COMBONIANUM – Formazione e Missione

— Sito di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA — Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa — Blog of MISSIONARY ONGOING FORMATION — A missionary look on the life of the world and the church

XXII Domenica del Tempo Ordinario (B) Lectio


s. Angelo in Formis, Affreschi del XI secolo, Capua (CE).jpg

XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (B)
Marco 7, 1-8. 14-15.21-23

Marco, prima del viaggio di Gesù verso il territorio pagano (Mc 7,31), colloca al centro della sezione la critica di Gesù alla tradizione del giudaismo e, in opposizione ad essa, il nuovo concetto di profano. Nella pericope l’uso di alcuni verbi al tempo presente (cfr. trad.lett.) si riuniscono/radunano v.1, mangiano v.2, interrogano v.5 fa pensare che l’evangelista voglia lanciare un messaggio di perenne attualità.

1 Si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. 2 Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate

Gesù ha già avuto incontri con i farisei (3,1-7a) e scribi di Gerusalemme (3,22-30) che esercitano la vigilanza su di lui da parte del centro dell’istituzione religiosa. Ora i due gruppi si alleano e questi scribi appoggiano i farisei. L’accusa contro Gesù si basa sul fatto che non rispetta la distinzione tra sacro e profano e che i suoi discepoli seguono il suo esempio. Nella mentalità del giudaismo Israele era il popolo consacrato da Dio (Dt 7,6; 14,2; Dn 7,23.27: “il popolo santo/consacrato, popolo dei santi/consacrati”), tutti gli altri popoli erano profani, cioè non erano vincolati, come Israele, con il vero Dio. Per i farisei inoltre il modo per mantenersi nell’ambito del sacro era l’osservanza della Legge così come essi la interpretavano, perché essa esprimeva la volontà di Dio; per questo, anche all’interno del popolo stabilivano la distinzione tra sacro e profano riferita alle persone: appartenevano al popolo “santo/consacrato” coloro che osservavano fedelmente la Legge, invece erano “profani”, separati da Dio, quelli che non vi si attenevano minuziosamente.

Inoltre per un fariseo il contatto con gente “profana” metteva in pericolo la sua stessa consacrazione a Dio, quindi, bisognava prendere precauzioni, in particolare con gli alimenti maneggiati da persone della cui osservanza non si era certi. Di conseguenza, prima di mangiare, bisognava lavare ritualmente le mani che avevano toccato quei cibi o qualsiasi cosa del mondo esterno e, lavandoli, togliere anche dagli alimenti il profano che potevano aver acquisito a contatto con quelli che li avevano raccolti o venduti. Solo così ci si garantiva il proprio carattere sacro, il vincolo con Dio. Per i farisei il contatto con il mondo creato, profano, contaminava l’uomo, la vita quotidiana rischiava di separare da Dio. Se si metteva in discussione tale distinzione, la religione giudaica, secondo loro, crollava dalle basi. Così però creavano una doppia discriminazione: all’interno del popolo escludevano la gente comune che non seguiva rigorosamente l’interpretazione farisaica della Legge; negare la necessità dei riti preventivi che essi praticavano significava negare la necessità dell’osservanza della Legge per essere in armonia con Dio, equiparando così osservanti e non osservanti.

Al di fuori del popolo escludevano i pagani/persone di diversa religione. Rispetto ad essi, segno evidente della sacralità di Israele era la fedeltà ai tabù alimentari imposti dalla Legge. Se queste prescrizioni venivano soppresse veniva cancellata anche la distinzione tra Israele e gli altri popoli. La frontiera tra il sacro e il profano era, quindi, quella che consentiva ad Israele di sentirsi diverso e superiore ai pagani. Nel testo di Marco con il termine pani di cui parlano i farisei si allude a quelli condivisi con la folla dell’episodio della distribuzione (6,34-46). I discepoli non credono che il contatto con quella folla, abbandonata dall’ istituzione (6,34), renda obbligatoria una abluzione per eliminare il profano. Hanno infranto il principio discriminatorio all’interno del popolo giudaico, anche se mantengono la loro mentalità nazionalista e la conservano nei confronti dei pagani, come ha dimostrato la loro resistenza all’ordine di Gesù di andare in barca verso un territorio non israelita (6,47-52).

3 – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi 4 e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, gli oggetti di rame e di letti –

La stretta osservanza dei riti di purificazione caratterizza tutti i Giudei (prima volta che figurano in Marco) rappresentati dai farisei; si tratta, quindi, dei Giudei osservanti, non delle masse emarginate. Il lavarsi dei farisei non era solamente igienico, ma religioso, secondo un complicato rituale. In quella pratica dominavano lo scrupolo e la minuziosità, mostrando fino a che punto sottolineavano la separazione tra loro e il mondo, come se quello creato da Dio non fosse buono (Gen 1,31).

5 quei farisei e scribi lo interrogarono: “Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi , ma prendono cibo con mani impure?”.

Ora si rivolgono a Gesù scandalizzati dalla condotta dei discepoli che hanno infranto la tradizione degli anziani; in bocca ai farisei l’espressione designa la tradizione orale che si supponeva comunicata da Dio a Mosè sul Sinai, da questi trasmessa a Giosuè e poi ai successivi capi, di generazione in generazione; le attribuiscono la stessa autorità divina della Legge scritta; anzi, per i farisei, una trasgressione della Legge scritta poteva essere meno grave della trasgressione di un precetto della Tradizione (Legge orale: il Talmud).

6 Ed egli rispose loro: “Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. 7 invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. 8 Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”.

Gesù risponde con un’invettiva. Vede realizzarsi negli scribi e nei farisei il testo di Is 29,13 LXX, che parla del culto ipocrita manifestato con segni esteriori (labbra), mentre interiormente (cuore) sono separati da Dio. Di fatto, quelle osservanze e la separazione che significano non provengono da Dio, che non fa discriminazione tra gli uomini (cfr. 1,39-45); quella che essi chiamano “la tradizione degli anziani” è solo “tradizione degli uomini” e manca dell’autorità divina che le attribuiscono.

Quella tradizione contrasta con il comandamento di Dio ed è con esso incompatibile. (Qui si deve registrare l’eliminazione dei versetti 9-13 che parlano del “ korban”, dell’offerta sacra a Dio, il brano in cui “per onorare Dio si disonoravano gli uomini”, e questo per interesse degli scribi e dei farisei! Ma sappiamo che è sempre un’evenienza distruttiva voler affermare la spiritualità a scapito dell’umanità!).

14 Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: “Ascoltatemi tutti e comprendete bene!

Di fronte alla dicotomia tra il sacro e il profano creata dalle religioni, in particolare da quella giudaica, Gesù afferma l’amore universale di Dio e la bontà del Creato. Il mondo non si divide in due zone, una che gode del favore di Dio (quella del sacro) e l’altra che ne è esclusa (quella del profano); Dio non aborrisce niente di ciò che ha fatto. Non occorre fare nessuna opera speciale perché Dio sia favorevole, il suo amore si estende gratuitamente a tutti e a tutto. L’unica cosa che può separare l’uomo da Dio è il cattivo uso della propria libertà. Gesù sta esponendo principi validi per tutti gli uomini e a questo scopo sente il bisogno di convocare la folla che rappresenta il secondo gruppo di seguaci, quelli che non provengono dal giudaismo (3,32; 5,24b); non hanno presenziato a nessuna discussione sulle usanze giudaiche, ma ora Gesù enuncerà un principio valido per tutti gli uomini e per questo la convoca. Parlerà quindi ai due gruppi di seguaci. Rispetto a 4,10, i discepoli si identificano con “i Dodici” di quel passo e la folla con “quelli che stavano attorno a lui”.

14b-15 …”Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’ è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro”.

Esorta i due gruppi, la folla e i discepoli (ascoltatemi tutti); spera che loro, a differenza di quanto accaduto con “quelli di fuori” (4,11), ascoltino e capiscano. Espone loro il principio valido per l’umanità giudaica e pagana: ciò che separa l’uomo da Dio non è ciò che proviene da fuori di lui; quindi l’uomo non diventa profano né esce dalla sfera di Dio per il contatto con il mondo esteriore. Può essere aperto, senza paura, all’uso delle cose e alla comunicazione con le persone. Questo criterio sopprime ogni discriminazione tra gli esseri umani basata su precetti, riti o osservanze religiose. Per principio, ogni persona è sacra e tutto ciò che è stato creato da Dio è buono in sé e può essere benefico per l’uomo. È l’uomo stesso e solo lui che può tentare di spezzare il legame con Dio. (A questo punto registriamo un altro taglio: i vv. 17-20a con i quali viene documentata l’incomprensione sconcertata degli stessi discepoli, che ritengono scandaloso che Gesù, oltre la Legge orale [Talmud] vada anche contro la Legge scritta; il fatto è sottolineato con il commento riepilogativo “così rendeva puri tutti gli alimenti” (7,19), il che è molto grave). Ciò che afferma Gesù è talmente grave, si contrappone infatti al Libro del Levitico, che dopo di questo dovrà scappare a Tiro (Mc 7,24).

20 E diceva: “Ciò che esce dall’ uomo è quello che rende impuro l’uomo. 21 Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, 22 adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. 23 Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo”.

Sono invece la condotta ingiusta con gli altri e l’egoismo, manifestato attraverso l’ambizione di denaro (avidità) o la sfrenatezza (dissolutezza) dei costumi, che rendono profana la persona.

La traduzione del termine pornei/ai con impurità non rende la verità, ma “prostituzioni”, al plurale, fa capire che non si vuole intendere soltanto l’esercizio della prostituzione, ma il vendersi per fare carriera, il vendersi per il successo, per la propria ambizione e così via. Notiamo anche che vengono evidenziati dodici atteggiamenti, dei quali nessuno riguarda Dio, e quando si stilava un elenco, per far ricordare a memoria, il primo e l’ultimo erano i più importanti, perché erano quelli che rimanevano meglio impressi: il primo è “prostituzioni”, l’ultimo “la stoltezza/stupidità”. Stupido nei vangeli è chi vive soltanto per sé, chi pensa soltanto al proprio interesse e non si accorge dei bisogni, delle necessità degli altri; molte volte si parla addosso per il gusto di ascoltarsi ecc. Ed ecco quindi la dichiarazione di Gesù: “Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo”. Quindi per Gesù la distinzione tra puro e impuro non procede da Dio. L’impurità nasce dalla cattiva relazione che si ha con gli altri uomini. La relazione con Dio non dipende dall’osservanza di norme e di gesti religiosi, ma dall’atteggiamento che si assume verso gli altri uomini.

Riflessioni…

 Parole definitive, dopo esplicite condanne di fariseismo, e proposte di autentiche ricerche: una lezione magistrale. Un’etica fondata sull’autenticità dell’uomo, un percorso etico che parte dal cuore dell’uomo e giunge fino a Dio, ove c’è purificazione, gioia, libertà.

 Una morale dell’esteriorità, del formale rispetto e dell’osservanza delle lettera della legge, viene sostituita da una morale interiore, della coscienza viva, attiva e responsabile che sceglie e gestisce quanto è capace di generare il pensiero, il cuore, il sentimento dell’uomo, nonché decisioni e progetti pienamente autonomi.

 E non saranno i segni esteriori a determinare la bontà delle scelte di vita, sarà l’intenzione autonoma, matura e consapevole a determinare una morale che qualifica l’agire dell’uomo, che ora può costruire la sua avventura seguendo le orme del Maestro di vita, orientato a realizzare progetti disinteressati, generosi, aperti ad incontri divini.

 I maestri della legge, custodi di tradizioni antiche, si trasferiscono da Gerusalemme e mettono in atto un meeting con il Maestro, con l’intento di riaffermare una teoria, messa in discussione da discepoli sorprendenti, che si stanno esercitando a badare all’essenziale, ad incontri e a relazioni tra gli uomini, motivi fondanti di una nuova morale. E non prestano così la dovuta attenzione a codificate tradizioni purificatorie di sé e di utensili destinati alla vita in comune.

 Il Maestro aveva in precedenza esaltato la bellezza del cosmo, riflettente quella di Dio creatore, descrivendo situazioni di vita che introducono alla vita e al cuore di Dio ed inviti ad incarnare figliolanze divine. Aveva dichiarato felici uomini che liberamente scelgono di realizzare armonie nelle proprie coscienze e portarle nella storia degli uomini, felici di riconoscere ed accogliere l’amore di quell’unico Padre che aveva posto in essere stelle, mari, uomini ed ogni vivente.

 Aveva insegnato l’etica del cuore, invitando ad accantonare parole vuote ed inutili, inneggianti a culto e a ritualità formali, dimenticando Dio e la sua giustizia. Si era impegnato a ricondurre ad armonia, dualità, opposizioni e separazioni, ridonando dignità a tutto ciò che riflette e diffonde bellezza e santità divina, ridisegnando il destino dell’uomo, ricomponendo separazioni tra Dio e creato.

 Ora mette al bando la pura esteriorità, ipocrisie e unanimismi che rischiano di non riconoscere pluralità e universalità. E tutti indistintamente ammaestra segnando la fine di ogni discriminazione, inaugurando il tempo dell’etica dell’autenticità interiore, del rifiuto di compromessi e di strumentalizzazioni dell’uomo, e persino di Dio, preso in prestito per avallare precetti di uomini e interessi personali o di casta. Tramonta l’etica dell’apparire, nasce l’etica dell’essere-persona.

Associazione “il filo – gruppo laico di ispirazione cristiana” – Napoli http://www.ilfilo.org

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 30/08/2018 da in anno B, Domenica - lectio, ITALIANO, Liturgia, Tempo ordinario (B).

San Daniele Comboni (1831-1881)

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Segui assieme ad altri 513 follower

Follow COMBONIANUM – Formazione e Missione on WordPress.com

  • 216.228 visite

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica. Immagini, foto e testi sono spesso scaricati da Internet, pertanto chi si ritenesse leso nel diritto d'autore potrà contattare il curatore del blog, che provvederà all'immediata rimozione del materiale oggetto di controversia. Grazie.

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: