COMBONIANUM – Formazione e Missione

— Sito di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA — Uno sguardo missionario sul mondo e sulla Chiesa — MISSIONARY ONGOING FORMATION — A missionary look on the world and the Church

Lectio su brani del Profeta GEREMIA (1)

XVI-XVII settimana (anno pari) 

GEREMIA: IL PROFETA SEDOTTO DA DIO (1)


profeta geremia3


Geremia: il profeta sedotto da Dio: si tratta di una personalità singolare nel quadro del movimento profetico, soprattutto per la presentazione del suo mondo interiore e la ricchezza umana che emerge dall’esperienza missionaria. L’attività di questo grande profeta si colloca in un contesto storico tormentato da minacce esterne al Regno del Sud e da conflitti interni al popolo. Nel libro profetico si possono leggere notizie biografiche e racconti di avvenimenti politici riguardanti l’ultimo quarantennio (627-587 a.C.) che precede la tragedia nazionale della conquista di Gerusalemme e della distruzione del tempio da parte dell’esercito babilonese. A differenza di altri profeti, la cui vicenda personale è spesso celata e di cui ignoriamo gran parte della loro vita, il profeta Geremia si coinvolge pienamente nell’avventura missionaria e non teme di confessare la sua umanità ferita con una immediatezza sorprendente.

– Tenendo conto delle complesse problematiche letterarie e storiche del libro, proponiamo la lettura e la riflessione spirituale individuando tre tappe della vicenda teologico-spirituale del personaggio:
a) La chiamata al ministero (cfr Ger 1,4-12);
b) Due confessioni del profeta (cfr Ger 15,16-21; 20,7-12);
c) L’annuncio di una «nuova alleanza» (cfr Ger 31,27-34).

In queste tappe possiamo rivivere «insieme» un itinerario spirituale, approfondendo le pagine della Bibbia con il metodo della Lectio divina. Consigliamo di leggere integralmente il libro profetico, soprattutto la parte narrativa riguardante la sua vita e l’epilogo della sua missione (cfr Ger 36-45).

Ger 1,4-12:
La chiamata al ministero

IL TESTO BIBLICO

4Mi fu rivolta la parola del Signore: 5«Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni». 6Risposi: «Ahimè, Signore Dio, ecco io non so parlare, perché sono giovane». 7Ma il Signore mi disse: «Non dire: Sono giovane, ma va’ da coloro a cui ti manderò e annunzia ciò che io ti ordinerò. 8Non temerli, perché io sono con te per proteggerti». Oracolo del Signore. 9Il Signore stese la mano, mi toccò la bocca e il Signore mi disse: «Ecco, ti metto le mie parole sulla bocca. 10Ecco, oggi ti costituisco sopra i popoli e sopra i regni per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare». 11Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Che cosa vedi, Geremia?». Risposi: «Vedo un ramo di mandorlo». 12Il Signore soggiunse: «Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla».

BREVE CONTESTUALIZZAZIONE E SPIEGAZIONE

– Nato in un ambiente rurale, nel villaggio di Anatot, Geremia si presenta come un uomo che vive la fatica della chiamata, evidenziando lungo la sua esperienza profetica un permanente conflitto. Tale situazione nasce dalla tensione tra l’ideale della tranquillità e della normalità della vita e la complessità del ministero profetico a cui Jahvé lo chiama, dopo averlo conosciuto ed amato «fin dal grembo materno» (Ger 1,4). Geremia si presenta come un «giovane» (na’ar), inesperto della vita e soprattutto impaurito di fronte al un incarico così gravoso, quale quello di dover esercitare il ministero profetico in un ambiente tanto difficile.

– Dopo aver presentato nei vv. 1-3 le coordinate storiche in cui accade l’avvenimento della chiamata («la parola del Signore fu rivolta a lui»: Ger 1,2), nei vv. 4-10 il protagonista racconta la sua vocazione in modo autobiografico, facendoci penetrare nel mistero del suo singolarissimo rapporto con Dio. La vocazione non è qualcosa di già definito, ma un evento che matura dentro la sua personalità con resistenze e conflitti, mostrando come Dio incontra l’uomo nella fatica della sua situazione psicologica, dei suoi limiti e delle sue paure. Si può affermare che il libro si apre con un dialogo vocazionale: «Mi fu rivolta la parola del Signore: “Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni”.

In primo luogo si pone il motivo della «parola del Signore che accade» (w’ihî dabar JHWH) nella vita del giovane interpellato da Dio. Ritroviamo questa espressione nei vv. 2.11 per indicare che l’iniziativa nasce da Dio e che il profeta non è altro che un «chiamato per annunciare» agli altri quella Parola che Dio gli ha messo sulle labbra e nel cuore. E’ interessante vedere come nel profeta si colgono aspetti significativi della sua «fede recettiva». L’iniziativa divina inizia con l’avverbio «prima», nel senso che Dio precede! Il Dio descritto nel passo autobiografico è anzitutto «Colui che è all’inizio», «Colui che gli ha dato tutto», perché lo ha amato fin da principio. Geremia non può pensare alla sua esistenza senza la certezza psicologica ed affettiva che prima di essa c’è la chiamata divina. Così egli fa l’esperienza di sentirsi amato e chiamato da Dio, come un bambino che prendendo coscienza di se stesso si sente attorniato, protetto e assistito dai suoi genitori.

– Il profeta annuncia la novità di Dio: chi accoglie la sua Parola partecipa ad una speranza nuova e interpreta anche gli avvenimenti della storia come «anticipazione» dell’amore e della salvezza futura. Vediamo come la novità sia poggiata su tre aspetti:
a) l’iniziativa divina del perdono dei peccati;
b) la responsabilità personale di ciascun credente a cui corrisponde la retribuzione personale;
c) l’interiorizzazione della legge, che non sarà più esterna, ma interiore,

– Nel v. 5 si afferma che Jahvé «ha conosciuto» Geremia fin dal grembo della madre, lo ha consacrato prima della sua nascita e lo ha stabilito «profeta delle nazioni». I tre verbi indicano il dinamismo dell’opera di Dio: il «conoscere» equivale già alla scelta e alla predestinazione del profeta da parte di Dio. L’atto di «consacrare» evidenzia la «separazione» del candidato per un ministero. L’atto di «stabilire» (fondare) indica la costituzione ufficiale del chiamato in vista del ministero. Geremia è dunque un «prescelto» dal Signore per un progetto misterioso a cui egli dovrà aderire con tutto se stesso.

– La prima reazione emerge dalla risposta del profeta. Geremia fin dall’inizio mostra una tenace resistenza, avendo coscienza della sua inadeguatezza per quanto Dio gli chiede: «Risposi:“Ahimè, Signore Dio, ecco io non so parlare, perché sono giovane”». L’obiezione del profeta non indica tanto un impedimento fisico, bensì una condizione sfavorevole rispetto agli anziani, i quali avevano diritto di parola. Il chiamato vuole dire: «Come faccio a presentarmi ai sacerdoti, ai magistrati, ai re, sprovveduto ed imberbe come sono? Con quale autorità?». Sembra riecheggiare in questo dialogo la simile resistenza di Mosè nell’esperienza vocazionale del roveto ardente (cfr Es 4,10). Il giovane figlio del sacerdote Chelkia (cfr Ger 1,1) avverte tutta la sua debolezza e piccolezza nei confronti dei destinatari della Parola del Signore: egli non se la sente di prendersi questa responsabilità. Ma Dio gli chiede l’obbedienza, attraverso la quale egli «si lascerà guidare» dalla grazia dell’Onnipotente.

– Come nella vocazione di Mosè, anche in questo caso il Signore riprende il profeta: «Non dire: Sono giovane, ma va’ da coloro a cui ti manderò e annunzia ciò che io ti ordinerò. Non temerli, perché io sono con te per proteggerti”» (Ger 1,7). Si può comprendere la situazione emotiva del «giovane» (na’ar) di fronte ad una missione così problematica. Egli è investito di una parola rivoluzionaria, contraria a qualunque aspettativa umana, che improvvisamente gli chiede di pronunciarsi contro l’iniquità dei re, dei sacerdoti e dei potenti del suo tempo. La missione sembra impossibile, la tentazione della paura è grande. La paura è la prima grande resistenza di fronte alla chiamata. Lo desumiamo dal conforto che il Signore rivolge al giovane profeta: «Non temerli, perché io sono con te per proteggerti» (1,8) e più avanti il Signore ripeterà: «Non spaventarti alla loro vista, altrimenti ti farò temere davanti a loro» (1,17).

– Sarà il tema della paura (cfr Ger 17; 20) una delle grandi resistenze nella scelta della volontà di Dio e provocherà nel protagonista crisi e sconforto. In questa pagina iniziale viene sottolineata la gratuità dell’iniziativa divina che precede qualsiasi cedimento umano. Jahvé gli ripete: «Non temere» (‘al tira). Dio interviene nella vita del profeta prescindendo dalle qualità, dalle prestazioni e dai propositi dell’uomo: egli intende rivelare il suo amore gratuito, che diventa sostegno nella missione del profeta. Solo l’amore trasforma la resistenza della paura in «timore di Dio» (jir’ at’elohim). Egli vuole far comprendere a Geremia che l’amore misericordioso e liberante è la condizione preliminare per realizzare qualsiasi progetto, come la luce per poter vedere. E di luce Geremia ne avrà bisogno per cogliere il paradosso della sua difficile e travagliata missione.

– Nel v. 9 segue il gesto simbolico della purificazione della bocca (pî), la consegna delle «parole di Dio» e il mandato profetico: «Ecco, oggi ti costituisco sopra i popoli e sopra i regni per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare». All’inizio Geremia ha ascoltato con le sue orecchie, ora egli riceve la purificazione delle labbra (cfr lo stesso simbolo in Is 6,7; 49,2; Ez 3,2.17). «Oggi» è l’avverbio che viene usato da Dio per costituire in autorità il giovane profeta. Esso indica la «presenza operante» di Jahvé nella storia quotidiana degli uomini. L’Altissimo interviene per invitare il suo popolo alla conversione e alla vita. Geremia «è costituito sopra i popoli e sopra i regni» (v. 10: āl’goîm w’āl ‘ammelaqôt) in quanto l’autorità della sua Parola non potrà essere fermata da nessun potere umano. I verbi che condensano l’attività profetica sono quattro negativi (sradicare e demolire, distruggere e abbattere) e due positivi (edificare e piantare). Questi verbi ritorneranno diverse volte nel decorso del libro, per ricordare il senso della missione profetica: essa è un invito a liberarsi dal male e dal peccato e un impegno a costruire il bene e la pace. Geremia non dovrà temere di «gridare la verità» contro ogni forma di iniquità, e allo stesso tempo dovrà sollecitare il popolo a edificare una nuova società e a seminare la speranza per un futuro migliore.

– Nello stesso contesto della chiamata, il Signore concede al profeta una prima visione (cfr vv. 11-13), che possiede un grande valore progettuale per comprendere il futuro ministero: un «ramo di mandorlo». Poi Dio soggiunge: «io vigilo sulla mia parola per realizzarla». In ebraico c’è un gioco di parole tra «mandorlo» (shaqed) e «vigilanza» (shoqed): Dio stesso attraverso il profeta sarà «colui che vigilerà» e che «anticiperà i tempi della rinascita», così come il fiore del mandorlo spunta anticipatamente rispetto alle altre piante, per annunciare la primavera. L’immagine può essere applicata alla vita stessa del profeta: di fronte alle iniquità del suo tempo, Geremia proclama una «parola di conversione», che gli consentirà di vigilare sul popolo e di annunciare una nuova primavera di speranza e di pace.

SPUNTI PER LA MEDITAZIONE

– Il primo tema che emerge dal racconto della chiamata di Geremia è la centralità della Parola del Signore. Infatti il racconto si apre con l’iniziativa della Parola di Dio «che accade» nella vita del profeta (cfr la chiamata di Samuele in 1Sam 3). La parola (in ebraico: dabar) nella concezione semitica non è soltanto espressione vocale, ma può essere ritenuta un «evento» che compie ciò che esprime. «Parola del Signore» indica l’azione che Dio stesso realizza nella storia, aprendo un dialogo con l’uomo. Dio si auto comunica mediante la Parola ed accogliendo la Sua Parola, l’uomo fa l’incontro con il Dio che si rivela e si fa conoscere come «amico» dell’uomo.

– In questo caso non solo la Parola rivela Dio, ma allo stesso tempo rivela il «progetto di Dio» sulla vita del profeta. Il primo e fondamentale atteggiamento da vivere per il credente è quello dell’«ascolto» della Parola. L’obbedienza della fede nasce dall’ascolto di Colui che mi parla (dal latino: ob-audire: ascoltare colui che mi parla con autorità). Prima di «ascoltare se stessi» siamo chiamati a metterci in ascolto di Dio. Il Signore «conosce il nostro cuore» e supera le paure umane di fronte al futuro. Davanti a Lui si schiude la storia della nostra esistenza e il progetto della salvezza.

– Geremia è figlio di un sacerdote di Anatot e la sua prospettiva umana era quella di proseguire in pace il proprio ministero. Dio lo chiama a cambiare, fin dall’inizio! Geremia deve scoprire ed accettare il fatto che il «primo» nella sua esistenza è sempre Dio. Dio «conosce», Dio «vede», Dio «forma e trasforma il cuore». Risulta molto forte l’avverbio «prima» pronunciato all’inizio dal Signore: tutta la storia umana è una conseguenza del progetto di amore di Dio. Non possiamo progettare la nostra esistenza senza aver ascoltato la Sua Parola di salvezza: Dio ti viene incontro per aiutarti a comprendere il grande valore della vita.

– Le resistenze del profeta esprimono la paura e l’insicurezza della sua umanità «giovane». Il profeta si sente solo ed impreparato per una missione «controcorrente» come è quella a cui Dio lo chiama. Da una parte l’autorità della Parola divina e dall’altra la violenza e la protervia dei maggiorenti e delle autorità del popolo. Il profeta rimane al centro di questo scontro. Egli prova paura, non si sente adatto! La risposta di Dio è consolante: «non temere». Il Signore si rivela in tutta la sua tenerezza e comprensione, come un padre nei riguardi di un figlio. Il Signore non abbandona i suoi profeti. Se sei stato chiamato ad un ministero, riceverai anche la forza per portare a compimento l’opera di Dio.

– I sei verbi del ministero profetico di Geremia: «sradicare e demolire, distruggere e abbattere, edificare e piantare». Di fronte ad una comunità corrotta dal peccato e segnata dall’orgoglio di poter bastare a se stessa, la Parola che il profeta dovrà proclamare sarà dura e chiara: l’invito al riconoscimento del proprio peccato e alla conversione (shûb – il ritorno a Dio) in vista della salvezza. Solo facendo verità, eliminando il peccato, fuggendo da ogni forma di iniquità e di male la comunità ebraica potrà sperimentare la salvezza e la pace futura. Lungo la sua vicenda profetica Geremia vedrà dissolversi l’orgoglio di Gerusalemme e del suo tempio, come conseguenza della mancanza di ascolto della Parola e di conversione da parte di Israele. Possiamo affermare che Geremia è il «profeta della conversione»: la teshubah (conversione) è la parola che segna il continuo e costante appello rivolto al popolo da parte di Dio. Geremia è l’uomo della teshubah.

– Un ultimo aspetto è costituito dall’immagine del «mandorlo» e dal motivo della vigilanza in vista della speranza futura. Il giovane profeta sopravvivrà al «domani» della disfatta di Gerusalemme ed annuncerà una «nuova alleanza», non più costituta da una legge esterna (come quella di Mosè sul Sinai), bensì fondata su una «legge scritta nei cuori» per opera di Dio. Perché tutto questo possa accadere, è chiesto a Geremia di dire il suo «sì» alla chiamata: un «sì» libero, obbediente, perseverante, aperto al bene del suo popolo, soprattutto dei piccoli e dei poveri che aspettano la venuta di Dio!

DOMANDE PER LA RIFLESSIONE PERSONALE E LA COLLATIO COMUNITARIA

– Il racconto della chiamata di Geremia ci aiuta ad entrare nel mistero della nostra vocazione: fai memoria di quando anche tu sei stato/a chiamato/a dal Signore e di come hai risposto all’appello celeste.

– Quali sono le paure che accompagnano la vocazione di un giovane a donarsi pienamente a Dio e alla sua Parola?

– Leggendo gli oracoli profetici si coglie indirettamente lo stato di peccato della società del tempo: orgoglio, invidie, maldicenze, iniquità e soprusi nei riguardi del popolo, ambiguità e ritualismi sterili, mancanza di fede, interessi economici, conquiste di potere. I mali di ieri, di oggi e di sempre: il giovane profeta è chiamato da Jahvé a «gridare la verità» per la conversione e la salvezza. Chi sono i profeti nella nostra società? Siamo capaci di ascoltare la Parola di Dio e di metterla al centro della nostra vita spirituale? Come viviamo l’obbedienza alla Parola di Dio e alla sua volontà?

– Siamo chiamati a vivere come Geremia la vigilanza, ad essere come «fiore di mandorlo» che annuncia la speranza futura: quali sono i segni positivi che avverti oggi nella tua comunità?

Ger 15,16-21; 20,7-12:
Due confessioni del profeta

IL TESTO BIBLICO

profeta geremia - Marc-Chagall15,16Quando le tue parole mi vennero incontro, le divorai con avidità; la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore, perché io portavo il tuo nome, Signore, Dio degli eserciti. 17Non mi sono seduto per divertirmi nelle brigate di buontemponi, ma spinto dalla tua mano sedevo solitario, poiché mi avevi riempito di sdegno. 18Perché il mio dolore è senza fine e la mia piaga incurabile non vuol guarire? Tu sei diventato per me un torrente infido, dalle acque incostanti. 19Ha risposto allora il Signore: «Se tu ritornerai a me, io ti riprenderò e starai alla mia presenza; se saprai distinguere ciò che è prezioso da ciò che è vile, sarai come la mia bocca. Essi torneranno a te, mentre tu non dovrai tornare a loro, 20ed io, per questo popolo, ti renderò come un muro durissimo di bronzo; combatteranno contro di te ma non potranno prevalere, perché io sarò con te per salvarti e per liberarti. Oracolo del Signore. 21Ti libererò dalle mani dei malvagi e ti riscatterò dalle mani dei violenti».

20,7Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto forza e hai prevalso. Sono diventato oggetto di scherno ogni giorno; ognuno si fa beffe di me. 8Quando parlo, devo gridare, devo proclamare: «Violenza! Oppressione!». Così la parola del Signore è diventata per me motivo di obbrobrio e di scherno ogni giorno. 9Mi dicevo: «Non penserò più a lui, non parlerò più in suo nome!». Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo. 10Sentivo le insinuazioni di molti: «Terrore all’intorno! Denunciatelo e lo denunceremo». Tutti i miei amici spiavano la mia caduta: «Forse si lascerà trarre in inganno, così noi prevarremo su di lui, ci prenderemo la nostra vendetta». 11Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori cadranno e non potranno prevalere; saranno molto confusi perché non riusciranno, la loro vergogna sarà eterna e incancellabile. 12Signore degli eserciti, che provi il giusto e scruti il cuore e la mente, possa io vedere la tua vendetta su di essi; poiché a te ho affidato la mia causa!

BREVE CONTESTUALIZZAZIONE E SPIEGAZIONE

– Leggendo il libro del profeta sono state individuate almeno tre tipologie dei testi riguardanti l’esperienza di Geremia:
a) i racconti biografici in terza persona (cfr Ger 19,1-3);
b) le «confessioni autobiografiche», molto vicine al genere delle lamentazioni e dei salmi penitenziali, in cui il profeta parla in prima persona (cfr Ger 11,18-20);
c) gli oracoli che rappresentano il modo in cui Geremia affronta concretamente la sua missione, che riguardano aspetti della vita personale e azioni simboliche (cfr Ger 16,1-6; 19,1-2; 27,1-2).

– Nel contesto della sua attività pubblica, il profeta sperimenta numerose frustrazioni e riceve profonde ferite, perfino dalla sua gente di Anatot. Chiamato, mediante una predicazione radicale, a denunciare i peccati della società giudaica e la depravazione dei costumi, Geremia non cessa di invitare i suoi interlocutori alla conversione e alla fedeltà verso Dio (cfr Ger 2,2), condizioni necessarie per scampare al castigo della distruzione e della morte (cfr Ger 21,7-9; 24,10; 29,17). E’ qui da leggere la dimensione «oblativa» della missione del profeta, che invita i suoi interlocutori ad una nuova giustizia e moralità (cfr Ger 7).

– Tuttavia egli non tarda a sperimentare la paradossalità della sua vocazione-missione, mediante la dura persecuzione e il dileggio. Nel suo animo sensibile si riflette pungente il contrasto tra la ribellione del popolo incorreggibile e le ragioni di Dio, che egli deve far valere; piange per l’ostinazione della sua gente (cfr Ger 4,19-22; 8,23; 9,17; 13,17; 15,10s.15-18; 21,9) e intercede a favore del suo popolo (cfr 7,16; 11,24), da cui ottiene solo persecuzione, violenza e rifiuto. Il Signore stesso gli ricorda tristemente l’inutilità di pregare per questa nazione: qualsiasi intercessione sarebbe inutile senza la conversione del cuore (cfr Ger 7,16; 14,11; 15,1).

– Alle resistenze del popolo si unisce l’esperienza della solitudine, l’amarezza dell’insuccesso, la crisi del ministero profetico, espressa nelle commoventi confessioni, che ritraggono la «notte del profeta» e la verità misteriosa della sua chiamata. In tal modo la ricettività che ha caratterizzato l’esordio della sua vocazione e l’oblatività dell’impegno etico vengono purificate dai continui insuccessi e dalle amare prove sperimentate nel ministero. Egli si rende sempre più conto di essere «profeta perseguitato», che soffre ingiustamente contro la sua volontà! La lettura dei brani autobiografici evidenzia il contrasto presente nel suo animo: da una parte il lamento per la sofferenza, dall’altra la consapevolezza della prossimità di Dio.

– In Ger 15,10-21 si evidenzia la resistenza radicata nel cuore di Geremia: non vuole essere «uomo dei dolori», maledice la sua vita, disprezza la parola ricevuta, rifiuta il ministero fallimentare: in definitiva egli si ribella al Dio che lo ha chiamato, non accetta di interpretare un servizio profetico di tal genere nel contempo non accetta i tempi assurdi e le situazioni paradossali dietro i quali sembra nascondersi Jahvé! In queste parole riecheggia il grido del giusto sofferente, come quello che Giobbe eleverà a cielo per la sua condizione incomprensibile di dolore e di angoscia mortale. Il giovane Geremia «deve» imparare a conoscersi, ad amarsi, ad amare l’ineffabile mistero dell’Altissimo. Come? Ritornando a quel «prima», con cui si è sentito amato e pensato da Jahvé.

– Ma Geremia ricorda a Dio che ha accolto «con avidità» la sua Parola, anche in mezzo a tante prove (cfr Ger 15,10-15). La Parola di Dio è divenuta «gioia e letizia del cuore» (cfr 15,16). Egli implora l’assistenza del Signore e la liberazione dalla violenza dei nemici. Al v. 21 il Signore gli risponde: «Ti libererò dalle mani dei malvagi e ti riscatterò dalle mani dei violenti». Nella fedeltà e nella perseveranza è riposta la salvezza di coloro che confidano in Dio.

– Dio conferma il profeta nella sua missione con gli stessi termini della prima vocazione (cfr Ger 15,19s.; cfr1,18). L’esperienza di Geremia sembra quasi ricordarci che la luce della fede ha bisogno della «notte», la vocazione ha bisogno della crisi, la disponibilità non può fare a meno delle resistenze. Così i testi delle confessioni rivelano come il momento di crisi si risolve con la memoria e il rinnovo della sua vocazione (cfr 15,16; 20,11-13). Geremia si ribella perché «ama», senza chiudersi in un vittimismo letale. Le resistenze fatte di critiche, di rabbie, di maledizioni, di lamenti non sono altro che la protesta della sua umanità ferita. Nella crisi egli rimane se stesso, rivelando la sua verità di fronte a Dio. Egli impara «dalla sua polvere» a non porre resistenze di fronte alla volontà del Signore. Si coglie il vertice della spiritualità del profeta di Anatot ed insieme la sua umana fragilità: egli vive appassionatamente la sua storia di amore e la racconta con grande enfasi!

– Così Geremia sperimenta la sofferenza e allo stesso tempo la seduzione. E’ il notissimo testo della confessione del profeta, che è allo stesso tempo confessione di dolore e di amore, grido di disperazione e di affidamento.

– In Ger 20,7-12 si sente vibrare il cuore dell’amante, ferito e attratto dall’Amato. Il profeta riconosce di essere stato «sedotto» da Dio in vista di una missione che gli procura «scherno ogni giorno» (v. 7). Quella Parola di speranza con cui Dio lo aveva rassicurato «è diventata motivo di obbrobrio ogni giorno» (v. 8). Il cuore del giovane sperimenta la «durezza» della testimonianza e la voglia di fuggire: «Mi dicevo: “Non penserò più a lui, non parlerò più in suo nome!”» (v. 9). Questo desiderio di evitare la sofferenza e la prova segna fortemente il cammino del profeta. Geremia non è più lo stesso: egli deve crescere mediante la sofferenza. Egli deve «abitare la sua storia di contraddizioni e di persecuzioni» nella consapevolezza che Jahvé è con lui.

– Non soltanto le ferite sono celate nel cuore, ma il rischio di morire si fa concreto nel contesto sociale del suo tempo, mentre Gerusalemme sta per essere conquistata dall’esercito babilonese. Il profeta non viene creduto; la sua parola non viene ascoltata! Egli diventa un personaggio scomodo del tuo tempo, nel suo ambiente lacerato dalle contrapposizioni politiche e dalle contraddizioni sociali. Molti insinuano, minacciano, osservano e aspettano il momento propizio per attentare alla sua incolumità (cfr v. 10). L’uomo della denuncia del male, viene denunciato dai malvagi, bramosi di vendetta (v. 10).

– Geremia vive la persecuzione per la Parola di Dio. Tuttavia egli sperimenta la vicinanza di Dio nella sua vita (cfr v. 11): «come un prode valoroso» Jahvé lo difenderà. Al grido di disperazione segue quello della speranza. Nel v. 12 il profeta affida la sua vita e confida nella provvidenza celeste: «A te ho affidato la mia causa»! Possiamo vedere come la confessione del profeta esprime in modo forte i due sentimenti contrastanti: da una parte la rabbia per la condizione di pericolo prodotta dalla Parola di Dio, dall’altra la caparbietà di sperare «contro ogni speranza», che persiste nel cuore del giovane Geremia. Egli sa che Dio non lo abbandonerà mai! Egli gli è compagno; egli gli è accanto!

– Così la sua missione è nelle mani di Dio: Geremia deve imparare a non temere! Anche se oggi egli è nella difficoltà, domani vedrà trionfare la verità e la giustizia: i persecutori saranno confusi e annientati (cfr v. 11). L’immagine della «vergogna» sul volto dei malvagi ricorda la sconfitta di coloro che sono fuggiti dalla battaglia. Ritorna la metafora agonica: la vita del profeta è come un campo di battaglia che ci chiede di non abbandonare il nostro posto, soprattutto nelle situazioni di maggiore pericolo e di crisi. Il profeta deve «rimanere» al suo posto, obbediente alla Parola che Dio gli ha affidato. Nel v. 12 Geremia si rivolge direttamente a Jahvé, «che prova e che scruta il cuore», chiedendo di essere esaudito per la sua giustizia.

– Questo percorso segna la tappa della maturità nella vocazione e nella missione profetica: la scoperta dell’amore misericordioso di Jahvé. Non solo il Signore è un «prode» che difende il suo profeta, ma è anche tenero come lo «sposo», che consola il cuore e lo attrae nella tenerezza. La metafora sponsale ritornerà nel linguaggio profetico, proprio nella vita di colui che «non si è sposato» per ordine del Signore! Il Signore gli fa sperimentare che è Lui il suo Amore eterno (cfr Ger 31,3).

SPUNTI PER LA MEDITAZIONE

– La singolarità di questo profeta si coglie proprio dalla dialettica interiore testimoniata dalle «confessioni». Geremia vive la «lotta interiore», sperimenta tutta la fragilità della sua persona di fronte al progetto di Dio. La sua principale fatica è quella di capire cosa Dio chiede alla sua vita e di accettare la Sua volontà. In questa «ascesi» Geremia deve maturare una «fede senza sicurezze»: deve imparare ad abbandonarsi a Dio e alla sua misericordia.

– Nelle confessioni si trovano anche le «lamentazioni», che rappresentano un genere molto utilizzato nell’antichità, oltre che nei testi della Sacra Scrittura. Il profeta di Anatot alza la voce e lamenta il suo dolore «ingiusto», maledicendo il giorno della sua nascita, i suoi genitori, la sua storia di contraddizioni e di illusioni. I sentimenti e le immagini riprendono alcuni salmi imprecatori, i dialoghi di Giobbe e le pagine del Libro delle Lamentazioni. La funzione del lamento è anche quella di evidenziare lo sfogo umano, che permette al profeta di scaricare la fatica e la tensione derivanti dalla sua esistenza contrastata.

– La tensione tra la volontà divina e i comportamenti malvagi degli uomini è vissuta in prima persona da Geremia. Questo aspetto è come un motivo dominante nel cuore del profeta. Dio vuole farci vivere la sua stessa «responsabilità». Come è accaduto nell’esistenza di Mosè lungo il cammino del popolo nel deserto, così avviene nella storia di Geremia: entrambi i personaggi imparano a portare il «peso» del popolo e le conseguenze della Parola del Signore. Comprendiamo come l’annuncio della Parola non consiste semplicemente nel «comunicare una dottrina», ma nell’assumersi una gravosa responsabilità a servizio della gente e della nostra comunità. E’ qui la fatica dell’esperienza profetica che continua nella missione dei cristiani!

– Infine la lettura dei testi confessionali lascia trasparire la «confidenza» di Geremia nell’amore di Dio. Si tratta di un amore fedele e misericordioso come quello di un «padre»; ma allo stesso tempo di un «amore appassionato e seducente» come quello di uno sposo. Geremia è il profeta dei sentimenti forti e contrastanti: un insonne testimone della passione e della compassione umana. Abbiamo bisogno forse anche noi di risvegliare il nostro cuore dal torpore di una fede «insipiente e recettiva»: occorre vivere un nuovo protagonismo affettivo e missionario. Geremia non si accontenta: egli desidera di più! E’ questo «di più» che appare sconvolgente e premonitore: il profeta non deve amministra ma deve «rivoluzionare» la storia della sua gente, perché è la Parola stessa che produrre una rivoluzione del cuore e della mente: la conversione a Dio. In questo senso tutta la missione profetica diventa la grande esperienza di trasformazione e di crescita nell’amore.

DOMANDE PER LA RIFLESSIONE PERSONALE E LA COLLATIO COMUNITARIA

– I due testi delle confessioni sono indicativi della «fatica vocazionale e relazionale» vissuta dal profeta. Tutti sappiamo quanto sia difficile vivere come testimoni della verità. Spesso per questa ragione soffriamo interiormente. Anche la tua vita è contrassegnata dalle sofferenze simili a quelle di Geremia: come stai accettando le prove? Sei capace di «ricominciare» offrendo al Signore quanto ti accade? La tua missione accade per costrizione di un dovere o per attrazione dell’amore di Dio?

– Spesso nella nostra missione si avverte l’inutilità del nostro impegno: credi che il Signore ti chiede di vivere anche questa «sterilità» in vista di un dono più grande?

– Ti sei ribellato/a qualche volta a Dio? Cosa hai sperimentato nella ribellione? Quando hai trovato la pace e l’alleanza nel tuo cuore?

– Senti dentro di te come la vera rivoluzione nasce dall’obbedienza alla Parola di Dio? Quali aspetti della tua vita spirituale e della tua comunità devono cambiare alla luce di questa Parola di salvezza?

 http://www.figliedivinozelo.it

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 01/08/2018 da in Bibbia, ITALIANO, Lectio Divina con tag .

San Daniele Comboni (1831-1881)

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Segui assieme ad altri 481 follower

Follow COMBONIANUM – Formazione e Missione on WordPress.com
agosto: 2018
L M M G V S D
« Lug    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

  • 207.037 visite

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica. Immagini, foto e testi sono spesso scaricati da Internet, pertanto chi si ritenesse leso nel diritto d'autore potrà contattare il curatore del blog, che provvederà all'immediata rimozione del materiale oggetto di controversia. Grazie.

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: