COMBONIANUM – Formazione e Missione

— Sito di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA — Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa — Blog of MISSIONARY ONGOING FORMATION — A missionary look on the life of the world and the church

Commento al Vangelo della XXVI Settimana del Tempo Ordinario

XXVI Settimana del Tempo Ordinario 
Commento di Paolo Curtaz


Lc_9_51_dommim

Lunedì 1 Ottobre > 
(Memoria – Bianco)
Santa Teresa di Gesù Bambino
Gb 1,6-22   Sal 16   Lc 9,46-50: Chi è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande.
Martedì 2 Ottobre > 
(Memoria – Bianco)
Santi Angeli Custodi
Es 23,20-23   Sal 90   Mt 18,1-5.10: I loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.
Mercoledì 3 Ottobre > 
(Feria – Verde)
Mercoledì della XXVI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Gb 9,1-12.14-16   Sal 87   Lc 9,57-62: Ti seguirò dovunque tu vada.
Giovedì 4 Ottobre > 
(FESTA – Bianco)
SAN FRANCESCO D`ASSISI
Gal 6,14-18   Sal 15   Mt 11,25-30: Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.
Venerdì 5 Ottobre > 
(Feria – Verde)
Venerdì della XXVI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Gb 38,1.12-21;40,3-5   Sal 138   Lc 10,13-16: Chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato.
Sabato 6 Ottobre > 
(Feria – Verde)
Sabato della XXVI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Gb 42,1-3.5-6.12-16   Sal 118   Lc 10,17-24: Rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli.
Domenica 7 Ottobre > 
(DOMENICA – Verde)
XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Gen 2,18-24   Sal 127   Eb 2,9-11   Mc 10,2-16: L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto.

Lunedì 1 Ottobre (Memoria – Bianco) Santa Teresa di Gesù Bambino
Lc 9,46-50: Chi è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande.

La Francia dell’Ottocento è il primo paese d’Europa nel quale cominciò a diffondersi la convinzione di poter fare a meno di Dio, di poter vivere come se egli non esistesse. Proprio nel paese d’Oltralpe, tuttavia, alcune figure di santi, come Teresa di Lisieux, ricordarono che il senso della vita è proprio quello di conoscere e amare Dio. Teresa nacque nel 1873 in un ambiente profondamente credente. Di recente anche i suoi genitori sono stati dichiarati beati. Ella ricevette, dunque, una educazione profondamente religiosa che presto la indusse a scegliere la vita religiosa presso il carmelo di Lisieux. Qui ella si affida progressivamente a Dio. Su suggerimento della superiora tiene un diario sul quale annota le tappe della sua vita interiore. Scrive nel 1895: «Il 9 giugno, festa della Santissima Trinità, ho ricevuto la grazia di capire più che mai quanto Gesù desideri essere amato». All’amore di Dio Teresa vuol rispondere con tutte le sue forze e il suo entusiasmo giovanile. Non sa, però, che l’amore la condurrà attraverso la via della privazione e della tenebra. L’anno successivo, il 1896, si manifestano i primi segni della tubercolosi che la porterà alla morte. Ancor più dolorosa è l’esperienza dell’assenza di Dio. Abituata a vivere alla sua presenza, Teresa si trova avvolta in una tenebra in cui Le è impossibile vedere alcun segno soprannaturale. Vi è, però, un’ultima tappa compiuta dalla santa. Ella apprende che a lei, piccola, è affidata la conoscenza della piccola via, la via dell’abbandono alla volontà di Dio. La vita, allora, diviene per Teresa un gioco spensierato perché anche nei momenti di abbandono Dio vigila ed è pronto a prendere tra le sue braccia chi a Lui si affida. (www.santiebeati.it)


Sono infantili i discepoli. Ma non nel senso evangelico del termine, non sono bambini in maniera positiva! Sono infantili perché Gesù sta per confidare loro di essere disposto a morire per annunciare il vero volto del padre: ha indurito il volto per salire a Gerusalemme. E davanti a tanta determinazione, in un momento drammatico cosa fanno i suoi migliori amici? Discutono su chi fra di loro sia il più importante, come se Gesù non avesse detto nulla… Non ottiene conforto, il Signore, e nemmeno incoraggiamento, solo l’incomprensione totale dei suoi. E si fa da parte, il Maestro, cogliendo l’occasione per ribadire quale sia la logica del Regno, in cui più si è in alto e più si diventa servi. Sono infantili i discepoli: vogliono dare la patente di predicatore solo a chi garba loro, cercando di preservare l’esclusiva dell’annuncio. E il Signore li ammonisce e li invita a guardare le tante cose positive che lo Spirito suscita nel cuore di chi cerca Dio e ne parla con coscienza e consapevolezza. A noi, ora, discepoli del risorto: e se provassimo a essere meno infantili e più evangelici, oggi?

Martedì 2 Ottobre (Memoria – Bianco) Santi Angeli Custodi
Mt 18,1-5.10: I loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.

Nella storia della salvezza, Dio affida agli Angeli l’incarico di proteggere i patriarchi, i suoi servi e tutto il popolo eletto. Pietro in carcere viene liberato dal suo Angelo. Gesù a difesa dei piccoli dice che i loro Angeli vedono sempre il volto del Padre che sta nei Cieli.
Figure celesti presenti nell’universo religioso e culturale della Bibbia – così come di molte religioni antiche – e quasi sempre rappresentati come esseri alati (in quanto forza mediatrice tra Dio e la Terra), gli angeli trovano l’origine del proprio nome nel vocabolo greco anghelos =messaggero. Non a caso, nel linguaggio biblico, il termine indica una persona inviata per svolgere un incarico, una missione. Ed è proprio con questo significato che la parola ricorre circa 175 volte nel Nuovo Testamento e 300 nell’Antico Testamento, che ne individua anche la funzione di milizia celeste, suddivisa in 9 gerarchie: Cherubini, Serafini, Troni, Dominazioni, Potestà, Virtù celesti, Principati, Arcangeli, Angeli. Oggi il tema degli Angeli, quasi scomparso dai sermoni liturgici, riecheggia stranamente nei pulpiti dei media in versione new age, nei film e addirittura negli spot pubblicitari, che hanno voluto recepirne esclusivamente l’aspetto estetico e formale (www.santiebeati.it)

Oggi la Chiesa celebra la festa degli angeli custodi, preziose anime create direttamente da Dio cui siamo affidati, amici sinceri che vogliono il nostro bene.
È pieno di angeli il mondo della Bibbia. Non quelli bizzarri della nostra contemporaneità che nega con arroganza l’esistenza di Dio e crede negli angeli e negli oroscopi. Né quelli derisi da chi, in nome di un presunto approccio scientifico, nega la possibilità che esista ciò che non è misurabile, negandosi così l’esperienza del resto della realtà. Esistono gli angeli perché il mondo è immensamente più ampio di quanto lo conosciamo e di quanto ne facciamo esperienza. Esistono e agiscono per condurre i nostri passi verso la pienezza della conoscenza di Dio, esistono, creati da Dio come puri spiriti e a ciascuno è affidato un amico interiore che, nel pieno rispetto della nostra libertà, ci consiglia e ci incoraggia. Come già sperimenta il popolo d Israele, ad ognuno di noi è chiesto: abbi rispetto della sua presenza, dà ascolto alla sua voce e non ribellarti a lui. Il problema è che, spesso, nemmeno sappiamo della loro esistenza e li lasciamo inattivi a girarsi i pollici. O, peggio, li utilizziamo con superstizione, come se fossero degli amuleti. Lasciamoli lavorare, piuttosto, lasciamoci condurre.

Mercoledì della XXVI settimana del Tempo Ordinario
Lc 9,57-62: Ti seguirò dovunque tu vada.

Gesù ha deciso, è assolutamente determinato: col volto indurito si dirige verso la Gerusalemme che uccide i profeti. I suoi discepoli non sono all’altezza della situazione e ancora non hanno capito cosa stia veramente succedendo: Giovanni ha appena proposto la distruzione del villaggio di samaritani che non li ha accolti. Chi, allora, è disposto a seguire il Signore in questa scelta che lo porterà a morire? Qual è il discepolo che serve alla causa, che davvero può accompagnare Gesù? Non chi prende la fede come un nido, una comoda cuccia in cui rifugiarsi lontano dal mondo, come molti fanno. E nemmeno chi mette al primo posto il clan famigliare e la retorica familista, chi assoggetta il vangelo alle (buone e sante) abitudini. E nemmeno chi si volge indietro, rimpiangendo il passato o analizzando all’esasperazione le proprie azioni. Gesù ha bisogno di uomini liberi, disposti a seguire Gesù senza certezze, disposti ad amarlo più di ogni altro affetto, disposti a mettersi in gioco ogni giorno, come lui, senza guardare al passato. Uomini all’altezza della sua passione per Dio. Disposti a seguirlo, sul serio?

Giovedì 4 Ottobre (FESTA – Bianco) SAN FRANCESCO D`ASSISI
Mt 11,25-30: Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli

Francesco nacque ad Assisi nel 1182, nel pieno del fermento dell’età comunale. Figlio di un mercante, da giovane aspirava a entrare nella cerchia della piccola nobiltà cittadina. Per questo ricercò la gloria tramite le imprese militari, finché comprese di dover servire solo il Signore. Si diede quindi a una vita di penitenza e solitudine in totale povertà, dopo aver abbandonato la famiglia e i beni terreni. Nel 1209, in seguito a un’ulteriore ispirazione, iniziò a predicare il Vangelo nelle città, mentre si univano a lui i primi discepoli. Con loro si recò a Roma per avere dal papa Innocenzo III l’approvazione della sua scelta di vita. Dal 1210 al 1224 peregrinò per le strade e le piazze d’Italia: dovunque accorrevano a lui folle numerose e schiere di discepoli che egli chiamava “frati”, cioè “fratelli”. Accolse poi la giovane Chiara che diede inizio al Secondo Ordine francescano, e fondò un Terzo Ordine per quanti desideravano vivere da penitenti, con regole adatte per i laici. Morì la sera del 3 ottobre del 1226 presso la chiesa di Santa Maria degli Angeli ad Assisi. È stato canonizzato da papa Gregorio IX il 16 luglio 1228. Papa Pio XII ha proclamato lui e santa Caterina da Siena Patroni Primari d’Italia il 18 giugno 1939. I resti mortali di colui che è diventato noto come il “Poverello d’Assisi” sono venerati nella Basilica a lui dedicata ad Assisi, precisamente nella cripta della chiesa inferiore.

Oggi l’Italia è in festa celebrando in Francesco d’Assisi uno dei suoi figli migliori. Tutto di Cristo, ha saputo incendiare d’amore la Chiesa del suo tempo. E noi.
Così agisce Dio: quando vede che il suo vangelo arranca e si impantana nelle pastoie clericali, quando vede che la Chiesa, specialmente chi, nella Chiesa, dovrebbe condurre il gregge, si allontana dal messaggio e dalla propria missione… invia i santi. E questo è il modo di agire di Dio, sempre pronto a inviare uomini e donne che, senza fare rivoluzioni, senza colpi di stato, senza rabbie represse, convertono la Chiesa a partire da se stessi. Francesco vive in un medioevo in cui la Chiesa combatte per non essere travolta dal nascente potere civile e lo fa, spesso, imitandone le peggiori attitudini. Papi-principi, vescovi-padroni offuscano e contraddicono il mandato evangelico. In una societas strutturata intorno alla presenza fisica e tangibile del cristianesimo con i suoi presidi sul territorio, spesso si è finiti col dimenticare l’essenziale. E Francesco, figlio del suo tempo, dell’Italia rissosa dei comuni, semplicemente scopre Dio. Non quello della messa domenicale e delle processioni, ma il Dio che accende e stravolge. Ancora oggi Francesco, il somigliantissimo a Cristo) come lo chiamano gli ortodossi, ci affascina e ci incoraggi a credere. Sul serio.

Venerdì della XXVI settimana del Tempo Ordinario
Lc 10,13-16: Chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato.

Dio ha pazienza, certo, ma la sua pazienza non è debolezza di carattere. Dio è buono, così ci ha svelato Gesù, ma non è un Babbo Natale pacioccone. Dio è misericordioso, certo, ma se restiamo nel pantano dei nostri vizi e dei nostri peccati questa misericordia non cambia il nostro cuore. Dio è tenerezza, così crediamo, ma la tenerezza non sostituisce il nostro impegno al cambiamento, ma lo suscita e lo accompagna. Gesù è dolorosamente colpito dall’indifferenza e dalla reazione delle città della Galilea nei suoi confronti. Tutti seduti sulle proprie certezze religiose, certi di essere dei prescelti, degli eletti, gli ebrei non si preoccupano di coltivare la propria fede e non riconoscono i profeti come Gesù. Così Gesù annota, amaramente, come le città pagane del passato si siano convertite, davanti alla sollecitazione degli uomini di Dio, cosa che le città blasonate della fede ebraica non sanno fare. Anche noi rischiamo di confrontarci con il mondo attorno e di trovarci migliori, di essere, tutto sommato, in grazia di Dio. Ma questa certezza diventa sicumera pericolosa e mortale se non si apre alla continua conversione!

Sabato della XXVI settimana del Tempo Ordinario
Lc 10,17-24: Rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli.

È pieno di gioia, il vangelo di oggi! Gioiscono i discepoli che tornano dalla missione entusiasti del potere della Parola: hanno visto il male arretrare, la Parola di Gesù scardinare le resistenze, rivelare Dio; le persone cambiare vita, accogliere la profezia… Gioisce Gesù per i suoi, gioisce quando ci vede contenti per la missione, gioisce quando vede che i suoi discepoli realizzano il Regno e invita loro e noi a non legarci ai risultati (!) ma al fatto che siamo conosciuti da Dio, che i nostri nomi sono scritti nel cuore di Dio! E gioisce il Padre nel vedere il Figlio gioire e Gesù si commuove vedendo la logica del Padre: sono gli sconfitti, i perdenti, i dolenti ad accogliere il Regno, non i saputelli e i devoti… E noi, oggi, di cosa possiamo gioire? Spesso leghiamo la nostra gioia ad eventi, all’emozione, all’ottenere dei risultati, poniamo delle condizioni alla felicità. Il Vangelo, oggi, ci insegna a gioire del fatto di essere nel cuore di Dio, del fatto di poter annunciare e vivere la Parola, del fatto che il Padre, almeno lui!, ha una logica diversa da quella selettiva di questo durissimo mondo che abbiamo costruito…

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Mc 10,2-16: L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto.

Al tempo di Gesù il divorzio era un fatto consolidato, addirittura attribuito a Mosè, quindi intangibile. Il divorzio, però, era un divorzio maschilista: solo l’uomo, stancatosi della moglie, poteva rimandarla a casa con un libello di ripudio.
Nessuno avrebbe mai osato mettere in discussione una norma così favorevole ai maschi: la domanda che viene posta a Gesù è retorica, tutti si aspettano che, ovviamente, Gesù benedica questa norma. O forse no: la domanda viene posta proprio come un tranello, per far diventare Gesù improvvisamente antipatico alle folla che lo ha così presto elevato al rango di profeta. La risposta di Gesù è una rasoiata: voi fate così, ma Dio non la pensa così, Dio crede nell’amore come unico, crede nella possibilità di vivere insieme ad una persona per tutta la vita. Senza sopportarsi, senza sentirsi in gabbia, senza massacrarsi: l’obiettivo della vita di coppia non è vivere insieme per sempre, ma amarsi per sempre! Gesù dice che è possibile amarsi per tutta la vita, che Dio l’ha pensata così l’avventura del matrimonio, che davvero la fedeltà ad un sogno non è utopia adolescenziale ma benedizione di Dio! Quando due persone decidono di sposarsi e parliamo della fedeltà, non stiamo disquisendo di una norma anacronistica di una struttura reazionaria che propone un modello superato: stiamo parlando del sogno di Dio.

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Questa voce è stata pubblicata il 01/10/2018 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana - commento.

San Daniele Comboni (1831-1881)

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