COMBONIANUM – Formazione e Missione

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XXX Domenica del Tempo Ordinario (B) Commento

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (B)
Marco 10,46-52


XXXB1


In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Un cieco dalla fede cieca.
Commento di Giovanni Berti

Sono stato a Gerico questa estate. Nel pellegrinaggio organizzato con i giovani della parrocchia, abbiamo previsto un cammino di 3 ore nel deserto, partendo da un punto in mezzo alle colline rocciose e aride della Giudea, fino alla città di Gerico, o almeno quella che oggi porta lo stesso nome, e che conserva ancora qualche resto della città dei tempi di Gesù.

Per vedere Gerico bisogna quindi farsi questo viaggio in Israele, ma per vedere Bartimeo, il cieco che sta lungo il cammino e che incontra Gesù, non si deve fare così tanta strada.
La prima cosa infatti che ho pensato leggendo questo racconto è che Marco spende più di una parola per dirci qualcosa di questo personaggio che non rimane anonimo. Capita spesso che alcuni personaggi del vangelo sono quasi privi di descrizione e privi anche del nome. Qui invece ci viene detto chi è e di chi è figlio. Al contrario la folla che sta attorno Gesù, rimane senza un nome.

Questo povero sappiamo quindi dove trovarlo e conosciamo anche il nome e anche di chi è figlio. Non possiamo quindi rimanere ciechi e non vederlo, facendo finta di nulla.
I poveri attorno a noi sono spesso invisibili, non perché non ci sono, ma perché noi non li vediamo.

Sembra che abbiamo una specie di filtro agli occhi per non vedere le povertà e sofferenze che incontriamo. Questo Bartimeo è visto solamente come una gran seccatura. Le sue grida a Gesù (“Figlio di Davide, abbi pietà di me!”) sono smorzate dai rimproveri della folla che non lo vuole vedere, e vorrebbe passare più avanti, impedendo l’incontro con Gesù.

In questa folla di personaggi che non hanno nome, forse possiamo vedere proprio noi stessi, noi come singoli cristiani e anche l’intera comunità cristiana.

Ma il desiderio di Bartimeo di incontrare Gesù buca la barriera, e arriva all’orecchio attento di Gesù, che toglie così dall’ombra questo non vedente che nessuno vuole vedere.

Pensiamo che il miracolo della vista fisica ridonata sia l’unica guarigione di questo racconto. In realtà Gesù dona luce non solo agli occhi del cieco, ma dona nuova vista anche a questa folla, nella quale si mescolano anche i suoi discepoli. Gesù con quell’ordine (“Chiamatelo!”) guarisce la folla dalla cecità e la trasforma da” barriera” a “ponte”. E’ infatti attraverso le persone che stanno attorno a Gesù che il cieco può venire al Signore, e dal margine della strada a mendicare si ritrova ora al centro.

Il tempo della divina compassione.
Commento di Ermes Ronchi

Un mendicante cieco: l’ultimo della fila, uno che ha fatto naufragio, seduto lungo la strada come chi si è fermato e si è arreso. E improvvisamente passa Gesù, uno che non permette all’uomo di arrendersi, ed ecco che tutto sembra mettersi di nuovo in moto. Bartimeo comincia a gridare: Gesù abbi pietà di me!

Perché il peggio che ci possa capitare è di innamorarci della nostra cecità. La folla fa muro e lo sgrida, perché i poveri disturbano, sempre: ci fanno un po’ paura, sono là dove noi non vorremmo mai essere, sono il lato doloroso della vita, ciò che temiamo di più.

Ma è proprio sulla povertà dell’uomo ciò su cui si posa sempre il primo sguardo di Gesù, non sulla moralità di una persona, ma sul suo dolore: «Coraggio, alzati, ti chiama».

E subito, tutto sembra eccessivo, esagerato: il cieco non parla, grida; non si toglie il mantello, ‘lo getta’; non si alza in piedi, ‘ma balza in piedi’. La fede è questo: un eccesso, un di più illogico e bello, una dinamica nuova in tutto ciò che fai. La fede è qualcosa che moltiplica la vita, secondo le parole di Gesù: «Sono venuto perché abbiate la vita, quella piena». Credere fa bene, la fede produce una vita buona, il rapporto con Cristo è l’avvio della guarigione di tutta l’esistenza.

Il cieco comincia a guarire già nell’accoglienza e nella compassione di Gesù. Ha bisogno, come tutti, che per prima cosa qualcuno lo ascolti: ascolti le sue ferite, la sua speranza, la sua fame, il suono vero delle sue parole, uno che gli voglia bene!

Guarisce nella voce che lo accarezza. Guarisce come uomo, prima che come cieco, l’ultimo comincia a riscoprirsi uno come gli altri perché chiamato con amore.

«Balza in piedi» e lascia ogni sostegno, per precipitarsi, senza vedere, verso quella voce che lo chiama, orientandosi solo sulla parola di Cristo, che ancora vibra nell’aria. Come lui, ogni cristiano si orienta nella vita senza vedere, solo sull’eco della parola di Dio ascoltata con fiducia là dove risuona: nel vangelo, nella coscienza, negli eventi della storia, nel gemito e nel giubilo del creato.

Che bella questa espressione amorevole di Gesù: «Cosa vuoi che io ti faccia?». Se un giorno io sentissi, con un brivido, queste stesse parole rivolte a me, che cosa chiederei al Signore? Una domanda che è come una sfida, una prova per vedere che cosa portiamo nel cuore.

Gesù insegna instancabilmente qualcosa che viene prima di ogni miracolo, insegna la compassione, che rimane l’unica forza capace di far compiere miracoli ancora oggi, di riempire di spe­ranza il dolore del mondo. Noi saremo come Cristo non se faremo miracoli, ma se sapremo far sorgere nel mondo il tempo della divina compassione.

Rabbunì, che io veda di nuovo!
Commento di Luca Orlando Russo

L’episodio del cieco Bartimèo è situato al capitolo 10 dall’evangelista Marco per un motivo ben preciso. Infatti, a partire dal capitolo 11, Gesù fa il suo ingresso in Gerusalemme dove si scontrerà con le autorità religiose e civili fino a quando lo scontro non culminerà con la sua morte. Prima di andare incontro alla passione, morte e risurrezione di Gesù, l’evangelista Marco vuole insegnarci che non è possibile cogliere la buona notizia della morte di Gesù, se non abbiamo occhi nuovi.

Non ci dovrebbe essere difficile ricordare che Marco con il vangelo ha l’obiettivo di condurci alla professione di fede del centurione, che sotto la croce «vistolo spirare in quel modo, disse: “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!”». Se durante tutto il Vangelo è un continuo chiedersi “chi è Gesù?” la risposta arriva da un pagano sotto la croce, nel momento più tragico della vita di Gesù. A questa consapevolezza deve giungere il catecumeno, secondo Marco.

Ma tutto ciò sarà possibile se il catecumeno, ovvero colui che vuole, mediante il battesimo, essere iniziato alla fede, ha orecchi per ascoltare e occhi per vedere.

E noi? Abbiamo occhi per contemplare il Crocifisso e scorgere nell’Uomo della croce il Figlio di Dio? Sappiamo cioè vedere nella morte di Gesù una buona notizia per noi?

Forse, abbiamo da compiere un primo passo: divenire consapevoli che siamo ciechi, incapaci di accostarci al mistero della morte e della risurrezione di Gesù con tutti i requisiti necessari.

Bartimèo diventa allora un modello di fede per il cammino che ha fatto:

1. per la consapevolezza della sua cecità;
2. per aver trovato il coraggio di gridare il proprio bisogno di salvezza, anche opponendosi a quanti volevano farlo tacere;
3. per non aver perso tempo a “gettare via il mantello” (espressione biblica con la quale si vuole indicare lo sbarazzarsi di ciò che costituiva la ricchezza di cui Bartimeo disponeva);
4. per essersi messo alla sequela di Gesù subito dopo aver ottenuto la guarigione.

Il cammino di chi vuole essere discepolo di Gesù non può ignorare il percorso di fede di Bartimèo, per passare dalla cecità alla luce. Il rischio è quello di non cogliere ciò che sta alla radice della nostra fede: accogliere la buona notizia della morte e della risurrezione di Gesù

Buona domenica e buona settimana!

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Un commento su “XXX Domenica del Tempo Ordinario (B) Commento

  1. Jesús se hace el encontradizo, pero quiere que seamos nosotros quien le pidamos lo que necesitamos, y solo dejándolo todo podremos escuchar lo que Él nos tiene ya preparado.

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Questa voce è stata pubblicata il 25/10/2018 da in anno B, Domenica - commento, ITALIANO, Liturgia, Tempo ordinario (B).

San Daniele Comboni (1831-1881)

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