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Manifesto della Razza: “È tempo che gli italiani si proclamino francamente razzisti”


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CON LE CAMPAGNE D’ODIO È TORNATA DI MODA LA DIFESA DELLA RAZZA

Sono passati ottant’anni dal 1938, quando il governo italiano dell’epoca promulgò delle leggi concepite per proteggere la stirpe dalla “malsana contaminazione” rappresentata da due diversi pericoli: la “razza ebraica”, per sua natura estranea e ostile alla nazione; nonché i “Mediterranei orientali e gli Africani”.

Il capo del governo, Benito Mussolini, fece trapelare con una velina di essere stato lui il vero autore del Manifesto degli scienziati razzisti, pubblicato il 14 luglio 1938. E assegnò alla nuova rivista La difesa della razza – direttore Telesio Interlandi, segretario di redazione Giorgio Almirante – una sede prestigiosa: Palazzo Wedekind, a metà strada fra Montecitorio e Palazzo Chigi.Tutti i principali organi di stampa divulgarono la propaganda razzista, preparando il terreno al censimento degli ebrei e alle normative che fra settembre e dicembre li privarono dei loro diritti di cittadini, espellendoli dalle scuole e dai posti di lavoro pubblici. La Chiesa di Roma espresse alcune tiepide critiche, accompagnate dal riconoscimento che fosse comunque necessaria la separazione degli ebrei.

Nel generalizzato moto autoassolutorio in corso nell’ultimo ventennio, si è cercato di sostenere che la campagna razzista e antisemita del regime non fosse intrinseca al nazionalismo fascista, che l’avrebbe subìta per imposizione dell’alleato tedesco. Una falsità storica smentita non solo da innumerevoli testi in cui, fin dalle sue origini, il fascismo additava l’ebraismo col nemico esterno, bolscevico e/o capitalista. Ma anche dal fatto che né la Spagna né il Portogallo, alleati di Hitler, si ritennero costretti a promulgare leggi razziali.

Sarà utile approfittare di questo ottantesimo anniversario per ricostruire come una propaganda orchestrata dall’alto sia riuscita a imporre nell’opinione pubblica la necessità della discriminazione razziale. Scopriremo, nella titolazione dei giornali, nelle odiose caricature iconografiche del “nemico interno”, nella subdola e capillare diffusione di stereotipi ostili, analogie impressionanti con l’accanita propaganda rivolta di volta in volta contro gli albanesi, i romeni, gli arabi e gli immigrati in genere nel nostro tempo contemporaneo.

Oggi quasi più nessuno ricorre alle teorie del razzismo biologico per le sue campagne di odio. Ma il linguaggio e le argomentazioni mirate a sostenere la necessità di difendere gli italiani dalla minaccia costituita dalla incombenza di altre etnie o comunità religiose fra di noi e intorno a noi, sono le medesime: dare la colpa agli “altri”, non importa se poveri e indifesi, è ritornato a essere un meccanismo propagandistico redditizio. Il senso comune che descrive gli italiani come vittime dei privilegi di cui godrebbero gli stranieri ormai si concretizza in numerosi episodi di violenza, quasi sempre sottaciuti. La xenofobia solo di rado si avvale delle ideologie novecentesche per manifestarsi. Il fascismo viene rivendicato solo da frange minoritarie, anche se di nuovo sfacciatamente attive. Ma la “difesa della razza” è ahimè tornata argomento corrente.

Manifesto degli scienziati razzisti
Il 15 luglio del 1938 venne pubblicato sul Giornale d’Italia quello che poi sarebbe diventato famoso come il “manifesto della razza”, o il “manifesto degli scienziati razzisti”. L’articolo era diviso in dieci punti e introdotto da un breve sommario in cui si spiegava che un gruppo di scienziati, professori e intellettuali fascisti, insieme al ministero per la cultura popolare (il famigerato “Minculpop”) aveva redatto il documento per chiarire qual era la posizione del fascismo nei confronti della questione razziale.

Il manifesto venne pubblicato una seconda volta nell’agosto del 1938 sul primo numero de La difesa della razza e fu accompagnato da dieci firme: due medici e il resto ricercatori e assistenti universitari poco noti. Due di loro (il fisiologo Sabato Visco e il patologo Nicola Pende) protestarono per essere stati associati al testo.

di Gad Lerne
8.2.2018
http://www.nigrizia.it

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Questa voce è stata pubblicata il 04/08/2018 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , , .

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