto con l’altro. In esso il proprio limite diventa luogo di comunione. Ogni toccare inoltre è sempre reciproco: chi tocca, è toccato. C’è infine un tocco esteriore e uno interiore, che prende e trasforma il cuore.

Al toccare si contrappone lo schiacciare (vv. 24.31). Mentre questo sfocerà nell’impadronirsi e nell’uccidere Gesù, quello sprigiona da lui la sua forza di vita. La salvezza, invocata anche dai discepoli sulla barca, viene da questa fede. Essa ci permette di toccarlo e di essere afferrati da lui, che prima di noi e per noi ha dormito.

Nella donna vediamo inoltre il dinamismo della fede. Presuppone la costatazione di un male indebito e non accettato, col bisogno e l’incapacità di liberarsene; parte dall’ascolto di Gesù, che apre, dalla disperazione per la propria impotenza, alla fiducia nella sua potenza; giunge alfine a toccarlo di spalle, per diventare poi un colloquio faccia a faccia con lui.

In Giairo invece vediamo le qualità di questa fede: è una forza più grande di ogni paura, e consiste nel fidarsi totalmente di Gesù e della sua parola anche davanti alla morte.

Nella ragazza infine vediamo l’efficacia di tale fede: la risurrezione, la vittoria sul nemico ultimo dell’uomo ad essere annientato (1Cor 15,26).

Gesù è il Signore, lo sposo dell’uomo, che si unisce a lui comunicandogli la sua vita. Per questo lo spirito di morte cerca disperatamente di difendersi da lui (brano precedente). Ma inutilmente, perché lui, col suo sonno, è vicino a tutti e tocca tutti i dormienti.

Il discepolo è come la donna, la figlia di Sion che tocca Gesù ed è salva dal suo male; è come la ragazza morta, che risuscita al tocco dello Sposo.

2. Lettura del testo

v. 21 si riunì molta folla. È probabilmente la stessa dell’inizio del c. 4, che aveva udito il suo insegnamento. Ora, con questo duplice miracolo, è chiamata ad aver fede.

v. 22 cade ai suoi piedi e lo supplica. Giairo prega non per respingerlo dal suo territorio (v. 17; cf v. 6), ma per invitarlo nella sua casa. Vinto il maligno e la sua diffidenza, la nostra casa è ancora spoglia di vita e piena di morte finché non entra il Signore della vita.

v. 23 La mia figliola. La figlia del capo della sinagoga è immagine del popolo di Dio, ma anche di ogni uomo, che è sposa di Jahvè, fatto per amarlo con tutto il cuore. È di dodici anni, in età da fidanzamento, ed è morta se non giunge lo Sposo.

è alla fine. Sia Israele, il primogenito, che ogni altro uomo è da sempre alla fine, da quando si è allontanato dal suo Signore. Questo è il peccato, causa della morte di tutti (cf Rm 5,12).

che tu venga. È il grande desiderio nostro, che corrisponde alla sua promessa: “Sì, verrò presto” (Ap 22,20).

imponga su di lei le mani. La mano è la potenza. Con Gesù la mano di Dio, la sua potenza di amore e di vita, si posa sull’uomo.

perché sia salva e viva. La salvezza implica una vita strappata dalla morte, che non sia sempre minacciata dall’essere “alla fine”.

v. 24 se ne andò con lui. Giairo non deve temere alcun male perché il pastore della vita è “con lui”. La croce è il bastone che gli dà sicurezza (Sal 23,4).

lo seguiva molta folla e lo schiacciavano. C’è un seguire senza fede che schiaccia Gesù, a danno suo e nostro (cf 3,9).

v. 25 una donna che era con flusso di sangue. Il sangue è la vita; chi lo perde, muore. Ogni esistenza non è una perdita continua di vita, fino alla morte ?

da dodici anni. Dodici sono i mesi dell’anno e dodici le tribù d’Israele. Questo numero indica totalità di tempo e di popolo. Infatti, come questa donna, da sempre e tutti costatiamo che la nostra vita è un’unica malattia incurabile e mortale.

v.26 aveva patito molto da molti medici. Essa giustamente non accetta il male. Ma ciò che dovrebbe procurare salute è invece causa di sofferenza maggiore. In effetti l’ansia di vita, che vorrebbe guarirci della paura della morte, è principio di egoismo e causa di tutti i nostri mali.

aveva dilapidato i suoi averi. L’uomo investe e perde tutto nel vano tentativo di liberarsi dalla morte.

senza alcun giovamento, anzi piuttosto peggiorando. Il rimedio peggiora il male! L’uomo che si affanna per salvarsi, fa come uno in mare che non sa nuotare: affoga per il suo agitarsi.

v. 27 avendo udito di Gesù. La fede viene dall’ascolto del vangelo, che racconta ciò che Gesù ha fatto e detto (At 1,1). Per questo è necessario che ci sia chi lo annuncia (Rm 10,14-17).

di dietro. Non osava farsi vedere: essendo immonda, le era vietato toccarlo. D’altra parte il nostro rapporto con Dio e la nostra ricerca di lui non può approdare che alle sue spalle, come fu detto a Mosè: “Vedrai le mie spalle, ma il mio volto non lo si può vedere” (Es 33,23). Ma ormai viene il momento in cui lui stesso ci cerca col suo sguardo: volge a noi il suo volto, e noi saremo salvi (Sal 80,4.8.20).

toccò la sua veste. Il toccare porta a una comunione reale. La fede è un contatto diretto e personale con Dio in Cristo. Ci salva perché ci mette in comunione con colui che è la nostra vita. L’ultimo miracolo fu proprio la guarigione della mano secca, perché potesse toccare lui e ricevere il suo dono (3,1 ss).

v. 28 Se toccherò anche solo le sue vesti. Esprime la certezza di fede: la donna sa che la sua salvezza è toccare lui, o almeno le sue vesti. (Ce le lascerà in eredità sulla croce, prendendo in cambio la nostra nudità). Anche la sirofenicia sarà sicura che bastano le briciole del pane dei figli per saziare anche i cagnolini (7,28). Questa fede non è magia o feticismo: la salvezza dell’uomo è davvero la comunione con Dio, ora possibile attraverso la carne di cui si è rivestito il Figlio.

sarò salva. Non dice “guarita”. La salvezza indica qualcosa di più profondo, di cui la guarigione è segno (cf 2,10).

v.29 E subito seccò la fonte del suo sangue. Al contatto con lui s’arresta il flusso mortale, guarisce la ferita da cui esce la vita. Toccare produce scambio. Se lui cede a noi la sua vita, noi cediamo a lui la nostra morte immonda. Il flusso del suo sangue seccherà il nostro e ci monderà.

conobbe nel suo corpo che era guarita. La donna conosce la propria guarigione nel corpo, ma non conosce ancora nello spirito colui che l’ha guarita. Gli ha toccato di dietro le vesti; ora le manca di incontrarlo faccia a faccia.

v. 30 l’energia uscita da lui. È la forza (dynamis) di Dio, vita che vince la morte. Gesù è venuto a donarla a tutti. Ma solo la fede la desidera e la ottiene, quasi la strappa da lui.

giratosi in mezzo alla folla. Il Signore cerca con lo sguardo e la parola colei che ha creduto in lui, per dialogare con lei.

Chi mi toccò le vesti ? La domanda sembra ridicola a tutti, discepoli compresi. Ma non a lui e alla donna, che hanno sperimentato un toccare diverso.

v. 31 gli dicevano i discepoli, ecc. Non sanno distinguere tra schiacciare e toccare. Il Signore, oltre che portare la donna a un livello pieno di fede, vuol portare i discepoli a quello della donna.

v. 32 E guardava in giro per vedere colei che aveva fatto ciò. La sua parola e il suo sguardo cercano l’interlocutore, perché risponda.

v. 33 la donna, con timore e tremore, sapendo ciò che le era accaduto. È il timore e tremore di chi, conoscendo l’azione di Dio, si presenta davanti a lui.

venne e cadde davanti a lui. Prima lo toccò di dietro. Ora gli sta davanti per rispondergli e gli cade ai piedi per adorarlo. È importante questo passaggio dalle spalle al volto, che Gesù stesso ha provocato e che la donna temeva.

e gli disse tutta la verità. La “sua” verità era il suo male incurabile, la sua disperazione di sé e di tutto, la sua speranza in lui, il suo tocco e la sua guarigione. Ma solo nel parlare di tutto questo con lui si compie la fede. Ottenuto ciò che le serviva, poteva andarsene; invece Gesù la cerca perché parli con lui che l’ha servita.

v. 34 Figlia. È tenero questo appellativo. Infatti le ha dato la vita.

la tua fede ti ha salvata. I discepoli in barca non avevano fede (4,38). Disperati di sé, non speravano ancora in lui. Da questo brano risulta che la fede è toccarlo e parlargli faccia a faccia, la comunione e il dialogo con lui.

v. 35 Tua figlia è morta. Perché infastidisci il maestro ? Mentre Gesù dice: “Figlia, la tua fede ti ha salvata”, c’è l’annuncio: “Tua figlia è morta”. È quindi inutile importunare il maestro. Finché c’è vita c’é speranza. Ma davanti al muro della morte, niente e così sia! Gesù però non è solo il maestro (cf 4,38). È anche il Signore dei vento e del mare, del male e della malattia. Ora si rivelerà il Signore della vita, che fa del nostro limite estremo la nostra comunione piena con lui.

v. 36 Gestì. ascoltata la parola detta. Gesù ascolta la parola detta all’arcisinagogo, così diversa da quella che lui spiegava nelle parabole (4,33): là era una morte per la vita, qui è una vita per la morte.

Continua a non temere. Come non temere davanti alla morte? È la paura di tutta la vita!

solo continua ad aver fede. La fede è il contrario della paura ed ha la prova definitiva proprio davanti alla morte, unica sfidante degna di lei. Una fede che non regge davanti alla morte non serve a nulla.

Queste parole richiamano quelle dette ai discepoli sulla barca (4,38). Se là erano troppo coinvolti per non temere, ora sono sufficientemente staccati e lucidi per poterle intendere.

v. 37 non lasciò nessuno con sé a seguirlo. Ciò che qui avviene è il grande segreto, ora nascosto, che poi sarà rivelato a tutte le genti.

se non Pietro e Giacomo e Giovanni. Saranno i tre testimoni della trasfigurazione e dell’agonia nell’orto e, con Andrea, sentiranno le sue parole sulla fine del mondo (9,2; 14,33; 13,3).

v.38 strepito e gente che piange e urla. Così l’uomo esprime la propria impotenza davanti alla morte. Urla il suo dolore, per coprire la sua disperazione. Il silenzio lo affogherebbe nell’angoscia più sorda.

v. 39 Perché strepitate e piangete? Sembra una domanda stupida, come quella ai discepoli in barca: “Perché siete paurosi?”. Gesù mette in questione le cose più ovvie, come dà i comandi più stolti: al paralitico dice di camminare, alla mano essiccata di stendersi, e alla morta di svegliarsi! La sua parola è un seme: fa germinare ciò che dice.

La fanciulla non è morta, ma dorme. È il senso cristiano della morte. Non è la fine della vita, ma un riposo sereno in Dio, per un risveglio al sole del giorno nuovo. Sdrammatizzata, perde il suo pungiglione, che avvelena tutta l’esistenza con la prospettiva finale del nulla (1Cor 15,56).

La fede ci guarisce dal peccato di diffidenza che ci fa ignorare che veniamo da Dio e a lui torniamo. Solo così possiamo vivere e morire in pace, sapendo che dormiamo con Cristo, che per primo ha dormito nella nostra stessa barca, per risvegliarci con lui.

v. 40 E lo deridevano. L’uomo fa di sé, limitato e mortale, la misura di tutto, anche di Dio; e ritiene impossibile ciò che lui stesso non può fare. Il giorno di pasqua anche i discepoli avranno grande difficoltà a credere nella risurrezione (cf anche At 17,32; 26,23 s).

scacciati tutti. Gesù scaccia la paura dell’incredulità come scaccia i demoni, che in essa stanno di casa.

prese con sé il padre della fanciulla e la madre e quelli con lui. Sono i cinque amici dello sposo. Con la ragazza e Gesù si raggiunge il numero di sette.

v. 41 presa la mano della fanciulla. Anche lui sarà “preso” (cf 14,2) e condotto a morte. Per questo ora prende e sottrae alla morte la fanciulla. Essa appartiene a lui, venuto a prenderne la mano. Questo contatto con lui e il suono della sua voce la sveglia.

Talithà Kum. “Alzati, amica mia, mia bella, e vieni” (Ct 2,10).

ragazza. In greco c’è korásion. Indica la ragazza da marito.

Svegliati. La stessa parola è usata per la risurrezione di Gesù. Indica lo svegliarsi dal sonno.

v. 42 risorse. È l’altra parola usata per la risurrezione di Gesù. Indica il levarsi da terra.

e camminava. Cammina per una via che prima non conosceva: è il sentiero della vita, gioia piena nella sua presenza. dolcezza senza fine alla sua destra (Sal 16,11).

Aveva dodici anni. È l’età del fidanzamento. L’incontro con lo Sposo le ridà la vita. Il battesimo è questa unione con Cristo, di cui il matrimonio è immagine (cf Ef 5,32).

stupirono di stupore grande. In greco si usa una parola che significa “essere fuori” (estasi). È realmente pazzesco, impossibile ciò che Dio opera.

v. 43 ordinò che nessuno lo sapesse. Questo grande mistero sarà chiaro solo dopo pasqua, quando Gesù stesso avrà dormito e si sarà svegliato.

disse di darle da mangiare. Le resta un lungo cammino da fare, come ad Elia (1Re 19,7). La vita nuova avrà un alimento nuovo, che Gesù procurerà nel deserto: il pane sarà l’amore dello Sposo che si dona alla sposa.

Termina qui la descrizione del battesimo come incontro coi Signore. che libera dal mare (4,35-41), dal male (vv. 1-20), e infine dalla malattia e dalla morte. Inizierà tra poco la catechesi sull’eucaristia.

3. Esercizio

1. Entro in preghiera, come al solito.

2. Mi raccolgo, osservando il luogo: per via e in casa dell’arcisinagogo.

3. Chiedo ciò che voglio: la fede che salva, che consiste nel “toccare” Gesù e rispondergli, con un’esperienza di lui che mi liberi dalla paura della morte.

4. Traendone frutto, vedo, ascolto e guardo le persone: chi sono, che dicono, che fanno.

5. Passi utili: Sap 1,13-15; 2,23 s, Sal 30; 1Re 17,17-24; 2Re 4,8-37; 13,20 s; Gv 11

Silvano Fausti

 

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Un commento su “XIII Domenica del Tempo Ordinario (B) Lectio

  1. Luca Zacchi
    26/06/2015

    L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazione.

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 28/06/2018 da in anno B, Domenica - lectio, ITALIANO, Liturgia, Tempo ordinario (B).

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