COMBONIANUM – Formazione e Missione

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Christelle, effetto collaterale della guerra

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di Elianna Baldi, comboniana in RCA
12.7.2018
http://www.nigritia.it

Christelle è arrivata da noi missionarie nel 2014 con la figlia più grande. Il marito era stato ucciso dai ribelli Seleka a Kaga-Bandoro e lei, incinta, era fuggita qui a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, dove non aveva nessuno della famiglia. Con grande dignità ci ha chiesto lavoro: questo in genere è un segno di sincerità. Le abbiamo dato un piccolo lavoro e una somma di denaro per iniziare un po’ di commercio di ortaggi. Questa attività le ha consentito di gestire il quotidiano, di pagare l’affitto del monolocale in cui abitava, ma non l’iscrizione di tutti i figli a scuola né l’acquisto del materiale scolastico.

Anche in questo l’abbiamo aiutata volentieri, come pure al momento della nascita della piccola Espérance che aveva bisogno di abiti e pannolini.

Una sera, Christelle è ritornata da noi affamata e in precarie condizioni di salute: aveva perso (come capita spesso alle donne) il piccolo capitale di base per continuare il commercio, utilizzandolo per pagare visite mediche e medicine. Le ho chiesto invano di ritornare il giorno seguente per andare insieme a un piccolo ospedale lì vicino.

Si è presentata quasi un mese dopo, ancora più ammalata, dicendo che i responsabili del gruppo carismatico del suo quartiere le avevano proposto – prima di andare dal medico – di chiedere a Dio la guarigione tramite digiuno, preghiera e aspersione con olio benedetto. Tutte pratiche, spesso denunciate dalle autorità ecclesiastiche cattoliche, che la gente segue e che portano profitti ai pastori carismatici. Lei naturalmente ha accettato, debilitandosi ancor più. Dopo una legittima lavata di capo, ha finalmente accettato di andare da un medico di fiducia cui avevamo chiesto di farle una visita generale.

Una settimana dopo è arrivata con il quadernino medico in cui si scrivono diagnosi e prescrizioni di esami e di medicine. In mano aveva anche una busta che mi ha chiesto di aprire: purtroppo Christelle era risultata sieropositiva al virus Hiv. Questo piccolo foglio è arrivato come una condanna a morte sociale e fisica. Sconvolta, arrabbiata e delusa ci ha detto che il marito era ammalato quando i Seleka avevano attaccato la sua regione. Essendosi rifugiati nella foresta, non hanno potuto portarlo a Bangui. Era morto senza sapere o senza dire alla moglie di cosa soffrisse.

Ora bisognava fare l’esame di controllo alla piccola Espérance, immaginando che i bambini più grandi, nati prima della malattia, fossero sani. Grazie a Dio, il primo controllo sulla bimba è stato negativo. Per Christelle è necessario verificare il tasso di virulenza della malattia, esame che si fa solamente all’Istituto Pasteur e costa piuttosto caro per la gente comune che ha salari assai bassi. Al momento non è ancora riuscita a fare l’esame. E senza questo esame non si può decidere il dosaggio corretto degli antiretrovirali. Da un mese Christelle è bloccata perché il dispensario che è di fronte alla parrocchia ha subìto un attacco terrorista e ancora mancano i presupposti per la ripresa delle attività. Non ho sue notizie, perché non ha un telefono e non so dove abiti. Il suo caso non fa notizia e rientra in quelli che gli strateghi chiamano “effetti collaterali” di una guerra.

Seleka
Si chiama così la coalizione di movimenti politico-militari che, muovendo da nord-est ha innescato la crisi che sta ancora attraversando il paese. Il golpista Michel Djotodia che aveva scalzato nel marzo del 2013 il presidente François Bozizé (al potere dal 2003 con un colpo di mano militare), servendosi delle milizie Seleka, aveva poi tentato di disfarsene sciogliendole con un decreto. Sono passati gli anni ma queste formazioni ribelli ancora imperversano.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 14/08/2018 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag .

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