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Papa Francesco: il 14 ottobre la canonizzazione di Paolo VI, insieme a Oscar Romero e altri cinque beati


Il 14 ottobre, alle ore 10.15, sul sagrato della basilica vaticana, il Papa celebrerà la messa e presiederà il rito della canonizzazione di Paolo VI e altri sei beati: Oscar Arnulfo Romero Galdamez, Francesco Spinelli, Vincenzo Romano, Maria Caterina Kasper, Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù, Nunzio Sulprizio. A confermarlo ufficialmente è oggi la Sala Stampa della Santa Sede.

«Paolo VI, pastore coraggioso»

Un Papa coraggioso, un uomo che ha attraversato gli anni difficili del ‘900 prendendo decisioni difficili, tenendo saldamente il timone della Barca di Pietro. Un ricordo e una testimonianza del cardinale Giovanni Battista Re, in occasione della beatificazione avvenuta il 19 ottobre del 2014.

Un pastore coraggioso

Paolo VI - Le 31 mars 1968, visite pastorale du pape Paul VI à l’église San Leone Magno à Rome.“Altro che Papa amletico: Paolo VI ha preso decisioni molto coraggiose e innovative: ha abolito la Corte Pontificia, ha abbracciato il patriarca ortodosso Atenagora ed è stato il primo Papa che si è tolto la tiara per affermare che l’autorità del Papa non è legata al potere umano, ma allo stesso tempo voleva mettere i poveri al centro”. Ha sottolineato il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto emerito della Congregazione dei vescovi e conterraneo di Montini. “La tiara – ha ricordato – Paolo VI volle che fosse venduta, la comprò un museo americano, e il ricavato fu portato dal Papa stesso in India per consegnarlo a Madre Teresa di Calcutta”.

I primati

Paolo VI, un Papa di primati che la Chiesa ha scelto come modello a cui ispirarsi. Il cardinale Giovanni Battista Re, storico collaboratore e grande amico di Papa Montini, ha parlato dell’eredità lasciata da Paolo VI. “Paolo VI – ha raccontato il cardinale di origini bresciane come Montini – è stato un papa di primati. Il primo Papa che ha preso l’aereo, il primo che si è recato in Terra Santa mentre era ancora in corso il Concilio. Per dire che il rinnovamento della Chiesa doveva avvenire andando a ricalcare le orme di Cristo”.
“Fu un Papa geniale e ricco di spiritualità”, ha ricordato il porporato, correggendo un aspetto che all’epoca si rimproverava a Montini. “Un papa indeciso? Niente affatto – ha corretto il cardinale Re – si disse che era un Papa indeciso ma più che dubbioso Montini voleva sentire le diverse voci e aveva la volontà di approfondire le ragioni degli altri”.

Il Concilio

Paolo VI “è stato un Papa poco compreso, ci furono giudizi ingiusti e duri contro di lui, ora invece è una figura apprezzata, si riconosce la sua saggezza, la figura di un uomo ricco di spiritualità, molto sensibile alle sfide della modernità e alle attese degli uomini di oggi”. Il cardinale Re si è detto certo che “resterà nella storia per il ruolo che ha avuto nel Concilio Vaticano II: ha avuto il merito di averlo guidato e portato a termine con mano ferma e poi di essersi impegnato per la sua applicazione”. Nel Concilio, come Papa, ha detto Re, “ha cercato di assumere anche le ragioni che c’erano nella minoranza mentre proprio nell’applicazione del Vaticano II ha poi fondato il Sinodo dei vescovi”.

Uomo di cultura e di dialogo

“Resterà nella storia – ha aggiunto Re – anche per essere stato un uomo di cultura, un grande uomo di dialogo, atteggiamento che aveva appreso in famiglia e che sviluppò rendendosi conto che la maggior parte delle persone non sono cattoliche, lo stile doveva allora essere quello del dialogo”. “Si è detto, Papa amletico, indeciso – ha continuato Re – ma il suo non era affatto l’animo del dubbio, piuttosto la volontà di approfondire le questioni in tutti i loro aspetti. Voleva sentire tutte le voci, poi decideva”. Per papa Francesco, ha osservato Re, “Montini è stata una grande luce, la luce della sua giovinezza. Giovanni Paolo II, invece, disse che era stato il suo vero padre. Ha donato alla Chiesa una grande umanità”.

Ostpolitik. Lo sguardo a Est

“L’iniziativa della Ostpolitik è stata di Giovanni XXIII, Paolo VI l’ha portata avanti, c’erano persone che dicevano che non si dovesse seguire questa linea, Paolo VI invece l’ha ripresa in maniera convinta e ha portato avanti questo dialogo con i Paesi dell’Est ottenendo peraltro dei discreti risultati”. Ha ricordato ancora il cardinale Giovanni Battista Re che ha spiegato: In seguito alla sua Ostpolitik “alcuni accordi ci sono stati, diceva che era un ‘modus vivendi’, non morendi, in modo cioè che la Chiesa potesse continuare ad avere dei vescovi”. A questo riguardo, il porporato ha ricordato il braccio di ferro di Paolo VI con il cardinale ungherese Mindszenty che alla fine ubbidì al Papa che lo destituì da arcivescovo di Budapest. “Paolo VI gli scrisse una lettera – ha detto Re -, Mindszenty obbedì, venne a Roma e il Papa lo volle ospitare nella Torre di San Giovanni. Lo accolse lui stesso al suo arrivo e gli donò il mantello rosso che usava a Milano all’epoca in cui era arcivescovo dicendogli che a Vienna, dove poi Mindszenty sarebbe andato, ne avrebbe avuto bisogno perché faceva freddo”.
Il cardinal Re ha ricordato anche il dibattito precedente all’atto di Helsinki con alcuni prelati che sostenevano che si dovesse andare e altri che erano contrari. “Fu Paolo VI a decidere – ha affermato – dicendo che si doveva andare e mandò Casaroli. Fu importante perché furono aggiunte notazioni sulla libertà religiosa che poi ebbero i loro sviluppi persino nella caduta del Muro di Berlino”. Grazie alla Ostpolitik, ha concluso Re, “la Chiesa non è morta, si è ritrovata viva e con una certa organizzazione” negli allora Paesi comunisti.

Amore per la libertà, anche politica

“Paolo VI era un antifascista sfegatato: non era certo a favore di Francisco Franco, come non era stato a favore di Benito Mussolini”. Lo ha affermato il postulatore della causa di beatificazione, padre Antonio Marrazzo, rispondendo a una domanda dei giornalisti sul rapporto conflittuale tra Paolo VI e il regime franchista in Spagna e sull’intervento del Papa per salvare la vita dei condannati a morte “garrotati” durante il regime. “Nella causa di beatificazione – ha comunque spiegato Marrazzo – la ricerca storica fa da base per trovare le virtù: noi non abbiamo seguito il percorso di indagare su tutto”. Tuttavia, “è importante vedere come Paolo VI si è posto davanti alle situazioni: quello che è singolare è stato il suo comportamento nel passaggio alla democrazia, come ha stimolato l’episcopato spagnolo ad essere protagonista in questa transizione. Lui ha dato direttive ma senza apparire. La sua idea era sempre: aiutiamo gli ultimi a sentirsi difesi come umanità”.

Il miracolo e la privacy

Non saranno dati particolari né immagini della famiglia che ha ricevuto il miracolo grazie al quale è stata resa possibile la beatificazione di Paolo VI. “Hanno invocato la privacy”, si è scusato con i giornalisti il postulatore, padre Antonio Marrazzo che ha tuttavia precisato che il miracolo approvato dalla Chiesa riguarda la guarigione di un feto che non sarebbe potuto nascere a causa di una grave malformazione, ottenuto grazie alle preghiere dei genitori del bambino (oggi è un ragazzo) ma anche dei medici dell’ospedale degli Stati Uniti dove era in cura la signora, e delle suore di Maria Bambina, che all’epoca erano a servizio nell’appartamento di Giovanni Paolo II, una delle quali era in amicizia con la madre della puerpera.

La reliquia

Alla cerimonia di beatificazione [il 19 ottobre 2014 da papa Francesco] (…)  come reliquia di Paolo VI [fu] portata una sua maglietta insanguinata, una delle due, di lana leggera, che indossava quando a Manila, nel viaggio del 1970, fu bersaglio di un attentato da parte di uno squilibrato munito di pugnale. (…)

Avvenire

 

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Questa voce è stata pubblicata il 02/10/2018 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag , .

San Daniele Comboni (1831-1881)

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