COMBONIANUM – Formazione e Missione

— Sito di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA — Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa — Blog of MISSIONARY ONGOING FORMATION — A missionary look on the life of the world and the church

RCA, civili sotto attacco e caschi blu stanno a guardare

La missione di peacekeeping dell’Onu nuovamente sotto accusa in Repubblica Centrafricana. Human Rights Watch denuncia decine di esecuzioni sommarie di civili, avvenute a Bria sotto gli occhi della MINUSCA.

minusca

Nella foto: manifestazione di giovani abitanti del quartiere KM5 di Bangui contro la presenza del contingente delle Nazioni Unite lo scorso 9 aprile.

di Marco Cochi

L’operato della missione delle Nazioni Unite per la Stabilizzazione della Repubblica Centrafricana, è stato messo in discussione nell’ultimo report di Human Rights Watch dedicato alla situazione nel paese africano.

Gli analisti della ong newyorchese evidenziano che «sebbene sia autorizzata a usare la forza per proteggere i civili, la MINUSCA non riesce a prevenire e tantomeno a respingere gli attacchi nel campo profughi di Bria, per porre fine ai ripetuti eccidi di civili».

HRW denuncia le esecuzioni di decine di civili avvenute negli ultimi cinque mesi nel distretto di Haute-Kotto, cui appartiene la giurisdizione del campo profughi di Bria, e nelle aree circostanti. Autori delle efferate violenze sono i ribelli del Fronte Popolare per il Rinascimento del Centrafrica (FPRC), gruppo affiliato all’ex coalizione séleka, composta in prevalenza da musulmani.

I ricercatori, impegnati sull’ingarbugliato dossier centrafricano, non si limitano a segnalare le uccisioni compiute dall’FPRC, ma denunciano anche gli abusi perpetrati nello stesso periodo dalle milizie anti-balaka, letteralmente ‘anti-machete’, che hanno compiuto crimini simili se non peggiori degli antagonisti islamici.

Quello descritto dall’organizzazione statunitense è solo l’ennesimo capitolo di un conflitto che dura dal dicembre 2012, quando gli ex ribelli séleka imbracciarono le armi contro le truppe dell’allora presidente François Bozizé e occuparono il nord del paese.

Nemmeno la presenza dei caschi blu dell’ONU è riuscita a migliorare la situazione, mentre le divisioni etniche, le rivalità, le dispute sul controllo delle risorse e le divergenze strategiche hanno provocato l’implosione della seleka, che alla fine del 2014 si è divisa in diverse fazioni, ciascuna delle quali ha assunto il controllo di una determinata porzione di territorio.

Nel paese è divampata la violenza e dopo anni di continue violazioni di improbabili accordi di pace, nel giugno 2017 il governo di Bangui e 13 dei 14 gruppi armati hanno sottoscritto un’intesa che ha stabilito un cessate il fuoco immediato, una rappresentanza politica per le fazioni firmatarie, il rispetto dell’integrità del territorio nazionale, la creazione di una commissione di verità e riconciliazione, oltre alla possibilità di concedere provvedimenti di clemenza.

Tuttavia, malgrado il fragilissimo accordo stilato sotto gli auspici della Comunità di Sant’Egidio e il ripristino delle istituzioni democratiche, 14 delle 16 provincie del paese, corrispondenti all’80% dell’intero Centrafrica, sono ancora sotto il controllo di vari gruppi armati.

Gli sfollati interni sono quasi 700 mila, i rifugiati nei paesi vicini sono oltre 550 mila e circa 2,4 milioni di centrafricani, vale a dire la metà della popolazione, dipendono per vivere dagli aiuti internazionali. Mentre l’ultimo indice globale della fame (Ghi 2018), presentato giovedì scorso dal Cesvi, denuncia che la Repubblica Centrafricana è il terzo paese dell’Africa subsahariana con il più alto tasso di mortalità infantile sotto i 5 anni (12,4%) e l’unico paese del mondo dove si registra un livello di denutrizione estremamente allarmante (53,7%).

Inoltre, il conflitto, che in origine contrapponeva milizie islamiche e cristiane divise anche dall’appartenenza etnica, adesso è alimentato dagli interessi economici, in ragione dei quali viene strumentalizzata la religione. E anche alla luce dei nuovi eccidi documentati da HRW, non sembra che i gruppi in lotta siano interessati alla pacificazione del paese, come si sperava nel giugno dell’anno scorso.

http://www.nigrizia.it
15.10.2018

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 26/10/2018 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , , .

San Daniele Comboni (1831-1881)

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Segui assieme ad altri 592 follower

Follow COMBONIANUM – Formazione e Missione on WordPress.com

  • 230.400 visite

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica. Immagini, foto e testi sono spesso scaricati da Internet, pertanto chi si ritenesse leso nel diritto d'autore potrà contattare il curatore del blog, che provvederà all'immediata rimozione del materiale oggetto di controversia. Grazie.

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: