COMBONIANUM – Formazione e Missione

— Sito di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA — Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa — Blog of MISSIONARY ONGOING FORMATION — A missionary look on the life of the world and the church

Commento al Vangelo della XXIX Settimana del Tempo Ordinario

XXIX settimana del Tempo Ordinario
Commento di Paolo Curtaz

Lunedì 22 Ottobre > 
(Feria – Verde)
Lunedì della XXIX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ef 2,1-10   Sal 99   Lc 12,13-21: Quello che hai preparato, di chi sarà?
Martedì 23 Ottobre > 
(Feria – Verde)
Martedì della XXIX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ef 2,12-22   Sal 84   Lc 12,35-38: Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli.
Mercoledì 24 Ottobre > 
(Feria – Verde)
Mercoledì della XXIX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ef 3,2-12   Is 12   Lc 12,39-48: A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto.
Giovedì 25 Ottobre > 
(Feria – Verde)
Giovedì della XXIX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ef 3,14-21   Sal 33   Lc 12,49-53: Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.
Venerdì 26 Ottobre > 
(Feria – Verde)
Venerdì della XXIX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ef 4,1-6   Sal 23   Lc 12,54-59: Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo?
Sabato 27 Ottobre > 
(Feria – Verde)
Sabato della XXIX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ef 4,7-16   Sal 121   Lc 13,1-9: Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.
Domenica 28 Ottobre > 
(DOMENICA – Verde)
XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Ger 31,7-9   Sal 125   Eb 5,1-6   Mc 10,46-52: Rabbunì, che io veda di nuovo!

Commento al Vangelo del giorno 6

Lunedì della XXIX settimana del Tempo Ordinario
Lc 12,13-21: Quello che hai preparato, di chi sarà?

Gesù si rifiuta di entrare nella disputa per questione ereditarie fra i due fratelli del vangelo di oggi. Gesù sa bene che siamo perfettamente in grado di affrontare questioni di questo genere senza tirare Dio per la giacca e senza invocare i santi. Esiste una autonomia delle realtà terrene voluta dal Creatore e Dio non interviene in questioni che gli uomini possono dirimere lasciandosi illuminare da una coscienza retta. È una forte testimonianza della capacità dell’essere umano a gestire la propria esistenza, una inconsueta testimonianza di laicità che Dio stesso vuole. Ma, ricorda Gesù con la parabola del ricco agricoltore, i discepoli devono vegliare sul loro rapporto coi beni materiali e col denaro. Gesù non è classista né condanna la ricchezza frutto del lavoro dell’uomo. Ma ammonisce: la ricchezza è un inganno perché promette ciò che non può mantenere. E la Bibbia allarga la riflessione: la ricchezza è sempre dono di Dio ma la povertà è sempre colpa del ricco perché i beni della terra sono da condividere con generosità. Viviamo liberi dalle insidie della cupidigia e della bramosia!

Martedì della XXIX settimana del Tempo Ordinario
Lc 12,35-38: Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli.

Viene, il Signore. Viene quando meno ce lo aspettiamo, viene nei momenti meno probabili, viene nella vita di ciascuno più e più volte. È venuto nella storia, certo, e tornerà nella gloria, alla fine del tempo. Ma continua impercettibilmente a bussare alla nostra porta: se sappiamo riconoscerlo ed aprirgli verrà e cenerà con noi. Siamo chiamati a vegliare, a tenere desti i nostri cuori, a non lasciarci travolgere dalle tante cose da fare, dalle preoccupazioni e dalle ansie, dalla paura e dallo scoraggiamento. Il Signore ci vuole svegli, pronti, determinati, decisi. Se siamo discepoli rischiamo di sederci sulle nostre piccole sicurezze. Di abituarci a Dio. È difficile, lo so bene, lo vivo sulla mia pelle: difficile stare sempre attenti, ritagliarsi qualche micro-spazio di meditazione da infilare nelle nostre caotiche giornate. Eppure… Travolti dall’amore di Dio, sorpresi dalla gioia, convertiti dalla Parola, possiamo trasformare la nostra vita facendola diventare attesa. Attesa di un altro incontro, di un altro impalpabile sfioramento del mantello di Dio in attesa del grande incontro, dell’ultimo. Stiamo pronti, il Signore viene, forse anche oggi.

Mercoledì della XXIX settimana del Tempo Ordinario
Lc 12,39-48: A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto.

No Pietro, la parabola del servo che aspetta non riguarda i fratelli ancora in ricerca o quelli che tengono Dio lontano dal proprio orizzonte. No, non è proprio così: riguarda me e te, noi discepoli di lunga data, noi che abbiamo avuto la gioia straordinaria di conoscere il vero volto di Dio. Proprio noi rischiamo di appesantire la fede, di appannare lo smalto, di abituarci alla gloria del Padre. Proprio noi che lo abbiamo seguito da vicino rischiamo di dare tutto per scontato: le scoperte, le conquiste, i doni della fede. E di sederci. Quanto sono rimasto turbato dalle pagine sconcertanti dei preti pedofili! Certo, ci sono dei casi patologici, dei veri e propri disturbi della personalità in mezzo a loro, ma molti di più sono i preti “normali” che si sono adagiati, che non hanno vegliato, che hanno iniziato a percuotere gli altri servi. E senza andare a questi eccessi anche noi possiamo, senza accorgercene, senza darvi peso, diventare dei piccoli dittatori della nostra parrocchia, esigenti e presuntuosi, troppo sicuri di noi stessi e delle cose che sappiamo. No, Pietro, Gesù parla a noi due, te e me, e ci invita a non scommettere troppo sulla nostra presunta fede. Vigiliamo.

Giovedì della XXIX settimana del Tempo Ordinario
Lc 12,49-53: Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.

Molti pensano, anche fra i bravi cattolici, che la fede sia una specie di gigantesco sonnifero delle coscienze, un’anestesia generale per farci diventare dei bravi ragazzi, una specie di camicia di forza che imprigiona gli istinti passionali (peccaminosi ma tanto belli!). E altri pensano, fra i non -credenti, che i cristiani siano dei mezzi uomini e delle mezze donne, delle persone castrate e tremebonde, che parlano sommessamente e con lo sguardo in basso. Ora: cosa ha a che vedere questo con la fortissima affermazione di Gesù? Egli è venuto a portare il fuoco, non il sonnifero! La fede, come il fuoco, è calore, luce, consumazione! Certo, non tutti hanno un temperamento passionale, e ci sta. Ma ciò che il Signore dice è che la fede è evento travolgente: come un innamoramento, come la gioia di diventare genitori, come la riuscita di un’impresa attesa da anni. Talmente intensa e forte da aiutarci a sostenere le contraddizioni, le prese in giro, le incomprensioni che proprio a causa della fede, a volte dobbiamo affrontare. Gli esegeti ci dicono che probabilmente Luca descriveva una situazione che si era venuta a creare nelle primitive comunità ma quante volte proprio le persone a noi più vicine non capiscono la nostra fede!

Venerdì della XXIX settimana del Tempo Ordinario
Lc 12,54-59: Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo?

Hai perfettamente ragione, Signore: siamo degli ipocriti. Fingiamo di non vedere, di non accorgerci cosa sta succedendo, giochiamo davanti agli eventi che ci obbligano a capire e a credere. Facciamo come se nulla dovesse cambiare, come se la Chiesa fosse inamovibile, come se tutto fosse scontato. Teniamo la testa sotto la sabbia, accusiamo quelli che non vengono in Chiesa, i genitori che sbuffano durante le riunioni (quasi sempre inutili e noiose!) e ci stringiamo forte attorno al gruppetto dei sopravissuti cattolici. No, non vediamo proprio i segni dei tempi, non capiamo nemmeno la forza travolgente del gesto di un Papa che lascia le chiavi ad un altro per rispetto e onore del ruolo di Pietro, senza pensare a se stesso, e di un altro papa Francesco, che si mette al timone con umiltà e mitezza spingendo tutti noi a chiederci se stiamo assolvendo al mandato del Signore di raccontare il vangelo dove viviamo. Hai ragione Signore, troppi giocano con le paure delle persone e predicono – anche fra i cristiani! – eventi catastrofici e profezie spaventando i deboli invece di incoraggiarli ad aprirsi allo stupore di un tempo consegnato alla immensa tenerezza del Padre. Hai ragione Signore, dobbiamo proprio svegliarci.

Sabato della XXIX settimana del Tempo Ordinario
Lc 13,1-9: Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.

Il dolore dell’innocente è l’unica vera obiezione alla bontà di Dio. Ma la Bibbia non offre facili soluzioni, né scorciatoie: il dolore resta un mistero incomprensibile nella nostra vita. Una delle risposte a questo enigma, ancora molto diffuso!, consiste nell’attribuire alla volontà punitiva di Dio la sofferenza: hai peccato e devi scontare la tua colpa. Nonostante il libro di Giobbe avesse smontato radicalmente questa supposizione (Giobbe soffre pur essendo un santo!) al tempo di Gesù – e ancora oggi – molti erano assolutamente convinti che le disgrazie fossero conseguenza delle azioni scorrette. Così non è! ribadisce Gesù: la colpa della morte dei diciotto travolti dal crollo della torre di Siloe non è da attribuire ai loro peccati ma all’imperizia del progettista e alla superficialità dei costruttori. Così come la morte violenta dei devoti uccisi dai romani è da attribuire all’esercizio del potere di Pilato, non alle loro presunte manchevolezze. Davanti agli eventi difficili, allora, non scarichiamo addosso a Dio colpe che non ha, ma viviamoli come opportunità di riflessione, di conversione, occasione per portare frutto. Come se gli imprevisti fossero del concime che ci aiuta ad andare all’essenziale…

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Mc 10,46-52: Rabbunì, che io veda di nuovo!

Il cristiano è un cieco e un mendicante, come tutti. Come tutti sta ai bordi della strada della vita, tende disperatamente le mani per avere di che vivere: attenzione, affetto, approvazione. Spesso, però, il mondo lo invita a tacere, a non disturbare, a lasciar perdere, a rassegnarsi.

Siamo mendicanti, e il mondo ci dice che siamo degli illusi. Anche Dio – ci dicono – in fondo è infastidito dai nostri lamenti. Se insistiamo, se urliamo più forte, ad un certo punto sentiamo che Gesù, il Nazareno, il Figlio di Davide, ci chiama e ci incoraggia. Qualcuno, un discepolo, un amico, un evento, ci ripete: “Coraggio! Alzati, ti chiama”. Ci fidiamo (i fratelli che ci invitano ad avere coraggio lo fanno con amore e disinteresse!), ci alziamo dalle nostre paralisi, abbandoniamo le nostre incommensurabili paure, gettiamo il mantello della lamentela e siamo raggiunti dal Signore. Il Signore, oggi e sempre, ci chiede cosa vogliamo da lui. Potremmo chiedere mille cose: fortuna, denaro, affetto, carriera. Chiediamone una sola: la luce. Luce: che importa avere fortuna se non sappiamo riconoscere chi ce l’ha donata? Luce: quanto denaro serve per colmare il cuore incolmabile di desiderio? Luce: quante volte l’affetto diventa oppressione e dolore? Luce: che ci importa di diventare qualcuno se restiamo tenebra? E accade: il Signore ci ridà luce agli occhi e al cuore. Ora, illuminati come Bartimeo, possiamo diventare discepoli.

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Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 22/10/2018 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana - commento.

San Daniele Comboni (1831-1881)

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