COMBONIANUM – Formazione e Missione

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XXIX Domenica del Tempo Ordinario (B) Lectio

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)
Marco 10, 35-45 

Nonostante la dettagliata predizione di Gesù, il gruppo dei Dodici continua a pensare al trionfo. Due dei suoi esponenti di primo piano, Giacomo e Giovanni, approfittano dell’occasione per chiedere posti di privilegio nel futuro regno.


XXIXB(2)

35 Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: “Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo “. 36 Egli disse loro: “Che cosa volete che io faccia per voi?”. 37 Gli risposero: “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”.

Non c’è reazione esplicita da parte dei due all’annuncio di Gesù (“Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà” Mc 10,33-34), ma, dalla scena che segue, risulta chiaro che l’hanno frainteso. Infatti, come dopo il secondo annuncio della morte (“Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Mc 9,31-34), anche ora si manifesta l’ambizione presente nel gruppo (cfr. anche il primo annuncio in Mc 8,31-33). Giacomo e Giovanni, “i figli del tuono”, (=gli autoritari, 3,17), senza aver preso notizia dell’annuncio precedente (cfr. Mc 10,33-34) sperano che Gesù occupi il trono di Israele (nella tua gloria) e, precedendo il resto del gruppo, esigono per se stessi i primi posti nel regno che immaginano.

38 Gesù disse loro: “Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?”.

Gesù li rimprovera per la loro ignoranza, che nasce dalla resistenza ad accettare le sue parole (voi non sapete quello che chiedete) e propone loro un programma diverso: accettare una morte come la sua (cfr. 8,34), espressa con due figure: 1) potete bere il calice che io bevo, che sottolinea l’aspetto di volontarietà (attivo: “consegnarsi”, cfr. 4,29: il frutto che si consegna=il frutto è maturo…), 2) Potete… essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?… (lett. “essere battezzato/sommerso” v. 38), che mette in risalto quello dell’inevitabilità (passivo: “essere consegnato” cfr. 10,33-34).

39 Gli risposero: “Lo possiamo”. E Gesù disse loro: “Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. 40 Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato”.

Il posto dove verrà proclamata la regalità di Gesù sarà la croce (15,26: ”il re dei Giudei”), e i posti alla sua destra e alla sua sinistra toccano ai due crocifissi con lui (Mc 15,27). Gesù dichiara di non poter assegnare quei posti: è per coloro per i quali è stato preparato, cioè, a quelli che, quando arriva il momento della prova (8,34: “prendere la croce”), risponderanno con una dedizione come la sua. Occupare questi posti non dipende da Gesù ma dai discepoli.

41 Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni.

Il desiderio di potere e di gloria dei due fratelli fa scoppiare l’indignazione degli altri e causa divisione nel gruppo (cfr. 9,50); i dieci, in opposizione ai due (v. 35), ricordano lo scisma delle tribù (1Re 12,20ss: “Nessuno seguì la casa di Davide, se non la tribù di Giuda.”=Tutta la casa di Giuda e la tribù di Beniamino con Roboamo contro Geroboamo e le sue dieci tribù, cioè contro tutto Israele); l’ambizione di alcuni rompe l’unità del nuovo Israele.

42 Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: “Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono.

Come contrasto-somiglianza alla condotta nella comunità Gesù presenta i poteri pagani assoluti (i governanti delle nazioni dominano su di esse); implicitamente sta facendo un parallelismo tra quelli e l’ideale messianico dei discepoli. I regimi pagani istituzionalizzavano l’assoluta disuguaglianza tra gli uomini, stabilendo una classe dominante (i loro capi le opprimono). Conformemente alle aspettative giudaiche, i discepoli concepiscono un Messia autoritario ed esigente, tanto dannoso per l’uomo quanto i regimi pagani che tanto disprezzano. L’essenza del potere dominatore è la stessa per tutti i tempi e in tutti i casi.

43 Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore,

Gesù mette in risalto il contrasto della nuova comunità umana (il regno di Dio) con quella organizzazione sociale. Esclude categoricamente ogni dominio degli uni sugli altri; la grandezza non consiste nell’appartenere a una classe dominante, ma si basa sul servizio; l’ambizione (chi vuole diventare grande) non può espletarsi che in quell’ambito (sarà vostro servitore, cfr. 9,35); questo deve essere l’atteggiamento di tutti e dei singoli all’interno della comunità, atteggiamento che, essendo quello di tutti verso tutti, crea l’uguaglianza.

44 e chi vuol essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti.

L’appellativo servo/schiavo di tutti (prima volta in Marco) allude alla situazione dell’umanità pagana dove la società legittimava la schiavitù (con varie forme di oppressione: cfr. 5,2-20; 7,24-31), e designa i seguaci di Gesù in quanto si mettono volontariamente accanto a quelli che soffrono l’oppressione dei governanti (42: “Dominano su di esse e i loro capi le opprimono”); l’appellativo implica, quindi, la missione tra i pagani e la solidarietà con gli oppressi di tutti i popoli. Gesù caratterizza, quindi, i suoi seguaci come quelli che sono “servitori” (da diakonoi=colui che serve per amore) e “schiavi” (da douloi = servo/schiavo, termine esplicitamente opposto a ogni concezione pagana di dominio e di potere).

45 Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti “.

Gesù espone la ragione di quanto precede (perché/anche). L’appellativo “il Figlio dell’uomo” presenta Gesù come modello della pienezza umana alla quale devono aspirare tutti i suoi seguaci. Nella sua comunità, Gesù, l’Uomo pieno, non sarà, come i dominatori della terra e i grandi del mondo, un padrone che pretende superiorità ed esige servizio; al contrario, presterà servizio ai suoi. E il servizio del Figlio dell’uomo, l’Uomo pieno, si riferisce sempre alla crescita, alla maturità e pienezza umana di tutti. Rispetto all’umanità, Gesù è disposto a mettere la sua vita nelle mani dei potenti per riscattare gli esseri umani dall’oppressione che soffrono. Così i Dodici cominciano a percepire che egli non è il Messia solo per Israele né sarà un Messia vittorioso sugli altri popoli: la missione di Gesù e dei suoi si estende ai pagani, non però per dominarli, ma per dare loro vita (2,1-13).

Riflessioni…

  • Alle proposte di dominio di Satana, il Maestro aveva stigmatizzato, spiegato, motivato le sue risposte con le sue ragioni, con la forza della Parola e del Pensiero di Dio.
  • Offuscato e travolto da pulsioni di potere, l’uomo, anche religioso, discepolo, eletto da Dio, non riesce a percepire, a comprendere le ragioni di Dio, e tutto fraintende.
  • Rifiuta proposte di servizio, di amore disinteressato, di croce, cercando anche strade più celeri, percorsi riservati per sedere a destra e a sinistra di Dio, pensando al Dio della Gloria che tuona, giudica e condanna, sognando di gestire con Lui un potere supremo/capitale.
  • Quanta ignoranza su questo Dio che, invece, con il Figlio parla, annuncia e ripete lezioni di servizio, di disponibilità estrema, e tenta di trasmettere la sapienza dello Spirito per sapere quello da chiedere, quello che ha davvero valore.
  • Illusioni e delusioni nei fraintendimenti umani, in contatto con Dio: pur di sedere su comode poltrone di potere, si offrono frastornate dichiarazioni di adesione al singolare progetto di umiltà e di sofferenze, mentre il Maestro fa trasparire velata delusione per l’incomprensione, per le false coscienze, e va col pensiero ai ladroni crocifissi con lui nell’ imminente Venerdì del Golgota.
  • Tra dialettiche di potere e servizio, di ingiustizie e uguaglianze, Dio ancora ripropone esercizi di amore, abolizioni di schiavitù/dipendenze, superamenti di particolarismi e privilegi, e ridisegna progetti di riscatto, di salvezza, di condivisione di vita, di tutta la vita, per tutti.
  • E fa un passo avanti. E, come sempre, dichiara la sua presenza: ECCOMI, sono pronto a dare…, e invita tutti a porsi a destra e a sinistra per guardare meglio negli occhi chi servire e soccorrere, anche se pagano, se forestiero, se monco o cieco o nudo perché non ha altro da sperare.
  • E attende, nell’indomito amore, una schiera di DIACONI che segua, per testimoniare e vivere concrete forme di servizio, per unire cuori e sorreggere braccia nel comune intento di riscatto di tutti.

Associazione “il filo – gruppo laico di ispirazione cristiana” – Napoli http://www.ilfilo.org

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Un commento su “XXIX Domenica del Tempo Ordinario (B) Lectio

  1. EL Señor no tiene miedo de perder “adeptos”,…., al deseo humano de ser servido”, nos contrapone a todos su ejemplo de darse completamente a los demás”

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Questa voce è stata pubblicata il 18/10/2018 da in anno B, Domenica - lectio, ITALIANO, Liturgia, Tempo ordinario (B).

San Daniele Comboni (1831-1881)

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