COMBONIANUM – Formazione e Missione

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XXV Domenica del Tempo Ordinario (B) Lectio

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)
Marco 9, 30-37


Gesù-e-i-bambini


La sezione formata dai versetti che vanno da 9,30 a 10,31 sottolinea la differenza tra i discepoli/i Dodici (nuovo Israele) e il gruppo non israelita, per quanto riguarda l’accettazione del messaggio e la sequela di Gesù. Il secondo gruppo ora è rappresentato dal “piccolo/ragazzino/servitorello” (9,36s), dall’ “esorcista” (9,38s), da “i piccoli” (9,42) e di nuovo da “piccoli/fanciulli” (10,13-16). La sezione si compone di un’introduzione (9,30-33a) e due trittici (9,33b-50; 10,13-31), separati da una pericope centrale (10,1-12).

30 Partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. 31 Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: “Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà”.

Viaggio verso Cafarnao: mentre cammina verso la Galilea, l’interesse di Gesù è incentrato sui discepoli. Di fronte all’incomprensione che continuano a mostrare, Gesù ripete l’insegnamento sul destino del Figlio dell’uomo (8,31), termine che designa lui e, dopo di lui, i suoi seguaci. L’insegnamento diventa più generico che in 8,31; di fatto, questo secondo annuncio della consegna, della morte e della risurrezione del Figlio dell’uomo manca di qualsiasi dettaglio che potrebbe collegarlo a un popolo o ad un agente determinato; questa ostilità mortale può esistere in qualsiasi cultura. Viene stabilita per la prima volta l’opposizione tra “il Figlio dell’uomo”, l’uomo nella sua pienezza, e “uomini” che non conoscono né aspirano alla pienezza. Si insiste sul fatto della morte (lo uccideranno…anche se lo uccidono), ma per svuotarla del suo contenuto, mettendo in rilievo la risurrezione, la continuità della vita. Gesù vuole calmare l’angoscia dei suoi discepoli di fronte alla prospettiva di una morte senza lotta né gloria, inculcando loro che essa non è né una minaccia né un fallimento, perché non è la fine.

32 Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. 33a Giunsero a Cafàrnao.

L’incomprensione dei discepoli è totale, sono refrattari a quell’insegnamento. Hanno paura di chiedere a Gesù, perché sospettano che la spiegazione potrebbe non corrispondere alle loro aspettative di trionfo. Non vedono un senso in una vita dopo la morte. Arrivano a Cafarnao.

33b Quando fu in casa, chiese loro: “Di che cosa stavate discutendo per la strada?”.

C’è un pericolo nella comunità: il desiderio di preminenza (9,33b-50); ecco il senso del primo trittico che mette in risalto il contrasto tra i due gruppi di seguaci, sia nell’adesione a Gesù che nell’attività. I Dodici (= i discepoli) in realtà non seguono Gesù. La scena mette in contrasto l’atteggiamento dei Dodici e quello del gruppo di seguaci che non provengono dal giudaismo. Marco mostra così le tendenze e le tensioni esistenti al suo tempo tra diverse comunità cristiane. La casa/ambiente familiare in Cafarnao è figura della comunità di Gesù, che comprende i due gruppi di seguaci, come è emerso in 2,15 (discepoli e “peccatori”), quando è stata nominata per la prima volta. Gesù pone ai discepoli una domanda che per loro sarà imbarazzante.

34 Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande.

Il loro silenzio rivela il loro accecamento, come i farisei (3,4) e l’infondatezza del tema che hanno discusso: chi occupava il rango o la categoria superiore nel gruppo. Domina in essi l’ambizione di preminenza radicalmente opposta al precedente insegnamento di Gesù (9,31).

35 Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”.

Gesù si sedette, perché questa casa/comunità è la sua dimora stabile; pur stando nella casa, deve chiamare i Dodici (gli stessi discepoli in quanto costituiscono l’Israele messianico) perché sono distanti da lui, anche se non fisicamente; la loro lontananza è causata dalla loro resistenza ad accettare il destino del Figlio dell’uomo (9,31-32); Gesù ricorderà loro cosa significa “stare con lui”, prima finalità della loro costituzione in gruppo (3,14). In primo luogo, li corregge; devono rinunciare ad ogni pretesa di rango. Per farlo usa l’opposizione essere primo-essere ultimo di tutti e servo di tutti. Chi si fa ultimo di tutti e servo di tutti ha lo stesso atteggiamento di Gesù e si colloca alla testa degli altri (primo), cioè, segue Gesù più da vicino. “Farsi ultimo e servo” equivale a “rinnegare se stesso”, rinunciando ad ogni ambizione egoista, prima condizione della sequela (8,34). Il detto offre lo spunto per la scena successiva.

36 E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro:

Il (seguiamo la lez. del cod. D che contempla l’articolo) servitorello/piccolo (lett. “il ragazzino/piccolo” o piccolo servitore, cfr. Mt 18,2s) è nello stesso tempo l’ultimo di tutti (per la sua età) e servo di tutti (per il lavoro che svolge); e, preso: Gesù non ha bisogno di chiamarlo, perché è accanto a lui, “sta con lui”, ha il suo stesso atteggiamento; la sua presenza nella casa/comunità, senza appartenere al gruppo dei Dodici, indica che “il ragazzino/piccolo” può raffigurare l’altro gruppo di seguaci, quelli che non provengono dal giudaismo (3,32.34; 4,10; 5,24b; 7,14, 8,34; 9,25). Gesù lo mette in mezzo (al posto di Gesù=l’uomo che si mette a servizio), come modello per i discepoli; abbracciandolo, gesto di amore e di identificazione, che corrisponde al rapporto annunciato da Gesù con chiunque realizza il disegno di Dio: “costui per me è fratello, sorella e madre” (Mc 3,35).

37 “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”.

Questi seguaci, quando sono inviati (chi accoglie, cfr. 6,11), portano con sé la presenza di Gesù e del Padre e rappresentano l’unico santuario dal quale si irradia l’amore di Dio.

Riflessioni…

  • Ad ogni ora l’uomo interroga il suo Dio: confronta i suoi “significati” con quelli di Dio, gli rimbalza i suoi “perché”, quando non comprende o non trova convergenze con Lui.
  • A volte ha timore e non osa, ha rispetto e si trattiene ed indugia, a volte ha ammirazione e Lo cerca e finalmente gli parla: gli dice di sé, delle sue incomprensioni, dei suoi pregiudizi, dei suoi pensieri erranti e smarriti.
  • Non riesce ad immaginarlo, vederlo, accettarlo prigioniero, deriso ed ucciso, fa fatica anche a capirlo risorto. E resta muto e tremante, abbandonando il Mistero che può salvarlo, e preferisce fare i suoi calcoli, asservito dalla sua ragione: Chi sarà il primo?… Chi è il più bello del Reame?… E sulla strada anonima, egli trascura persino la sua vera identità e si perde a ricercare ruoli di potere e surrettizi, a sacrificare anche valori, per mire indicibili e indescrivibili. Perciò non sa fare altro che tacere a scomode domande divine: cosa stavate discutendo?… Come inesperto ed immaturo bambino, continua a chiedersi Chi è il più grande?… E in una vana competizione, afferma il proprio primato, imposto qualche volta persino come proveniente dall’Alto o dal Popolo.
  • Ma la graduatoria divina è inversa e spiazzante: dall’ultimo al primo! La scala dei valori è riscritta con valenze rovesciate: al primo posto il più piccolo… e chi sa farsi più piccolo e servitore.
  • La logica della strada lascia il posto a quella dell’umanità vera, alla logica di Dio, che sollecita a competere, senza tendere insidie…, senza gelosia e spirito di contesa…, come desidera un cuore puro.
  • Un invito a farsi abbracciare da Dio, perché piccolo. Perché piccolo è bello, è autentico, veritiero, leale, creativo e ricco di fantasia, sognatore e fiducioso nei padri: è misura dell’uomo. Un’attrazione, perché garzoncello, similare al Servo, ed insieme con Lui proposta d’amore. Accolto come servo, garanzia di presenza divina. E attende di essere abbracciato e posto al centro, insieme con Dio, per comunicare valori e senso di vita, ed essere il primo ad amare e donare la gioia di vivere.

Associazione “il filo – gruppo laico di ispirazione cristiana” – http://www.ilfilo.org

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Questa voce è stata pubblicata il 20/09/2018 da in anno B, Domenica - lectio, ITALIANO, Liturgia, Tempo ordinario (B).

San Daniele Comboni (1831-1881)

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