COMBONIANUM – Formazione e Missione

— Sito di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA — Uno sguardo missionario sul mondo e sulla Chiesa — MISSIONARY ONGOING FORMATION — A missionary look on the world and the Church

Commento al Vangelo della XVIII settimana del Tempo Ordinario

XVIII settimana del Tempo Ordinario
Commento al Vangelo di Paolo Curtaz

Giovanni-Bellini-Trasfigurazione

Lunedì 6 Agosto > 
(FESTA – Bianco)
TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE (ANNO B)
Dn 7,9-10.13-14   Sal 96   2Pt 1,16-19   Mc 9,2-10: Questi è il Figlio mio, l’amato.
Martedì 7 Agosto > 
(Feria – Verde)
Martedì della XVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno B pari)
Ger 30,1-2.12-15.18-22   Sal 101   Mt 14,22-36: Comandami di venire verso di te sulle acque.
Mercoledì 8 Agosto > 
(Memoria – Bianco)
San Domenico
Ger 31,1-7   Ger 31,10-13   Mt 15,21-28: Donna, grande è la tua fede!
Giovedì 9 Agosto > 
(FESTA – Rosso)
SANTA TERESA BENEDETTA DELLA CROCE
Os 2,16.17.21-22   Sal 44   Mt 25,1-13: Ecco lo sposo! Andategli incontro!
Venerdì 10 Agosto > 
(FESTA – Rosso)
SAN LORENZO
2Cor 9,6-10   Sal 111   Gv 12,24-26: Se il chicco di grano muore, produce molto frutto.
Sabato 11 Agosto > 
(Memoria – Bianco)
Santa Chiara
Ab 1,12-2,4   Sal 9   Mt 17,14-20: Se avrete fede, nulla vi sarà impossibile.
Domenica 12 Agosto > 
(DOMENICA – Verde)
XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
1Re 19,4-8   Sal 33   Ef 4,30-5,2   Gv 6,41-51: Io sono il pane vivo, disceso dal cielo

Lunedì 6 Agosto (FESTA – Bianco) TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE (ANNO B)
Mc 9,2-10: Questi è il Figlio mio, l’amato.

Senza bellezza non possiamo vivere. Lo sappiamo. Bellezza della natura, bellezza dell’arte, bellezza dei gesti e dell’affetto degli amici. Bellezza che ci porta, in qualche modo verso Dio. E oggi, nel cuore dell’estate, celebriamo la bellezza di Dio, così essenziale per diventare credenti. Marco, nel suo vangelo, scrive che improvvisamente, guardandosi intorno, non videro più nessuno se non Gesù solo, con loro. La conversione alla bellezza è improvvisa. A noi di guardarci intorno e scoprire la bellezza di Dio per giungere anche noi, infine, a vedere solo più Gesù nella nostra vita, e noi assieme con lui. La bellezza convertirà il mondo. E noi, suoi fragili discepoli, siamo spinti a vivere nella bellezza della relazione e della verità, della compagnia degli uomini e della Parola, per dire e dare ai nostri fratelli uomini la speranza di una Presenza che ancora si deve svelare nella sua totalità. Noi, fragili discepoli, siamo chiamati a testimoniare con semplicità e verità che solo Gesù colma il nostro cuore, riempie la nostra anima. La bellezza salverà il mondo, ma di questa bellezza dobbiamo diventare almeno un pallido riflesso.

Martedì della XVIII settimana del Tempo Ordinario
Mt 14,22-36: Comandami di venire verso di te sulle acque.

A volte anche a noi succede così. Fatichiamo a stare a galla e ci sembra che Gesù sia lontano e, se c’è, ci appare lontano, come se fosse un fantasma. Di solito questo momento capita proprio a chi, fra i discepoli, ha aderito con entusiasmo al vangelo, ha creduto, si è lanciato a capofitto. Con gioia ha scoperto la presenza del Signore poi, ad un certo punto, si rende conto che qualcosa non funziona, che Dio sembra il grande assente. È buffo: non sentiamo la mancanza di Dio quando non ci interessa averci a che fare. Sentiamo un dolore lancinante, una fitta al cuore quando, invece, lo incontriamo e per qualche motivo ci sembra lontano, come lo sposo che anela all’amata. Eppure Gesù ci raggiunge, proprio in mezzo alla tempesta, proprio quando ci sembra di affondare. Come Pietro sentiamo l’esigenza di compiere un grande gesto, di osare, di sfidare le onde, e, come lui, per un attimo camminiamo addirittura sulle acque. Pochi passi, poi affondiamo, e chiediamo aiuto. Non dobbiamo temere: il dubbio della fede, lo scoraggiamento, la mancanza di fede fanno parte del nostro percorso. Se hanno faticato gli apostoli non saremo certo migliori di loro!

Mercoledì 8 Agosto > (Memoria – Bianco) San Domenico
Mt 15,21-28: Donna, grande è la tua fede!

Domenico di Guzman (Caleruega, Spagna 1170 – Bologna , 6 agosto 1221) è, con Francesco d’Assisi, uno dei patriarchi della santità cristiana suscitati dallo Spirito in un tempo di grandi mutamenti storici. All’insorgere dell’eresia albigese si dedicò con grande zelo alla predicazione evangelica e alla difesa della fede nel sud della Francia. Per continuare ed espandere questo servizio apostolico in tutta la Chiesa, fondò a Tolosa (1215) l’Ordine dei Frati Predicatori (Domenicani). Ebbe una profonda conoscenza sapienziale del mistero di Dio e promosse, insieme all’approfondimento degli studi teologici, la preghiera popolare del rosario.
Sfinito dal lavoro apostolico ed estenuato dalle grandi penitenze, il 6 agosto 1221 muore circondato dai suoi frati, nel suo amatissimo convento di Bologna, in una cella non sua, perché lui, il Fondatore, non l’aveva. Gregorio IX, a lui legato da una profonda amicizia, lo canonizzerà il 3 luglio 1234.

Spera in una guarigione, la donna cananea. Gli hanno detto che Gesù è un grande guaritore, qualcuno che opera miracoli straordinari. Non sa nemmeno cos’è la fede, non conosce la promessa di Israele, non si occupa di queste cose. Sa solo che Gesù potrebbe guarire la figlia e grida, sbraita, fa la sceneggiata sperando di intenerire questo straniero. Gli apostoli sono in imbarazzo tanta è la passione con cui lei cerca di attirare l’attenzione. Gesù, invece, non la degna di uno sguardo e, alla sua insistenza, dà una risposta tagliente: non va bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cani. Che durezza! Eppure questa durezza smuove la donna: ha ragione, il Maestro, passiamo il tempo lontani da Dio ma quando ci serve aiuto per un dolore improvviso, per una malattia, subito ci scopriamo devoti e sgraniamo giaculatorie. Siamo dei cani quando trattiamo Dio come un potente da corrompere e non meritiamo attenzione. Dio si deve occupare dei suoi figli, di coloro, cioè che lo ascoltano e lo servono con verità… Ma la donna non se ne va offesa e lo schiaffo in pieno volto la apre al confronto: sì, ha ragione il Maestro. Basta questo atteggiamento per far cambiare idea a Gesù…

Giovedì 9 Agosto > (FESTA – Rosso) SANTA TERESA BENEDETTA DELLA CROCE
Mt 25,1-13: Ecco lo sposo! Andategli incontro!

Edith Stein nacque nel 1891 a Wroclaw – Breslau in Germania. Nata e formata nella religione giudaica, insegnò egregiamente per diversi anni filosofia, tra grandi difficoltà. Accolse la vita nuova in Cristo attraverso il sacramento del Battesimo e, preso il nome di Teresa Benedetta della Croce, fece il suo ingresso tra le Carmelitane scalze di Colonia, dove si ritirò nella clausura. Durante la persecuzione nazista, esule in Olanda, venne catturata e nel 1942 deportata nel campo di concentramento di Oswiecim – Auschwitz presso Cracovia in Polonia, dove venne uccisa nella camera a gas.
Nel 1998 viene canonizzata da Giovanni Paolo II e, nel 1999, dichiarata, con S. Brigida di Svezia e S. Caterina da Siena, Compatrona dell’Europa.

Francesco, Benedetto, Cirillo e Metodio ed ora Edith Stein. La Chiesa affida l’Europa ai propri patroni, li invoca come modelli e come intercessori per aiutarci ad uscire dall’impasse in cui ci siamo infilati. Cosa ci serve una moneta unica con un cuore diviso? Francesco ci richiama alla povertà e alla gioia, Benedetto all’interiorità come metro di giudizio delle cose, i fratelli dell’est Cirillo e Metodio alla cultura come forma di evangelizzazione. Edith Stein, figlia dell’orribile ventesimo secoli, ebrea di nascita, filosofa di formazione (docente universitaria!), vittima della furia nazista che la venne a cercare, una volta convertita e fattasi monaca, ricercata fin dentro il monastero per essere uccisa, insieme ad altri milioni di esseri umani, nella camere a gas, propone ai popoli rissosi un percorso di riconciliazione e di pace. La Chiesa vuole dire a tutti gli europei che nelle tenebre che furono le guerre mondiali ci furono uomini e donne che riuscirono ad essere testimoni di luce. E fra essi moltissimi cristiani, molti discepoli che ancora oggi brillano come modello.

Venerdì 10 Agosto > (FESTA – Rosso) SAN LORENZO
Gv 12,24-26: Se il chicco di grano muore, produce molto frutto.

Oggi la Chiesa celebra la santità di Lorenzo, diacono della Chiesa di Roma, luminoso esempio di martirio e di amore per i poveri.
Sappiamo poco di Lorenzo. Ma quel poco basta. Vive in un momento di grande persecuzione della Chiesa, sotto l’imperatore Valeriano, che vieta le assemblee di cristiani, blocca gli accessi alle catacombe, anche se non obbliga a rinnegare la fede cristiana. Nel 258, però, Valeriano ordina la morte di vescovi e preti: fra i tanti muore papa Sisto II, ai primi di agosto del 258. È la volta di Lorenzo che, come diacono, amministra i beni della comunità di Roma. Il prefetto imperiale lo arresta intimandogli di consegnare i tesori della Chiesa. Già allora si vagheggia di ricchezze tenute nascoste scaltramente. Lorenzo chiede del tempo, si affretta a distribuire ai poveri le offerte di cui è amministratore. Infine compare davanti al prefetto e gli mostra una gran numero di malati, storpi, poveri che lo accompagnano, dicendo: ecco, i tesori della Chiesa. Sarà ucciso, ovviamente, forse ustionato sulla graticola. Ma lo ricordiamo per quel gesto, quella provocazione che ancora oggi ci interroga. Non gli ori, le opere d’arte, le meravigliose basiliche sono i tesori della Chiesa. Ma i poveri che serviamo, servendo in loro Cristo.

Sabato 11 Agosto > (Memoria – Bianco) Santa Chiara
Mt 17,14-20: Se avrete fede, nulla vi sarà impossibile.

Chiara (Assisi 1193 – 11 agosto 1253) «seguì in tutto le orme di colui che per noi si è fatto povero e via, verità e vita». Fedele discepola di san Francesco, fondò con lui il secondo Ordine (Clarisse). Esercitò il suo ufficio di guida e madre, studiandosi «di presiedere alla altre più per virtù e santità di vita che per ufficio, affinché le sorelle obbedissero più per amore che per timore». Seppe trasformare i suoi lunghi anni di malattia in apostolato della sofferenza. Attinse dalla sua fede eucaristica una forza straordinaria che la rese intrepida anche di fronte alle incursioni dei Saraceni (1230).

Ho sempre ammirato l’umiltà degli apostoli. Invece di scrivere dei vangeli inneggianti alla loro stessa tempra spirituale, non temono di raccontare le loro figuracce. Perché a loro non importa essere ricordati per la loro integrità, ma annunciare la presenza del Maestro. Il racconto di oggi è impietoso: i discepoli pensano di avere imparato a sufficienza, non c’è bisogno di scomodare il Signore, in fondo un epilettico non è così grave, dovrebbero farcela! E falliscono miseramente, costringendo il povero padre a ricorrere a Gesù per avere una guarigione. Sono imbarazzati, gli apostoli: come mai non sono riusciti a guarire il ragazzo? Gesù è diretto e chiaro con loro: è perché non hanno abbastanza fede, non ci credono. Stiamo attenti quando vogliamo sostituirci al Maestro, quando pensiamo che, in fondo, anche noi siamo capaci di aiutare, di condurre, di consolare, di sostenere… Ricordiamoci sempre che siamo solo servi della Parola, che nessuno ci ha eletto rappresentanti di Dio, ma che siamo, con gli altri fratelli, discepoli, umili operai che lavorano nella vigna del Signore. E cresciamo nella fede, come riusciamo, con semplicità, per poter guarire noi e gli altri da ogni fragilità.

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Gv 6,41-51: Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.

La folla, sfamata, vuole che Gesù sia loro re. Gesù fugge, scosso da quella reazione: il suo messaggio è stato stravolto. Raggiunto dalla folla, Gesù inizia un tagliente discorso che sfocerà in una incomprensione insanabile. Ma Gesù è a servizio del Regno e della verità, non dell’applauso.

Gesù pretende di essere l’unico in grado di saziare la nostra fame del cuore, fame che non può essere saziata dal fare ma dal credere che Gesù è l’inviato dal Padre. Discorso sempre più impegnativo, quello che si svolge tra la folla sfamata ed ex-entusiasta del Rabbì di Nazareth; discorso che però può mettere in discussione il nostro credere e permetterci di dedicare qualche tempo della nostra vacanza al “dentro”. La gente è perplessa: va bene un Maestro che fugge la notorietà, che è scocciato perché la folla non ha capito il miracolo ma vuole solo avere la pancia piena (come biasimarli?), va bene una ricerca di un’altra sazietà non basata sul fare ma sul credere, va bene non chiedere segni,… ma questo chi si crede di essere? Lui capace di riempire i nostri cuori? Il falegname di Nazareth? Il figlio del bravo Giuseppe? Questo è davvero eccessivo! Fa amaramente sorridere: Gesù viene accusato di essere poco “religioso”, poco carismatico, poco messianico. Tutti abbiamo un’idea di Dio: un Dio potente, glorioso, muscoloso, interventista. Gesù il Nazareno, invece, sconcerta per la sua normalità, è banale nel suo apparire. Così è Dio, sempre diverso da come ce lo aspetteremmo.

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Questa voce è stata pubblicata il 05/08/2018 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana - commento.

San Daniele Comboni (1831-1881)

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