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Tratta umana, la Chiesa si mobilita contro un’industria da 150 miliardi di dollari

Il 30 luglio la Giornata mondiale promossa dall’Onu per le 40 milioni le vittime nel mondo. Campagna “social” della Santa Sede. L’impegno delle organizzazioni cattoliche come Salesiani, Congregazioni femminili, Ordine di Malta, Caritas


Tratta


Vaticaninsider 30/07/2018 
FRANCESCO PELOSO
ROMA

Il volto fiero di una giovane donna di colore e la scritta: «My body is not for sale – Il mio corpo non è in vendita» . È partita con questo tweet la campagna social della sezione “Migranti e Rifugiati” del Dicastero vaticano per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, in occasione della Giornata mondiale contro la Tratta indetta dalle Nazioni Unite per ogni 30 luglio. «La schiavitù è un’industria da 150 miliardi di dollari. Le persone non sono in vendita!», è uno degli altri messaggi diffusi dal Dicastero che ha lanciato tre giorni – dal 27 al 30 luglio – di mobilitazione sul web. L’hashtag internazionale di riferimento per tutti è #EndHumanTrafficking. Sullo sfondo anche i ripetuti appelli di Papa Francesco per fermare la tratta di esseri umani e le nuove forme di schiavitù; l’ultimo, in ordine di tempo, quello di ieri durante l’Angelus in piazza San Pietro.

Fra le diverse organizzazioni cattoliche che si sono mobilitate o lo stanno facendo in queste ore, l’Uisg (Unione internazionale superiore generali), che sostiene la rete internazionale contro la tratta delle Congregazioni femminili in tutto il mondo Talitha Kum; le Caritas di numerosi Paesi europei e mediterranei (dall’Europa al Medio Oriente) che hanno lanciato una ricerca “transfrontaliera” al fine di «contribuire a migliorare le pratiche di assistenza delle vittime salvate, mettendo a disposizione dati sull’impatto della tratta, per realizzare metodi nuovi e più efficaci per sostenerle durante il processo di riabilitazione», il progetto ha come obiettivo anche quello di mettere a punto novi strumenti di contrasto dei trafficanti.

Ancora c’è l’Associazione Papa Giovanni XXIII, che si appella al governo perché «si possa intensificare il contrasto agli sfruttatori delle donne rese schiave adottando ogni misura per fermare “i clienti” e la domanda fonte e causa di ogni sfruttamento a scopo sessuale». Poi c’è l’Ordine di Malta che opera da anni nel soccorso ai migranti. Si pensi che a livello mondiale il traffico di esseri umani riguarda circa 40 milioni di persone, fra le 50 e le 70mila donne sono sfruttate attualmente in questo “mercato” sulle strade italiane. Il Sovrano Ordine di Malta ha rivolto un appello ai governi e alla società civile e alle imprese, affinché vengano adottate «misure per prevenire e porre fine alla tratta di esseri umani, proteggendo e assistendo vittime e sopravvissuti. La tratta di esseri umani è una tragica forma di schiavitù contemporanea, che costituisce un crimine e una seria minaccia alla dignità umana e all’integrità fisica». «L’Ordine di Malta – afferma il Gran Cancelliere Albrecht Boeselager – vuole sottolineare la necessità di rafforzare le sinergie, le partnership e le alleanze tra le diverse agenzie delle Nazioni Unite, organizzazioni regionali, organizzazioni non governative locali e internazionali e società civile, comprese le organizzazioni religiose» per contrastare il traffico di esseri umani.

In questo contesto, cresce il numero dei minori coinvolti nella tratta e delle donne.  Save the Children in occasione della Giornata mondiale, ha pubblicato un rapporto dal titolo: “Piccoli schiavi invisibili 2018”. «Si stima – afferma l’organizzazione – che quasi 10 milioni di bambini e adolescenti, nel mondo, solo nel 2016 siano stati costretti in stato di schiavitù, venduti e sfruttati principalmente a fini sessuali e lavorativi . Un numero che corrisponde al 25% del totale delle persone in questa condizione». Per quanto riguarda l’Italia, rileva Save the Children, «tra le evidenze contenute nel rapporto, significativa, alla frontiera di Ventimiglia, l’emersione del fenomeno del cosiddetto “Survival sex”, ovvero delle minorenni in transito provenienti per lo più dal Corno d’Africa e dai Paesi dell’Africa  Sub-Sahariana che vengono indotte a prostituirsi per pagare i “passeurs” per attraversare il confine  o per reperire cibo o un posto dove dormire».

LEGGI ANCHE – “Migranti minorenni si prostituiscono per pagare i passeur e varcare il confine a Ventimiglia”

Sempre in tema di minori vittime o a rischio della tratta, importante è pure il progetto “M’interesso di te” promosso dai Salesiani per il sociale pensato «per contenere il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati che sono fuori dai circuiti dell’accoglienza, ricostruendo un rapporto di fiducia con questi ragazzi, condividendo i loro bisogni e tentando di reinserirli in percorsi di assistenza e integrazione». Le attività, sostenute grazie al fondo beneficenza di Intesa San Paolo , si svolgono a Torino, Napoli e Catania nei quartieri limitrofi alle grandi stazioni. L’iniziativa punta a garantire subito «a ciascun ragazzo intercettato, sostegno e protezione. In una seconda fase, si offre ai ragazzi intercettati la possibilità di seguire un corso di lingua italiana, di ricevere assistenza legale per l’iter di riconoscimento, di acquisire competenze professionali e inserirsi nel mondo del lavoro». Sono più di 17 mila i minori approdati in Italia nel 2017, gran parte di loro non accompagnati.

Numerose le testimonianze raccolte dagli operatori nelle varie città in cui è operativo il progetto dei salesiani, ne riportiamo una, a titolo esemplificativo, fra le tante. «Mi chiamo G., vengo dall’Egitto . Lì vivevo con mia madre, mio padre e due fratelli più piccoli, mio padre era un allevatore di pecore e fin da piccolo mi portava con lui per aiutarlo». «Quando mi sono fatto più grande però – prosegue il racconto – a casa non c’era cibo per tutti, così mio padre mi ha mandato in città e mi ha affidato ad un suo amico che mi teneva a casa con lui e mi faceva fare lavoretti di muratura. Ci sono rimasto per alcuni mesi, poi questo signore mi ha chiesto se volevo partire con lui. Mio padre era d’accordo».

«Sono partito – spiega ancora G. – ma ad un certo punto mi ha lasciato da solo ed affidato ad un altro signore, proprietario di un camion, che dopo un lungo viaggio mi ha messo su un gommon e. Sono arrivato in Italia due anni fa, sono andato in Comunità, ma a 18 anni mi hanno messo fuori. Mi piacerebbe partire per il nord Italia, ma non ho soldi, il mio permesso di soggiorno è scaduto. Ho pensato anche di tornarmene nel mio Paese, mia mamma è morta, ma neanche per andare lì ho soldi…».

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Questa voce è stata pubblicata il 30/07/2018 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag .

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