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Sinodo Giovani (3) Al Sinodo emerge la questione femminile


Sinodo

Il cardinale Marx: gli abusi sessuali possibili per un clericalismo che la presenza femminile spezzerebbe. Più responsabilità alle donne nella Chiesa e anche in Vaticano

Un appello ad aumentare la presenza femminile nei ruoli decisionali della Chiesa cattolica e del Vaticano è stato pronunciato nell’aula del Sinodo dal cardinale Reinhard Marx, presidente della conferenza episcopale tedesca, che ha tra l’altro messo in evidenza come gli abusi sessuali nella Chiesa siano stati possibili grazie ad una cultura clericalista che una maggiore presenza femminile in ruoli di responsabilità spezzerebbe.

Nel suo intervento, pubblicato poi sul sito della conferenza episcopale tedesca, Marx, partendo dal documento di lavoro del Sinodo sui giovani (Instrumentum laboris 128), ha sottolineato che in Germania dal 2013 i vescovi hanno deciso di «aumentare significativamente la proporzione di donne nei ruoli di responsabilità che nella Chiesa sono accessibili a tutti i laici», di approfondire sul piano pastorale e teologico «la partecipazione delle donne (e dei laici nel loro insieme) nei compiti di responsabilità della Chiesa» e infine di «promuovere una pastorale attenta alla differenza di genere nella teologia e nella pratica». Da allora sono stati avviati vari progetti quali, ad esempio, un «mentoring» per le donne nella Chiesa che ha preparato in questi anni quasi 100 di loro a incarichi di responsabilità.

Riferendosi al recente studio commissionato dai vescovi tedeschi che ha evidenziato le «strutture clericali e il modo clericale in cui sono vissute le responsabilità» tra le cause fondamentali della diffusione degli abusi sessuali nella Chiesa, l’arcivescovo di Monaco di Baviera ha affermato: «Le donne in posizioni di responsabilità hanno un ruolo decisivo nello spezzare i circoli clericali chiusi». «Se, come l’Instrumentum laboris sollecita, la Chiesa vuole sostenere la dignità delle donne (cfr. numero 158) – ha detto Marx – non è sufficiente ripetere i relativi testi magisteriali. Dobbiamo affrontare le domande spesso scomode e impazienti di giovani sulla parità di diritti delle donne nella Chiesa. Non possiamo più chiamarci fuori facilmente dai discorsi e dobbiamo imparare nuovamente una cultura del dibattito per essere presenti nel dibattito pubblico in modo argomentato sulle principali questioni fondamentali dell’esistenza umana come la sessualità, i ruoli delle donne e degli uomini e i rapporto umani. E dobbiamo, per credibilità propria, aumentare molto di più le donne in ruoli di leadership a tutti i livelli della chiesa, dalla parrocchia fino ai livelli della diocesi, della Conferenza episcopale e dello stesso Vaticano. Dobbiamo davvero volerlo e realizzarlo! L’impressione che la Chiesa, quando si tratta di potere, in ultima analisi è Chiesa maschile – ha concluso il porporato tedesco – deve essere superato sia nella Chiesa universale che qui in Vaticano. Altrimenti le giovani donne non vi potranno trovare nessuna reale possibilità creativa. E’ giunto il momento!».

Sulla scia dell’intervento del cardinale Marx la questione femminile è tornata anche durante il briefing quotidiano in sala stampa vaticana. «Al Sinodo c’è grande apertura ad ascoltare tutti, anche le donne, e le donne sono anche presenti, come sono state presenti nel pre-sinodo e con l’inchiesta via internet precedente: penso che sia stata data loro molta voce, ma poi il Sinodo è Sinodo dei vescovi, non ci sono donne vescovi o cardinali, questo va accettato», ha detto il vescovo olandese Everardus Johannes de Jong. A chi domandava, più specificamente, perché i religiosi uomini possono votare al Sinodo, pur non essendo religiosi, mentre le religiose donne no, il presule olandese ha risposto: «Io non organizzo il Sinodo e non so perché non ci siano donne che votano, ma è vero che apostoli sono uomini» e, ha proseguito rivolto alla giornalista che aveva posto la questione, «vorrei capire meglio cosa c’è dietro questa domanda, se c’è la sensazione che le donne siano escluse dai processi di presa di decisione nella Chiesa o perché le questioni che riguardano le donne secondo lei non sono affrontate da noi, ma io penso che le donne debbano parlare e siano ascoltate, non vedo nulla contro la possibilità di un consiglio di donne che si organizzi e si rivolga al Papa, ci sono state 30mila donne negli Stati Uniti hanno firmato una richiesta di spiegazioni sulla questione degli abusi: prego, parlate!, di questioni importanti per voi e per la Chiesa».

Al briefing è intervenuta anche una «uditrice», la suora sudcoreana Mina Kwon, che sul tema ha dichiarato: «La mia impressione dal Sinodo è che la situazione della Chiesa sta migliorando».

Il vescovo ausiliare di Los Angeles Robert Emmet Barron, al suo primo sinodo, ha riferito di un’assemblea «gioiosa» con giovani uditori che, con i loro interventi, sono effettivamente «protagonisti» del Sinodo, e che ieri il Papa ha salutato invitandoli a «continuare a fare rumore».

Diverse domande per il presule statunitense si sono concentrate sulle dimissioni che il Papa ha accettato del cardinale arcivescovo di Washington Donald Wuerl, ma mons. Barron ha precisato di avere appreso della notizia, e dell’esistenza di una lettera del Papa a Wuerl, solo pochi minuti prima, mentre camminava dall’aula del Sinodo alla sala stampa vaticana: «Eravamo impegnati tutta la mattina in incontri, realmente non ho avuto modo di approfondire la questione», ha detto. «Conosco il cardinale Wuerl e penso che prenda le decisioni in buona coscienza e abbia fatto quel che riteneva bene per le Chiesa», si è limitato a dire. Quanto alla più generale questione degli abusi nella Chiesa degli Stati Uniti, «ho trovato molto incoraggiante il comunicato vaticano del sei ottobre nel quale il Papa promette trasparenza e dice di voler aprire i file e indagare anche qui» e al Sinodo il tema degli abusi è discusso, sia in aula che nei gruppi di lavoro, perché «la gente vede un collegamento tra i due temi», la questione giovanile e il tema degli abusi, «e discutiamo in modo molto franco, vogliamo una Chiesa trasparente e responsabile ad ogni livello».

A chi gli domandava dell’importanza dell’enciclica Humane vitae di Paolo VI, che domenica viene canonizzato, il vescovo statunitense ha detto che si tratta di una lettera che «non è discussa fortemente in aula, ma penso che sia il momento di celebrare il suo carattere profetico». Quanto alla «inclusione» delle persone omosessuali, “gay o lesbiche, bisogna raggiungerli come si raggiungono tutti i figli di Dio, che sono amati come chiunque altro, ciò detto la Chiesa chiama anche alla conversione», ha detto il vescovo, «Gesù accoglie e poi propone la conversione: la mia esitazione con la parola inclusione è che è un temine secolare, preferisco la parola amore, il che vuol dire anche chiamare le persone a cambiare vita: accettazione e inclusione non significa non chiedere conversione».

Nel corso del briefing, il prefetto del dicastero vaticano per la Comunicazione, Paolo Ruffini, ha riferito che dopo la sessione di ieri pomeriggio da oggi i padri sinodali sono impegnati nei gruppi di lavoro linguistici per l’esame della seconda parte dell’Instrumentum laboris. La congregazione per la Evangelizzazione dei popoli, ha detto, ha distribuito in aula un dossier su oltre 100 sacerdoti e vescovi uccisi. Un giovane uditore iracheno ha parlato della minoranza cristiana nel paese, ricordando che più della metà è stata uccisa negli ultimi anni, ed ha poi parlato della emigrazione che ha ridotto di un terzo la presenza cristiana in Iraq dal 2003 passata da 1,5milioni a 400mila ed ha infine espresso la speranza «che un giorno essi possano vedere il Papa in Iraq», ha riferito Ruffini, sottolineando che si è trattato del più applaudito intervento finora del sinodo.

il 12/10/2018
IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO
Vaticaninsider

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Questa voce è stata pubblicata il 14/10/2018 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag , .

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