COMBONIANUM – Formazione e Missione

— Sito di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA — Uno sguardo missionario sul mondo e sulla Chiesa — MISSIONARY ONGOING FORMATION — A missionary look on the world and the Church

XIX Domenica del Tempo Ordinario (B) Lectio


moltiplicazione dei pani e dei pesci16

Giovanni 6, 41-51

Gli avversari di Gesù non ammettono che un uomo possa avere origine divina e, così, possedere e dare vita definitiva. Ma Gesù insiste: egli è il datore di vita definitiva, in opposizione a quella conferita dalla manna.

41 Allora i Giudei si misero a mormorare contro di lui, perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». 42 E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».

Ci sono dei giudei fedeli al regime che lo criticano per aver detto in precedenza (6,33): “Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo”. Si riferiva al dono dello Spirito, la comunicazione di vita di Dio all’uomo. Ma i contestatori mettono la frase al passato il pane disceso dal cielo, riferendosi a un momento storico particolare. Gesù parlava della sua missione di dare vita, che è continua; essi invece si riferiscono all’origine divina che si deduce da questa missione, e non l’accettano. Gli avversari di Gesù protestano contro la sua pretesa. La loro argomentazione si basa sulla sua origine umana, ben nota, che secondo loro esclude di per se stessa ogni origine divina. La pretesa di Gesù, uomo di carne e ossa, è inammissibile. La pietra di scandalo è, pertanto, l’umanità di Gesù. Essi separano nettamente Dio dall’uomo; non credono nel suo amore, generoso e gratuito, che lo porta a comunicare se stesso agli uomini. I giudei fedeli alla Legge non conoscono un Dio vicino.

43 Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. 44 Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.

Per avvicinarsi a Gesù è necessario lasciarsi attrarre dal Padre, ma essi non riconoscono che Dio è Padre e che è a favore dell’uomo (5,37), anzi professano la necessità dell’allontanamento di Dio dall’uomo. Il padre spinge verso Gesù, perché questi è il suo dono, l’espressione del suo amore e della sua vicinanza all’umanità (3,16; 4,10). Essi, che non si interessano all’uomo, né aspettano tale dono né lo desiderano (2,9-10), sono trincerati nella loro teologia, che impedisce loro di essere docili all’azione di Dio e pertanto non accettano Gesù. La risurrezione era ammessa e difesa dalla scuola farisaica, come premio per l’osservanza della Legge. Gesù afferma che essa non dipende da tale osservanza, ma dall’adesione a lui. Non vi è altra risurrezione che quella data da lui e inclusa nella vita che egli comunica (6,39). Egli è il modello dell’umanità in cammino per la vita eterna (5,26).

45 Sta scritto nei profeti: e tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me.

Avvicinarsi a Gesù è fonte di salvezza, ma la loro formazione e la loro interpretazione dei profeti (Is 54,13 e Ger 31,33) inducono a credere che Dio avrebbe inculcato al popolo la fedeltà alla legge mosaica. Gesù, tuttavia, dà un’interpretazione differente: Dio non insegna a osservare la Legge, ma ad aderire a lui. Di qui la frase seguente: Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Il testo di Isaia non è citato alla lettera; nell’originale Dio parla a Gerusalemme e dice così: “Tutti i tuoi figli saranno discepoli del Signore”. Sopprimendo i tuoi figli, il detto viene universalizzato: il Signore della profezia, non è più il Dio solo di Israele, ma il Padre universale (4,21). Quindi l’insegnamento viene offerto a tutti e a tutti è possibile l’adesione.

46 Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre.

Per questo motivo non occorre un’esperienza di Dio al di fuori dell’ordinario. Di fatto, per quel popolo bastava prestare attenzione alla sua antica storia per comprendere che Dio è dalla parte dell’uomo. Soltanto in Gesù, che procede dal Padre possiamo sperimentare immediatamente il Padre; egli è l’unico che possa manifestare il suo disegno sull’uomo e presentare le condizioni per realizzarlo (6,39-40). Ma essi rischiano di restare nella loro incredulità: non ascoltato Dio perché non sono a favore dell’uomo; per questo si oppongono a Gesù.

47 In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.

Dopo la precedente denuncia, Gesù pronuncia una dichiarazione solenne. L’effetto dell’adesione personale a lui è per l’uomo una nuova qualità di vita, che, per la sua pienezza, è definitiva. L’uomo si realizza tramite l’adesione a Gesù che ricapitolizza tutte le aspirazioni umane.

48 Io sono il pane della vita.

Gesù si contrappone alla manna e anche alla Legge che, come fonte di vita, era chiamata pane, e la cui osservanza, secondo la dottrina rabbinica, assicurava la vita per il mondo futuro (1,4). La manna dava vita in questo mondo, la Legge la conferiva per il mondo futuro. Gesù, come pane, comunica all’uomo fin d’ora la vita propria del mondo definitivo.

49 I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; 50 questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.

Gesù torna al tema della manna, per mostrare loro che quel pane, per quanto prodigioso lo considerassero, non comunicava vita autentica. È da notare in primo luogo che Gesù non si identifica con la teologia giudaica: i vostri padri, non sono i padri di Gesù; la salvezza che egli porta è destinata all’umanità intera (3,16; 4,22), non ad un unico popolo. Essi hanno menzionato suo padre e sua madre (6,42); egli parla unicamente del Padre mio (6,40). Ma avere Dio per Padre (= essere disceso dal cielo, 6,41.42) non è incompatibile con la sua origine umana, al contrario: l’universalità del Padre fa della sua realtà umana un mezzo di comunione con l’umanità intera. Con l’antica manna, la generazione uscita dalla schiavitù non fu in grado di giungere alla meta. Per loro, l’esodo fu la rovina; il popolo costituito sul Sinai non raggiunse il suo obiettivo. La comunità umana che Gesù fonda ha invece piena possibilità di riuscita. Per l’assimilazione di lui, i suoi membri godranno di una vita che non si può distruggere, quella che assicura il successo dell’impresa. L’incessante comunicazione di vita da parte dello Spirito che fluisce attraverso Gesù assicura la disponibilità permanente del dono, che l’uomo deve fare suo in un determinato momento (aoristo: phághē).

51 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Si noti la differenza con la frase precedente (6,50). Il pane che discende continuamente, come dono sempre offerto, viene ora descritto come il pane disceso, indicando il momento iniziale della sua presenza nel mondo; apre così un periodo di tempo che terminerà con il dono di se stesso, come pane e come carne (6,51b), nella sua morte. Con questa frase Gesù riassume tutto il suo pensiero precedente, prima di precisare in che modo egli sarà alimento.

Riflessioni…

  • Tutti, in tono deciso, prendono distanza, obiettano contro Chi afferma di essere il pane dal Cielo disceso. E sentenziano illogico, antistorico e fantasioso diffondere notizie di tale tenore. È la ragione che recalcitra e relega in sfere irrazionali incoerenze morali, assurdi logici, realtà non soggette al vaglio e al proprio assenso.
  • Folle ignare, discepoli pragmatici, e soprattutto capi incoronati di pregiudizi e preconcetti, allergici persino a fantasmi di ipotetici poteri, e qui terrificati da Chi si annuncia con l’autorità divina: tutti mormorano contro e tra loro, con diversificate motivazioni.
  • I capi non sono in alcun modo tolleranti o disponibili a ricercare sensi e verità. Vedono solo rischi e pericoli per il proprio potere e prestigio, avvertendo un discorso nuovo, originale, di stampo divino. Si tratta infatti di vita, di cielo, di Dio, ora annunciato paterno e donante un cibo non fatto da mani d’uomo, ma di carne vivente, la stessa vita di Dio in dono. Già offerta nel Figlio, ed ora da questi promessa con patto solenne a tutti, mentre richiede un cuore accogliente Dio come Padre e il Figlio come dono reale, ora e nei giorni che seguono, sempre.
  • Messaggio che sconvolge ritmi e categorie di ogni pensiero. Appannaggio di divinità, pronunciato con appello accorato, con paterna ansia di amore e desiderio di salvezza, da uno che si era addestrato al mestiere di falegname e aveva vissuto amorevoli relazioni con un padre ed una madre. Ma i mormoranti sono troppo adusi ad accettare voci divine che tuonano tra nubi, poco avvezzi a percepire un Dio come padre, angeli umani che parlano di pace, di solidarietà, di condivisioni di cibo e di amore, come di libertà e giustizia.
  • Dio stesso si annuncia Padre che esplicita l’ansia di amore e di dono di sé, interessato al bene totale dell’uomo: accettare la proposta incarnata nel cibo di carne nel Figlio, rende viva e autentica la fede/fiducia nel Padre e reale l’esperienza di una vita vera e perenne.
  • Questo il nuovo salvifico annuncio/promessa incarnato nel Figlio. Ora, realizzato dal Figlio, in attesa di essere percepito dall’uomo, al di là di ogni falso pensiero su Dio, reso dono carnale di Dio per la vita del mondo. La risposta a quest’amore diventa esperienza di fede autentica, vissuta e condivisa con Dio e tra simili, che accomuna, rende liberi e pertanto beati, spinge a voltare lo sguardo verso chi quest’esperienza ancora non intravede.
  • Messaggio speranzoso per ogni uomo, motivo di una vita senza tramonto, sostegno nella debolezza di ogni carne. Invito a masticarla per meglio assimilarla a farla diventare carne della propria carne. La mormorazione iniziale si smorza, e si fa contemplazione e lode per pronunciare grazie a un Dio infinito nel suo amore donante.

Associazione “il filo – gruppo laico di ispirazione cristiana” – Napoli http://www.ilfilo.org

 

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Questa voce è stata pubblicata il 09/08/2018 da in anno B, Domenica - lectio, ITALIANO, Liturgia, Tempo ordinario (B).

San Daniele Comboni (1831-1881)

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