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Dublino. Tagle infiamma le famiglie: non lasciamo che il mercato ci metta «fuori moda»


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Il cardinale di Manila all’Incontro mondiale condanna la cultura dello scarto: cambiamo i nostri cuori, non misuriamo le persone in base al loro valore di mercato. «Iniziamo dai gesti minimi»

Saluta nella lingua delle Filippine e di risposta riceve un boato da stadio: ad ascoltare il cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, nella sala più grande della Royal Dublin Society questa mattina c’era il pubblico delle grandi occasioni, una vera e propria folla, arrivata da tutto il mondo (numerosi i filippini) per l’Incontro Mondiale delle Famiglie. Tema dell’evento, “Papa Francesco e la cultura dello spreco”.

Un argomento difficile e doloroso, antico e attualissimo, che l’arcivescovo di Manila ha affrontato attraversando i più diversi stati emotivi, suscitando commozione e ilarità insieme. “Sono arrivato a mezzanotte a Dublino e alle tre di questa mattina in hotel è suonato l’allarme antincendio… mi scuserete se sembro addormentato, ma se non mi getterete via sarete misericordiosi – ha esordito -: sceglierete la vita e non lo scarto”.

Una battuta, certo, ma utile per introdurre una profonda riflessione su quanto, senza che nemmeno più ce ne accorgiamo, accade oggi nel mondo: “Questa cultura dello scarto, di cui Francesco ci parla fin da quando è stato eletto sul soglio pontificio, non è una sua invenzione ma ha radici antiche, dagli anni ’30 del secolo scorso, quando, dopo la grande recessione che investì anche gli Stati Uniti, i prodotti furono costruiti in modo da rompersi presto”.

Occorreva vendere, guadagnare, tornare a riempire le casseforti degli Stati, così – ha spiegato Tagle citando i testi di storia economica – si creò la “obsolescenza programmata”, in pratica gradatamente si insinuò una nuova cultura, capace di cambiare il cervello e la mentalità di tutti noi: “Anche se la nostra auto andava ancora benissimo, ci convincevano che ormai era obsolescente, antiquata, fuori moda, che insomma dovevamo cambiarla. Ci convinsero a sentirci insoddisfatti”.

All’epoca non fu visto come una devianza negativa ma venne prospettata come un’opera patriottica, spendevamo (consumavamo, gettavamo via, ricompravamo) per il bene dello Stato, e i consumatori gradatamente, impercettibilmente, accettavano. Supini.

Se ciò in ambito economico funzionava, i guai grossi cominciarono quando l’obsolescenza programmata migrò dal campo delle automobili o delle lavatrici “permeando tutta la cultura, influenzando anche i valori e le priorità, i modi di vedere il creato e gli esseri umani”. Citando testi ormai degli anni ’60 (il boom economico), l’arcivescovo di Manila ha dimostrato come cose e persone abbiano così iniziato ad essere valutate in base alla loro “spendibilità”, criterio sul quale si stabiliva di cosa e di chi si potesse fare a meno”… e tutto venne di conseguenza. Gli economisti scrivevano che c’era bisogno di più obsolescenza, che “gettare via è bello”.

E’ solo con gli anni ’80 che nasce la responsabilità sociale e ambientale, una presa di coscienza contro i “rifiuti costanti” che ormai inquinano lo spazio, e finalmente dagli anni ’90 anziché chiederci quando un prodotto diventerà prematuramente scartabile ci si preoccupa di aumentare la sua durata.

“Dobbiamo ora farci un esame di coscienza – ha chiesto Tagle –: anche noi siamo nati e cresciuti in un mondo che conosce solo la cultura dello scarto e con questo stiamo uccidendo la nostra salute, il nostro benessere, la nostra mentalità. Il Papa ci chiede di fermarci, gli effetti negativi sono ormai devastanti sulla nostra casa comune, che Dio ha creato così bella”. Altre battute di spirito, in apparenza, eppure così profonde e capaci di scuotere l’auditorio: “Secondo questa cultura, anche il vostro coniuge a un certo punto è colpito da obsolescenza programmata e può essere sostituito… nel certificato di matrimonio dovremmo includere una data di scadenza. Rido, ma sta accadendo e la cosa è grave”.

Due i testi di Francesco che, ha insistito più volte il cardinale Tagle, pur partendo da punti di vista diversi confluiscono in un’unica conclusione: la Laudato si’ , “dedicata alla cura della nostra casa comune”, e la Amoris Laetitia, “esortazione sull’amore nella famiglia”. Il Papa, infatti, parla di “ecologia integrale”, includendo in essa una “ecologia umana”: “Dobbiamo recuperare il senso della persona –­ ha ammonito Tagle ­– e questo è il grande contributo che oggi la cristianità deve dare guardando al mistero della Trinità, che è tre persone in una. L’individuo è isolato, la persona è relazione, tant’è che la nostra identità nasce dal rapporto che abbiamo con gli altri, ci chiamiamo padri se abbiamo dei figli, mariti se abbiamo una moglie, sorelle se abbiamo fratelli, e se un figlio perde la relazione con i genitori cambia nome, diventa un orfano…”. Silenzio in sala, ognuno pensa alla propria storia umana e si ritrova nelle sue parole. E’ vero, “occorre uscire dalla trappola dell’individualismo, capire che troviamo noi stessi solo nel momento in cui mettiamo al centro di noi l’altro. Altrimenti butteremo via ogni scarto, ovvero chiunque ci sia inutile, ci rubi lo spazio, non ci porti un tornaconto”.

Si è commosso alle lacrime citando un aneddoto autobiografico. Era il 1973 quando i suoi genitori gli regalarono l’orologio che anche oggi aveva al polso, era il dono per la maturità. “Eminenza, lei è un museo ambulante, lo butti via, ora è cardinale, merita di più”, si sente spesso dire. “Ma questo non è un oggetto, questo orologio ha un volto, i miei genitori si sono indebitati per potermi fare un regalo, non sarà mai obsolescente perché ha il volto dell’amore di mio padre e mia madre. Che quando me lo vedono addosso sono felici e che domenica compiranno 62 anni di matrimonio”.

Non è una forzatura e non è nemmeno esagerato dire che oggi misuriamo “anche le persone a seconda del loro valore di mercato”. E’ lo stesso Papa a scendere nei casi concreti e dimostrarlo, dolorosamente, concretamente, citando ciò che quotidianamente
accade: “Tra gli scartati perché non valgono nulla mette i bambini non nati, abortiti ancora prima di venire al mondo, gli anziani, le persone disabili, quelle che hanno fatto degli errori e quindi buttiamo via come criminali, gli uomini, le donne e i bambini oggetto di traffico umano e trasformati in commercio, i profughi, i discriminati anche se non hanno fatto nulla di male… Ma sono persone! Le persone non possono non essere più di moda”.

Come presidente internazionale della Caritas, ha visto con i suoi occhi sul confine tra Macedonia e Grecia “l’autista del pullman chiedere ai migranti, in quanto disperati, cinque volte tanto per il biglietto… Anche del bisogno faceva business”.

L’appello, accorato, accolto con un lunghissimo applauso dalle migliaia di famiglie, ha concluso l’incontro: “Francesco ci invita a una conversione personale, cambiamo il nostro cuore, torniamo alle radici della nostra spiritualità, a Gesù, alla testimonianza dei santi, concentriamoci sui rapporti piuttosto che sulle utilità”. Non ci viene chiesto di salvare il mondo, ma di compiere gesti minimi, “passiamo dallo scarto alla cura, riempiamo il mondo di piccoli gesti di bontà, basterà. Vi assicuro che basterà per veder nascere a nuova vita le persone scartate, come il ragazzo drogato che a me ha detto ‘io sono immondizia, non ho alcuna speranza’, ma che anni dopo ho rivisto mentre aiutava gli altri a salvarsi: aveva ritrovato il proprio valore in quanto parte del creato di Dio”. Standing ovation, lacrime e sorrisi, come quando finisce una festa.

Lucia Bellaspiga, inviata a Dublino
Avvenire mercoledì 22 agosto 2018

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Questa voce è stata pubblicata il 23/08/2018 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag .

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