COMBONIANUM – Formazione e Missione

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Dieci modi per combattere l’odio

Stiamo vivendo in un tempo molto strano: persone che presumono o che hanno realmente subito violenze, che hanno pensato di esserlo o che sono state vittime di abusi, le cui idee e comportamenti sono stati respinti o condannati dalla società, stanno rispondendo e reagendo allo stesso modo.


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È un nuovo modo per imporre un’era di un nuovo pensiero unico? Il pensiero unico (dal francese pensée unique) descrive, con accezione negativa, l’assenza di differenziazione nell’ambito delle concezioni e delle idee politiche, economiche e sociali (vedi http://www.treccani.it). Il termine “pensiero unico” può essere utilizzato da gruppi o individui con idee estreme, che possono arrivare fino all’elaborazione di vere e proprie teorie del complotto politiche-mediatiche, con lo scopo di adoperare questo concetto in modo vittimistico al fine di evitare un dibattito intellettuale contro chi la pensa diversamente; cadendo nel paradosso di creare ed ergersi in difesa di un pensiero unico che ha come scopo il contrasto del “pensiero unico” altrui (vedi http://www.ofce.sciences-po.fr).

Nelle democrazie di oggi, dei liberi cittadini si sentono sempre più bloccati con una sorta di viscida dottrina che avvolge insensibilmente ogni ragionamento ribelle, lo inibisce, lo confonde, lo paralizza e lo soffoca. Questa dottrina è il pensiero unico, l’unico autorizzato da una polizia di opinione invisibile e onnipresente. Dalla caduta del muro di Berlino, il crollo dei regimi comunisti e la demoralizzazione del socialismo, l’arroganza, l’alterigia e l’insolenza di questo nuovo vangelo sono arrivati ​​a tal punto che si può, senza esagerare, qualificare questa furia ideologica del dogmatismo moderno (La pensée unique). Una delle colonne vertebrali di questo pensiero unico moderno è un rinnovato etno-nazionalismo. Questo etno-nazionalismo trasmette odio non solo a livello di paesi ma anche a livello di gruppi, siano essi politici, ideologici, religiosi o irreligiosi, o basati sul genere.

Il Southern Poverty Law Center (SPLC), ha reagito a questo “etno-nazionalismo brutto e distruttivo” che sta avanzando in molti paesi e in molti gruppi sociali offrendo una lista di suggerimenti per combattere l’odio. Ecco un riassunto della loro lista.

1-. Agire. Fare qualcosa. Di fronte all’odio, l’apatia viene interpretata come un’accettazione da parte dei perpetratori, del pubblico e – peggio – delle vittime. I membri della comunità devono agire; l’odio deve essere contrastato con atti di bontà. Rispondi al telefono. Chiama amici e colleghi. Ospita un incontro di quartiere o comunità. Parla in chiesa. Firma una petizione. Guida una preghiera.

2-. Unire le forze. Cerca alleati in chiese, scuole, club e altri gruppi civici. Crea una coalizione diversificata. Includi bambini, polizia e media. Raccogli idee e coinvolgi tutti.

3-. Sostieni le vittime. Le vittime di reati di odio sono particolarmente vulnerabili. Se sei una vittima, segnala ogni incidente e chiedi aiuto. Se ti trovi a conoscere una vittima di un crimine di odio nella tua comunità, mostra il tuo appoggio. Fai sapere alle vittime che ti importa. Circondali con comfort e protezione. Segnala ogni incidente. Cerca di sapere quali sono i tuoi diritti legali.

4-. Parla. L’odio deve essere messo in vetrina e denunciato. Non metterti a discutere con i membri di un gruppo con reati di odio nei forum basati sui conflitti. Parla, invece, in modi che distolgano l’attenzione dall’odio, e la centrino sull’unità. È possibile diffondere la tolleranza attraverso i social media e siti web, i bollettini di chiesa, i volantini porta a porta, le lettere all’editore e stampando annunci pubblicitari. L’odio messo sotto il riflettore si affievolisce.

5-. Educa te stesso. Una campagna informata migliora la sua efficacia. Cerca di capire se un gruppo di odio è coinvolto in un’azione e cerca i suoi simboli e il suo programma. Un crimine di odio corrisponde a due criteri: deve portare a un crimine, come aggressione fisica, intimidazione, incendio doloso o vandalismo; e il crimine deve essere motivato, in tutto o in parte, dal pregiudizio. Le conseguenze di un pregiudizio è un comportamento, un discorso o un’espressione motivata da pregiudizi o parzialità, ma non comporta un atto criminale. Entrambi, però, richiedono denunce unite e dirette da parte di individui, gruppi e intere comunità.

6-. Crea un’alternativa. Non partecipare a rally di odio. Trova altri sbocchi per la frustrazione e la rabbia e per il desiderio di fare qualcosa. Organizza manifestazioni in favore dell’unità o una parata per attirare l’attenzione dei media sull’odio.

7-. Leader di pressione. Funzionari eletti e altri leader della comunità possono essere alleati importanti. Ma alcuni devono superare la loro riluttanza – e gli altri, i loro pregiudizi – prima di essere in grado di prendere una posizione.

8-. Rimani coinvolto. Promuovi l’accettazione e correggi i pregiudizi prima che si verifichino crimini dovuti all’odio. Allarga la tua zona di pacificazione raggiungendo anche le persone al di fuori dei tuoi gruppi. L’odio che colpisce le comunità di solito non arriva da lontano. Spesso inizia in casa. Organizza veglie, servizi interreligiosi e altre attività per riunire persone di razze, religioni e gruppi etnici diversi.

9-. Insegna l’accettazione. Il pregiudizio viene imparato presto, spesso in casa. Le scuole possono offrire lezioni di tolleranza e accettazione. Ospita una giornata di diversità e inclusione nel campus. Raggiungi i giovani che possono essere suscettibili di subire propaganda che suscita odio e pregiudizi di gruppo.

10-. Vai più a fondo. Guarda dentro te stesso per scoprire i tuoi pregiudizi e stereotipi. Impegnati a distruggere l’odio e l’intolleranza in casa, a scuola, sul posto di lavoro e nelle comunità di fede. L’accettazione, fondamentalmente, è una decisione personale, nasce da un atteggiamento, si apprende ed è frutto di una convinzione, quella che ogni voce è importante, che tutte le persone sono preziose, che nessuno è “meno di”

Newark 10.08.2018
Jpic-jp.org
Tradotto da: Jpic-jp.org

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Questa voce è stata pubblicata il 29/10/2018 da in Cultura, ITALIANO con tag .

San Daniele Comboni (1831-1881)

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