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9 agosto: Giornata mondiale dei popoli indigeni. Una ricchezza per l’umanità

popolazioni indigene


(Fernando Chica Arellano) Da quando le Nazioni Unite lo hanno deciso, nel 2007, nell’ambito dell’approvazione della loro Dichiarazione sui popoli indigeni, ogni 9 agosto si celebra la giornata mondiale dei popoli indigeni. Quest’anno, in ambito ecclesiale, la ricorrenza acquista particolare rilievo nel contesto del Sinodo dei vescovi per la regione panamazzonica che si terrà a ottobre 2019, e il cui documento preparatorio — con il titolo Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale — è stato presentato lo scorso giugno.Nel nostro pianeta ci sono circa cinquemila gruppi indigeni, con una popolazione di circa 370 milioni di persone, presenti in quasi un centinaio di paesi. Ciò corrisponde a poco più del cinque per cento della popolazione mondiale, che forma uno dei gruppi più vulnerabili e svantaggiati, visto che comprende il 15 per cento delle persone più povere del mondo. Non bisogna dimenticare che circa il 75 per cento della popolazione amazzonica, includendo molti indigeni, vive in città. Spesso la diversità culturale nasconde una profonda disuguaglianza economica, esclusione sociale e discriminazione politica.

Va osservato che, sebbene vi sia un rapporto stretto tra le due realtà, né i popoli indigeni si limitano al mondo amazzonico, né la realtà dell’Amazzonia si riduce alla problematica dei suoi popoli nativi. Lo stesso documento preparatorio del Sinodo dice che, a partire dalla regione amazzonica, si vuole gettare «un ponte verso altri biomi essenziali del mondo: il bacino del Congo, il corridoio biologico mesoamericano, i boschi tropicali del Pacifico asiatico, il bacino acquifero Guaraní, fra gli altri». D’altro canto, e come ha detto Papa Francesco nel suo incontro con i popoli indigeni a Puerto Maldonado (Perú) lo scorso gennaio, si tratta di «riaffermare un’opzione sincera per la difesa della vita, per la difesa della terra e per la difesa delle culture». Con questo preambolo contestuale, invito a fare un esercizio contemplativo, seguendo i tre punti che sant’Ignazio di Loyola propone nei suoi Esercizi Spirituali: vedere le persone, ascoltare quello che dicono e considerare quello che fanno. In tal senso, lo stesso Papa Francesco ha detto a Puerto Maldonado alle popolazioni native amazzoniche: «Ho voluto venire a visitarvi e ascoltarvi, per stare insieme nel cuore della Chiesa». Questo esercizio ci aiuterà a capire che «l’universo si sviluppa in Dio, che lo riempie tutto. Quindi c’è un mistero da contemplare in una foglia, in un sentiero, nella rugiada, nel volto di un povero» (Laudato si’, n. 233).

In primo luogo, quindi, vedere le persone. Il successore di Pietro rende grazie agli indigeni «perché ci aiutate a vedere più da vicino, nei vostri volti, il riflesso di questa terra. Un volto plurale, di un’infinita varietà e di un’enorme ricchezza biologica, culturale, spirituale». Non a caso uno degli obiettivi del Sinodo è di cercare nuovi cammini per costruire una Chiesa con volto amazzonico e volto indigeno.  Non può essere un volto idillico, perché la vita e la storia dei nativi, molto spesso, riflettono la sofferenza e sono segnate da profonde ferite. Come il vescovo di Roma ha ricordato nel suddetto incontro di Puerto Maldonado, «probabilmente i popoli originari dell’Amazzonia non sono mai stati tanto minacciati nei loro territori come lo sono ora».

Per questo, un secondo passo consiste nell’ascoltare ciò che dicono i popoli indigeni. Le loro parole profetiche «sono il grido di questa gente, che molte volte è costretta al silenzio o a cui hanno tolto la parola. Quella profezia deve rimanere presente nella nostra Chiesa, che non smetterà mai di alzare la voce per gli scartati e per quelli che soffrono» ribadisce il Papa. I popoli indigeni devono diventare «i principali interlocutori, soprattutto nel momento in cui si procede con grandi progetti che interessano i [vostri] spazi» (Laudato si’, n. 146). Nel suo discorso ai partecipanti al Terzo Foro dei popoli indigeni, nel febbraio 2017, Francesco ha menzionato il bisogno di conciliare il diritto allo sviluppo con i diritti sociali e cultuali e con la protezione delle caratteristiche proprie degli indigeni e dei loro territori. Ha ribadito che, per riuscirvi, «dovrebbe sempre prevalere il diritto al consenso previo e informato»; ossia è necessario e urgente ascoltare i popoli indigeni, nella Chiesa e nella società.

In terzo luogo, considerare ciò che fanno. Nel 1987 san Giovani Paolo II incontrò a Phoenix (Arizona) un gruppo di amerindi e li riconobbe quali «discendenti di innumerevoli generazioni di abitanti di questa terra, i cui costumi erano caratterizzati da un grande rispetto per le risorse naturali di terre e fiumi, di foreste e pianure e deserti». Anche Papa Francesco a Puerto Maldonado ha fatto riferimento agli indigeni amazzonici come «memoria viva della missione che Dio ha affidato a tutti noi: avere cura della casa comune». Ha perciò riconosciuto che «la loro visione del cosmo, la loro saggezza hanno molto da insegnare a noi che non apparteniamo alla loro cultura». Tale saggezza è sottolineata da Documento preparatorio del Sinodo: «Per i popoli indigeni dell’Amazzonia, il “buon vivere” esiste quando si vive in comunione con gli altri, con il mondo, con gli esseri circostanti e con il Creatore».

Per tutto ciò faremo bene a inserire i popoli indigeni nella nostra preghiera, ci gioverà molto contemplarli nelle loro diverse ricchezze, ammirando il loro patrimonio tradizionale, umano, culturale, sociale e religioso, affinché non venga mai ignorata la loro attività, piena di aneliti, aspirazioni e speranze. È proprio a questo che c’invita il Documento preparatorio del Sinodo quando ricorda che «l’Amazzonia è una regione con una ricca biodiversità; è multi-etnica, pluri-culturale e pluri-religiosa, uno specchio di tutta l’umanità che, a difesa della vita, esige cambiamenti strutturali e personali di tutti gli esseri umani, degli Stati e della Chiesa».

L’Osservatore Romano, 8-9 agosto 2018.
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Questa voce è stata pubblicata il 08/08/2018 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag .

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