COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

XIV Domenica del Tempo Ordinario (B) Lectio

XIV Domenica del Tempo Ordinario, anno B
Marco 6,1-6


XIV domenica del tempo Ordinario,

P. Silvano Fausti

I. Messaggio nel contesto

“E si meravigliava della loro non fede”. I suoi si meravigliano di Gesù, e si scandalizzano che la sapienza e l’azione di Dio sia in “questo” uomo, che ben conoscono.

Anche lui, a sua volta, si stupisce: venuto tra i suoi, non è accolto! Con Gesù ci troviamo davanti allo scandalo di un “Dio fatto carne”, che sottostà alla legge della fatica umana e del bisogno, del lavoro e del cibo, della veglia e del sonno, della vita e della morte. Lo vorremmo diverso. Ci piace condividere le prerogative che pensiamo sue; meno gradiamo che lui condivida le nostre, delle quali volentieri faremmo a meno.

Ma la sua “carne” è il centro della fede cristiana: riconoscerla o meno equivale a essere o meno da Dio (1Gv 4,2s). Nella sua umanità, in ciò che fa e dice, in ciò che gli facciamo e subisce – nella sua storia concreta, frutto maturo del cammino d’Israele – Dio si rivela e si dona definitivamente. In essa tocca ogni uomo e da essa fa scaturire la sua sapienza e la sua forza salvifica. Come una vena profonda di acqua perenne zampilla dalla sorgente, così Dio esce da sé e si comunica a tutti attraverso l’uomo Gesù di Nazaret.

Noi diciamo: “Se lo vedessi, se lo toccassi, gli crederei!”. Nulla di più falso! I suoi l’hanno rifiutato proprio perché l’hanno visto e toccato anzi, schiacciato. Noi abbiamo sempre la possibilità di inventarcene uno a misura delle nostre fantasie. La fede non è accettare che Gesù è Dio – il Dio che pensiamo noi! – ma accettare che Dio, il Dio che noi non pensavamo, è questo uomo Gesù. Quel Dio che nessuno mai ha visto, lui ce l’ha rivelato (Gv 1,18). Lo scandalo della fede, uguale per tutti. è costituito dal fatto che la sapienza e la potenza di Dio parli e operi nella follia e nell’impotenza di un amore fatto carne, che sposa tutti i nostri limiti, fino alla debolezza estrema della croce. Infatti “fu crocifisso per la sua debolezza” (2Cor 13,4).

Nel capitolo precedente abbiamo visto che la fede è “toccare”. Ora vediamo “chi” tocchiamo. Tocchiamo Gesù, il falegname che finirà sul legno della croce, segno di contraddizione per tutti (Lc 2,34), ma potenza e sapienza di Dio che salva tutti. La fede è accettare proprio lui come mio Dio e mio Signore.

Questo brano fa da cerniera tra l’istruzione sulla Parola e sul battesimo (cc. 4-5) e quella sull’eucaristia (6,6b-8,30). Mostra la non-fede, causa della morte di Gesù. Ma proprio così il seme, gettato sotto terra, diventerà pane di vita.

La sezione precedente terminava con la mano che si apre per accogliere la vita o si chiude per ucciderla (3,6). Qui vediamo che questa mano è la fede per toccarlo, o la non-fede per respingerlo.

In questo brano è portato a compimento il tema del rifiuto dei suoi, già annunciato in 3,6 e in Giuda che lo avrebbe tradito (3,19), e sviluppato poi in 3,20-35. Dietro si profila il rifiuto di Israele, ma anche quello costante del suo popolo nuovo. Pure chi crede di credere ha sufficiente sano buon senso per trovare disdicevole, sconveniente e scandaloso che Dio sia quest’uomo Gesù così come è, con ciò che consegue. “Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia! O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!” (Rm 11,32 s).

Gesù è respinto dai suoi come Salvatore e Signore, perché è uno di loro, allo stesso modo in cui Giuseppe fu disprezzato, osteggiato e svenduto dai suoi fratelli. Ma proprio così sarà per loro causa mirabile di salvezza.

Il discepolo, e la Chiesa stessa, deve sempre misurarsi sulla carne di Gesù, venduta per trenta sicli, il prezzo di un asino o di uno schiavo. Cardo salutis caro: la sua carne è cardine della salvezza! Infatti è sapienza e potenza, Dio stesso nella follia e impotenza del suo amore. La prima eresia – è e sarà sempre la prima! – fu minimizzare, trascurare o negare l’umanità di Gesù, che nella sua debolezza e stoltezza crocifissa è salvezza per tutti.

2. Lettura del testo

1 giunge nella sua patria. La prima attività di Gesù fu sulle rive del lago, con centro a Cafarnao. Ora viene a Nazaret, tra i suoi. Sappiamo già cosa pensavano di lui, e le misure prese per ricondurlo a casa (3,21).

lo seguono i suoi discepoli. Sono la sua vera famiglia (cf 3,33 s).

2 venuto il sabato. L’ultimo sabato menzionato è quello in cui si decise di eliminarlo (3,1-6). Questo giorno ha sempre misteriosamente a che fare con il suo “sonno” – fino all’ultimo sabato, che sarà il suo riposo.

cominciò a insegnare nella sinagoga. Gesù aveva frequentato con assiduità la sinagoga di Nazaret, insieme ai suoi. Lì aveva appreso a leggere la Bibbia, per scriverla nella propria vita; lì aveva imparato ad aderire con amore filiale a tutto ciò che udiva dal Padre, per rispecchiarlo nel proprio volto. Quanto gli era cara quella casa della sapienza, in cui la sua umanità cominciò a riconoscersi pienamente nella Parola, scoprendo e costruendo in essa la propria identità.

erano colpiti. La meraviglia si trasforma da apertura in chiusura del cuore quando, invece di lasciarci prendere dal nuovo, cominciamo ad impossessarcene e a catalogarlo nel già noto.

Donde a costui queste cose? Queste cose sono la sapienza e la potenza di cui dopo. La meraviglia comincia a chiudersi. Invece di lasciarsi mettere in questione da Gesù, mettono in questione l’opera di Dio. Perché si rivela proprio in “costui”. e non ha scelto un altro più ricco, più nobile o più dotto?

quale sapienza data a costui? E codesti prodigi operati dalle sue mani.? La sapienza, attributo più alto di Dio, come può dimorare in “Costui”, povera carne come noi, che ben conosciamo? E i prodigi (alla lettera “le energie”) di Dio, come possono essere operate dalle sue mani di lavoratore, che certamente di sabato sono stanche come le nostre?
È lo scandalo della fede cristiana: nell’uomo Gesù, in tutto simile a noi, abita corporalmente tutta la pienezza della divinità (Col 2,9).
Questo è il punto d’arrivo della lunga storia d’amore di un Dio che si è impegnato a essere con noi, sino a condividere la nostra debolezza e la nostra morte.
Ma occorreva proprio arrivare fino a questo punto estremo di confusione, anzi di identificazione? Questo è il mistero della sua follia d’amore. E proprio qui svela la sua verità più profonda, che a noi pare blasfema, sconveniente per lui e per la sua gloria.

3 Non è questo il falegname? Imparò da Giuseppe., probabilmente già morto, da cui ereditò il mestiere. È bello pensare alle sue mani. Fanno la stessa opera potente di Dio; ma prima hanno imparato a lavorare, e poi hanno faticato per tutta la vita, fino a quando sosteranno inchiodate sul legno della croce!
In Israele tutti possedevano la terra. Solo chi l’aveva persa, per sopravvivere faceva altri lavori modesti. Il suo consisteva nell’aggiustare o fare piccole cose o attrezzi altrui – cosa che in genere un contadino si faceva da sé nelle stagioni morte. Non era quindi un affare proficuo e di prestigio, ma da diseredati, con poca prospettiva di lucro, e aleatorio. Questa semplice parola “falegname” sintetizza tutta la sua esistenza anonima di uomo, che mutua la propria identità dal lavoro. Di lui si dice tutto dicendo: “E un falegname”! I suoi trent’anni di Nazaret riscattano la quotidianità insignificante di ogni vita, sottoposta alla dura legge del lavoro per sopravvivere: “Con il sudore dei tuo volto mangerai il pane” (Gn 3,19). Se non sudi tu, un altro suda il doppio, e mangia niente.

figlio di Maria. Non si nomina Giuseppe, come neanche in 3,21 ché doveva essere già morto. Dicendolo solo figlio di Maria, Marco riproduce la fede della comunità nella concezione verginale, che Matteo e Luca testimoniano più ampiamente.

fratello. In ebraico, come presso molti popoli, i cugini sono chiamati “germani, fratelli”.

Giacomo e Giuseppe, Giuda e Simone. Sono certamente tra i suoi si parla in 3,21.

E le sue sorelle non sono tra noi? Sanno tutto su Gesù: cosa fa, cosa dice e chi è. Ma questa conoscenza secondo la carne non giova a nulla (2Cor 5,16). Bisogna riconoscere nello Spirito che proprio la sua carne, è la rivelazione sconvolgente di Dio – espressione piena del suo amore che l’ha portato a non vergognarsi di chiamarsi nostro fratello (Eb 2,11; Ct 8,1).
Non basta essere dei suoi, appartenere al suo popolo o alla sua Chiesa, saper tutto su di lui e maneggiarlo di continuo. La salvezza viene dal toccare con fede la sua carne, cioè la sua persona nella sua debolezza uguale alla nostra.

E si scandalizzavano di lui. Lo scandalo è una pietra contro cui si inciampa e si cade. Tutti gli uomini inciampano e cadono davanti grandezza dell’amore di un Dio che si fa piccolo e insignificante.

4 Non c’è profeta disprezzato se non nella sua patria. Constatazione amara del rifiuto di Israele, dietro cui si profila quello di tutta l’umanità Tutti rifiutiamo un Dio la cui sapienza e potenza è la follia e l’impotenza dell’amore. Lo pensiamo e lo vogliamo diverso.

5 E non poteva fare nessun prodigio. Il miracolo è sempre legato fede. Essa è un contatto che sprigiona da lui l’energia (= dynamis). Lui è la vita. Chi ha mani aperte, riceve il dono senz’altra misura che il proprio bisogno. L’incredulità è la mano chiusa di chi, come i suoi, avanza diritti o pretese.

pochi infermi. Sono i pochi che hanno fede.

6a si meravigliava della loro non fede. La non-fede è qualcosa che ci manca e invece ci dovrebbe essere. È come una mano amputata. La nostra incredulità è così incredibile che il Signore stesso se ne meraviglia – unica sua meraviglia! Sarà causa della sua morte. Ma questa sarà la medicina con cui ci cura del nostro male. Omeopatia degna di Dio!

3. Esercizio

  1. Entro in preghiera, come al solito.
  2. Mi raccolgo, osservando il luogo: a Nazaret, nella sinagoga, durante il culto sabatico.
  3. Chiedo ciò che voglio: di non scandalizzarmi che la sapienza e la potenza di Dio siano nel povero falegname di Nazaret. Chiedo la fede nell’umanità di Gesù, nostra salvezza.
  4. Traendone frutto, vedo, ascolto e guardo le persone: chi sono, che dicono, che fanno.
  5. Passi utili: Ez 2,2-5; Sal 118; 123; Ef 4,20s; 1Gv 4,2 s.

 

 

 

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Un commento su “XIV Domenica del Tempo Ordinario (B) Lectio

  1. Luca Zacchi
    02/07/2015

    L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    Per iniziare a prepararsi alla Domenica, Giorno del Signore, tempo favorevole,.tempo della nostra salvezza.

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 05/07/2018 da in anno B, Domenica - lectio, ITALIANO, Liturgia, Tempo ordinario (B) con tag .

San Daniele Comboni (1831-1881)

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