COMBONIANUM – Formazione e Missione

— Sito di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA — Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa — Blog of MISSIONARY ONGOING FORMATION — A missionary look on the life of the world and the church

Commento al Vangelo della XXIII Settimana del Tempo Ordinario

XXIII Settimana del Tempo Ordinario 
Commento di Paolo Curtaz


Lc-6,9.jpg

Lunedì 10 Settembre > 
(Feria – Verde)
Lunedì della XXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Cor 5,1-8   Sal 5   Lc 6,6-11: Osservavano per vedere se guariva in giorno di sabato.
Martedì 11 Settembre > 
(Feria – Verde)
Martedì della XXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Cor 6,1-11   Sal 149   Lc 6,12-19: Passò tutta la notte pregando e scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli.
Mercoledì 12 Settembre > 
(Feria – Verde)
Mercoledì della XXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Cor 7,25-31   Sal 44   Lc 6,20-26: Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.
Giovedì 13 Settembre > 
(Memoria – Bianco)
San Giovanni Crisostomo
1Cor 8,1-7.11-13   Sal 138   Lc 6,27-38: Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Venerdì 14 Settembre > 
(FESTA – Rosso)
ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE
Nm 21,4-9   Sal 77   Fil 2,6-11   Gv 3,13-17: Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo.
Sabato 15 Settembre > 
(Memoria – Bianco)
Beata Vergine Maria Addolorata
Eb 5,7-9   Sal 30   Gv 19,25-27: Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!
Domenica 16 Settembre > 
(DOMENICA – Verde)
XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Is 50,5-9   Sal 114   Giac 2,14-18   Mc 8,27-35: Tu sei il Cristo… Il Figlio dell’uomo deve molto soffrire.

Lunedì della XXIII settimana del Tempo Ordinario
Lc 6,6-11: Osservavano per vedere se guariva in giorno di sabato.

Da una parte si trovano gli scribi e i farisei, quelli che conoscono bene la Torah e la studiano e quelli che vivono ogni piccolo precetto, i puri, i perfetti. Seguono Gesù per coglierlo in fallo, non prevedono in alcun modo che possa avere una qualche minima ragione. Sanno di essere dalla parte di Dio e che questo improvvisato profeta senza titoli di studio e senza patente da devoto li ridicolizza e si fa beffe delle loro usanze. Sono lì per accusarlo e nemmeno davanti al prodigio di un uomo guarito si mettono in discussione, anzi. Davanti alla disarmante domanda di Gesù non sanno cosa rispondere: certamente Dio vuole che di sabato si faccia il bene, chiunque lo capisce, ma la loro puntigliosità è sconcertante e il loro amor proprio senza misura; sono furiosi verso Gesù e tramano di ucciderlo! Dall’altra c’è lui, il maestro. Come è brutto essere presi di mira! Ed essere sempre al centro dell’attenzione altrui! Ma il Signore tira diritto, ha una missione ben precisa: vuole che tutti sappiano che la fede non è quello sgorbio che ne hanno fatto i religiosi del tempo. Ha compassione e non mette la legge al centro, ma l’uomo che soffre…

Martedì della XXIII settimana del Tempo Ordinario
Lc 6,12-19: Passò tutta la notte pregando e scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli.

Luca è l’unico che aggiunge questo particolare, e non di poco conto: prima di scegliere il gruppo dei dodici Gesù ha passato l’intera notte a pregare. Un gruppo che avrebbe dovuto seguirlo più da vicino, essere istruito, aiutarlo, preparagli la strada dell’annuncio. Gli evangelisti non sono concordi nella lista dei nomi, quello che conta è che siano dodici, richiamando le tribù di Israele, come ad indicare un nuovo Israele. Ma il dettaglio della preghiera, piuttosto caratteristico in Luca che spesso racconta l’atteggiamento orante di Cristo prima delle decisioni più importanti, ci sbalordisce. Ma come, dopo un’intera notte di preghiera Gesù sceglie quei dodici? Leggete bene: alcuni di loro li conosciamo. Sono persone diverse per cultura e temperamento, alcuni del tutto impreparati, altri abituati più al lavoro manuale che alla predicazione… Gesù mette insieme pescatori con pubblicani, atei con credenti zelanti, progressisti con conservatori. E tutti, da subito, mostreranno il loro evidente limite, la loro fatica, il loro peccato. Delle due l’una: o Gesù ha fatto cilecca con la sua preghiera o noi dobbiamo rivedere la nostra irreale idea di Chiesa…

Mercoledì della XXIII settimana del Tempo Ordinario 
Lc 6,20-26: Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.

Riecco la pagina delle Beatitudini: la carta costituzionale del Regno, il manuale di comportamento del discepolo, il libretto di istruzioni per la felicità… Quasi sempre dimenticate da noi cattolici, ancora ben legati al Decalogo del primo testamento, rischiamo di perderci una delle indicazioni più importanti del Signore Gesù. Oggi di quella pagina leggiamo la stringata versione di Luca che, diversamente da Matteo, riduce le beatitudini da otto a quattro, aggiungendovi, però, quattro “guai” che non sono delle maledizioni (nella Bibbia non esistono formulari di maledizione ma solo di benedizione!) ma un monito a chi non vive le indicazioni del Maestro. Come a dire: io vi indico questa strada per la felicità, se vi incamminate dalla parte opposta non la raggiungerete mai! Inoltre le declina alla seconda persona plurale: “voi”. Gesù guarda negli occhi le persone che ha davanti e vede che sono poveri, affamati, scoraggiati, perseguitati e da subito li rassicura, li incoraggia, li ama. Le sue parole sono dirette, efficaci, toccano il cuore di chi lo ascolta. Come tocca il nostro cuore, chiamati a diventare ancora protagonisti di questa pagina.

Giovedì 13 Settembre (Memoria – Bianco) San Giovanni Crisostomo
Lc 6,27-38: Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.

Giovanni, nato ad Antiochia (probabilmente nel 349), dopo i primi anni trascorsi nel deserto, fu ordinato sacerdote dal vescovo Fabiano e ne diventò collaboratore. Grande predicatore, nel 398 fu chiamato a succedere al patriarca Nettario sulla cattedra di Costantinopoli. L’attività di Giovanni fu apprezzata e discussa: evangelizzazione delle campagne, creazione di ospedali, processioni anti-ariane sotto la protezione della polizia imperiale, sermoni di fuoco con cui fustigava vizi e tiepidezze, severi richiami ai monaci indolenti e agli ecclesiastici troppo sensibili alla ricchezza. Deposto illegalmente da un gruppo di vescovi capeggiati da Teofilo di Alessandria, ed esiliato, venne richiamato quasi subito dall’imperatore Arcadio. Ma due mesi dopo Giovanni era di nuovo esiliato, prima in Armenia, poi sulle rive del Mar Nero. Qui il 14 settembre 407, Giovanni morì. Dal sepolcro di Comana, il figlio di Arcadio, Teodosio il Giovane, fece trasferire i resti mortali del santo a Costantinopoli, dove giunsero la notte del 27 gennaio 438. (Avvenire)

Ci ricordessimo più spesso di questa pagina! Eppure è chiara, evidente, Gesù va dritto al cuore della questione: con la misura con cui misuriamo agli altri sarà misurato anche a noi. Quando giudichiamo senza pietà, quando esprimiamo giudizi taglienti, quando usiamo sempre e solo il nostro ego come metro di misura del mondo, ci condanniamo con le nostre mani. Una logica di generosità, di disponibilità, di dono di sé, invece, ci permette di imitare Dio, di essere misericordioso come egli lo è e di ricevere misericordia. Agli occhi del mondo, siamo onesti, questa è una logica ingenua e perdente, folle e poco applicabile. In un mondo di lupi, illudersi di fare le pecore senza finire sbranati è un azzardo enorme. Dobbiamo arrenderci all’evidenza e dire che Gesù stava scherzando? No: egli stesso vive le parole che pronuncia e le vivrà fino alla fine, fino alla croce. Rileggere queste parole nell’anniversario dell’attacco delle torri gemelle fa un certo effetto e le contrapponiamo a chi, in nome di Dio, pensa di uccidere le persone rendendogli gloria. Non è così, né mai lo sarà.

Venerdì 14 Settembre (FESTA – Rosso) ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE
Gv 3,13-17: Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo.

La festa in onore della Croce venne celebrata la prima volta nel 335, in occasione della “Crucem” sul Golgota, e quella dell'”Anàstasis”, cioè della Risurrezione. La dedicazione avvenne il 13 dicembre. Col termine di “esaltazione”, che traduce il greco hypsòsis, la festa passò anche in Occidente, e a partire dal secolo VII, essa voleva commemorare il recupero della preziosa reliquia fatto dall’imperatore Eraclio nel 628. Della Croce trafugata quattordici anni prima dal re persiano Cosroe Parviz, durante la conquista della Città santa, si persero definitivamente le tracce nel 1187, quando venne tolta al vescovo di Betlem che l’aveva portata nella battaglia di Hattin.
La celebrazione odierna assume un significato ben più alto del leggendario ritrovamento da parte della pia madre dell’imperatore Costantino, Elena. La glorificazione di Cristo passa attraverso il supplizio della croce e l’antitesi sofferenza-glorificazione diventa fondamentale nella storia della Redenzione: Cristo, incarnato nella sua realtà concreta umano-divina, si sottomette volontariamente all’umiliante condizione di schiavo (la croce, dal latino “crux”, cioè tormento, era riservata agli schiavi) e l’infamante supplizio viene tramutato in gloria imperitura. Così la croce diventa il simbolo e il compendio della religione cristiana. (http://www.santiebeati.it)

Secondo la tradizione la regina Elena, madre dell’Imperatore Costantino, in questa giornata portò a Costantinopoli le presunte reliquie della croce di Cristo miracolosamente ritrovate durante il suo pellegrinaggio a Gerusalemme.
Santa croce. Beata croce. Così evidente e così misteriosa. Capita e vilipesa. Stravolta e sfregiata, soprattutto da noi discepoli del Nazareno. Croce che, pure, per noi discepoli rappresenta il punto di non ritorno dell’amore di Dio. La parola definitiva di Dio sul mondo, il dono totale e assoluto di sé. Questo significa, secondo le intenzioni di Gesù, il prendere la croce. Donarsi, totalmente, come Dio ha saputo fare. Allora perché della croce, stravolgendone il significato, abbiamo colto l’aspetto dolente? Come una penitenza da sopportare, un regalo non gradito voluto da Dio (che non manda mai nessuna croce! Scherziamo?) che umilmente sopportiamo… Non è così: da strumento di tortura raffinato e preverso la croce è diventata l’emblema della misura dell’amore senza misura di Dio. È questo amore che oggi esaltiamo, non il dolore che essa porta con sé. Perché amare, lo sappiamo bene anche noi uomini, spesso richiede sacrificio e incomprensione. Oggi esaltiamo l’amore donato, lo poniamo in alto nelle nostre scelte, appeso alle nostre case perché irradi, con la sua logica, tutta la nostra vita.

Sabato 15 Settembre (Memoria – Bianco) Beata Vergine Maria Addolorata
Gv 19,25-27: Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!

La memoria della Vergine Addolorata ci chiama a rivivere il momento decisivo della storia della salvezza e a venerare la Madre associata alla passione del figlio e vicina a lui innalzato sulla croce. La sua maternità assume sul calvario dimensioni universali. Questa memoria di origine devozionale fu introdotta nel calendario romano dal papa Pio VII (1814). (Mess. Rom.)

Il giorno dopo aver fatto memoria della croce di Cristo, della misura del suo amore, la Chiesa si sofferma sul ruolo di Maria, madre di Dio. Lo fa perché da sempre i discepoli sono rimasti impressionati dalla forza della prima fra di loro, soprattutto sotto la croce, nel momento più drammatico della sua vita interiore. Sappiamo bene com’è andata: dall’annunciazione fino a quel giorno Maria ha custodito l’immenso mistero dell’incarnazione, ha visto quel bambino così simile a tutti gli altri crescere, gli ha insegnato a camminare, a parlare, a pregare. Poi l’adolescenza e la giovinezza passata nella bottega del padre. Infine l’atteso inizio della sua vita pubblica, le notizie prima esaltanti che giungevano da Cafarnao, poi quelle dolorose che giungevano da Gerusalemme. E a Gerusalemme troviamo Maria che giunge fino ai piedi della croce. Quanto dolore può provare un genitore davanti ad un figlio che muore? E che muore in quel modo? E in modo ingiusto? Quanta rabbia può abitare il suo cuore nei confronti degli uomini. E di Dio? Invece, annota, Giovanni, Maria ?sta? ai piedi della croce, dimora, irremovibile, nella sua fede.

Sabato della XXIII settimana del Tempo Ordinario
Luca 6,43-49

Se non si vede proprio mai dai nostri gesti che siamo discepoli, qualcosa non torna… Gesù è molto attento alla coerenza fra le parole e i fatti anche se non dobbiamo far diventare la coerenza un idolo! È indubbio che se davvero abbiamo incontrato Dio, questo incontro emerge dalle nostre scelte, dai nostri atteggiamenti, dai nostri discorsi. Un albero buono produce frutti buoni: se vediamo cristiani che producono solo spine, qualcosa evidentemente non funziona nel loro percorso di fede… Non basta invocare il nome del Signore e partecipare assiduamente alla vita liturgica e della comunità: quello è il punto di partenza che deve poi sfociare nella concretezza del quotidiano. Costruiamo la casa della nostra vita sulla solida roccia della Parola di Dio che sempre ci rassicura, a volte ci giudica, quasi sempre ci incoraggia. Se la Parola diventa il metro di giudizio della nostre scelte, se sappiamo riconoscere senza inutili scrupoli il nostro peccato e lo affidiamo a Dio, allora la nostra vita, costruita sulla roccia, fruttifica in opere buone, in conversione. Lasciamoci cambiare profondamente da Dio.

XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Mc 8,27-35: Tu sei il Cristo… Il Figlio dell’uomo deve molto soffrire.

Ogni anno, puntuale, all’inizio dell’anno pastorale nelle nostre parrocchie, chiusa la parentesi estiva, troviamo lo stesso vangelo: opportuno, insistente, destabilizzante.
Si parla molto di Gesù, ieri come oggi. Sui giornali, nei dibattiti, tra amici, Gesù è un mistero irrisolto, inquietante, difficile da decifrare. Chi è, veramente, Gesù di Nazareth? Le risposte le conosciamo: un grand’uomo, un uomo mite, un messaggero di pace, uno dei tanti uccisi dal potere. Tutto vero, ma ci si ferma qui; difficilmente si accetta la testimonianza della comunità dei suoi discepoli: Gesù è Cristo, Gesù è Dio stesso. Meglio dar retta alla teoria di moda per dire sempre e solo una cosa, da duemila anni: il Gesù vero non è quello (sconcertante) che vi hanno raccontato… Gesù non ci sta e, a bruciapelo, pone oggi a ciascuno di noi la domanda: Voi chi dite che io sia?. Già. E per me? Per me solo, dentro, senza l’assillo di dare risposte sensate o alla moda, senza la facciata e l’immagine da tenere in piedi? Simone osa, si lancia: tu sei il Messia. Risposta forte, esagerata, ardita: in nessun modo Gesù assomiglia al messia che la gente si aspetta, così comune, dimesso, arrendevole, misericordioso. Nulla. E Gesù, riconosciuto Cristo, gli restituisce il favore e gli svela che egli è una Pietra. Se ci avviciniamo a Gesù e lo riconosciamo Signore, subito riconosciamo chi siamo in noi stessi, chi siamo in verità. Dio svela l’uomo a se stesso, sempre.

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Questa voce è stata pubblicata il 09/09/2018 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana - commento.

San Daniele Comboni (1831-1881)

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