COMBONIANUM – Formazione e Missione

— Sito di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA — Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa — Blog of MISSIONARY ONGOING FORMATION — A missionary look on the life of the world and the church

Commento al Vangelo della XXV Settimana del Tempo Ordinario

XXV Settimana del Tempo Ordinario
Commento di Paolo Curtaz


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Lunedì 24 Settembre > 
(Feria – Verde)
Lunedì della XXV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Pr 3,27-34   Sal 14   Lc 8,16-18: La lampada si pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.
Martedì 25 Settembre > 
(Feria – Verde)
Martedì della XXV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Pr 21,1-6.10-13   Sal 118   Lc 8,19-21: Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica.
Mercoledì 26 Settembre > 
(Feria – Verde)
Mercoledì della XXV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Pr 30,5-9   Sal 118   Lc 9,1-6: Li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.
Giovedì 27 Settembre > 
(Memoria – Bianco)
San Vincenzo de’ Paoli
Qo 1,2-11   Sal 89   Lc 9,7-9: Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?
Venerdì 28 Settembre > 
(Feria – Verde)
Venerdì della XXV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Qo 3,1-11   Sal 143   Lc 9,18-22: Tu sei il Cristo di Dio. Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto.
Sabato 29 Settembre > 
(FESTA – Bianco)
SANTI ARCANGELI MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE
Dn 7,9-10.13-14   Sal 137   Gv 1,47-51: Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo.
Domenica 30 Settembre > 
(DOMENICA – Verde)
XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Num 11,25-29   Sal 18   Giac 5,1-6   Mc 9,38-43.45.47-48: Chi non è contro di noi è per noi. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala.

Lunedì della XXV settimana del Tempo Ordinario
Lc 8,16-18: La lampada si pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.

Quando la Parola abbondantemente seminata germoglia e porta frutto, anche chi gli è attorno beneficia della sua bontà e se ne nutre. Se davvero la Parola ci abita e orienta le nostre scelte, non siamo solo noi a gioire e godere della vita nuova in Cristo ma anche chi ci sta attorno. Accade come se nella nostra vita si accendesse una luce che ci rischiara e rischiara anche l’ambiente che ci sta attorno. Ma, perché ciò accada, ci ammonisce Gesù, occorre mettere la lampada sul lampadario, in alto. Se la nostra fede, le nostre scoperte, la nostra vita interiore resta nascosta, abitualmente perché ci vergogniamo del giudizio altrui, pensiamo di non essere pronti o capaci nel difendere le novità che abbiamo scoperto, difficilmente riusciremo a portare luce. Intendiamoci: Gesù non ci chiede di girare con pesanti croci appese al collo come dei profeti apocalittici, ma di lasciare che la compassione e la tenerezza del vangelo emergano dalle nostre scelte. Una battuta incoraggiante al collega d’ufficio, un sorriso, una richiesta di scusa possono davvero rendere una bella testimonianza al vangelo.

Martedì della XXV settimana del Tempo Ordinario
Lc 8,19-21: Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica.

L’ascolto della Parola porta frutto in noi e illumina la nostra vita. Ma non solo: ci rende famigliari di Dio e concittadini dei santi, come direbbe san Paolo. L’ascolto della Parola e la sua messa in pratica ci permette di entrare in un gruppo, un insieme di persone che, come noi, vivono la stessa esperienza. Ed è vero: diversamente da ogni altro tipo di esperienza, la fede cristiana ci apre orizzonti nuovi condivisi da altri. Non come la passione per uno sport o un cantante ma come un’identica esperienza spirituale. Riconoscere che Gesù è Dio e diventare suoi discepoli, accomuna persone con percorsi di vita, cultura ed esperienze radicalmente diversi. Posso parlare con un cinese o un africano credente della stessa vita interiore. Entriamo a far parte di una grande famiglia, la Chiesa, che riunisce coloro che hanno deciso di seguire il Cristo vivendo il vangelo con radicalità e passione. Questa esperienza, spesso, travalica l’appartenenza famigliare: i legami di fede sono molto più profondi e autentici di quelli di sangue e molti, fra noi, hanno maggiore intimità interiore con i fratelli nella fede che con i propri parenti!

Mercoledì della XXV settimana del Tempo Ordinario
Lc 9,1-6: Li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.

Vi siete mai chiesti a cosa serve la Chiesa? Restiamo perplessi, a volte, davanti alla manifestazione storica della Chiesa, di certi limiti anche evidenti, di certe pesantezze che sembrano negare la novità del vangelo. La struttura, l’organizzazione, inevitabilmente, rischiano di complicare la semplicità dell’annuncio diventando ostacolo all’incontro con Dio e non trasparenza. Luca, allora, ricorda ai primi discepoli, e a noi, qual è il compito della Chiesa: annunciare il Regno e guarire gli infermi. Annunciare il Regno, non sostituirlo, non manipolarlo, non credere di averlo realizzato. Ma essere a servizio del Regno che Dio costruisce, anche nella Chiesa e attraverso la Chiesa. E guarire gli infermi: non arrabbiarsi con essi, né limitare l’accesso all’ospedale mettendo una soglia di ingresso. La bellissima e drammatica immagine dell’ospedale da campo, usata da Papa Francesco, ci orienta nella direzione giusta. Abbiamo Cristo, farmaco di immortalità, che può guarire l’anima del mondo, a noi di renderlo accessibile, accogliendo tutti coloro che chiedono aiuto. Annunciare e guarire, il il resto viene dopo.

Giovedì 27 Settembre (Memoria – Bianco) San Vincenzo de’ Paoli
Lc 9,7-9: Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?

Vincenzo (Pony presso Dax, Francia, 1581 – Parigi, Francia, 27 settembre 1660), sacerdote, parroco si dedicò dapprima all’evangelizzazione delle popolazioni rurali, fu cappellano delle galere e apostolo della carità in mezzo ai poveri, i malati e i sofferenti. Alla sua scuola si formarono sacerdoti, religiosi e laici che furono gli animatori della Chiesa di Francia, e la sua voce si rese interprete dei diritti degli umili presso i potenti. Promosse una forma semplice e popolare di evangelizzazione. Fondò i Preti della Missione (Lazzaristi – 1625) e insieme a santa Luisa de Marillac, le Figlie della Carità (1633)

Possiamo cacciare tutti i profeti dalla nostra anima, e decapitarli. Possiamo cancellare dalle nostre coscienze l’impronta di Dio asfaltandola sotto metri di peccati e di stravizi. Possiamo irridere a tutto ciò che ci richiama alla santità e alla verità intorbidendo le acque, nascondendoci dietro la libertà intesa come anarchia delle emozioni. Possiamo girare pagina, trovando mille motivazioni per sentirci molto all’avanguardia sputando contro la Chiesa e i cristiani. Possiamo fare come Erode, archiviare la scomoda pratica del Battista. Ma succede, come è successo al piccolo sovrano, di essere nuovamente travolti dalla Parola infuocata del profeta che ci raggiunge in altro modo. Ora è Gesù che parla come lui, ora è il Nazareno a disturbare i sonni inquieti del dittatore. No, la profezia non può essere spenta. Possiamo uccidere i profeti, ridicolizzarli, ignorarli ma la profezia non può finire. E finché esiste qualcuno che ci indica Dio e la verità dell’essere, che non tira diritto sulle nostre mancanze, che ci ama, perciò ci pungola e ci inquieta senza giudicarci, abbiamo qualche speranza di conversione…

Venerdì della XXV settimana del Tempo Ordinario
Lc 9,18-22: Tu sei il Cristo di Dio. Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto.

Erode si chiede chi sia questo Nazareno di cui tutti parlano. Popola le sue notti insonni, si rigira nel letto chiedendosi chi possa essere. Il fantasma del Battista lo inquieta: è morto il profeta, non la profezia. Molti altri si pongono domande riguardo all’identità di Gesù: i sacerdoti del tempio, da lontano, lo osservano sospettosi, ma senza preoccuparsi perché hanno ben altro a cui pensare. E i farisei, convinti che Gesù stia dalla loro parte. E i sadducei, infastiditi da questi popolani che diventano profeti. La folla si chiede se non sia lui il Messia, o il profeta Elia risorto o Giovanni il battezzatore. Ancora oggi molti parlano di Gesù: dopo duemila anni un libro su di lui ancora fa discutere. E Gesù chiede ai suoi discepoli e a noi: lascia stare ciò che pensano gli altri. Chi sono io per te? Cosa dici di me? Pietro osa e risponde: il Cristo di Dio. Grande gesto di Pietro: nulla in Gesù corrisponde all’idea di Messia che la gente si è fatta. E io, cosa penso di Gesù? Chi è per me il Signore? Nessuna risposta da catechismo, amici: rispondiamo con verità a questa provocazione. Lasciamo che la nostra preghiera risponda a questa domanda.

Sabato 29 Settembre >
(FESTA – Bianco) SANTI ARCANGELI MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE
Gv 1,47-51: Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo.

Il Martirologio commemora insieme i santi arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. La Bibbia li ricorda con specifiche missioni: Michele avversario di Satana, Gabriele annunciatore e Raffaele soccorritore.  Prima della riforma del 1969 si ricordava in questo giorno solamente san Michele arcangelo in memoria della consacrazione del celebre santuario sul monte Gargano a lui dedicato.
Il titolo di arcangelo deriva dall’idea di una corte celeste in cui gli angeli sono presenti secondo gradi e dignità differenti. Gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele occupano le sfere più elevate delle gerarchie angeliche. Queste hanno il compito di preservare la trascendenza e il mistero di Dio. Nello stesso tempo, rendono presente e percepibile la sua vicinanza salvifica.

È una grande festa, quella di oggi: la Chiesa invoca su di sé l’aiuto degli arcangeli, i puri spiriti creati da Dio che lodano la sua presenza e ci accompagnano lungo il nostro cammino. Facciamoli lavorare!
Nella Bibbia la presenza degli angeli è determinante: sono essi ad aiutare Dio nel suo lavoro. Oggi ricordiamo i tre principali: Michele (Chi è come Dio?) è l’arcangelo che insorge contro Satana e i suoi satelliti (Gd 9; Ap 12, 7; cfr Zc 13, 1-2), difensore degli amici di Dio (Dn 10, 13.21), protettore del suo popolo (Dn 12, 1). Gabriele (Forza di Dio) è uno degli spiriti che stanno davanti a Dio (Lc 1, 19), rivela a Daniele i segreti del piano di Dio (Dn 8, 16; 9, 21-22), annunzia a Zaccaria la nascita di Giovanni Battista (Lc 1, 11-20) e a Maria quella di Gesù (Lc 1, 26-38). Raffaele (Dio ha guarito), anch’egli fra i sette angeli che stanno davanti al trono di Dio (Tb 12, 15; cfr Ap 8, 2), accompagna e custodisce Tobia nelle peripezie del suo viaggio e gli guarisce il padre cieco. Sentiamo di essere in pericolo, attanagliati dalla tenebra? Invochiamo san Michele. Dobbiamo dare o ricevere qualche notizia o capire cosa voglia Dio dalla nostra vita? Ci sostiene san Gabriele. Abbiamo necessità di una guarigione profonda dell’anima e del corpo? Interviene Raffaele. Non abbiamo paura di invocare il loro aiuto!

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Mc 9,38-43.45.47-48: Chi non è contro di noi è per noi. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala.

“Non è dei nostri”: quante volte l’ho sentito dire nei paesi, tra i tifosi, in ambito politico, riguardo alla spinosa questione dell’immigrazione… e, ahimè, quante volte l’ho sentito dire anche tra le comunità dei discepoli del Signore Gesù. 
“Non è dei nostri”: abbiamo bisogno di connotarci, di distinguerci, di essere in qualche modo riconoscibili, identificabili. Questo legittimo bisogno che può e deve esistere anche nelle comunità, e che diventa legittimo senso di orgoglio e appartenenza, storia di una parrocchia e delle sue vicissitudini, senso di famigliarità che ci dona la gioia di essere accolti e riconosciuti in ambito fraterno, può degenerare in una sorta di settarismo che contraddice il vangelo, un settarismo “ad intra”, nella comunità cristiana stessa. Negli ultimi decenni lo Spirito Santo ha suscitato nella chiesa cattolica numerose e innovative esperienza di fede: movimenti e associazioni hanno saputo cogliere la novità dell’annuncio. Esperienze di preghiera forti e carismatiche, riflessioni e impegni concreti, una forte appartenenza ad una intuizione che travalicava i confini delle parrocchie. Ritengo seriamente che tale abbondanza di intuizioni sia un dono del Signore ma che – come ogni dono – vada vagliato con logica evangelica. Tutte queste esperienze, ormai consolidate nel maggior numero dei casi, sono state e sono uno straordinario dono di Dio.

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Questa voce è stata pubblicata il 24/09/2018 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana - commento.

San Daniele Comboni (1831-1881)

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