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Il nuovo studio: “Sulla Sindone il sangue di un torturato”

Un articolo sulla rivista scientifica Applied Optics risponde a un’obiezione dei detrattori del Telo: quella per cui, una volta rappreso, il liquido diventi per forza marrone

DOMENICO AGASSO JR – FABRIZIO ASSANDRI
TORINO
5.8.2018
Vaticaninsider


Sindone

La Sindone


Il sangue della Sindone troppo rosso per essere vero? No, secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Applied Optics, che risponde a una delle obiezioni dei detrattori del Telo che avrebbe avvolto Gesù, quella secondo cui è senso comune che, una volta rappreso, diventi marrone.

Può sembrare un problema da poco, ma decine di studi sugli aspetti più diversi, e il colore è uno, non hanno fermato il tormentone sulle macchie della Sindone: una sfida, si può dire, all’ultimo sangue.

Quelle sfumature di rosso sono state analizzate dopo l’Ostensione del 2015, con raggi laser e strumenti ottici che servono anche per dire se l’immagine dell’uomo si è deteriorata (a proposito: no). I risultati: «Il sangue resta rosso se colpito da raggi ultravioletti compatibili con la luce del sole», spiega Paolo Di Lazzaro, ricercatore Enea e vicedirettore del Centro Internazionale di Sindonologia, che firma lo studio con ricercatori Inrim e Cnr.

Ma attenzione – il diavolo sta nei dettagli – il fenomeno si verifica solo con un preciso tipo di sangue: «Quello di un malato di ittero, o di chi è stato torturato». Lo studio è stato condotto su un malato, «non potendo torturare nessuno», scherza Di Lazzaro. L’ipotesi era già stata formulata, «noi l’abbiamo verificata, e dimostriamo che le macchie sono di vero sangue, c’è emoglobina antica, e non ocra o altro, mentre c’è chi, come il Cicap, continua a sostenere il contrario».

Il tema dell’autenticità, qui, resta sullo sfondo. «Il valore della ricerca sta nell’aggiungersi, completare e confermare risultati di esami fatti negli anni ’80, che hanno dimostrato che il sangue della Sindone è davvero sangue», dice Gian Maria Zaccone, direttore del Centro di Sindonologia. Sulla «prestigiosa rivista Applied Optics (Optical Society of America) vengono pubblicati i risultati di uno studio durato quattro anni condotto da un’equipe di ricercatori dell’Enea, del Cnr e dell’Inrim. Lo scopo – spiega Zaccone – è stato quello di comprendere il motivo del colore rosso delle macchie di sangue sulla Sindone di Torino, questione assai dibattuta sulla quale si sono fatte molte ipotesi nel tempo, su alcune delle quali lo studio ha permesso di verificare il livello di fondatezza». Il lavoro è stato compiuto «su misure colorimetriche in passato acquisite sulla Sindone attraverso tecniche non invasive e non a contatto». Senza entrare in tecnicismi che «io storico lascio agli esperti della materia, possiamo però dire che esiste una ulteriore spiegazione sperimentale in grado di giustificare il particolare colore, peraltro presente anche in reperti molto antichi di soggetti il cui sangue presenta alto tasso di bilirubina, nonché elementi che fanno ritenere si tratti di sangue antico». L’articolo «introduce dunque ulteriori elementi nella questione recentemente sollevata circa la realtà e le caratteristiche del sangue presente sull’immagine sindonica».

«Sono convinto per altri motivi che la Sindone sia un falso, ma questi studi non tolgono che molti altri dimostrino che l’ocra è stata usata», dice il chimico Luigi Garlaschelli del Cicap, comitato che si occupa di paranormale e ha da poco pubblicato uno studio su un altro aspetto del sangue: le macchie sarebbero false per forma, dimensione e posizione. «Mi aspetto che queste conclusioni sul sangue rosso siano analizzate attentamente».

A colpi di studi e ricerche, il dibattito non si arresta, mentre il Duomo di Torino si prepara per l’ostensione lampo di venerdì prossimo. Sono attesi 2mila giovani, prima del pellegrinaggio a Roma per l’incontro col Papa.

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Questa voce è stata pubblicata il 08/08/2018 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag .

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