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L’Operazione Viganò, Francesco e gli “orchi”

La “bomba a tempo” confezionata intorno al dossier puntava a far strage di speranza tra i battezzati e fa affiorare cifre decisive riguardo l’attuale condizione della Chiesa


 

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L’allora nunzio apostolico negli Usa Carlo Maria Viganò premia il cardinale McCarrick (2.5.2012)


GIANNI VALENTE
ROMA 30.8.2018
http://www.lastampa.it/2018/08/30/vaticaninsider

Il dossier confezionato dall’ex nunzio vaticano Carlo Maria Viganò e dai suoi spin doctor per “dare la spallata” al pontificato di Papa Francesco è stato assemblato come una bomba a tempo. La rete logistica mediatico-clericale che ha gestito l’intera operazione ha scelto di farla esplodere di domenica mattina, puntando a fare strage di fiducia e serenità anche tra le moltitudini dell’incontro mondiale delle famiglie, che in quelle ore circondavano di affetto il vescovo di Roma in terra irlandese. Nel tempo presente, il mistero della Chiesa sopporta anche l’enigma di chierici e laici che avvelenano i pozzi del popolo di Dio travestendosi da angeli della purificazione, atteggiandosi a emissari del giudizio celeste.

L’ex nunzio lombardo ha abusato della sua posizione di potere – che gli garantiva accesso a notizie riservate circolanti negli apparati ecclesiali – violentando il sensus fidei di tanti battezzati. Lui e i suoi sponsor mediatici agiscono con ostentato disprezzo dell’intelligenza altrui, trattando tutti da gonzi narcotizzati, sfornando una pseudo informativa all’altezza del peggior dossieraggio da servizietti segreti deviati. Un testo grottesco per chiunque abbia una minima dimestichezza con gli eventi e i fenomeni ecclesiali degli ultimi decenni. Infarcito di dettagli selezionati e amplificati ad arte, teoremi inattendibili, allusioni tanto maliziose quanto gratuite, conversazioni private manipolate e “reinterpretate”, attacchi personali, omissioni mirate.

Le pratiche omosessuali dell’arcivescovo ex cardinale USA Theodor McCarrick, al centro del dossier di Viganò, erano note ad apparati ecclesiali statunitensi e vaticani da lungo tempo. Eppure McCarrick ha percorso senza intoppi tutta la sua brillante carriera ecclesiastica sotto i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Papa Wojtyla lo ha creato cardinale, e Papa Ratzinger ha accolto le sue dimissioni da arcivescovo quando aveva superato da tempo i limiti di età pensionabile, secondo la prassi ordinaria. Le asserite comunicazioni nei confronti di McCarrick che a detta di Viganò sarebbero stare suggerite da Benedetto XVI, secondo ricostruzioni circolanti in Vaticano non avevano la forma di imposizioni disciplinari o sanzioni. A togliere prontamente la porpora a McCarrick, dopo che è riemerso un vecchio caso di molestie sessuali compiute quasi cinquant’anni fa da McCarrick – a quel tempo sacerdote – ai danni di un minore, è stato Papa Francesco. Eppure, incredibilmente, tutto il dossier è montato come un invasato j’accuse per colpire la figura dell’attuale Successore di Pietro. E provare a disorientare il sensus fidei dei battezzati cattolici, ordinariamente inclini a una devozione rispettosa per il Papa, chiunque egli sia, anche quando non sentono particolare trasporto verso il suo stile personale.

Il frastuono intorno alla super-velina di Viganò e della squadra dei suoi co-autori può creare stordimento. A inseguire i dettagli, avvitandosi nel ping-pong delle prese di posizione su contenuti e omissioni del dossier, si rischia di perdere di vista l’orizzonte: l’operazione non è solo una polpetta avvelenata confezionata da un prelato alterato a fine carriera. E non rappresenta solo una conferma eclatante delle strategie clerico-mediatiche globali con cui vengono coordinati gli attacchi al pontificato in corso. Essa, in se stessa, disvela anche le cifre più intime e decisive riguardo all’attuale condizione della Chiesa e della fede nel mondo.

Cadono le maschere

C’è una vibrazione comune tra la portata endemica di abusi, perversioni e immoralità sessuali registrati negli ultimi decenni tra le file del clero e lo zelo accanito delle lobby mediatico clericali che attaccano in branco il Successore di Pietro. I due fenomeni, nella loro diversa fattispecie, e con la loro portata esorbitante, disvelano e allo stesso tempo catalizzano il venir meno della fede, l’apostasia dei cuori in seno agli apparati e nei circoli ecclesiali. Una dinamica tanto più devastante quanto più si camuffa sotto le pose dei rigorismi pseudo-dottrinali e assume le forme del neo-clericalismo compiaciuto e rapace, in tutte le sue versioni.

La deforestazione della memoria cristiana è stata percepita con vertigine anche in passaggi recenti della vicenda ecclesiale, come il periodo finale del pontificato di Paolo VI. Invece gli ultimi decenni della Chiesa sono stati piuttosto accreditati dal mainstream mediatico come un tempo di ricompattamento dottrinale e istituzionale. Ma proprio in coincidenza con le stagioni del più o meno ostentato “muscolarismo” ecclesiale hanno dilagato nei ranghi del clero infezioni e patologie ora tornate sotto i riflettori. E negli stessi anni, si è strutturata e ha occupato terreno la rete di circoli e settori clerical-mediatici, ben foraggiati dalle correnti di marca neo-conservatrice, accomunati dallo sforzo no-stop per imporre il proprio armamentario ideologico/dottrinale di politica ecclesiastica come nuovo metro di misura dell’ortodossia e dell’orto-prassi ecclesiale. Si tratta dell’apparato lobbistico globale che ha confezionato e provato a cavalcare l’operazione-Viganò contro il Papa, uscendo allo scoperto come fattore/manifestazione di de-cristianizzazione intima e devastante, travestita sotto le esibizioni muscolari di celodurismo dottrinalista.

L’inganno della Chiesa che si auto-redime

«Quando la Chiesa non esce da se stessa per evangelizzare» disse Jorge Mario Bergoglio ai suoi colleghi cardinali nel discorso pronunciato prima dell’ultimo Conclave «diviene autoreferenziale e allora si ammala (si pensi alla donna curva su se stessa del Vangelo secondo Luca)». Da diverso tempo proprio la donna ricurva del Vangelo, evocata in pre-conclave da Bergoglio, sembra diventata figura della compagine ecclesiale, tutta ingolfata sulle sue patologie interne, comprese quelle attinenti alla «morale sub-pelvica» del clero. Singoli luminari e bande organizzate si accalcano intorno alla sofferente, snocciolando diagnosi e panacee di ultima produzione, per i suoi malanni vecchi e nuovi. In buona o in mala fede, si gareggia a sfornare linee guida, protocolli, profilassi, teorie di complotti della lobby gay o dei “vecchi” apparati curiali che resistono alle incursioni di sedicenti riformatori “bergoglisti”. Fino a sognare gli apparati ecclesiastici che si trasformano in un immenso organo di auto-correzione, un mega-tribunale speciale a caccia di corrotti in clergyman.

L’operazione-Viganò è stata anche un maldestro tentativo di sabotare il Papa regnante giocando di sponda proprio con la guerra alle corruzioni clericali che la vulgata mediatica ha accreditato come tratto distintivo del pontificato in corso, colorandola quasi sempre con venature di auto-compiaciuto moralismo.La vicenda, in questo senso, può addirittura aiutare a cogliere e sciogliere equivoci e stereotipi confezionati e coltivati intorno ai malanni diffusi nella compagine ecclesiale e ai loro possibili rimedi.

Come la donna curva del Vangelo di Luca, citata dal cardinale Bergoglio nell’ultimo pre-conclave, la Chiesa non si auto-redime dai suoi mali. Anche dall’abisso vertiginoso degli abusi sessuali commessi da membri del clero non si esce in forza di auto-purificazioni, promuovendo come rimedi necessari e sufficienti il controllo più serrato e la repressione più sollecita.

L’apparato ecclesiastico più ripiegato e perduto in se stesso è quello che pretende di risolvere da sè i suoi problemi, con l’unica preoccupazione di far credere che l’istituzione ecclesiale “tiene botta”. Una simile presunzione impedisce anche di guardare davvero in faccia il mistero del male, e la propria impotenza davanti ad esso. Si affida a rimedi che nascondono i sintomi e giustificano i propri inutili attivismi, senza toccare i focolai d’infezione, senza riconoscere davvero ciò che manca. Se ad esempio viene meno la  trama gratuita di vita buona da cui emergono preti sani, a una simile voragine non si rimedia coi “percorsi-qualità” sacerdotali che imitano i format delle “best practices” aziendaliste.

La Chiesa non riesce a dire niente di davvero interessante nemmeno per il mondo, per gli uomini e le donne che attendono salvezza da ferite e malattie, se non si riconosce anch’essa mendicante di guarigione. La Chiesa-ospedale da campo può diventare ricettacolo di infezioni e bivacco di infermieri petulanti e litigiosi, ricattati da bande mondane e clericali, se Cristo stesso non vi opera con la medicina efficace della sua misericordia e del suo perdono. Se non c’è lui a guarire anche le malattie della Chiesa stessa.

Un “alleluia” per il Papa che delude gli opinion makers  

Anche prima e durante il viaggio in Irlanda, Papa Francesco ha suggerito infinite volte che la Chiesa funziona così. Nei suoi interventi e nelle omelie all’incontro mondiale delle famiglie, ha riproposto il matrimonio e la vita familiare come un’avventura dove anche la fedeltà che gli sposi si promettono per sempre è affidata alla grazia di Cristo, e non alle prestazioni della propria volontà o ai propri sforzi di coerenza con una dottrina. Nelle ripetute richieste di perdono per lo scandalo degli abusi clericali, ha deposto anche quei crimini «davanti alla misericordia di Dio», e ha rivolto al Signore la supplica di far crescere «vergogna e compunzione». Nella Lettera al popolo di Dio, diffusa il 20 agosto, ha riconosciuto la comunità dei battezzati come l’unica realtà che può efficacemente implorare dal Signore, con la preghiera e il digiuno, «il perdono e la grazia della vergogna e della conversione» davanti ai «nostri fratelli feriti» dagli abusi sessuali e di potere, manifestazioni perverse del clericalismo, commessi da sacerdoti e consacrati.

Intanto, in margine all’operazione-Viganò, si allunga la coda di opinion makers che manifestano disappunto e crescente freddezza per il Papa che – dicono – “perde colpi” e “sta deludendo le attese”. Un effetto collaterale della strategia anti-Bergoglio che può essere accolto con un paradossale “alleluia” da chi vuole bene al Papa. Potrebbero finalmente finire in disuso i conformismi ingannevoli che in questi anni circondavano i gesti del Papa dipinto come un eroe solitario in lotta contro i mali della Chiesa e contro tutti i “cattivi”. Si potrebbe finalmente sgombrare il campo dai simulacri del Papa mago/taumaturgo, dalle caricature soffocanti del “Super-Pope” che alla lunga ingolfano e appesantiscono come zavorre il cammino di Papa Francesco e del Popolo di Dio. Per riconoscere quello che lui è e dice di essere, «un peccatore al quale il Signore ha rivolto i suoi occhi». Senza dimenticare – come suggerisce il personaggio Aragorn nel Signore degli Anelli – che conviene liberarsi di tutto ciò che non occorre, e viaggiare leggeri, quando si va a caccia di orchi.

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Questa voce è stata pubblicata il 31/08/2018 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag , , , , .

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