COMBONIANUM – Formazione e Missione

— Sito di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA — Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa — Blog of MISSIONARY ONGOING FORMATION — A missionary look on the life of the world and the church

Commento al Vangelo della XXI Settimana del Tempo Ordinario

XXI Settimana del Tempo Ordinario 
Commento al Vangelo di Paolo Curtaz


gesù guai a voi

Lunedì 27 Agosto > 
(Memoria – Bianco)
Santa Monica
2Ts 1,1-5.11-12   Sal 95   Mt 23,13-22: Guai a voi, guide cieche.
Martedì 28 Agosto > 
(Memoria – Bianco)
Sant’Agostino
2Ts 2,1-3.13-17   Sal 95   Mt 23,23-26: Queste erano le cose da fare, senza tralasciare quelle.
Mercoledì 29 Agosto > 
(Memoria – Rosso)
Martirio di San Giovanni Battista
Ger 1,17-19   Sal 70   Mc 6,17-29: Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista.
Giovedì 30 Agosto > 
(Feria – Verde)
Giovedì della XXI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Cor 1,1-9   Sal 144   Mt 24,42-51: Tenetevi pronti.
Venerdì 31 Agosto > 
(Feria – Verde)
Venerdì della XXI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Cor 1,17-25   Sal 32   Mt 25,1-13: Ecco lo sposo! Andategli incontro!
Sabato 1 Settembre > 
(Feria – Verde)
Sabato della XXI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Cor 1,26-31   Sal 32   Mt 25,14-30: Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo padrone.
Domenica 2 Settembre > 
(DOMENICA – Verde)
XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Dt 4,1-2.6-8   Sal 14   Giac 1,17-18.21-22.27   Mc 7,1-8.14-15.21-23: Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini.

Lunedì 27 Agosto (Memoria – Bianco) Santa Monica
Mt 23,13-22: Guai a voi, guide cieche.

Monica (Tagaste, attuale Song-Ahras, Algeria, c. 331 – Ostia, Roma, 387) con l’assidua fiduciosa preghiera e le sue lacrime di implorazione ottenne la trasformazione spirituale del figlio Agostino. Nel libro delle «Confessioni» è delineata la sua figura di madre cristiana e di contemplativa, attenta ai bisogni degli umili e dei poveri. Il colloquio fra Monica e Agostino ci apre la profondità del suo spirito tutto proteso verso la patria del cielo.

Le parole di Gesù sono taglienti, sferzanti, ora. È finito il tempo delle galanterie, finito il tempo del dialogo: sa che si complotta contro di lui. Troppa invidia nei suoi confronti, troppo destabilizzanti le sue parole. I detentori del potere religioso, ieri come oggi, vivono con immensa insofferenza la sua libertà interiore. E invece di interrogarsi, di convertirsi, di cambiare, tagliano corto e uccidono chi li accusa. Allora parla, duramente, ferocemente, con una franchezza insostenibile e denuncia le piccole grandi manie degli uomini di fede, la loro ansia di fare proseliti, il loro ingiustificato senso di superiorità, la loro saccenteria e l’insostenibile moralismo. E le contraddizioni di un sistema che si regge sulle minuzie, che si perde nella casistica dimenticando completamente l’orizzonte di riferimento. Manie che ancora viviamo, troppo spesso, fra noi cristiani che, pure, dovremmo esserne ben vaccinati! Eppure quante volte si evangelizza e si fanno proseliti… nella Chiesa stessa, “strappando” dei seguaci a tal movimento per proporne uno migliore. O imponendo pesi che Dio non chiede. O perdendoci anche noi nelle minuzie che uccidono la speranza…

Martedì 28 Agosto (Memoria – Bianco) Sant’Agostino
Mt 23,23-26: Queste erano le cose da fare, senza tralasciare quelle.

Decisivo nella vita di Agostino (Tagaste, attuale Song-Ahras, Algeria, 354 – Ippona, attuale Annata, 28 agosto 430), oltre l’influsso della madre, fu l’incontro con il vescovo Ambrogio dal quale ricevette il Battesimo. Dal suo curriculum di studi e di magistero nella scuola pubblica, attraverso un’appassionata ricerca della verità, passò alla totale sequela di Cristo Signore, punto di convergenza della creazione e della storia. In lui si incontrano in rara sintesi il contemplativo, il teologo, il pastore d’anime, il catechista, l’omileta, il mistagogo, il difensore della fede, il promotore di vita comune. E’ autore di una regola monastica che influenzò tutte le successive regole dell’Occidente cristiano. I suoi scritti restano un monumento di straordinaria sapienza e lo qualificano come il maggiore fra i Padri e Dottori della Chiesa latina.

Anche noi, spesso, rischiamo di filtrare il moscerino e di ingoiare il cammello! Immagine fortissima ed efficace che ci richiama ad uno dei rischi che corriamo noi discepoli: quello di perderci nelle minuzie, nelle cose penultime dimenticando l’essenziale. Essenziale che, come ben ricorda Gesù, sono la giustizia, la misericordia, la fedeltà. Possiamo commettere enormi ingiustizie seguendo le prescrizioni della fede, possiamo elaborare giudizi impietosi sentendoci migliori, possiamo tradire drammaticamente il vangelo credendo di essere dei gran devoti. Papa Francesco insiste molto su questo aspetto: nel vangelo esiste una priorità e questa è la tenerezza di Dio. Se le persone, guardando la Chiesa, vengono colpite dal giudizio, dalla severità, dalla regola e non vedono il vangelo, abbiamo almeno un problema di comunicazione. Misericordia che non significa annacquare il vangelo ma renderlo accessibile, credibile, incontrabile. Solo l’accoglienza sincera può convincere qualcuno ad avvicinarsi fino ad incontrare il vangelo. Vigiliamo su noi stessi per non ingoiare cammelli!

Mercoledì 29 Agosto (Memoria – Rosso) Martirio di San Giovanni Battista
Mc 6,17-29: Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista.

Giovanni sigilla la sua missione di precursore con il martirio. Erode Antipa, imprigionatolo nella fortezza di Macheronte ad Oriente del Mar Morto, lo fece decapitare (Mc 6,17-29). Egli è l’amico che esulta di gioia alla voce dello sposo e si eclissa di fronte al Cristo, sole di giustizia: «Ora la mia gioia è compiuta; egli deve crescere, io invece diminuire» (Gv 3,29-30). Alla sua scuola si sono formati alcuni dei primi discepoli del Signore (Gv 1,35-40).
Ultimo profeta e primo apostolo, egli ha dato la sua vita per la sua missione, e per questo è venerato nella Chiesa come martire.
Fin dal sec. V il 29 agosto si celebrava a Gerusalemme una memoria del Precursore del Signore. Il suo nome si trova nel Canone Romano.

Continua la requisitoria senza barriere di Gesù che ha abbandonato il “politicamente corretto” per svelare impietosamente le storture religiose dei devoti suoi contemporanei. I farisei, pur essendo dei pretoriani della fede, dei credenti zelanti e infiammati, rischiano di diventare dei burattini, tutti preoccupati dell’esteriorità a scapito dell’interiorità, dei veri sepolcri imbiancati (che immagine fortissima!), belli fuori e marci dentro… Il discepolo è chiamato ad essere autentico, anche a costo di apparire troppo diretto. Le persone che si avvicinano a noi cristiani si accorgono da lontano se viviamo ciò che professiamo, se sperimentiamo ciò che diciamo… Infine Gesù se la prende contro l’atteggiamento di chi loda i profeti del passato e non riconosce quelli del presente. Ed è proprio così: quasi sempre la profezia non è accettata e riconosciuta, specialmente dalle autorità che la vivono con insofferenza e di malavoglia. Prima di lodare (giustamente) i grandi uomini di Dio che la Chiesa ha stentato a riconoscere, cerchiamo di non commettere lo stesso errore e teniamo lo sguardo interiore pronto a riconoscere la loro presenza…

Giovedì della XXI settimana del Tempo Ordinario
Mt 24,42-51: Tenetevi pronti.

Vegliamo, perché il Signore viene quando meno ce lo aspettiamo. Vegliamo nella fatica, anche se la notte è fonda e fa paura. Vegliamo anche quando ci scoraggiamo e pensiamo di esserci sbagliati e che sia tutto un (bell’) inganno. Vegliamo per non farci travolgere dalle cose da fare, dalla crisi economica, da quella delle relazioni e degli affetti. Vegliamo per non stordirci con le preoccupazioni o le illusioni. Vegliamo come chi sa che la vita non si consuma tutta qui, che il frammento di eternità che ci troviamo piantati nel cuore non è che una caparra di Dio. Vegliamo perché la vita è un infinito combattimento, una lotta perpetua contro la dimenticanza di noi stessi e dell’essenziale. Vegliamo per non cadere vittime dello scoraggiamento generale, della rassegnazione collettiva, del cinismo imperante. Vegliamo pregando, con una preghiera intensa e feconda, vera e quotidiana, che attinge alla Parola per tradurla nelle scelte di tutti i giorni. Vegliamo per non cedere: il Signore viene quando meno ce lo aspettiamo. Viene nella nostra anima e viene alla fine della nostra vita biologica.

Venerdì della XXI settimana del Tempo Ordinario
Mt 25,1-13: Ecco lo sposo! Andategli incontro!

Che strano sposo che arriva a mezzanotte e pretende che le amiche della sposa siano sveglie! E che strani consigli danno le amiche a quelle sprovvedute rimaste senza olio, come se nel cuore della notte si potesse trovare un commerciante aperto! Ma il senso della parabola è chiaro: Dio è uno sposo e la sua venuta è una festa straordinaria. Non ci “meritiamo” Dio, egli viene senza condizioni, sta a noi accorgerci della sua venuta, sta a noi capire qual è il momento della sua venuta. Il Dio di Gesù, accessibile e misterioso, evidente e nascosto, ci invita continuamente a vegliare, a lasciare la parte migliore di noi accesa e vigile. Il paradosso del nostro tempo è che siamo talmente presi dalla vita da non avere più il tempo di vivere! Alla fine di questa estate vogliamo riprendere l’autunno con la ferma decisione di ritagliarci dei piccoli spazi quotidiani in cui vegliare, in cui fare il punto della situazione, in cui prendere consapevolezza della nostra vita intima e profonda. Cosa abbiamo di meglio da fare se non aspettare ed accogliere Dio? Sia questa la nostra priorità, vivere nella gioia dell’attesa del ritorno dello sposo.

Sabato della XXI settimana del Tempo Ordinario
Mt 25,14-30: Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo padrone.

Cinque talenti. Tre. Uno. Talenti consegnati ai servi dal padrone. Padrone folle, aggiungo io. Un talento è un’unità di misura imbarazzante: oltre venti chili d’oro. Quindi centinaia di migliaia di euro dati ad ognuno. Non ad una banca o a un uomo d’affari ma ai proprio servi. Gesù ci dice qualcosa di straordinario: ci ha riempiti di preziosità, siamo colmi di valore. E noi che passiamo il tempo a lamentarci, a fuggire la realtà rifugiandoci in improbabili sogni, a consumarci nell’invidia e nella rabbia! Noi che pensiamo di non valere nulla o di non avere avuto delle possibilità, che rischiamo di seppellire il dono che siamo senza renderlo dono per gli altri! Siamo preziosi non perché straordinariamente capaci ma perché amati. E sta a noi scoprire in cosa consiste il nostro talento: forse nell’ascolto o nella pazienza, o nel buonumore. Tutti abbiamo un dono da scoprire, non da sotterrare sotto metri di depressione e sensi di colpa! Tutti abbiamo risorse da mettere in gioco per il bene comune, per far crescere la Chiesa e l’umanità. Scopriamo, allora, il nostro talento e mettiamoci in gioco!

XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Mc 7,1-8.14-15.21-23: Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini.

Gesù se la prende con i farisei, gli ultras della fede, che lo accusano di non osservare scrupolose norme rituali. Gesù approfitta della provocazione per inquadrare la situazione: andate all’essenziale, ipocriti, è inutile osservare piccole scrupolose norme scordandosi la misericordia! 
Per molti cristiani, ancora oggi, credere significa fare o meglio, non fare, qualcosa. Sbagliato: (e qui vuoi punto e virgola, punto esclamativo o due punti?) credere è, anzitutto, incontrare una persona, Gesù, che sconvolge la vita e fa cambiare atteggiamento. Gesù lo sottolinea: i farisei si impegolano in piccole cose rituali trascurando l’essenziale, filtrano il moscerino e ingoiano il cammello. Come succede ancora oggi a noi bravi cristiani: abbiamo ingabbiato Gesù e la nostra fede in una serie di minime prescrizioni rituali lasciando perdere l’essenziale. Quante poche volte sento persone che si dispiacciono di non amare a sufficienza, che si accusano di ritenere la Messa un dovere e non una festa, o di rodersi perché poco disponibili al fratello, e di sospirare perché svogliati nella corsa alla generosità! Tutti pronti a trovare le attenuanti del processo piuttosto che a piangere di gioia per la gratuità del perdono, troppo più preoccupati della nostra devota immagine scalfita che rapiti dalla misura dell’amore donato. Sbagliamo. Solo un cuore che veramente incontra Dio può, alla fine, porre gesti che desiderino realmente incontrarsi con Lui. Solo un cuore toccato diventa un cuore convertito. Allora, e solo allora, i gesti acquistano significato.


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Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 26/08/2018 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana - commento.

San Daniele Comboni (1831-1881)

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