COMBONIANUM – Formazione e Missione

— Sito di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA — Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa — Blog of MISSIONARY ONGOING FORMATION — A missionary look on the life of the world and the church

Commento al Vangelo della XXX Settimana del Tempo Ordinario

XXX settimana del Tempo Ordinario
Commento al Vangelo, di Paolo Curtaz

Lunedì 29 Ottobre > 
(Feria – Verde)
Lunedì della XXX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ef 4,32-5,8   Sal 1   Lc 13,10-17: Questa figlia di Abramo non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?
Martedì 30 Ottobre > 
(Feria – Verde)
Martedì della XXX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ef 5,21-33   Sal 127   Lc 13,18-21: Il granello crebbe e divenne un albero.
Mercoledì 31 Ottobre > 
(Feria – Verde)
Mercoledì della XXX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ef 6,1-9   Sal 13   Lc 13,22-30: Verranno da oriente a occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio.
Giovedì 1 Novembre > 
(SOLENNITA’ – Bianco)
TUTTI I SANTI
Ap 7,2-4.9-14   Sal 23   1Gv 3,1-3   Mt 5,1-12: Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
Venerdì 2 Novembre > 
(COMMEMORAZIONE – Viola o Nero)
COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI (Messa I)
Gb 19,1.23-27   Sal 26   Rm 5,5-11   Gv 6,37-40: Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Venerdì 2 Novembre > 
(COMMEMORAZIONE – Viola o Nero)
COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI (Messa II)
Is 25,6.7-9   Sal 24   Rm 8,14-23   Mt 25,31-46: Venite benedetti del Padre mio.
Venerdì 2 Novembre > 
(COMMEMORAZIONE – Viola o Nero)
COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI (Messa III)
Sap 3,1-9   Sal 41   Ap 21,1-5.6-7   Mt 5,1-12: Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
Sabato 3 Novembre > 
(Feria – Verde)
Sabato della XXX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Fil 1,18-26   Sal 41   Lc 14,1.7-11: Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.
Domenica 4 Novembre > 
(DOMENICA – Verde)
XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Dt 6,2-6   Sal 17   Eb 7,23-28   Mc 12,28-34: Amerai il Signore tuo Dio. Amerai il prossimo tuo.

lectio

Lunedì della XXX settimana del Tempo Ordinario – Lc 13,10-17

Si vergognano, i detentori del potere religioso, arrossiscono davanti alle loro assurde elucubrazioni, le loro sconclusionate riflessioni teologiche che presentano un Dio feroce e incomprensibile. E fanno benissimo a vergognarsi. Esulta, la folla, perché finalmente vede il vero volto di Dio. Non un Dio che contabilizza le loro colpe, che impone insopportabili pesi, che chiede senza donare. Esulta, perché Dio guarisce senza guardare al calendario, senza seguire imperscrutabili precetti. E fa benissimo ad esultare. Gesù svela il volto di un Dio che mette l’uomo al centro, non il precetto, che desidera il bene del discepolo. E Gesù insiste, argomenta con la Legge a chi si nasconde dietro la Legge perché non sa argomentare. Anche il più devoto sacerdote e il più pio fariseo portano ad abbeverare il proprio animale da soma il giorno di sabato, e perché Gesù non può “sciogliere” questa donna dal suo legame nefasto per portarla ad abbeverarsi alle acque limpide dell’amore del Padre? Che il Signore ci aiuti a non nasconderci dietro le piccinerie degli uomini per proporre sempre la sua Legge che è fatta per la vita e per l’uomo!

Martedì della XXX settimana del Tempo Ordinario – Lc 13,18-21

Un seme di senape, un po’ di lievito da mettere nella farina, ecco cos’è il Regno. Poca cosa, minuzia, un’apparenza insignificante. Ma il granello di senape, piccolo da sembrare polvere, diventa un grande albero. E poco lievito fa lievitare la farina che diventa pane in abbondanza. Quante volte ci lamentiamo di essere poca cosa nella società. Certo: in teoria viviamo in un paese cristiano, zeppo di simboli religiosi, di valori evangelici. Ma poi, guardando con disincanto, ci rendiamo conto che non è sempre così, che, spesso, dietro l’abitudine e l’apparenza c’è ben poca cosa… E allora vai con le geremiadi, con i parroci che si lamentano della poca risposta della gente del quartiere (e hanno ragione, poveri!, funzionari strattonati da tutte le parti, chiamati a fare tutto e, se avanza tempo, a parlare di Gesù!), dei catechisti che piangono perché i bambini arrivano senza alcun riferimento di fede (altrimenti perché verrebbero?), dei devoti che accusano la Chiesa di aver perso la fede… Il problema non è che ci siano pochi cristiani ma che noi siamo poco cristiani. Non c’è bisogno della folla per evangelizzare, l’importante è che il lievito faccia lievitare la pasta!

Mercoledì della XXX settimana del Tempo Ordinario
Lc 13,22-30: Verranno da oriente a occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio.

Della salvezza non c’è garanzia, né certezza. Meglio così. Al tempo di Gesù i farisei erano convinti di meritarsi la salvezza come premio perché il credere coincideva col fare, con l’osservare i precetti fin nelle più piccole minuzie. Gesù, grazie al cielo, smonta questa presunzione e ricorda a tutti che non basta sentirsi giusti per esserlo davvero. E che, a dirla tutta, il modo di intendere la giustizia da parte di Dio è piuttosto diverso rispetto al nostro, soprattutto da quello dei sé dicenti devoti i quali, talvolta, confondono il moralismo con la morale. Tant’è: tutto sembrerebbe chiaro ma ci sono ancora dei simpaticoni che si appellano a qualche devozione per affermare con assoluta convinzione che è sufficiente osservare una serie di pratiche per avere certezza della salvezza. Santa pazienza! Non scherziamo con queste cose, vigiliamo su noi stessi, non prendiamo scorciatoie né diventiamo i furbetti del cristianesimo. È una cosa seria la salvezza, impegna tutte le nostre forze per tutta la nostra vita e fino all’ultimo non sappiamo se saremo diventati capaci di avere un cuore sufficientemente pronto per accogliere la pienezza dell’amore di Dio. Vegliamo, allora.

Giovedì 1 Novembre – SOLENNITA’ – TUTTI I SANTI
Mt 5,1-12: Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Festeggiare tutti i santi è guardare coloro che già posseggono l’eredità della gloria eterna. Quelli che hanno voluto vivere della loro grazia di figli adottivi, che hanno lasciato che la misericordia del Padre vivificasse ogni istante della loro vita, ogni fibra del loro cuore. I santi contemplano il volto di Dio e gioiscono appieno di questa visione. Sono i fratelli maggiori che la Chiesa ci propone come modelli perché, peccatori come ognuno di noi, tutti hanno accettato di lasciarsi incontrare da Gesù, attraverso i loro desideri, le loro debolezze, le loro sofferenze, e anche le loro tristezze.
Questa beatitudine che dà loro il condividere in questo momento la vita stessa della Santa Trinità è un frutto di sovrabbondanza che il sangue di Cristo ha loro acquistato. Nonostante le notti, attraverso le purificazioni costanti che l’amore esige per essere vero amore, e a volte al di là di ogni speranza umana, tutti hanno voluto lasciarsi bruciare dall’amore e scomparire affinché Gesù fosse progressivamente tutto in loro. E’ Maria, la Regina di tutti i Santi, che li ha instancabilmente riportati a questa via di povertà, è al suo seguito che essi hanno imparato a ricevere tutto come un dono gratuito del Figlio; è con lei che essi vivono attualmente, nascosti nel segreto del Padre. (www.santiebeati.it)

Iniziamo il mese di novembre, come tutti gli anni, con la splendida e luminosa festa di tutti santi: l’occasione per ricordarci della nostra origine e del nostro destino. Dietro la fragilità della nostra piccola vita si nasconde un potenziale santo!
Eccoli, i santi. Una miriade di uomini e donne di tutti i secoli che hanno seguito il Cristo fino in fondo, che hanno saputo consumarsi nell’amore al vangelo, che lasciano tracce di luce dietro di loro, senza volerlo, senza nemmeno saperlo. Eccoli, i santi: quelli conosciuti che finiscono sui calendari e che veneriamo nelle chiese e i tanti altri conosciuti solo da Dio, coloro che nessuno celebra e che, pure, rendono luminoso, giovane e attraente il volto della sposa. Eccoli i santi: persone normali che hanno preso terribilmente sul serio la sequela, che hanno realizzato, ognuno nella propria epoca e nella propria condizione, la stupefacente presenza di Dio. Eccoli al cospetto di Dio che vegliano su di noi e per noi tifano, ora che sono nell’assoluta pienezza, ora che hanno incontrato la pienezza. E questa giornata diventa immensa festa per loro e per noi, perché vediamo riflesso in essi ciò che siamo in profondità e che possiamo diventare, se solo lasciamo spazio allo Spirito! Eccoci, noi e i santi, famigliari di Dio, anticipatori di un mondo altro, nuovo, in cui Dio è tutto in tutti. E, guardandoli, sentiamo in noi stessi la struggente nostalgia di Dio.

Giovedì della XXX settimana del Tempo Ordinario – Lc 13,31-35

Erode vuole far uccidere Gesù. Ti pareva! Non gli è bastato togliere di mezzo il Battista, ora è uno dei seguaci del Battista, il Nazareno, che lo tormenta. Sempre i potenti risolvono i problemi in questo modo: togliendo di mezzo chi li provoca, allora come oggi. Sono cambiati i metodi, ma l’arroganza è la stessa. La risposta di Gesù è sibillina: non sarà Erode a decidere l’ora della sua morte. Erode, una volpe (animale negativo in Israele che non indica la furbizia come per noi oggi), non è che una piccola pedina nel grande progetto di Dio. Così accade nella logica divina: coloro che si credono potenti e che pensano di avere il controllo della situazione sono, in realtà, dei piccoli uomini che oggi ricordiamo solo perché hanno avuto a che fare con un oscuro asceta e un falegname che si fece profeta. Davanti a tanta ostilità il cuore di Gesù sanguina: addolorato Gesù riconosce che il suo messaggio subisce violenza e l’odio nei suoi confronti si sta facendo insostenibile. Gesù avrebbe preferito un altro epilogo, non certo ciò che sta per accadergli. Ma in certe occasioni l’unico modo per manifestare la verità delle cose in cui si crede è quello di andare fino in fondo alle proprie decisioni…

Venerdì 2 Novembre – COMMEMORAZIONE DEI FEDELI DEFUNTI

La pietas verso i morti risale agli albori dell’umanità. In epoca cristiana, fin dall’epoca delle catacombe l’arte funeraria nutriva la speranza dei fedeli. A Roma, con toccante semplicità, i cristiani erano soliti rappresentare sulla parete del loculo in cui era deposto un loro congiunto la figura di Lazzaro. Quasi a significare: Come Gesù ha pianto per l’amico Lazzaro e lo ha fatto ritornare in vita, così farà anche per questo suo discepolo! La commemorazione liturgica di tutti i fedeli defunti, invece, prende forma nel IX secolo in ambiente monastico. La speranza cristiana trova fondamento nella Bibbia, nella invincibile bontà e misericordia di Dio. «Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!», esclama Giobbe nel mezzo della sua tormentata vicenda. Non è dunque la dissoluzione nella polvere il destino finale dell’uomo, bensì, attraversata la tenebra della morte, la visione di Dio. Il tema è ripreso con potenza espressiva dall’apostolo Paolo che colloca la morte-resurrezione di Gesù in una successione non disgiungibile. I discepoli sono chiamati alla medesima esperienza, anzi tutta la loro esistenza reca le stigmate del mistero pasquale, è guidata dallo Spirito del Risorto. Per questo i fedeli pregano per i loro cari defunti e confidano nella loro intercessione. Nutrono infine la speranza di raggiungerli in cielo per unirsi gli eletti nella lode della gloria di Dio. (www.santiebeati.it)

Abbiamo bisogno della speranza e della gioia che ci provengono dalla festa dei santi per affrontare il ricordo doloroso delle persone che abbiamo amato e che non sono più. La morte è l’unica certezza della nostra vita e bussa alla nostra porta non in maniera teorica ma quando perdiamo qualcuno che ci sta a cuore. Dare senso alla nostra morte significa, in qualche modo, dare senso anche alla nostra vita. Oggi preghiamo per tutti i defunti, li affidiamo al risorto e rispolveriamo la nostra fede nella resurrezione. Noi crediamo che, nel momento della nostra morte, la nostra anima raggiunga direttamente Dio per essere accolta nell’eternità oppure, se ancora qualcosa deve capire e cambiare, per un tempo supplementare di conversione. Ma anche, nel drammatico rispetto della nostra libertà, Dio accetta il nostro rifiuto di avere a che fare con lui. Alla fine dei tempi la nostra anima raggiungerà il nostro corpo, che conserviamo e rispettiamo in luoghi chiamati ‘cimiteri’, cioè ‘dormitori’ che oggi riempiamo di segni di vita come la luce e i fiori. La preghiera che oggi facciamo per i nostri defunti li incoraggia nel loro cammino verso la pienezza.

Venerdì della XXX settimana del Tempo Ordinario – Lc 14,1-6

Di nuovo il vangelo ci parla di un miracolo che mette in discussione l’interpretazione severa e zelante degli ultras della fede: la guarigione di un idropico nel giorno di sabato, come qualche giorno fa abbiamo letto della guarigione della donna curva, mette in crisi la rigida disciplina del sabato. Nato come il giorno del riposo (gli schiavi non riposano mai!), giorno che ricorda all’ebreo e all’uomo che è fatto per la festa, che lo riporta all’origine, che ne esalta l’immensa dignità, il riposo sabbatico era diventato, attraverso una fitta rete di casistiche esasperanti, una vera e propria trappola per chi voleva vivere una vita normale. Gesù contrappone l’interpretazione rigida del riposo sabbatico allo sguardo amorevole della guarigione dell’idropico. La legge, come capirà a proprie spese lo zelantissimo san Paolo, rischia di diventare inumana se non è a servizio dell’uomo, così come Dio l’ha voluta. Perciò Gesù supera la legge, non per fare l’anarchico, ma per riportarla alla sua origine: la legge è donata all’uomo perché esso recuperi dignità e vita. I farisei, paradossalmente, pensano che l’osservanza faccia piacere a Dio e “meriti” una salvezza che, invece, è donata gratuitamente!

Sabato della XXX settimana del Tempo Ordinario – Luca 14,1.7-11

Se siamo troppo pieni di noi stessi non c’è posto per Dio! Questo Gesù insegna all’attonito fariseo che lo ha coraggiosamente invitato, e a noi. È vero: se ci sentiamo particolarmente speciali e migliori degli altri rischiamo di occupare tutto lo spazio a disposizione… ma anche chi vive nella continua svalutazione di sé, in fondo, occupa tutto lo spazio con una visione negativa. Possiamo essere pieni del nostro ego spirituale, il più difficile da estirpare! Gesù ci suggerisce di crescere nell’umiltà, di vivere con la consapevolezza del limite, senza diventare il gigante dei nostri sogni o il nano delle nostre paure. L’umiltà è un dono e una conquista, un equilibrio che si raggiunge nella consapevolezza e con grande senso dell’ironia. Attenti bene, però: molti pensano di non valere nulla, di essere delle brutte persone e, pensandolo, credono di essere umili… Ma quella non è umiltà, è depressione! L’umiltà è un atteggiamento che richiama la parola che la identifica: l’humus . L’umiltà è una terra feconda che fa crescere gli alberi. Terra: segno di concretezza, senza esagerare, senza scoraggiarsi. Feconda: la consapevolezza dei nostri limiti e delle nostre qualità porta molti frutti!

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Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 28/10/2018 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana - commento.

San Daniele Comboni (1831-1881)

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