COMBONIANUM – Formazione e Missione

— Sito di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA — Uno sguardo missionario sul mondo e sulla Chiesa — MISSIONARY ONGOING FORMATION — A missionary look on the world and the Church

Commento al Vangelo della XVII Settimana del Tempo Ordinario

XVII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Commento al vangelo di Paolo Curtaz

Lunedì 30 Luglio > 
(Feria – Verde)
Lunedì della XVII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ger 13,1-11   Dt 32,18-21   Mt 13,31-35: Il granello di senape diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami.
Martedì 31 Luglio > 
(Memoria – Bianco)
Sant’Ignazio di Loyola
Ger 14,17-22   Sal 78   Mt 13,36-43: Come si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.
Mercoledì 1 Agosto > 
(Memoria – Bianco)
Sant’Alfonso Maria de’ Liguori
Ger 15,10.16-21   Sal 58   Mt 13,44-46: Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Giovedì 2 Agosto > 
(Feria – Verde)
Giovedì della XVII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ger 18,1-6   Sal 145   Mt 13,47-53: Raccolgono i buoni nei canestri e buttano via i cattivi.
Venerdì 3 Agosto > 
(Feria – Verde)
Venerdì della XVII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ger 26,1-9   Sal 68   Mt 13,54-58: Non è costui il figlio del falegname? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?
Sabato 4 Agosto > 
(Memoria – Bianco)
San Giovanni Maria Vianney
Ger 26,11-16.24   Sal 68   Mt 14,1-12: Erode mandò a decapitare Giovanni e i suoi discepoli andarono a informare Gesù.
Domenica 5 Agosto > 
(DOMENICA – Verde)
XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Es 16,2-4.12-15   Sal 77   Ef 4,17.20-24   Gv 6,24-35: Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!

Commento al Vangelo del giorno 2

Lunedì della XVII settimana del Tempo Ordinario
Mt 13,31-35: Il granello di senape diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami.

È poca cosa il Regno di Dio, come il seme polveroso della senape. Eppure, una volta cresciuto, diventa un albero alla cui ombra ci possiamo riposare. È un seme la presenza di Dio, perché dubitare della sua presenza? È un seme: necessita di una logica di attesa, di pazienza, di fiducia. E di lavoro. Il seme va accudito, irrigato, concimato, difeso dalle erbacce, protetto. Richiede un coinvolgimento da parte nostra, un minimo impegno, ma comunque un’attenzione. Non è magica la presenza di Dio, non è scontata, evidente, obbligata. Cresciamo nella pazienza, allora: verso noi stessi perché fatichiamo ad essere ciò che vorremmo, anche agli occhi di Dio. E verso la Chiesa: perché non sempre realizza ed esprime il Regno, diventando un albero che non porta frutti. Cresciamo nell’azione operosa, allora: prendiamo consapevolezza di quanto preziosa è la nostra fede, agiamo quotidianamente per realizzare la crescita del seme di Dio nella nostra comunità. E impariamo da Gesù che, attraverso la parabola, ha voluto raggiungere tutti, utilizzando un linguaggio accessibile e immediato. Smettiamola di usare un linguaggio per pochi adepti!

Martedì 31 Luglio (Memoria – Bianco) Sant’Ignazio di Loyola
Mt 13,36-43: Come si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.

Esiste il male, e agisce, funziona, opera. Spesso si parla del maligno, nella Bibbia, a lui si attribuivano gli aspetti negativi della realtà ma anche le cose che non si riuscivano a spiegare come ad esempio alcune manifestazioni di malattie neurologiche o psichiatriche. L’approccio biblico è semplice: esiste una parte oscura della realtà, anch’essa creata, non contrapposta a Dio, che è luce e bontà, come principio autonomo. Questa realtà opera per intorbidire le acque, per allontanarci dal bene, dalla luce: semina zizzania nella nostra vita a piene mani. Ma, e questo è stupendo, nei vangeli il maligno è chiamato “avversario”, cioè colui che si riesce a vincere. Nulla a che vedere con l’eroe decadente che la nostra modernità ha creato, facendolo diventare quasi un modello drammatico che suscita simpatia. Quando parliamo di maligno, allora, lasciate perdere i film di horror e i libri che raccontano di esorcismi: se viviamo una vita affidata al Signore, con semplicità e fede, abbiamo in casa chi ci difende e protegge e nessuno può penetrare nella nostra serenità. Esiste il maligno e agisce ma noi confidiamo in colui che ha sconfitto l’avversario.

Mercoledì 1 Agosto > (Memoria – Bianco) Sant’Alfonso Maria de’ Liguori
Mt 13,44-46: Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

Nacque a Napoli nel 1696. Laureatosi in diritto civile ed ecclesiastico si fece sacerdote e fondò la Congregazione del Santissimo Redentore. Attese alla predicazione per promuovere tra il popolo la vita cristiana e scrisse libri specialmente di teologia morale, della quale è ritenuto maestro. Eletto vescovo di Sant’Agata dei Goti, rinunziò poco dopo alla carica e morì nel 1787 presso i suoi a Nocera dei Pagani (Paganj) in Campania.

Vale la pena credere. Vale la pena di lasciare tutto per seguire il Signore. Vale la pena accettare la sua sfida, alzarci e seguirlo, lui che può colmare il cuore più di quanto possa fare il più grande amore umano. Vale la pena faticare, perché la fede richiede inevitabilmente uno sforzo, un discernimento continuo. Vale la pena, come chi, casualmente, trova nel giardino di casa un tesoro, come il collezionista che finalmente trova la perla desiderata da tutta una vita e vende tutto ciò che ha per possederla. Così scrive Matteo, trent’anni dopo avere seguito il Nazareno. Non è stato lo slancio emotivo ed entusiasta del giovane, dopo tanti anni Matteo si rivede e lo testimonia: ne è valsa la pena. La fede può entrare nella nostra vita in maniera improvvisa e riempirci il cuore di entusiasmo. Ma l’abitudine può mettere a dura prova anche l’entusiasmo più sincero e logorare la nostra fede come si logora l’innamoramento nella quotidianità del matrimonio. Matteo, invece, afferma che l’incontro con il Signore è l’evento più straordinario della sua vita. E se avesse ragione? Fermiamoci, oggi, e chiediamoci se ne è valsa la pena.

Giovedì della XVII settimana del Tempo Ordinario
Mt 13,47-53: Raccolgono i buoni nei canestri e buttano via i cattivi.

Eppure è stato chiaro il Signore, difficile manipolare le sue parole, interpretarle in altro modo! Parla di rete che raccoglie pesci buoni e meno buoni e dice che sarà proprio il Signore, alla fine dei tempi, a fare la selezione. Il Signore, non noi. E alla fine dei tempi, non oggi. Invece viviamo con insofferenza il fatto che nella Chiesa, a volte nella nostra comunità di appartenenza, ci siano cristiani che giudichiamo poco seri o troppo antiquati o fanatici. Questa evidenza rovina l’idea di Chiesa pura e santa che inconsciamente portiamo nel cuore, la Chiesa dei perfetti, la Chiesa dei migliori che non è mai stata l’idea di Chiesa che Cristo ha voluto. E poi smettiamola con l’idea di dividere sempre il mondo separando i buoni (e casualmente ci siamo anche noi fra questi…) e i malvagi. Il confine passa dentro di noi, nelle nostre anime: grano e zizzania crescono dentro di noi, non attorno a noi. Perciò facciamo come ha saputo fare Matteo, scriba per il Regno, sappiamo valutare con intelligenza le dinamiche nuove del discepolato, sappiamo guardare alla novità assoluta che Gesù è venuto a portare, senza cadere nelle solite visioni piccine che portiamo nella testa.

Venerdì della XVII settimana del Tempo Ordinario
Mt 13,54-58: Non è costui il figlio del falegname? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?

Gesù non viene riconosciuto come profeta proprio dai suoi familiari e dei suoi concittadini. Questo dato, all’apparenza sconcertante, è unanimemente condiviso dagli evangelisti. Nonostante la fama acquisita e le testimonianze a suo favore di molte persone, proprio a Nazareth Gesù riceve un clamoroso rifiuto. La ragione l’abbiamo letta: tutti lo conoscono, sanno da dove viene, lo hanno frequentato. Chi si crede di essere? È solo un falegname che si è montato la testa! Che si prende per profeta! Purtroppo anche a noi succede così: ci fermiamo troppo spesso davanti a chi annuncia, senza nemmeno ascoltare il suo messaggio. Intendiamoci, è difficile credere ad una persona che palesemente contraddice con le sue azioni ciò che afferma. Ma, molto più spesso, il nostro rifiuto si basa su tiepide emozioni, sulle simpatie, sulle sensazioni. Quel prete è troppo noioso, quel catechista è eccessivamente timido, quell’animatore è un po’ svampito… Per non parlare, poi, di quando ad annunciarci il Vangelo è uno di famiglia. Abbiamo sempre paura che ci faccia la predica! Stiamo attenti a non perdere il Vangelo che ci raggiunge anche dalle labbra di chi conosciamo…

Sabato 4 Agosto > (Memoria – Bianco) San Giovanni Maria Vianney
Mt 14,1-12: Erode mandò a decapitare Giovanni e i suoi discepoli andarono a informare Gesù.

Nacque presso Lione nel 1786. Superate molte difficoltà, poté essere iniziato al sacerdozio e resse e fece rifiorire mirabilmente la parrocchia affidategli nel villaggio di Ars nella Diocesi di Belley, con l’efficace predicazione, con la mortificazione, la preghiera, la carità. Essendo molto stimato nella direzione spirituale, i fedeli accorrevano a lui da ogni parte e ricevevano santamente i suoi consigli. Morì nel 1859.

A volte ritornano. Me lo immagino l’attonito e incapace Erode, solo la pallida ombra di quel politico sopraffino e crudele che fu suo padre, interrogarsi su Gesù il falegname, una nuova grana nella sua non semplice missione di gestire un pezzo del Regno di suo padre, sempre sottoposto al controllo e al giudizio dell’aquila imperiale. Me lo vedo, irritato e spaventato, un po’ superstizioso come tutti i potenti, interrogarsi sulla vera identità di Gesù. E se fosse il Battista tornato per vendicarsi? Erode aveva fatto quello che abitualmente facciamo noi: davanti alla critica di qualcuno che ci mette in difficoltà, invece di interrogarci se quanto dice abbia un fondo di verità, preferiamo… farlo fuori! A Erode non è mai passato per la testa nemmeno un istante l’idea di poter cambiare, di convertirsi, di cambiare vita. La soluzione l’aveva trovata per lui la sua ferocissima amante, inviperita contro la predicazione del Battista che non andava tanto per il sottile. E così, oggi, siamo qui a ricordare Erode ed Erodiade non per i loro meriti o la loro capacità politica, ma per essere gli omicidi del più grande fra i profeti.

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Gv 6,24-35: Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!

È stordito Gesù, turbato. Quello che doveva essere il più importante dei miracoli, il miracolo della condivisione, che avrebbe dato il tono del sogno di Gesù, un popolo che mette in gioco quel poco che è per sfamare tutti, si è trasformato in un flop clamoroso.

Gesù fugge davanti alla nostra piccineria, non si fa trovare, scompare quando lo manipoliamo, lo usiamo, quando lo tiriamo per la giacchetta. La folla lo raggiunge, stupita dall’atteggiamento del Signore. Forse fa i complimenti? Vuole essere pregato per accettare il titolo di re? Gesù si rivolge alla folla, esprime un giudizio tanto tagliente quanto vero: voi non mi cercate per me o per le mie parole, ma perché avete avuto la pancia piena. Spesso cerchiamo Dio sperando che ci risolva i problemi, e senza mettere in gioco nulla di noi stessi. Gesù è tagliente: non sempre Dio accarezza, a volte il modo di esprimere il suo amore è un servizio alla verità, tagliente e inatteso. Ma non sta chiuso nella sua delusione, Gesù. Aggiunge: cercate il pane vero, quello che sazia. Esiste quindi un pane che sazia, e uno che lascia la fame. È vero: la fame del successo, di denaro, di approvazione, di gratificazione, spesso ci lascia con un buco nello stomaco. Meglio seguire, allora, la fame interiore, quella di senso, quella della verità profonda, del giudizio sul mondo e la storia che Dio solo può dare. Gesù aggiunge: il pane che sazia, solo io ve lo posso dare. Gli crediamo?

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Questa voce è stata pubblicata il 29/07/2018 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana - commento.

San Daniele Comboni (1831-1881)

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