COMBONIANUM – Formazione e Missione

— Sito di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA — Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa — Blog of MISSIONARY ONGOING FORMATION — A missionary look on the life of the world and the church

Commento al Vangelo della XXIV Settimana del Tempo Ordinario

XXIV Settimana del Tempo Ordinario
Commento al 
Vangelo, di Paolo Curtaz 


gesu-e-il-centurione-romano..jpg

Lunedì 17 Settembre > 
(Feria – Verde)
Lunedì della XXIV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Cor 11,17-26.33   Sal 39   Lc 7,1-10: Neanche in Israele ho trovato una fede così grande.
Martedì 18 Settembre > 
(Feria – Verde)
Martedì della XXIV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Cor 12,12-14.27-31   Sal 99   Lc 7,11-17: Ragazzo, dico a te, àlzati!
Mercoledì 19 Settembre > 
(Feria – Verde)
Mercoledì della XXIV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Cor 12,31-13,13   Sal 32   Lc 7,31-35: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.
Giovedì 20 Settembre > 
(Memoria – Rosso)
Santi Andrea Kim Taegon, Paolo Chong Hasang e compagni
1Cor 15,1-11   Sal 117   Lc 7,36-50: Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato.
Venerdì 21 Settembre > 
(FESTA – Rosso)
SAN MATTEO
Ef 4,1-7.11-13   Sal 18   Mt 9,9-13: Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.
Sabato 22 Settembre > 
(Feria – Verde)
Sabato della XXIV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Cor 15,35-37.42-49   Sal 55   Lc 8,4-15: Il seme caduto sul terreno buono sono coloro che custodiscono la Parola e producono frutto con perseveranza.
Domenica 23 Settembre > 
(DOMENICA – Verde)
XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Sap 2,12.17-20   Sal 53   Giac 3,16-4,3   Mc 9,30-37: Il Figlio dell’uomo viene consegnato… Se uno vuole essere il primo, sia il servitore di tutti.

Lunedì della XXIV settimana del Tempo Ordinario
Lc 7,1-10: Neanche in Israele ho trovato una fede così grande.

È tutto un gioco di cortesie il rapporto fra il centurione e gli ebrei, e fra Gesù e il centurione. È un uomo buono, non solo ha collaborato al finanziamento della sinagoga, ma prende a cuore le sorti di un suo subalterno, disturbando addirittura l’ospite di Pietro. È un uomo buono e pieno di fede: non ha bisogno della presenza del Rabbì, gli basta una parola così come egli, con una parola, riesce a comandare ai suoi subalterni senza preoccuparsi di verificare l’esecuzione dell’ordine. Si stupisce, il Signore, sorride alla fede cristallina di questo pagano simpatizzante per l’ebraismo. Com’è bello stupire il Signore con la nostra fede! Com’è bello pensare che egli possa commuoversi davanti ai nostri gesti pieni di fiducia e di abbandono! E com’è bello sapere che questi gesti di fede non provengono necessariamente dai credenti, dai devoti, ma anche da chi, come il centurione, è ai margini della religiosità. Dio sa vedere la fede non solo nei suoi figli e si sa stupire di chi, pur non avendolo conosciuto, pur conducendo una vita difforme dai precetti del vangelo, pone dei gesti di fede cristallina come, ahimè, noi discepoli a volte non sappiamo porre.

Martedì della XXIV settimana del Tempo Ordinario
Lc 7,11-17: Ragazzo, dico a te, àlzati!

Nain, la fiorita. Un piccolo villaggio immerso nelle colline poco distante da Nazareth. Ma la fiorita è appassita: un grave lutto ha colpito la piccola comunità. Gesù assiste alla scena di un funerale: un figlio unico di madre vedova viene condotto fuori dal villaggio per essere sepolto. Figlio unico di madre vedova: sembra l’inizio del più terribile dei racconti drammatici. E così è. Gesù prova compassione, non è indifferente a quanto accade, non fa finta, non assume un volto di circostanza come spesso facciamo noi. Il verbo usato per indicare lo stato d’animo di Gesù indica uno strazio interiore, un laceramento, un movimento viscerale. Non è indifferente al dolore il nostro Dio, non si bea nella sua perfezione, non ha paura delle proprie emozioni. E interviene: il bambino viene restituito alla madre. Quanti interrogativi suscita questa pagina! Dio ama la vita, si commuove agisce, questo dice questo episodio. Ma, d’altra parte, quanti altri figli unici di madre vedova sono rimasti nel sepolcro? Fra poco un altro figlio unico di madre vedova, Gesù, morirà per sconfiggere definitivamente la morte.

Mercoledì della XXIV settimana del Tempo Ordinario
Lc 7,31-35: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.

Siamo un popolo di incontentabili, siamo sempre scontenti di ciò che abbiamo, passiamo il tempo a lamentarci. Come i bambini che litigano e non si mettono d’accordo sul gioco da fare, anche noi abbiamo sempre pronta un’interminabile lista di cose che Dio dovrebbe fare per fare bene il proprio mestiere! I giudei accusavano il Battista di esagerare nell’ascesi e Gesù di essere un festaiolo! Invece di interrogarsi su loro stessi, di cogliere la profezia nell’uno e nell’altro atteggiamento, passavano il tempo a piagnucolare e a lamentarsi. Come spesso facciamo anche noi! Nei confronti di Dio, anzitutto, che sarà buono e onnipotente ma fa delle cose veramente incomprensibili! Per non parlare del Papa e della Chiesa! Siamo onesti: non saremmo molto più preparati e capaci noi di gestire la situazione? Insomma: se facciamo di noi stessi il punto di riferimento dell’universo, tutto ci sembra inadeguato, da cambiare. Il nostro mondo si sta imbarbarendo, assistiamo al declino della nostra civiltà e il livello dello scontro è altissimo in tutti i campi, tutti hanno urgenza di esprimere un’opinione autorevole (quasi sempre improvvisata…). E se la piantassimo?

Giovedì 20 Settembre (Memoria – Rosso) Santi Andrea Kim Taegon, Paolo Chong Hasang e compagni
Lc 7,36-50: Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato.

L’azione dello Spirito, che soffia dove vuole, con l’apostolato di un generoso manipolo di laici è alla radice della santa Chiesa di Dio in terra coreana. Il primo germe della fede cattolica, portato da un laico coreano nel 1784 al suo ritorno in Patria da Pechino, fu fecondato sulla metà del secolo XIX dal martirio che vide associati 103 membri della giovane comunità. Fra essi si segnalano Andrea Kim Taegŏn, il primo presbitero coreano e l’apostolo laico Paolo Chŏng Hasang. Le persecuzioni che infuriarono in ondate successive dal 1839 al 1867, anziché soffocare la fede dei neofiti, suscitarono una primavera dello Spirito a immagine della Chiesa nascente. L’impronta apostolica di questa comunità dell’Estremo Oriente fu resa, con linguaggio semplice ed efficace, ispirato alla parabola del buon seminatore, dal presbitero Andrea alla vigilia del martirio. Nel suo viaggio pastorale in quella terra lontana il Papa Giovanni Paolo II, il 6 maggio 1984, iscrisse i martiri coreani nel calendario dei santi. La loro memoria si celebra nella data odierna, perché un gruppo di essi subì il martirio in questo mese, alcuni il 20 e il 21 settembre.

Gesù vuole salvare la peccatrice e Simone il fariseo. Entrambi. Entrambi sono delle prostitute: la donna si concede per poter sopravvivere e sopporta il pesante giudizio dei benpensanti e degli uomini religiosi. Simone cerca approvazione e manifesta la sua apertura mentale invitando il discusso rabbino che ridicolizza i farisei. E Gesù li salva entrambi con delicatezza: va al di là dell’apparenza con la donna che compie una serie di gesti ambigui e scabrosi. Sciogliersi i capelli era un gesto intimo riservato al talamo, impensabile compierlo in pubblico. Ma non c’è seduzione nel suo gesto, solo l’assenza di vocabolario: è l’unico ambiguo linguaggio che la donna conosce. Gesù lo sa e lo apprezza, va al di là dell’apparenza e lo accoglie come manifestazione d’amore. Simone è una bella persona ma esprime giudizi taglienti. Il suo ragionamento contorto sfocia in una certezza: Gesù certamente non è un profeta altrimenti non si farebbe contaminare da donne come quella. Gesù, per salvarlo, come fece Natan con Davide, si appella alla sua giustizia senza umiliarlo, senza rimproverarlo: sarà Simone a giudicare Simone. Geniale.

Venerdì 21 Settembre (FESTA – Rosso) SAN MATTEO
Mt 9,9-13: Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.

Oggi la Chiesa celebra il grande evangelista Matteo, uno dei discepoli, l’autore di un vangelo indirizzato in particolare ai giudei diventati cristiani. Un grande dono anche per noi, il suo lavoro.

Il destino del Vangelo di Matteo è decisamente curioso: a partire da una scorretta interpretazione del passato, per oltre un millennio si è creduto che Marco fosse un riassunto di Matteo, relegando il primo dietro il secondo. In realtà oggi sappiamo che è stato proprio Marco a scrivere per primo un Vangelo e che Matteo, qualche anno dopo, ha sentito la necessità di scrivere un altro testo che ricopiasse Marco e che aggiungesse alcune cose. Perché? Oggi gli studiosi sono d’accordo: la distruzione del tempio e di Gerusalemme aveva gettato nello sconforto i cristiani di origine giudaica. Un evento di un impatto emotivo enorme che li aveva messi in crisi radicale. Ed ecco la risposta di Matteo: il tempio non c’è più, la presenza di Dio se n’è andata ma noi abbiamo Gesù, l’Emmanuele, il Dio con noi. Matteo scrive il suo testo per incoraggiare la sua comunità, per fornire una chiave di interpretazione della realtà a partire dalla fede. Perciò è come uno scriba che sa trarre dal suo tesoro cose nuove e cose antiche. Imitiamolo nella sua capacità di leggere gli eventi alla luce del messaggio evangelico, diventiamo noi dei “vangeli” per le persone che incontriamo.

Venerdì della XXIV settimana del Tempo Ordinario
Lc 8,1-3: C’erano con lui i Dodici e alcune donne che li servivano con i loro beni.

È un piccolo inserto lucano sfuggito certamente a qualche copista sessista. Scherzi dello Spirito Santo! Così, grazie a questi tre versetti, veniamo a conoscenza del fatto che nel gruppo più stretto dei discepoli c’erano anche delle donne che vivevano con il gruppo dei seguaci itineranti. Conosciamo anche il nome di alcune di esse e il loro compito: mettersi a servizio del Regno con i loro beni. Collaboratrici a tutti gli effetti, non badanti degli apostoli o colf del Nazareno! Alle donne Gesù affiderà il compito essenziale dell’annuncio della sua resurrezione dai morti: il loro compito è fondamentale per lo sviluppo della fede cristiana! Cosa di difficile comprensione anche oggi, ed assolutamente inaccettabile in una cultura chiusa in cui una donna non aveva diritto di parola in pubblico, non poteva uscire di casa da sola, figuriamoci dormire fuori dalle mura domestiche! Gesù è un uomo libero e ci porta a diventare liberi, a superare le distinzioni di genere, a scavalcare e confondere i ruoli. Davanti a Dio non c’è più né uomo né donna, giudeo o greco, schiavo o libero. Diventiamo capaci di vivere da liberi e di liberare, superiamo gli steccati delle culture per abbracciare la novità sconcertante del vangelo!

Sabato della XXIV settimana del Tempo Ordinario
Lc 8,4-15: Il seme caduto sul terreno buono sono coloro che custodiscono la Parola e producono frutto con perseveranza.

Dalla Parola nasce la fede, la Bibbia è Dio-in-azione, lo sappiamo bene. Quanti, fra noi, hanno ascoltato con cuore nuovo il Vangelo, scoprendo in esso un significato inatteso e una forza che li ha spinti alla conversione? E la Parola è la protagonista della parabola di oggi, la Parola che Dio getta a piene mani nei nostri cuori. Ma Gesù ci avverte: non basta che il seme cada, bisogna lottare e faticare affinché cresca e produca frutto nelle nostre vite. Lottare perché l’avversario cerca di togliere la Parola dalla nostra vita, sa bene quanto è pericolosa, dal suo punto di vista! Lottare significa conservarla nel cuore, leggerla con assiduità, prenderla come punto di riferimento. Quante parole ascoltiamo ogni giorno! La Parola deve svettare sulle altre: perché non scrivere una frase del vangelo domenicale da tenere a portata di sguardo? E la Parola porta frutto solo se il terreno del nostro cuore ne favorisce la crescita: con la costanza e la perseveranza. Se siamo in crisi o in difficoltà facciamo in modo che la Parola sia presente nella nostra tenebra, lasciamola illuminare le nostre fatiche. E perseveriamo leggendola e meditandola, come abbiamo imparato a fare con questo piccolo sussidio…

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Mc 9,30-37: Il Figlio dell’uomo viene consegnato… Se uno vuole essere il primo, sia il servitore di tutti.

Gesù, oggi, si confida con i suoi, parla delle sue preoccupazioni: ormai sa che le cose potrebbero precipitare. Non sono bastati i suoi discorsi, il suo modo nuovo e sereno di parlare di Dio, non sono bastati i segni eclatanti, non è bastato il suo volto sorridente.

La folla, dopo i primi entusiasmi, si è raffreddata: Gesù, turbato, è disposto ad andare fino in fondo al suo disegno d’amore, è disposto a donare la sua vita e ne parla con i suoi, cerca conferma, conforto, incoraggiamento. Intorno a sé Gesù ha gli apostoli: con loro ha condiviso tre anni della sua vita, giorno e notte. E invece nulla, Gesù riceve in risposta dai suoi un imbarazzato silenzio e, subito dopo, Marco (cioè Pietro) annota un fatto da far accapponare la pelle: “avevano discusso tra loro di chi fosse il più grande”. Gesù parla della sua morte e loro stanno distribuendosi i posti, litigano sui privilegi, misurano le priorità. Gesù cerca conforto e riceve meschinità, attende un consiglio e annega nell’indifferenza. E Gesù, l’immenso Gesù, il Rabbi Gesù, questo Dio paziente e misericordioso, ancora una volta si mette da parte, non pensa al suo dolore, insegna: “tra voi non sia così…”. Vedo Gesù mettersi da parte e penso alle tante volte che ho visto una sposa o uno sposo farsi da parte, una madre o un padre passar sopra alla stanchezza per ancora donare e amare, segno fecondo di un’umanità nuova, un prete che vede anno dopo anno il proprio entusiasmo soffocare sotto il peso di una sterile quotidianità.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 16/09/2018 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana - commento.

San Daniele Comboni (1831-1881)

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Segui assieme ad altri 595 follower

Follow COMBONIANUM – Formazione e Missione on WordPress.com
settembre: 2018
L M M G V S D
« Ago   Ott »
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930

  • 232.007 visite

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica. Immagini, foto e testi sono spesso scaricati da Internet, pertanto chi si ritenesse leso nel diritto d'autore potrà contattare il curatore del blog, che provvederà all'immediata rimozione del materiale oggetto di controversia. Grazie.

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: